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martedì 31 marzo 2026

Prima del sorgere del sole


DONALDAS KAJOKAS

L’ISTANTE PRIMA DEL SORGERE DEL SOLE

l’istante prima del sorgere del sole, probabilmente appartiene a Dio
fanno un sussulto giunchi e pesci attraverso la foschia trasuda un pigro
sonno un muggito del bue nel prato vaporoso dietro la palude
dicono preghiere i draghi con strette le manine rosee

(da All’asinello sordo, Effigie, 2018 - Traduzione di Jurga Po Alessi)

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Il poeta lituano Donaldas Kajokas nelle sue poesie racconta la vitalità della tradizione orale e del folklore, con una leggerezza data dalla meraviglia davanti al mondo:  In questi versi ricrea l’atmosfera sospesa e sognante, il momento intimo e quasi mistico del primo bagliore dell’alba. La natura si risveglia tra foschia e suoni sommessi, trasmettendo un senso di pace e di attesa.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Solo per coloro per i quali la poesia non è più l’unica cosa, essa diventa l’unica cosa.
DONALDAS KAJOKAS, Nebbia piovosa sul monte Lu

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Donaldas Kajokas (Prienai, 13 giugno 1953), poeta e scrittore lituano. Le sue raccolte, ispirate dal folklore, sviluppano le tradizioni poetiche occidentali e orientali. Le poesie sono generalmente brevi, meditative e riflettono l'armonia del mondo, tipica della poetica dell'haiku e del rubaiyat.


lunedì 30 marzo 2026

Sulla polvere


RABINDRANATH TAGORE

ORME EVANESCENTI

Un movimento incessante
fluisce dall'alba al tramonto
gruppi di  pellegrini
con abiti diversi
camminano, chi piange, chi ride,
vogliono lasciare il loro nome
sulla polvere della terra,
ma quando sarà trascorso il giorno
le loro impronte voleranno via
insieme alla polvere.

(da Gitanjali, 1912)

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La poetica di Rabindranath Tagore è ben rappresentata da questi versi: l'esistenza vi appare come un flusso continuo di energia vitale e spirituale che non conosce interruzioni: quello scorrere di pellegrini verso il tempio si cancella ogni notte per rinnovarsi al mattino.

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FOTOGRAFIA © MICHELE SCARAMUZZI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tu mi hai fatto senza fine / come hai voluto. / Tu continui a vuotare / questo fragile vaso / e sempre lo riempi di nuova vita.
RABINDRANATH TAGORE, Gitanjali

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Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


domenica 29 marzo 2026

Voglio essere un canto


GABRIEL CELAYA

BUONGIORNO

Sono le dieci del mattino.
Ho fatto colazione con del succo d'arancia
e mi sono vestito di bianco.
E sono andato a fare una passeggiata, senza fare niente,
parlando per il gusto di parlare,
pensando senza pensare, felice, salvo.

Che commozione gioiosa!
Ciao, tamarindo!
Cosa hai portato con la brezza oggi?
Ciao, piccolo cardellino!
Buongiorno, buongiorno.
Annuncia con il tuo canto come è semplice la felicità.

Respiro lentamente, molto lentamente,
assaporando ciò che sto facendo,
sentendomi vivo in ogni fibra,
in ogni cellula che esplode,
nella punta stessa del capello più sottile.
Buongiorno, buongiorno!

L'immediato esalta. Io non sono io, eppure esisto,
e il mondo esterno esiste,
ed è bello, ed è semplice.
Ehi, tu, vermetto! Parlo anche a te.
Buongiorno, buongiorno!
Anche tu sei reale. E per questo ti glorifico.

Saluto il candore
che il gladiolo ha inventato senza sapere di farlo.
Saluto la nuda
vibrazione dei pioppi snelli.
Saluto il grande blu come un'esplosione immobile.
Saluto, morto il sé, la nuova vita.

Tra gli alberi, contemplo
il mattino, la beatitudine, l'incredibile evidenza.
Dov'è il suo segreto?
La bellezza della totalità!
Per gli altri, negli altri, per tutti, vuoto,
sorrido, sospeso.

Mi vergogno a pensare a quanto ho assecondato
i miei dolori personali, la mia esistenza spettrale,
il mio cuore ostinato e spaventato,
quando contemplo questa breve e pura gloria presente.
Oggi voglio essere un canto,
un canto elevato al di sopra di me stesso.

Come tremano le piccole foglie nuove,
le foglie verdi, le foglie selvatiche!
Una a una sussurrano
un segreto che poi diventerà una vasta distesa di fogliame.
Nessuno è nessuno: un mormorio
corre di bocca in bocca.

Quando un poeta canta come cantano le foglie,
non è un uomo a parlare.
Quando un poeta canta, non si esprime.
La sua gioia è più che umana,
e si rivela nel suo silenzio.
Capite cosa intendo quando vi dico buongiorno.

(da Pace e concerto, 1953)


"Tutto vale la pena. / (...) / È una miseria; non significa nulla; / ma il mio sangue risuona: vivo, sono felice" scrive in una raccolta del 1947 il poeta spagnolo Gabriel Celaya: è quella felicità di nulla, quella gioiosa accettazione del momento che caratterizza gran parte della sua poetica. È quell'accontentarsi di ciò che si ha e che si è, è la consapevolezza della bellezza dell'attimo. E se è un'assolata mattina di primavera, tanto meglio....

