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giovedì 22 gennaio 2026

La goccia d’acqua


CECILIA MEIRELES

EPIGRAMMA N. 5

Amo la goccia d'acqua che sta in equilibrio
sulla foglia piatta, tremando al vento.

Nell'oceano d'aria, l'intero universo vibra in segreto,
e permane nel suo isolamento.

Il suo semplice cristallo contiene la forma, nell'istante incerto:
pronto a cadere, pronto a restare – limpido, preciso.

E la foglia è un piccolo deserto
per l'immensità dell'atto.

(da Viaggio, 1939)

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Questo epigramma racchiude quello che fu il senso dell'intera poetica di Cecilia Meireles: la poetessa brasiliana ha inseguito "l'istante eterno", il momento del perfetto equilibrio nell'incostanza, l'istante d'estasi che resiste a ogni pressione esterna. E cosa può rappresentarlo più della goccia d'acqua immobile su una foglia ma pronta a cadere al primo movimento?

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FOTOGRAFIA © ICON0/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Canto perché esiste l'istante / e la mia vita è completa. / Non sono allegra né triste: /  Sono poeta.
CECILIA MEIRELES, Viaggio

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Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964), poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Appartenne alla fase spiritualista del Modernismo brasiliano. Risaltano particolarmente nella sua poesia la tecnica e la ricchezza umana.


mercoledì 21 gennaio 2026

Una rana


RAFAEL CADENAS

NON DISDEGNARE NULLA

Non disdegnare nulla.
Una rana diede a Bashō
la sua poesia migliore.

(da Lettera aperta, 2012)

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"Diretto, lucido, vivo, contundente": Joaquin Marta Sosa definisce così il verso di Rafael Cadenas, poeta venezuelano che ha la tendenza all'aforistico, all'essenziale. Non potevano quindi che piacergli gli haiku, la loro attenzione al dettaglio, all'esiguità che racchiude in sé la bellezza e il mistero del mondo. La poesia citata di Bashō ("Vecchio stagno / una rana si tuffa / un suono d'acqua") rappresenta appunto questo stato di illuminazione sorto da un evento apparentemente insignificante. Quella "sconfitta del sé", quella "umiliazione dell'io" è la via che porta alla poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse il segreto della pace è lì, tra le righe, come un bagliore senza nome.
RAFAEL CADENAS, False manovre

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Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


martedì 20 gennaio 2026

Danzatrice


PIERO BIGONGIARI

TU RESTA, DANZATRICE

L’astro che ti corruppe nel silenzio
il grido, dal ciglio delle pensées,
delirante attentato fece eterno
un canto d’usignoli. E dal perduto
nostro muro notturno empì un nitrito
di cavalle.

                   Perdesti a un gesto calle
d’avorio che la notte aveva chieste.
Calpestavi i tuoi sandali. Finestre
di fuoco arderono sui tuoi capelli
dilatati le parole più vere.

(Tu resta, danzatrice,
a commentare in segreto.)

(da La figlia di Babilonia, 1942)

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Una donna al ballo, diventa quasi una Cenerentola nel dialogo poetico con Piero Bigongiari, "sul filo di un discorso che mentre si sviluppa e procede, pur continuamente elude alla perentorietà del proprio esito, ne capovolge il senso, lo protrae oltre il limite di un significato nell'immagine della sua labilità" come scrive Maria Carla Papini.

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MARK SPAIN, "DANZA DI FLAMENCO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto al di là di quello che è stato, / l’amore che ha parlato / ha le stesse parole in bocca / a pronunciare il suo più alto discorso, / quello della sua stessa indifferenza.
PIERO BIGONGIARI, Rogo

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Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


lunedì 19 gennaio 2026

Se comincio a scrivere


JOSÉ CORREDOR-MATHEOS

SE PIOVESSE

A José María Balcells

Se piovesse, sono sicuro che scriverei una poesia.
Pioverà se comincio a scrivere?
Che grande silenzio. Cos'è che tutto sembra aspettare?
Quale sarà la poesia?

