sabato 3 ottobre 2015

Nella lingua dei passeri

 

SA’DĪ YŪSUFYusuf

TEATRO DI BURATTINI

La ragazza che canterà le sue poesie nella lingua dei passeri
sale i suoi sei gradini
annoda con seta scadente la tenda del palcoscenico
Ride…
Le porgo l’estremità del filo. Mi prende in giro: adori le mie gambe!

Rido…
All’ingresso della tenda, la scatola di legno dove adesso i passeri aspettano
l’istante della loro nascita da un mucchio di becchi assetati,
ali spezzate e rami che saranno dipinti. Nella scatola di legno
una corona di carta dorata.
Il re fellone
aspetta di prendere vita dalle dita del burattinaio.
Il sole cede il passo all’acquazzone
e l’orto ode il palpito nel grido del bambino. Eccoti qua
in piedi come un custode,
le gioie, le canzoni e il calpestio della corona inizieranno a breve.

La ragazza che saliva riposa.
I piccoli verranno allo spettacolo
ma torneranno alla dura realtà
dove i re sono ancora re
e dove la ragazza che imita gli uccelli abita una casa nel nulla…

Londra, 24/09/06

(Da Canto del pescatore e Poesie di New York, Beirut)

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Sa‘dī Yūsuf (Bassora, 1934), poeta iracheno, traduttore di García Lorca, Kavafis e Ritsos, si distingue spesso per l’irrompere della realtà nei versi: anche qui, sebbene l’immagine sia rivestita di una sorta di favolistico rosa o azzurro, adatto appunto ad un teatro di burattini nel parco, il senso del tragico spunta improvviso a ricordare che infine la vita non è sogno.

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Vergara

FOTOGRAFIA © SADY VERGARA

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia
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MARCEL PROUST, All’ombra delle fanciulle in fiore

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