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HEINZ SCHOLNHAMMER, "MAGIA DI PRIMAVERA"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Per l'aria, per il mare, per il vento / per il mio amore, per - che so io? - / perché la vita si allarga ed è sempre diversa / (...) /  Per questo e per altri dettagli vale la pena vivere.
GABRIEL CELAYA, Operazioni poetiche

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Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta, noto come Gabriel Celaya (Hernani, 18 marzo 1911 – Madrid, 18 aprile 1991), poeta spagnolo della generazione letteraria del dopoguerra. Fu uno dei più importanti rappresentanti di quella che veniva chiamata "poesia impegnata" o poesia sociale.


sabato 28 marzo 2026

Una cantata per corno


CONCHA MÉNDEZ

AUTOMOBILE

Automobile
Una cantata per corno.
Lucciola attraverso la strada buia.
Occhi che brillano nella notte fredda.
Rettile cittadino che striscia rapidamente.

(da Inquietudini, 1926)

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L'enfasi modernista del progresso tecnologico permea gran parte della prima produzione della poetessa spagnola Concha Méndez: "Ho assistito alla nascita di tutte le invenzioni del secolo. Sono nata al centro della modernità, delle canzoni, dei mezzi di trasporto, della velocità, del volo. Le mie prime poesie sono piene di queste cose: i clamori della modernità, dei piloti, degli aerei, dei motori, delle eliche, delle telecomunicazioni". L'automobile viene dipinta attraverso quattro immagini significative che rappresentano l'acustica dei clacson, la luminosità dei fari e la velocità della scocca metallica.

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IMMAGINE © THE GRAND REVIEW

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nessun'altra invenzione ha modificato così tanto e in un sol colpo la vita dell'umanità.
LUCIANO GIANFRANCESCHI, Il Monello, n. 17, 1975

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


venerdì 27 marzo 2026

Centenario di Frank O’Hara


Frank O'Hara, che nacque a Baltimora il 27 marzo di cento anni fa, è il poeta dell'immediatezza: le sue opere sono un esuberante miscuglio di citazioni, pettegolezzi, numeri di telefono, spot pubblicitari: qualsiasi frammento di esperienza che trovasse interessante.  Le sue poesie sembrano conversazioni interrotte, scritte velocemente su tovaglioli o su fogli sparsi durante la pausa pranzo (da cui il titolo della sua raccolta più famosa, Lunch Poems). La sua poetica, definita "personismo" sosteneva che la poesia dovesse essere "tra due persone, non tra due pagine". Morì a 40 anni, travolto da una jeep sulla spiaggia di Fire Island  dopo che il taxi su cui viaggiava con un gruppo di amici si era guastato.

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FOTOGRAFIA © THE LEGACY PROJECT

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POESIA (CERTI GIORNI MI SENTO...)

Certi giorni mi sento come se emanassi una polvere finissima
come quella attribuita a Pilade nella famosa
Chronica nera aeropagitica quando fu scoperto
E questo perché un archeologo
è entrato nella camera più intima del mio cuore
e ha rovistato tra le carte su cui c'era scritto il tuo nome.
Non mi piace che quello sconosciuto starnutisca sul nostro amore.

(1960)

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OGGI

Oh! canguri, paillettes, bibite al cioccolato!
Sei davvero bellissima! Perle,
armoniche, giuggiole, aspirine! tutte
le cose di cui hanno sempre parlato

riescono ancora a rendere una poesia una sorpresa!
Queste cose ci accompagnano ogni giorno,
persino sulle teste di ponte e sui catafalchi.
Hanno un significato. Sono forti come rocce
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(1950)

(da Le poesie complete di Frank O'Hara, 1971)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

E / abbracciate sempre le cose, le persone, la terra, / il cielo, le stelle, come faccio io, liberamente e con / il giusto senso dello spazio.
FRANK O'HARA, Le poesie complete di Frank O'Hara

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Francis Russell O'Hara, detto Frank (Baltimora, Maryland, 27 marzo 1926 – Mastic Beach, New York, 25 luglio 1966),  poeta e scrittore statunitense. Traeva ispirazione dall'ambiente urbano per rappresentare la propria esperienza personale nella sua poesia. Fu uno dei principali esponenti della Scuola di New York e del Personismo.


giovedì 26 marzo 2026

Antoni Marí


Antoni Marí, poeta delle Isole Baleari, è morto lo scorso lunedì a Barcellona. La sua opera è una costante riflessione sulla ricerca del sé attraverso il tempo, sulla creazione artistica, sulla soggettività e sul ruolo dell'individuo nella modernità. In tutto ciò emerge una continua ricerca del bello che rende la poesia un’indagine conoscitiva più che un semplice esercizio lirico, cercando di dare voce a ciò che è universale attraverso il particolare.

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IL VENTO HA PORTATO VIA IL PROFUMO E IL RUMORE

Il vento ha portato via il profumo e il rumore
del mare, dirigendosi verso il cielo.
Ha portato via i colori della notte
e la distesa di sole che riempiva lo sguardo.
Ha portato via l'ascia di luce
che apriva le ferite nel mare.
Ha strappato le frecce marine
e ha coperto l'erba di brividi.

Non c'è posto per noi qui.