(da Giardino di sabbia, 1995)

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La poesia di José Corredor-Matheos, autore che pratica il taoismo e lo zen, è essenziale, asciutta, ridotta all’osso: il poeta spagnolo riesce però ad esprimere tutta la tensione di quella ricerca dell’Assoluto che è alla base dei suoi versi. Così, nella correlazione tra pioggia e poesia, in un silenzio dal sapore di una meditazione orientale, è impressa l’illuminazione dell’istante.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Non chiederti / chi sei veramente? / se sei davvero Tu.
JOSÉ CORREDOR-MATHEOS, Giardino di sabbia

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José Corredor Matheos (Alcázar de San Juan, 14 luglio 1929), poeta, critico d'arte, storico, traduttore e saggista spagnolo della Generazione degli anni '50. La "sete di assoluto" lo separa dal realismo confessionale per avanzare verso il culturalismo e la poesia essenziale delle forme nude.


domenica 18 gennaio 2026

Un sassolino


JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO

L'OCCHIO DEL MONDO

Dopo la pioggia,
nel giardino di sabbia,
un sassolino nero brillava
come l'occhio del mondo.
E forse lo era.

(da Elegie minori, 2002)

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È proprio un'elegia minore: un minuscolo sassolino che risalta grazie alla luce che lo colpisce dopo che ha spiovuto, diventa il centro dell'universo in questi versi del poeta spagnolo José Jiménez Lozano.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

È impossibile che questa ruota celeste / giri eternamente senza memoria.
JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO, Il tempo di Euridice

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José Jiménez Lozano (Langa, 13 maggio 1930 – Valladolid, 9 marzo 2020), poeta e scrittore spagnolo, Premio Cervantes nel 2022. La sua opera riflette i paesaggi della vasta pianura castigliana, con orizzonti immensi che invitano al pensiero, alla riflessione e persino al misticismo che ispirò Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.


sabato 17 gennaio 2026

Vero come la luce


CARLOS PUJOL

ODISSEA, III

Non ho inventato nessuna di queste cose,
né la guerra di Troia né i naufragi
dell'astuto Odisseo né l'oscuro
amore di Circe;
né quell'andirivieni tra giganti,
sirene e altri mostri della vita.
Ho sentito cantare tutto,
ho solo tessuto la trama di parole
a cui ho voluto dare ali o musica,
per dire che l'avventura esiste.
Ho preferito che tu non sapessi il mio nome;
ho risposto "Omero, il cieco"
se qualcuno voleva sapere chi fossi.
"Quello che racconti è successo davvero?"
mi chiedono sempre. Io rispondo sempre:
"Per me è vero come la luce."

(da Gli avventurieri, 1996)

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A parlare è naturalmente Omero, in questi versi del poeta spagnolo Carlos Pujol, che traduce in poesia la questione omerica: è infatti incerto chi compose realmente Iliade e Odissea, sembra che siano racconti orali tramandati da una società che ancora non conosceva la scrittura. E lo stesso Omero potrebbe anche non essere nemmeno esistito. Ma l'avventura poetica quella esiste, quella è "vera come la luce".

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JACQUES-LOUIS DAVID, "OMERO RECITA I SUOI VERSI AI GRECI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo.
GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone

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Carlos Pujol Jaumandreu (Barcellona, 1936 - 16 gennaio 2012), poeta, traduttore, editore e storico della letteratura spagnolo. Insegnante di Letteratura francese all’Università di Barcellona tradusse, Balzac, Baudelaire, Simenon e Voltaire, ma anche Orwell, Emily Dickinson e Jane Austen, esordì nel 1981 con L’ombra del tempo.


venerdì 16 gennaio 2026

Sulla stessa pagina


JUAN MANUEL ROCA

ARTE DEL TEMPO

Il tempo si ferma.
Intrappolato tra i libri.
A causa di questo prodigio di apprensione,
Eraclito continua a fare il bagno
Nello stesso fiume,
Sulla stessa pagina.
Vivrai per sempre
Nuda nella mia poesia.

