mercoledì 23 marzo 2016

La fioritura

 

AMY CLAMPITTClampitt

LE ERBE

Ondulante attraverso i pendii
una vernice di viola
giorno per giorno arriva a smorzare
il verde, mentre le erbe

i cui nomi non ho mai imparato -
innumerevoli, profetici,
transitori - mettono in scena una fioritura
così multiforme che viene notata

a malapena: le avene crescono alte,
i loro caschi pendenti carichi
di cumuli di mica, esaminati stelo
a stelo, rivelano

leghe così svariate, smaltature
di un vermeil così
privo d’arte, sto per disperare di
mettere mai le redini a

una metafora: anche ogni bruttina
punta di cono di una plebea
piantaggine da marciapiede
merita un’aureola, un serafico

nastro di garanzia che
il morire, per
gli illetterati, i massificatamente,
fondamentalmente bassi,

è senza significato, è niente
se non la fioritura
col suo sciame di rassicurazioni d’una
resurrezione ancora.

(Grasses, da Westward, 1990 - Traduzione di Todd Portnowitz)


La fioritura di primavera stupisce la poetessa statunitense Amy Clampitt (1920-1994), cresciuta nello Iowa in una famiglia di quaccheri: la sua enorme varietà, la multiformità, il succedersi e variegarsi di colori vanno al di là della sua capacità di nominare e procedere per metafore - il lessico poetico della Clampitt è considerato tra i più ricchi, ed è spesso forgiato su lemmi naturalistici. Ma quello che resta è quel rinascere, quel miracolo che si ripete ogni anno e che incarna la speranza di essere anche noi parte di quel ciclo di resurrezione.

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Fioritura

FOTOGRAFIA © KISEKI STUDIO

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LA FRASE DEL GIORNO
I fiori della primavera sono i sogni dell'inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli.
KHALIL GIBRAN

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