(da Il deserto, 1997)

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NON PENSAVO DI POTER TORNARE INDIETRO

Non pensavo di poter tornare indietro.
Non pensavo di poter mai più rivedere questi campi, dove
regnano la solitudine e l'abbandono,
né queste piccole colline che digradano
verso il mare, né quest'aria immobile,
che sembra fermare ogni cosa,
ora che tutti sono a letto e dormono.

Non credevo che avrei mai
più rivisto questa luce che dà corpo
all'ombra e, alla chiarezza, stupore.
E credevo che non avrei mai più saputo
che la quiete che ci libera
e il silenzio che ci nutre
non sono la quiete o il silenzio della morte,
né il luogo del rimpianto,
né la paura di chi sa di essere solo
in mezzo alla stranezza del mondo.

Non pensavo di poter mai
più sentire che tutto è e che tutto ciò che è vero
si rivela in ciò che è
se ci si avvicina e nulla lo accompagna.
Non pensavo di poter mai
più rimanere immobile, circondato
dall'oscurità e dall'ombra di questa nuvola
che oscura ogni cosa e ci abbaglia.

Non credevo di poter tornare in questo deserto
che l'anima ha creato a nostra immagine.
Non credevo di poter mai più tornare,
né di essere l'unico
a farlo.

(da Trittico di Jondal, 2003)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Io sono ciò che non so di essere. Io sono tutto ciò che non so.
ANTONI MARÍ, Entspringen

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Antoni Marí i Muñoz (Ibiza, 1944 – Barcellona, ​​23 marzo 2026), poeta e saggista spagnolo. La sua poetica si fonda su una profonda riflessione filosofica che unisce il Romanticismo tedesco alla modernità, esplorando il confine tra pensiero e creazione artistica.


mercoledì 25 marzo 2026

Centenario di Jaime Sabines


Jaime Sabines, poeta messicano di cui ricorre oggi il centenario della nascita, considerava funzione del poeta quella di essere "testimone dell'umanità": non un essere illuminato rinchiuso in una torre d'avorio dunque, ma un cronista emozionale dell'esistenza; la poesia è quindi un destino inevitabile e un modo per registrare la verità dell'essere. Per questo Sabines usa un linguaggio semplice e diretto, in grado di esplorare le profondità della condizione umana e di entrare in consonanza con l'uomo comune.

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HORAL

Il mare si misura con le onde, il cielo con le ali,
noi con le lacrime.

L'aria riposa sulle foglie,
l'acqua negli occhi,
noi nel nulla.

Sembra che sali e soli,
noi e il nulla...

(da Horal, 1950)

NOTA: Horal è un neologismo coniato da Sabines: aggiunge il suffisso aggettivale al sostantivo “hora”. In italiano si potrebbe tradurre con “orale”, ma l’effetto sarebbe vanificato dal fatto che il termine già esiste con diversa accezione.

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SOLO NEI SOGNI

Solo nei sogni,
solo nel mondo dei sogni ti trovo,
in certi momenti, quando chiudo le porte
dietro di me.
Con quanto disprezzo ho guardato coloro che sognano,
e ora sono imprigionato dal suo incantesimo,
preso nella sua rete!
Con quale morbosa gioia ti porto
nella casa abbandonata, e ti amo mille volte
nello stesso modo diverso!
Quei luoghi che tu ed io conosciamo
ci aspettano ogni notte
come un vecchio letto,
e ci sono cose nell'oscurità che ci sorridono.
Mi piace raccontarti le stesse vecchie cose,
e le mie mani adorano i tuoi capelli,
e ti tengo stretta, a poco a poco, fino al mio sangue.
Piccola e dolce, ti aggrappi al mio abbraccio,
e con la mano sulla tua bocca, ti cerco e ti cerco.
A volte ricordo. A volte
solo il mio corpo stanco me lo dice.
Nell'alba crudele stai svanendo,
e tra le mie braccia rimane solo la tua ombra.

(da Nuovi conteggi poetici, 1977)

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Altre poesie di Jaime Sabines sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Più che una vocazione, la poesia è un destino. È per il cinquanta o il sessanta per cento mestiere, rigore, disciplina. Il resto è ciò che una volta si chiamava ispirazione, anche se oggi non è un termine molto diffuso. Alcuni preferiscono parlare di subconscio o di qualche altro termine della psicologia moderna. Ma si riferisce alla stessa cosa: la facilità con cui le poesie nascono al poeta, come qualcosa di naturale.
JAIME SABINES,  Personajes y Escenarios, Canal 22, 25 ottobre 1996

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Jaime Sabines Gutiérrez (Tuxtla Gutiérrez, 25 marzo 1926 – Città del Messico, 19 marzo 1999),  poeta e politico messicano. Noto come “cecchino della letteratura”, la sua poesia tendeva a trasformare la letteratura in realtà. I suoi scritti si basavano sulla sua presenza in vari luoghi quotidiani.


martedì 24 marzo 2026

La luna è nuda


LANGSTON HUGHES

LUNA DI MARZO

La luna è nuda.
Il vento ha spogliato la luna.
Il vento ha soffiato via tutti gli abiti nuvolosi
Dal corpo della luna
E ora è nuda,
Completamente nuda.

Ma perché non arrossisci,
O luna sfacciata?
Non lo sai?
Non è bello essere nudi.