(da Tre volti della luna, 2013)

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Il poeta colombiano Juan Manuel Roca esplora la natura fugace e permanente della vita e dell'arte, catturando i momenti e i ricordi nei suoi versi, spesso con ironia e una visione umanista. Il tempo rimane intrappolato nei libri e nell'immaginazione, la creazione poetica diventa un sogno per rimanere svegli di fronte alla realtà effimera.

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VLADIMIR KUSH, "I RACCONTI DEL CUSCINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo è ciò che fa la poesia, illumina.
JUAN MANUEL ROCA, Por arte de palabras, agosto 2022

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Juan Manuel Roca (Medellín, 29 dicembre 1946), poeta e romanziere colombiano. Appartenente alla cosiddetta "Generazione disincantata", attua un legame tra vita e poesia attraverso la lente dell'immaginazione. Partendo da un linguaggio vicino all'ermetismo, Roca evolve verso una maggiore trasparenza e verso la riflessione filosofica.

giovedì 15 gennaio 2026

I giorni della poesia


IZET SARAJLIĆ

LETTERA ALL'ANNO 2176

Cosa?
Ascolti ancora Mendelssohn?
Raccogli ancora margherite?
Festeggi ancora i compleanni dei bambini?
Dai ancora i nomi dei poeti alle strade?
E negli anni Settanta, due secoli fa, mi avevano assicurato che i giorni della poesia erano finiti, proprio come il gioco delle penitenze, o la lettura delle stelle, o i balli a casa dei Rostov. E io,
che sciocco, quasi ci credevo!

(da Seguito della conversazione, 1977)

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Nella Jugoslavia del 1976 il poeta bosniaco Izet Sarajlić si divertì un giorno a immaginare il mondo di duecento anni dopo: eccolo allora a chiedersi se le cose che si facevano allora esisteranno ancora nel 2176, soprattutto la poesia, che nel mondo degli Anni Settanta sembrava ormai superata, osteggiata dall'ideologia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Avendo paura / di essere definiti fuori moda / i giovani non scrivono più / poesie d’amore. / Noi vecchi / dovremo / scriverle / per loro. / Non sarà la prima volta / che il ruolo di Cristiano / viene affidato a Cirano.
IZET SARAJLIĆ

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Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


mercoledì 14 gennaio 2026

Sylvia


ABELARDO CASTILLO

SYLVIA

Amore, amore, le parole non possono esprimere
la consapevolezza che sei lì, come se il tempo
non fosse passato tra l'inizio del mondo e quella porta,
come se tutto fosse sempre stato
i tuoi capelli blu-oro sul mio cuscino.
Amore, amore, mille anni fa
si è svolta una storia simile.
Ora siamo entrambi parole e cenere,
ma siamo
ancora il labirinto vivente del tuo orecchio,
il suono di un fiume nei tuoi fianchi,
le conchiglie che esco a cercare
nella sabbia dorata del tuo ventre.
Come posso dire ora di aver sentito come la notte
(dormi come
i cavallucci marini nuotano)
ha disegnato un'altra figura con il tuo corpo?
Amore,
amore,
costruito nella notte della mia casa!

1987

(da La festa segreta, 2022)

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"Di Sylvia, la ragazza che è apparsa alla fine di novembre, non voglio dire una parola ora, non finché non mi sarò raccontato cosa è successo di recente..." annotava il poeta argentino Abelardo Castillo sul suo diario nel dicembre 1969. E infatti Sylvia Iparraguirre, quella ragazza di 22 anni finì per diventare sua moglie nel 1976, aiutandolo ad uscire dall'alcolismo, rimanendo con lui fino alla morte, avvenuta nel 2017. Fu un amore pieno e totale, una continua adorazione di Sylvia: "So che è una sirena, anche se cammina su due gambe. Lo so perché dentro i suoi occhi c'è un sentiero di dune che porta al mare".

