lunedì 8 settembre 2014

Come un canto nudo

 

HOMERO ARIDJISAridjis-Homero-2

A VOLTE TOCCHIAMO UN CORPO

A volte tocchiamo un corpo e lo svegliamo
attraverso di lui passiamo la notte che si apre
la pulsazione sensibile dei bracci marini

e come il mare lo amiamo.
Come un canto nudo
come l’estate unica

lo diciamo luce, come si usa dire ora
lo diciamo ieri e altri luoghi

lo riempiamo di corpi e corpi
di gabbiani che sono i nostri gabbiani

lo scaliamo picco dopo picco
con bordi e tetti e battenti

con hotel e canali e ricordi
e paesaggi e tempo e asteroidi

lo riempiamo di noi stessi e di anima
di collari di isole e di anima

lo sentiamo vivere e quotidiano
lo sentiamo bello ma ombra.

.

Il messicano Homero Aridjis (Contepec, 1940) conferma che i poeti hanno la necessità di dire ma che sono altrettanto consci dell’impossibilità di dire tutto: qualche cosa deve rimanere nell’ombra, deve appartenere al lato misterioso. Qui Aridjis realizza una specie di filmato in lapse time - quella serie di immagini che scorrono veloci per riassumere un’intera giornata cittadina per esempio, o la sbocciare e lo sfiorire di una rosa – è la vita, è l’amore che scorre nei versi, che fluisce attraverso le immagini, lasciando però qualche cosa di non detto, qualche cosa di arcano: “Neppure un momento / ho smesso di vedere in questo corpo / la forma della tua assenza”.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “NO SAFETY IN SUNSHINE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo il mio amore con l’inchiostro. / Tu mi hai dato la voce, io solo la apro al vento. / Tu dormi e io sogno. Sogno che sei lì, / dietro le parole
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HOMERO ARIDJIS

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