(da The Weary Blues, 1926)

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Il poeta statunitense Langston Hughes usa l'ironia per spezzare le convenzioni sociali sulla sessualità femminile - e questo, cento anni fa, nel 1926! - collegandole alle questioni del potere e della disuguaglianza. La "vergogna" è quella che reprime l'espressione sessuale, spirituale e intellettuale restringendo i desideri delle donne. E tutto questo guardando la bellezza della luna piena di primavera. Audre Lorde, poetessa neozelandese, commentando questi versi, scrisse che "dobbiamo contrastare questa forza che sale dai nostri pensieri più profondi e irrazionali".

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FOTOGRAFIA © DAVID BESH/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ci sono persone che non amano la nudità al punto che trovano qualcosa di indecente anche nella nuda verità. 
FRANCIS HERBERT BRADLEY, Aforismi

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James Mercer Langston Hughes (Joplin, Missouri, 1º febbraio 1902 – New York, 22 maggio 1967), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense. Si affermò come uno dei migliori poeti della tradizione popolare. È noto soprattutto per i suoi ritratti penetranti e vivaci della vita degli afroamericani negli Stati Uniti, dagli Anni Venti agli Anni Sessanta.


lunedì 23 marzo 2026

Goccia a goccia


ANESTIS EVANGELOU

INCISIONE

Quando intagliano il lentisco
con un rasoio o un coltello affilato
e lo incidono per il lungo,
versa una lacrima profumata
e la raccolgono goccia a goccia –
proprio come
un rasoio e un coltello affilato,
la mia vita è stata scolpita dagli anni,
e dalle crepe del mio corpo,
i miei pochi versi sono sgorgati goccia a goccia.

(da La visita e altre poesie, 1987)

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Il poeta greco Anestis Evangelou, per esprimere la sofferenza delle sue faticose poesie, ricorre ad un'immagine particolare: quella del mastice di Chio, ovvero la resina del lentisco, usata per secoli come gomma da masticare. Per ottenerla, occorre incedere il ramo e farne colare le gocce.

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FOTOGRAFIA © AILINALEXIO

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La poesia è una ferita aperta che scorre – / più è aperta meglio è.
ANESTIS EVANGELOU, Metodo di respirazione

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Anestis Evangelou, pseudonimo di Anestis Papadopoulos (Salonicco, 1937 - 1994),  poeta greco della seconda generazione del dopoguerra. La sua produzione poetica si distingue per i mezzi espressivi semplici, la pervasiva atmosfera di pessimismo e l'avversione del soggetto poetico verso la realtà e il sentimento di sconfitta. È in parte dedicata al sociale e in parte alla tendenza esistenziale-filosofica.


domenica 22 marzo 2026

Diranno che non è molto


ÁNGEL GUINDA

LA RICCHEZZA

Cose fragili
che sono sopravvissute ai traslochi,
essere sorpreso,
il ritorno a casa dal lavoro,
assenza di cattive notizie,
la comparsa delle foglie dagli alberi,
briciole di salute.
(Diranno che non è molto.
Mi sembra davvero tanto!).

(da L'arrivo del maltempo, 1998)

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Un oraziano accontentarsi delle piccole cose, minuzie, briciole di felicità: è questo il senso di ricchezza secondo il poeta spagnolo Ángel Guinda, la salute, la speranza e la resilienza personale che persistono nonostante lo stress sorprendendoci piacevolmente come un regalo inaspettato.

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KONSTANTIN GORBATOV, "SALOTTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Quando ero molto giovane e la mia vita era così piena di aspettative, / volevo distruggere l'ordine costituito: / la famiglia, lo stato, la religione, il mondo. / Ora non voglio che mi distruggano.
ÁNGEL GUINDA, L'arrivo del maltempo

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Ángel Guinda Casales (Saragozza, 26 agosto 1948 - Madrid, 29 gennaio 2022), poeta e scrittore spagnolo. Insegnante di Letteratura, ha scritto poesia esistenziale e minimalista alla ricerca di un senso estetico in cui i temi principali sono la vita, l’amore, la morte e la poesia stessa. Tra le sue traduzioni opere di Cecco Angiolieri, Florbela Espanca e Àlex Susanna.


sabato 21 marzo 2026

Giornata della Poesia 2026


MARIO QUINTANA

LE POESIE

Le poesie sono uccelli che arrivano
da chissà dove e si posano
sul libro che leggi.
Quando chiudi il libro, prendono il volo
come da un nido.
Non hanno pista
né approdo,
si nutrono per un attimo in ogni paio di mani
e se ne vanno.
E tu guardi, allora, le tue mani vuote,
con la meraviglia di sapere
che il loro nutrimento era già in te...

(da La mucca e l'ippogrifo, 1977)

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MARIO QUINTANA
DELL’IMPAGINAZIONE

I libri di versi dovrebbero avere ampi margini e molte pagine bianche, e abbastanza spazio libero sulle pagine stampate in modo che i bambini possano riempirle di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, camini, alberi, lune, ponti, macchine, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle… – che diventerebbero poi parte integrante delle poesie.

(da Quaderno H, 1973)

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Il messaggio centrale del poeta brasiliano Mario Quintana in questi suoi versi metapoetici che ho scelto per celebrare la Giornata Mondiale della Poesia è molto simile a quello di una frase di Octavio Paz che amo molto: "Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico, un altro testo". Il significato di una poesia non è confinato nelle pagine di un libro, ma risiede piuttosto nel lettore. La poesia, semplicemente, si posa su di noi per risvegliare qualcosa che già esisteva nella nostra anima.