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FOTOGRAFIA © SEMANARIO

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Ciò che una donna fa con un uomo, qualsiasi donna lo ha fatto e lo farà con qualsiasi uomo. Solo gli sciocchi credono che questo destino sia la povertà dell'amore; non sanno che in ciò risiede la sua eternità, la sua discendenza, il suo mistero.
ABELARDO CASTILLO, La macchina della notte

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Abelardo Castillo (Buenos Aires, 27 marzo 1935 - 2 maggio 2017), scrittore e saggista argentino. Considerato tra i maggiori scrittori argentini del XX secolo. Vicino all'esistenzialismo, nel 1959 fondò la rivista El escarabajo de oro. Colpa e castigo sono al centro di molte sue opere.


martedì 13 gennaio 2026

Centenario di Mario Trejo


Di Mario Trejo è oscuro il luogo di nascita: il poeta argentino venne alla luce il 13 gennaio di cento anni fa forse a Buenos Aires, forse a La Plata o, come diceva lui, a Comodoro Rivadavia, sulla costa orientale della Patagonia. Ugualmente inclassificabile è la sua poesia, non attribuibile ad alcuna corrente, ma sempre limpida e trasparente, profondamente centrata su una profonda umanità, sulla dignità umana e sulla vocazione a vivere.

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POESIA

Sì.
Perché le sue labbra nascono alla luce dei miei occhi.
Quando la sua voce appare, il suo ritmo invulnerabile,
le cose le obbediscono.
Al di sopra degli sguardi degli avversari, al di sopra del tedioso
compito di temerla, ci sono le voci inquiete,
le pattuglie del tempo, le onde vittoriose.
Cittadella dell'oscura verità che abbandona
l'uomo: sono tuo prigioniero e sono il tuo fuggitivo.
La mia parola d'ordine?
Impugnare il tuo silenzio, evocare il tuo tuono.
Perché cos'è allora la poesia se non uno
slogan fanatico, una tensione tra i
morti e le profezie?

(da L'uso della parola, 1979)

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ROVINE DI UNA POESIA

Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.
 
Ti immagino persa in un altro tempo,
nuda tra pantere impaurite
sulle rovine del tempio che abbiamo bruciato.
 
Anch'io sono solo
in questo sogno che un tempo sognavamo
e che ancora sogniamo.
 
Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.

(da L'uso della parola, 1979)

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Altre poesie di Mario Trejo sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Questa è la natura fugace dell'arte; la poesia è lì, è già scritta, bisogna solo essere attenti.
MARIO TREJO, Marcelo Scalona, 15 maggio 2003

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Mario César Trejo (Buenos Aires, 13 gennaio 1926 – Rosario, 14 maggio 2012), poeta, giornalista, drammaturgo e librettista argentino. Voce del desiderio di libertà dell’America Latina e del suo lato più sensuale, portò in giro per il mondo la sua personalità variegata. Intervistò Che Guevara e Salvador Allende, Yasser Arafat e Ben Gurion. Collaborò con Astor Piazzolla, che mise in musica alcune delle sue poesie.


lunedì 12 gennaio 2026

Alzo il bicchiere


NICANOR PARRA

ULTIMO BRINDISI

Che ci piaccia o no,
abbiamo solo tre alternative:
il passato, il presente e il futuro

E nemmeno tre,
perché come dice il filosofo,
ieri è ieri,
ci appartiene solo nella memoria:
dalla rosa che ha già perso i petali
non puoi staccarne un altro.

Le carte da giocare
sono solo due:
il presente e il domani.

E nemmeno due,
perché è un fatto assodato
che il presente non esiste,
se non nella misura in cui diventa passato,
ed è già passato...,
                        come la giovinezza.

Insomma,
tutto ciò che resta è il domani:
alzo il bicchiere
a quel giorno che non arriva mai,

ma è l'unica
cosa che abbiamo veramente.

(da Canzoni russe, 1967)

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Il poeta - anzi, antipoeta - cileno Nicanor Parra riflette sul tempo: se il passato è ormai andato, inscatolato nell'archivio di giorni e memorie, il presente è invece impegnato nella sua continua fuga, nella sua trasformazione in passato. E dunque, non possediamo che ciò che ancora non abbiamo...

