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lunedì 25 maggio 2026

L’inverno in in una latteria


GIORGIO CAPRONI

INTERLUDIO

E intanto ho conosciuto l’Erebo
– l’inverno in una latteria.
Ho conosciuto la mia
Prosèrpina, che nella scialba
veste lavava all’alba
i nuvolosi bicchieri.

Ho conosciuto neri
tavoli – anime in fretta
posare la bicicletta
allo stipite, e entrare
a perdersi fra i vapori.
E ho conosciuto rossori
indicibili – mani
di gelo sulla segatura
rancida, e senza figura
nel fumo la ragazza
che aspetta con la sua tazza
vuota la mia paura.

1950

(da Il passaggio d'Enea, Vallecchi, 1956)

.

Una latteria genovese dove operai entrano ed escono "nei vapori d'un bar all'alba": Giorgio Caproni sovrappone il mito classico dell'oltretomba a uno scenario urbano realistico e grigio. La banale latteria si trasforma nell'Erebo - il regno degli Inferi degli antichi - e la cameriera che lava i bicchieri assume le sembianze di Proserpina, regina degli inferi.

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WILLY RONIS, "PUB A SOHO, LONDRA, 1955"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Confine diceva il cartello   / cercai la dogana, non c'era / non vidi dietro il cancello / ombra di terra straniera.
GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra

.



Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


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