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VLADIMIR KUSH, "DIARIO DELLE SCOPERTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un momento di poesia è sufficiente / per darci l'eternità intera.
MARIO QUINTANA, Il colore dell'invisibile

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Mário de Miranda Quintana (Alegrete, 30 luglio 1906 – Porto Alegre, 5 maggio 1994), poeta e scrittore modernista brasiliano. Divenuto noto come il poeta delle "cose ​​semplici", il suo stile è caratterizzato da ironia, profondità e perfezione tecnica. I temi principali della sua poesia includono la vita, l'infanzia perduta e il tempo.


venerdì 20 marzo 2026

Il profumo dei giacinti


AMY LOWELL

EQUINOZIO DI PRIMAVERA

Il profumo dei giacinti, come una pallida nebbia, si frappone
tra me e il mio libro;
E il vento del sud, che attraversa la stanza,
Fa tremare le candele.
I miei nervi si agitano per uno scroscio di pioggia sulla persiana,
E sono a disagio per l’erompere dei germogli verdi
Fuori, nella notte.
 
Perché non sei qui a sopraffarmi con il tuo
amore teso e urgente?

 
(da Immagini del mondo fluttuante, 1919)

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Alle 15.46 con l'equinozio ha inizio la primavera. La poetessa statunitense Amy Lowell gioca con il dogma imagista che preferisce la presentazione alla rappresentazione e si allontana dalle più classiche celebrazioni primaverili della rinascita, esplorando piuttosto un desiderio irrequieto e una profonda tensione erotica.

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IMMAGINE © O SULVIA/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un altro caro mese, un altro marzo / se ne va con il suo equinozio in fiore.
DARIA MENICANTI, Ultimo quarto

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Amy Lawrence Lowell (Brrokline, Massachusetts, 9 febbraio 1874 – 12 maggio 1925), poetessa statunitense della scuola imagista, che promosse il ritorno ai valori classici e alla precisa immediatezza delle immagini. Vinse il premio Pulitzer, postumo, nel 1926. Suo riferimento poetico fu Ezra Pound, sua musa la compagna di vita Ada Dwyer Russell.


giovedì 19 marzo 2026

Mi è rimasto un sorriso


JOAN MARGARIT

RIFUGI

Ne ho conservati pochi: uno di questi
è il ricordo di quelle
mattine d'inverno a Girona
con le strade coperte di neve.
Il fumo di una stufa
cominciò lentamente a scrivere una futura poesia.
 
Ho pochi rifugi: gli odori
che collezionavo raccogliendo
pacchetti di tabacco vuoti dal pavimento,
quella mitica bionda che portava con sé
un profumo di nomi di film.
 
Una fotografia di mio padre sorridente
che guarda candidamente verso la macchina fotografica.
Ho smesso di ascoltarlo.
Smise di parlare e di ascoltare.
Mi è rimasto un sorriso, solo quello
nella fotografia.
Non ho bisogno di altro per non essere orfano.

 
(da Calcolo strutturale, 2005)

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Tra i rifugi del poeta catalano Joan Margarit ci sono quelli dell'infanzia e dell'adolescenza e c'è soprattutto il padre - il sorriso in una fotografia, quando non c'è più: ma basta quello a far sentire il figlio meno solo, a fargli sentire attraverso il ricordo quell'eredità e quell'appartenenza.

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BORIS SUBOTIC, "PADRE E FIGLIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ciò che sopravvivrà di noi è l'amore.
PHILIP LARKIN, Le nozze di Pentecoste e altre poesie

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


mercoledì 18 marzo 2026

La poesia è pronta


TOMAS TRANSTRÖMER

UCCELLI MATTUTINI

Avvio il motore,
il parabrezza è coperto di polline.
Metto gli occhiali da sole.
Il canto degli uccelli si oscura.

Mentre un altro compra il giornale alla stazione
vicino a un grande vagone merci
tutto rosso di ruggine che scintilla al sole.

Niente spazi vuoti qui.

Attraverso il tepore primaverile un freddo corridoio
dove qualcuno passando in fretta
racconta che lo si è calunniato
fin su in presidenza.

Da una porta sul retro del paesaggio
arriva la gazza
bianca e nera. L’uccello dell’Intero.
E il merlo si muove a zig zag
finché tutto diventa un disegno a carboncino,
tranne i vestiti bianchi sul filo del bucato:
un coro di Palestrina.

Niente spazi vuoti qui.

Stupendo sentire come la mia poesia cresce
mentre io mi ritiro.
Cresce, prende il mio posto.
Si fa largo a spinte.
Mi toglie di mezzo.
La poesia è pronta.