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FOTOGRAFIA © PAVEL DANYLUK/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO  

E tuttavia le settimane sono corte / I mesi passano a tutta velocità / Egliannisembranovolare.
NICANOR PARRA, Canzoni russe

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nicanor-parra3Nicanor Segundo Parra Sandoval (San Fabián, 5 settembre 1914 – La Reina, 23 gennaio 2018), poeta matematico, filosofo e fisico cileno. Incarnò l’antipoesia, teorizzando il distacco dagli schemi poetici tradizionali. Fu candidato tre volte al Premio Nobel senza vincerlo mai. Ottenne il Premio Reina Sofia nel 2001 e il Premio Cervantes nel 2011.


domenica 11 gennaio 2026

Una stanza d’hotel


EUGENIO MONTEJO

UN HOTEL

Quante delle mie notti ho trascorso
in una stanza d'hotel.
Forse la pioggia trattiene nomi e date,
sussurri insonni di lampade
e ombre che fluttuano per lunghi corridoi.
Tra tanto andirivieni di valigie,
la stanza numero tre, la numero dodici,
il silenzio, la solitudine, le finestre,
mi sento io stesso un hotel in una strada
al limite di notti fugaci
dove si rifugiano cieli strani.
I sussulti di un'amante, la luce, la doccia
e il freddo di albe anonime
nate dall'ebollizione di un caffè,
vanno e vengono intorno a me,
e l'hotel cresce da me fino all'orizzonte,
con il labirinto delle sue stanze
piene di specchi che trattengono nelle loro patine
ombre e voci che non saranno mai mie.

(da Alfabeto del mondo, 1988)

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Sembra di vederla l'immagine evocata dal poeta venezuelano Eugenio Montejo: un hotel di sera, mentre la pioggia bagna le strade: la vita scorre nella sua transitorietà, e così la memoria, la fugacità degli incontri, le ombre degli altri clienti.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Non essere mai colui che se ne va  né colui che torna, / ma qualcosa tra i due,  / qualcosa nel mezzo; / ciò che la vita strappa e non è assenza, / ciò che dona e non è sogno, / il fulmine che lascia tra le tue mani / la crepa di una pietra.
EUGENIO MONTEJO, Alfabeto del mondo

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


sabato 10 gennaio 2026

A Chicago neanche una targa


EDGAR LEE MASTERS

JOHN HORACE BURLESON

A scuola vinsi un premio,
qui nel villaggio,
e pubblicai un romanzo prima dei venticinque anni.
Andai in città in cerca di soggetti per arricchire la mia arte;
E lì sposai la figlia del banchiere,
più tardi diventai il presidente,
sempre desiderando tempo libero
per scrivere il mio romanzo epico sulla guerra.
Intanto, amico dei grandi e amante delle lettere,
ospitavo Matthew Arnold ed Emerson.
Tenevo discorsi a fine cena, scrivevo saggi
per i club locali. Infine, mi portarono qui —
la mia casa da bambino, capite—,
a Chicago neanche una targa
per mantenere in vita il mio nome.
Che cosa grandiosa scrivere questo unico verso:
"Continua, cupo continua a fluttuare, profondo oceano blu!"

(da Antologia di Spoon River, 1915 - Traduzione di Enrico Terrinoni)

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Un sogno frustrato quello di John Horace Burleson, uno dei personaggi che popolano il cimitero sulla collina di Spoon River cantato da Edgar Lee Masters: se da un lato crescono gli onori e fa carriera,diventando un cittadino influente e rispettato, dall'altro gli rimane l'eterna delusione di non avere sfondato nella letteratura nonostante i precoci e favorevoli inizi. E gli resta l'invidia di quel verso altrui, tratto dal "Pellegrinaggio del giovane Aroldo" di Byron.