(da Poesia del silenzio, Crocetti, 2001 - Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

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La poesia spesso si impone da sé, emerge dal quotidiano, addirittura si scrive con urgenza, prima che le immagini vadano sprecate, perdute, come in questi versi del Premio Nobel svedese Tomas Tranströmer.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tuttavia, ero più interessato alle macchine a vapore che a quelle elettriche. In altre parole, ero più romantico che tecnico.
TOMAS TRANSTRÖMER

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Tomas Tranströmer (Stoccolma, 15 aprile 1931 – 26 marzo 2015), scrittore, poeta e traduttore svedese, Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà". La sua opera è posta tra Modernismo, Espressionismo e Surrealismo.


martedì 17 marzo 2026

Ti aspetto sempre


IDEA VILARIÑO

LETTERA III

Amore mio
non dimenticare
che ti aspetto sempre
ogni notte ti aspetto.
Sono qui
non dormo
non faccio altro che questo
ti aspetto
ti aspetto.
Suona l'una.
Poi chiudo la porta
l'amore
la speranza,
e nell'ombra
nella notte
con occhi vuoti
fisso senza vedere
senza lamentarmi
senza dolore
il muro.
Lo fisso intensamente
finché non arriva il sonno.

(novembre 1959-febbraio 1960)

(da Poesie d'amore, 1965)

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Un amore contrastato quello tra Idea Vilariño e Juan Carlos Onetti: lei passionale e riservata, lui timido e inquieto. Il poeta la abbandonò troncando la loro relazione per sposare improvvisamente un'altra, Dorothea Muhr, che restò con lui per tutta la vita. Ma Idea piombò in una dolorosa e nostalgica solitudine: "Amore, / dalle ombre, / dal dolore, / amore, / ti chiamo / dal pozzo soffocante della memoria, / senza niente che mi aiuti, niente che ti aspetti".

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ALINA SIBRERA, "SONNELLINO POMERIDIANO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ma ti amo  / adesso, ti amo / oggi /  questo pomeriggio, ti amo / come ti ho amato altri pomeriggi / disperatamente / con amore cieco, / con rabbia /  con la più triste consapevolezza / oltre i desideri / o le illusioni / o le aspettative.
IDEA VILARIÑO, Poesie d'amore

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Idea Vilariño Romani (Montevideo, 18 agosto 1920 – 28 aprile 2009), poetessa, saggista e critica letteraria uruguaiana. Appartenne al gruppo della Generazione del ‘45 con Juan Carlos Onetti e Mario Benedetti. Le sue poesie sono spesso caratterizzate da una introspezione intima. Pur accettando i premi conferiti, rifiutò di rilasciare interviste, di fare promozione ai propri libri e di commentare la sua poetica.


lunedì 16 marzo 2026

Il battiporta


MARIO BENEDETTI

È COSI POCO

Ciò che sai
è così poco
ciò che sai
di me
ciò che sai
sono le mie nuvole
sono i miei silenzi
sono i miei gesti
ciò che sai
di me
ciò che sai
è la tristezza
della mia casa vista da fuori
sono le persiane della mia tristezza
il battiporta della mia tristezza.

Ma tu non sai
niente
al massimo
a volte pensi
che sia così poco
ciò che so
ciò che so
di te
ciò che so
cioè le tue nuvole
o i tuoi silenzi
o i tuoi gesti
ciò che so
è la tristezza
della tua casa vista da fuori
sono le persiane della tua tristezza
il battiporta della tua tristezza.

Ma tu non bussi.
Ma io non busso.

(da L'amore, le donne e la vita, 1995)

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La solitudine e la malinconia nascono spesso dall'incomunicabilità tra le persone che, pur nella vicinanza, ignorano l'altro, o quanto meno non approfondiscono e non vanno al di là di una conoscenza superficiale, incapaci - come in questi versi del poeta uruguaiano Mario Benedetti - di penetrare l'apparenza, di raggiungere la parte più profonda e autentica della personalità.

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FOTOGRAFIA © OSTSEEWELLEN/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

A volte non mi sento / così solo / se immagino, / o meglio, se so  / che oltre la mia / e la tua solitudine, / ci sei di nuovo, / anche se ti stai solo chiedendo / cosa verrà / dopo la solitudine.
MARIO BENEDETTI, Poesie di altri

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Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


domenica 15 marzo 2026

Questo posso fare


DULCE MARÍA LOYNAZ

PREZZO

Tutta la vita era
sulle tue labbra pallide...
Tutta la notte era
nel mio bicchiere tremante...

E io, vicino a te,
con il vino in mano,
non bevevo né baciavo...

Questo posso fare: questo valgo.

(da Versi 1920-1938, 1938)

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"Io sono ciò che non rimane / né ritorna. Sono qualcosa / che, dissolto in ogni cosa, / non è in nessun luogo…": la poetessa cubana Dulce María Loynaz stabilisce il prezzo per il suo amore, ed è quello che si paga con il desiderio, con l'attesa che è essa stessa piacere, per citare la spesso citata frase di Gotthold Ephraim Lessing resa celebre dalla pubblicità del Campari.

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LILLYA NIKOLOVA, "DONNA CON BICCHIERE DI VINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se mi ami, non mi dividere: / amami tutta… o non amarmi!
DULCE MARÍA LOYNAZ, Versi 1920-1938

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Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


sabato 14 marzo 2026

Tutto ciò che la seduce


AMALIA GUGLIELMINETTI

LE SEDUZIONI

Colei che ha gli occhi aperti ad ogni luce
e comprende ogni grazia di parola
vive di tutto ciò che la seduce.

Io vado attenta, perché vado sola,
e il mio sogno che sa goder di tutto,
se sono un poco triste mi consola.

In succo io ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli saziare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.

Perciò, pronta al fervor, l’anima adora
per la sua gioia, senza attender doni,
e come un razzo in ciel notturno ogni ora

mi sboccia un riso di seduzioni.

(da Le seduzioni, S. Lattes e C., 1909)

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Audace e anticonformista, Amalia Guglielminetti, amica e amante di Guido Gozzano, era un'anima vivace, curiosa e indipendente, che sapeva nutrirsi delle seduzioni della vita, camminando sola e godendo di ogni emozione senza mai saziarsi: una donna libera, moderna per il suo tempo, attenta e consapevole, che trovava consolazione nel sogno e nell'esperienza personale, a simboleggiare una vita vissuta pienamente.

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ELABORAZIONE IA DI UN'IMMAGINE DI AMALIA GUGLIELMINETTI

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Poiché, se alcun le sue treccie ha disfatte, / od impresse d'un morso la sua gola, / o lasciò le sue labbra più disfatte, // ella è pur sempre quella che va sola.
AMALIA GUGLIELMINETTI, Le seduzioni

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Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – 4 dicembre 1941), scrittrice e poetessa italiana. L'accento più profondo della sua poesia è in quel senso di tristezza e di tedio, in cui alla fine si conchiude la sterile pena della carne, alla quale in realtà la poetessa soggiace come vittima, mentre s'illude di dominarla per deliberata volontà di esperienza.


venerdì 13 marzo 2026

La sabbia nella clessidra


ANA BLANDIANA

CONDIZIONE

Sono
simile
alla sabbia nella clessidra
che
può essere tempo
solo
cadendo

(da Il terzo sacramento, 1969, in Raccolta d'angeli, Bompiani, Bompiani, 2025 -Traduzione di Mauro Barindi)

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La sabbia di una clessidra è tempo solo finché è in movimento, ovvero mentre cade: usa questa similitudine la poetessa rumena Ana Blandiana per esprimere la condizione della sua esistenza - quando scrive questi versi è una giovane donna nella Romania sottomessa alla feroce dittatura comunista di Ceausescu. Fermare la caduta significherebbe negare la propria essenza e trasformarsi in materia inerte, poiché  l'essere umano realizza se stesso solo attraverso il consumarsi. La vita non è un possesso statico, ma un processo di trasformazione continua.

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IRINA KUZNETSOVA, "CLESSIDRA”

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ma – lo senti? – il tempo si sta dispiegando in me / E tutto ciò che so essere passato sarà reale.
ANA BLANDIANA, Poesie

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


giovedì 12 marzo 2026

Perché tarda tanto l’alba?


MARIO LUZI

LIED-AUBADE

Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda tanto
l’alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l’annuncio, e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando.
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell’universo loro, muti,
fino a quando?

(da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, 1994)

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Il canto dell'alba è protagonista di questa poesia di Mario Luzi. In realtà è la sua attesa, perché è ancora notte e non ci sono né i rumori dei lavoratori che si incamminano nella strada né il cinguettare degli uccelli. Resta solo questa sospensione nel buio,  questo essere in bilico tra il silenzio dell'oscurità e la speranza dell'alba.

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FOTOGRAFIA © SKYLAR KANG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Alba, ti aspettiamo / sapendo e non sapendo / quel che porterai con te / nella tua ripetizione antica / e nel tuo immancabile / antico mutamento.
MARIO LUZI, Viaggio terrestre e celeste di SImone Martini

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Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


mercoledì 11 marzo 2026

Lina de Feria


La poetessa cubana Lina de Feria, una delle voci più importanti dell’isola, è morta all’Avana lunedì scorso. Aveva 80 anni. La sua poetica si discosta dal realismo convenzionale, addentrandosi in un "doppio timbro allucinato" che impiega enumerazioni alla rinfusa e un flusso di pensiero quasi automatico. La sua poesia non cerca di essere compresa attraverso una logica lineare, ma piuttosto attraverso una "geometria della parola" che si connette con l'incomprensibile e il catartico. José Prats Sariol indica “la solitudine come un senso di ricerca interiore, di riconoscimento attraverso questioni spirituali incerte alla ricerca dell’autenticità”. Tra i suoi temi l’esplorazione dell’identità femminile, la cosmogonia dell’isola e il rapporto dell’individuo con la storia.

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FOTOGRAFIA © EL SOL DE IQUIQUE


VERSO TE

Un cipresso è a volte il violino meglio suonato dall'artista
che solleva il viso dallo svenimento
e la silhouette è perfetta in controluce
sotto il cipresso stavo perdonando un dolore
grave
e taciturno
e nella coltre del cielo tra gli astri
ho visto stelle sparse rotolare
la strana dose malinconica del mio coraggio
perché sento ancora che posso essere audace con le mie mani
quando, sopraffatta tra le tue,
creo un secondo sole tra i pianeti.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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IL BAGNO PRODIGIOSO

Narciso ha copiato il proprio volto
mentre scruta la notte, un ammasso
di camini rotti.
L'assenza di un orologio gli permette
di inalare l’odore di pesce dei mari.
Sulla tabula rasa,
sull'arido sentiero verso la discesa,
Narciso impone la sua natura infernale alla vita
e cade all'indietro
nel bagno prodigioso del pomeriggio.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ogni realtà supera ogni finzione / e nell'apocalittico / bellezza e orrore si adattano / non più ai rimedi del mondo / ma al sapore degli esuli / alla campana che scuote chi ancora dorme / alla poesia delle enigmatiche profondità delle cose.
LINA DE FERIA, Le poesie dell’alchimia