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WILLY MARTENS, "DANIEL FRANKS DZN"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Ma non ci si può vendicare / di quell'orco mostruoso che è la Vita. / Tu entri nella stanza – cioè nasci; / e poi devi vivere – logorarti l'anima, / ecco!
EDGAR LEE MASTERS, Antologia di Spoon River

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Edgar Lee Masters (Garnett, Kansas, 23 agosto 1868 – Melrose Park, Pennsylvania, 5 marzo 1950), poeta, scrittore e avvocato statunitense, noto soprattutto come autore dell'Antologia di Spoon River, raccolta poetica di immaginarie epigrafi tombali del cimitero dell’altrettanto immaginaria città di Spoon River.


venerdì 9 gennaio 2026

Se potessi raggiungerti


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

MARE CALMO, LA NOTTE ARGENTEA

(Oberon a Titania)

Mare calmo, la notte argentea
si offre immensamente alla mia amarezza;
percorso totale di puro blu
solo per gli ultra-tramonti dell'ultima impresa.

Se potessi raggiungerti,
nuotando in questa luna limpida.

(da Antologia poetica, 1969)

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Poco dopo aver incontrato Zenobia, il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez iniziò a coltivare l'idea di dedicare un'opera alla storia d'amore che li avrebbe uniti per tutta la vita. Il libro, Monumento d'amore, avrebbe dovuto comprendere le lettere scambiate dai due innamorati e le poesie da lui dedicate. Il libro non vide mai la luce, le poesie inedite furono raccolte in antologia. Oberon, naturalmente, è il personaggio che Jiménez scelse per sé e Titania è Zenobia, il re e la regina delle fate della commedia shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate.

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IMMAGINE © ALPHA CODERS

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Lascio corrermi il sangue / che ti insegua... / Non attender che esca / l'ultima goccia, per essere mia!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Antologia poetica

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


giovedì 8 gennaio 2026

Un arco di luce


ROBERTO SANESI

ARCO DI LUCE

Traccia un arco di luce alla finestra, un volo bianco
di passeri, inverno, che non rifuggono mai
da queste mura, e un fiore bianco, una natura morta
nemica fatta a immagine di noi. Rifiuta il fuoco
snello sopra le alture, il bucaneve
di Dio, ma esisti con gli oggetti, unisci
filo a filo la favola e l'idea, aria di libertà
creata e ricreata a un solo scatto
dei tuoi rami pesati dalla neve. Ascolta
come il silenzio brulica alle imposte, e come geme
la pietà in questo freddo. Se Minerva
non discende la notte coi sinistri
occhi d'intelligenza, accuseremo il cuore
della sua gravità che ci conduce al centro della terra.

(da Rapporto informativo, Feltrinelli, 1966)

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L'intensità poetica e filosofica di Roberto Sanesi esplora il rapporto tra l'uomo e la natura invernale:  l'immagine delicata e suggestiva dell'inverno si manifesta nell'uniforme bianco della neve, nel contrasto tra la sua pesantezza e il crudo e freddo vuoto del silenzio, e si libra in equilibrio tra la finitudine umana e l'anelito alla libertà, all'assoluto.

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FOTOGRAFIA © THE ESKIMO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La luce della neve spegne in noi tutta l’umana ingordigia.
ELENA AHNAVA

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Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – 2 gennaio 2001), poeta, critico e traduttore italiano. L’attenzione all’esistenzialismo e, in particolare, al concetto di ciclico infinito divenire di marca rilkiana, lo portò a esplorare il rapporto tra esistenza e tempo in opere di forte componente visiva.


mercoledì 7 gennaio 2026

Zoraida Burgos


La poetessa catalana Zoraida Burgos è morta a 92 anni il 4 gennaio nella sua città, Tortosa. Da lì, radicata nelle risaie alla foce dell’Ebro, ha costruito un'opera poetica che, con l'emotività delle parole, la precisione della punteggiatura e i salti tra i versi, parla di identità, del passare del tempo, della bellezza e delle contraddizioni della vita, passando dallo spirito combattivo degli anni '70 alle profondità della maturità.