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Lina de Feria Barrio (Santiago di Cuba, 8 agosto 1945 – L’Avana, 9 marzo 2026), poetessa cubana. La sua poesia esprime una voce ermetica e metaforica. Il suo stile è prevalentemente affettivo e spirituale, privilegiando l'emozione rispetto al ragionamento puramente logico.


martedì 10 marzo 2026

Le tue mani nelle mie


ANTONIO GAMONEDA

LE TUE MANI ESISTEVANO

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra. Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.
Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

(da Esenti, 1960 - Traduzione di Valerio Nardoni)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda esprime un momento in cui il mondo esterno e quello interiore si fondono, nel quale si "realizza" attraverso il sentimento amoroso il significato del mondo. Ma non con il pensiero, che non è in grado di afferrarlo appieno, quanto piuttosto con i sensi, con le sensazioni.

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FOTOGRAFIA © LETICIA CURVELO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

So che in ogni volto si vede il mondo.
ANTONIO GAMONEDA, Blues castigliano

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


lunedì 9 marzo 2026

Innamorarci della vita


GIÒRGOS SARANDÀRIS

AMICIZIE

Ad Anastasios Drivas

Il cielo amato
Così ingenuo così gentile
Con la sua luce abbondante ci disturba
Non ci perdona
Di innamorarci della vita
Con entusiasmo

(da Come un soffio d'aria, 1999)

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L'entusiasmo umano per la vita terrena viene visto dal poeta greco Giòrgos Sarandàris come una sorta di "tradimento", una distrazione rispetto alla contemplazione dell'infinito. Il cielo del paesaggio greco, spoglio e luminoso, nella sua ingenua gentilezza, non può accettare il vigore talvolta disordinato dell'attaccamento alla vita.

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FOTOGRAFIA © ALEKSANDAR PASARIC/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mi dirigo verso il mare / Ma guardo le stelle / Appesantire lo specchio / Dove il mio desiderio / Luccica dai tremori dell'acqua.
GIÒRGOS SARANDÀRIS

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul , 20 aprile 1908 – Atene , 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


domenica 8 marzo 2026

La donna comune


JUDY GRAHN

VERA, DALLA MIA INFANZIA

Imprecare solennemente, promettere come un giuramento a te
che in qualche modo sei diventata una vecchia pallida;
imprecare, come se un giuramento potesse avvolgerti
le spalle
come un cappotto nuovo:
Per i tuoi 28 dollari a settimana e il bastardo del capo
che non ti sei mai permessa di odiare;
e il lavoro, tutto il lavoro che facevi a casa
dove non venivi mai pagata;
Per la tua bocca che si è fatta sempre più sottile
fino a scomparire come se ti fosse andata di traverso,
guardando il liquore forte ridurre il tuo bravo marito
a una barzelletta macabra.
Per lo strano neo, come un terzo occhio
proprio in mezzo alla tua fronte;
per la tua religione che insisteva sul fatto che le persone
sono bellissimi uccelli dorati e devono essere preservate;
per la tua tenacia persistente
e il tuo parlare semplice e schietto:
la donna comune è comune
come il buon pane,
comune come quando non potevi andare avanti
ma lo facevi.
Per tutto il mondo che non sapevamo di avere sempre
avuto in comune
la donna comune è comune come il miglior pane
e crescerà
e diventerà forte -- te lo giuro
te lo giuro sulla mia testa
te lo giuro sulla mia testa
di donna
comune

(da Le poesie della donna comune, 1970)

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Vera, un'immigrata indiana negli Stati Uniti del dopoguerra, assurge a simbolo di tutte le donne comuni in questo 8 marzo: è una delle tante raccontate dalla poetessa statunitense Judy Grahn.

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JOSINE VIGNON, "SIGNORA ELEGANTE CON GLI OCCHI AZZURRI"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nate sotto una stella nera, / le donne hanno dato alla luce / il mondo.
ANNA ŚWIRZCZYŃSKA, Sono una donna

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Judy Rae Grahn (Chicago, Illinois, 28 luglio 1940),  poetessa e scrittrice statunitense.  Femminista molto stimata nei circoli underground prima di raggiungere la fama pubblica, esordì nel 1970 con Le poesie della donna comune. Una delle principali influenze nella sua opera è la Teoria Metaformica, che fa risalire le radici della cultura moderna ad antichi riti mestruali.


sabato 7 marzo 2026

Poesia d’inappartenenza


EUGENIO MONTALE

XENIA, I, 14

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Sul "tu" montaliano, che i critici hanno ritenuto il rifugio di un "io" poetico incerto ironizza lo stesso Eugenio Montale: "I  critici ripetono, / da me depistati,  / che il mio tu è un istituto.  / Senza questa mia colpa avrebbero saputo / che in me i tanti sono uno anche se appaiono / moltiplicati dagli specchi". Ma il Premio Nobel va oltre, negli Xenia che glorificano la memoria di Mosca, la moglie morta: quell'inappartenenza evidenziata dai critici non è un ripiegamento sull'interiorità, ma è un'apertura destinata a lei, a Drusilla, l'unica dei due capace di "vedere" la realtà seppure molto miope: "Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue".

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RAFAL OLBINSKI, "RACCONTI D'INVERNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / Di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.