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FOTOGRAFIA © EBRE DIGITAL

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COESISTENZA DI ACQUE

Coesistenza di acque, il mio paesaggio.
Il volo dei gabbiani confonde le superfici, specchi
di nuvole rossastre che tramontano, a monte.
I sentieri scendono verso la pianura che riverbera il sole.
La luna si specchia, stagni di notti salmastre.
Il tuo respiro mi porta la fragranza di agrifogli profumati,
vento aspro dall'alto che taglia la roccia cupa.
I grifoni cuciono i voli in spirali mobili.
In fondo al burrone, silenzio splendente, i ciottoli.
Dalle ultime ceneri, fuoco della sera, una poesia
afferra avidamente le minime briciole di caldi epiteli.
Metaforico profumo, alchimia, scrittura. Umide cavità,
scoppio, all'alba, di colori irreali e labbra liquide,
ritardano l'urgenza immediata di immagini preziose.

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NELLO STAGNO

Nello stagno,
tra il verde dello sfondo,
annega l'immagine sbiadita di Narciso.
Affascinato, inquieto,
dimentica il suo volto nell'acqua,
avanza, non si ferma.
Cieco, senza occhi,
senza sguardo.
Come andiamo tutti,
senza testa, senza vita,
se non troviamo specchi che abbiano pietà di noi.

(da Coesistenza di acque, 2017)

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivo. O forse mi riscrivo. / Leggo? / Le metafore frustano i sensi / e la mano traccia ostinatamente / una calligrafia rovinata / o inizia un punto qua e là per suturare la notte.
ZORAIDA BURGOS, Coesistenza delle acque

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Zoraida Burgos i Matheu (Tortosa, 10 marzo 1933 – 4 gennaio 2026), poetessa spagnola. Bibliotecaria, era profondamente legata alla sua città, al suo fiume, l'Ebro, e al suo delta, protagonisti di gran parte della sua poetica, che naviga tra le grandi contraddizioni della vita, la ricerca dell'identità e le sue illusioni.

martedì 6 gennaio 2026

I pallidi insoddisfatti


WILLIAM BUTLER YEATS

I MAGI

Ora li posso vedere, come sempre, con l’occhio della mente,
in quelle vesti rigide e dipinte, i pallidi
insoddisfatti apparire e scomparire nell’azzurra
profondità del cielo, i loro volti antichi come pietre
battute dalla pioggia, e tutti gli elmi d’argento, che ondeggiano
l’uno vicino all’altro, e gli occhi sempre fissi, sperando
di ritrovare ancora, insoddisfatti dal tumulto del Calvario,
sul pavimento bestiale il mistero
del tutto incontrollabile.

(da Responsabilità, 1914 - Traduzione di Roberto Sanesi)

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È il giorno dell'Epifania, in cui si rappresenta la visita dei Magi a Gesù, l'incontro tra questi esseri misteriosi che incarnano il sapere e la divinità: il poeta irlandese William Butler Yeats ritrova in questo inchino dei saggi al bambino un desiderio di un'altra nascita, quella metafisica.

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IMMAGINE © MARVELSPHOTO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Versando segreti dentro di sé / come grano chiuso in un mastello, / i Re Magi cavalcarono / attraverso la terra rossa e rovente.
KRYSZTOF KAMIL BACZINSKY

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


lunedì 5 gennaio 2026

Il sole è oro liquido


JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO

TRAMONTO

Il sole è oro liquido,
il cielo azzurro perlaceo al suo partire:
tramonto invernale.
L'uragano sferza la siepe
di bosso invecchiato, e tu hai
un libro di Pascal tra le mani,
accanto al fuoco dorato che si muove
come uno scoiattolo irrequieto
o la spada di un angelo.
Oh, se questo momento fosse eterno!
Non chiederesti altro alla vita.
Ne sei sicuro?

(da Tanta devastazione, 2017)

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Quei momenti che si vorrebbero eterni: qui il poeta spagnolo José Jiménez Lozano è immerso nella luce dorata del tramonto, la "golden hour" degli anglosassoni, in una sera invernale al caldo del camino adatta alla lettura e alla meditazione.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Per essere uno scrittore devi mantenere molto silenzio.
JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO, Le nozze di Angela

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José Jiménez Lozano (Langa, 13 maggio 1930 – Valladolid, 9 marzo 2020), poeta e scrittore spagnolo, Premio Cervantes nel 2022. La sua opera riflette i paesaggi della vasta pianura castigliana, con orizzonti immensi che invitano al pensiero, alla riflessione e persino al misticismo che ispirò Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.


domenica 4 gennaio 2026

La bellezza delle donne


TITOS PATRIKIOS

ROSE PERENNI

La bellezza delle donne che cambiarono la nostra vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non si cancella con gli anni
per quanto sfumano i tratti
per quanto cambiano i corpi.
Resta nei desideri un tempo suscitati
nelle parole giunte anche se in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai dichiarati
nel riflesso delle separazioni, nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da secoli cantano i poeti
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(da La resistenza dei fatti, Crocetti, 2007 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il tempo passa, cambiano le relazioni, cambiano gli uomini e cambiano le donne: ma – dice il poeta greco Titos Patrikios – per quanto si possa invecchiare, ingrigire, accumulare rughe, resta la bellezza, resta l’amore cantato nei versi, resta la passione, sono immortalati nelle poesie, sottratti alle ingiurie del tempo.

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FOTOGRAFIA © GEORGE HODAN/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E i nostri corpi / restano il confine che di continuo cambia / tra le cose andate / e quelle che vengono.
TITOS PATRIKIOS, La resistenza dei fatti

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Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.


sabato 3 gennaio 2026

Futile promessa del giorno


FERNANDO PESSOA

STANCA ESSERE, SENTIRE FA MALE

Stanca essere, sentire fa male, pensare distrugge.
Estranea a noi, in noi e fuori,
frana l'ora, e tutto in essa frana.
Inutilmente l'anima piange.

A cosa serve? E cosa deve servire?
Abbozzo pallido e lieve
del sole invernale che ride sul mio letto...
Vago sussurro breve.

Delle piccole voci con cui il mattino si desta,
della futile promessa del giorno,
morta sul nascere, nella speranza assurda e remota
nella quale l'anima confida.

1° gennaio

(da Poesie inedite, 1956 - Traduzione di Luigi Panarese)

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"Sono solo, solo come nessuno mai fu, / vuoto dentro senza un prima né un poi": il poeta portoghese Fernando Pessoa, da ortonimo in questo caso e non per voce di uno dei suoi tanti alter ego, il giorno di Capodanno del 1921 è preda ancora una volta di quel "dolore dell'essere" provato nella ricerca della propria dimensione.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non sono niente. /  Non sarò mai niente. / Non posso voler essere niente. / A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.
FERNANDO PESSOA, Poesie di Álvaro de Campos

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Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.


venerdì 2 gennaio 2026

Poesie per gennaio XII


Gennaio nei versi di due poco noti poeti italiani del Novecento: Angelo Barile, ligure di Albissola Marina, e Alfredo Baccelli, scrittore e politico romano: il freddo, il gelo, i presepi che vengono smontati, d'accordo, ma anche quel sole di speranza che accende boccioli sui rami e asfodeli nei prati lasciando intravedere la primavera.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER ACCESS

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ANGELO BARILE

FUORI TEMPO

In questi giorni di chiaro gennaio
che si disfanno i presepi, s’affioca
la pastorale
anche quest’anno nell’ansa del colle
il mio albero schiude le corolle
inaspettate.
 
Nella tepida tregua
uno spolvero fai di primavera,
albero illuso. Presto
sopravverrà un altro chiaro, di gelo,
ti spegnerà la frettolosa luce:
si prende il vento il tuo fiore già morto.
 
A giusto sole, insieme,
i tuoi compagni accenderanno la festa,
tu senza voce nel giulivo coro.
Oh, diverso. Ti preme
a una vigilia acerba
il canto fuori tempo del tuo ramo.
 
Precocità fa triste
il tuo fiore, pericolante riso.
Per ciò mi piaci, animoso cielo.
Cielo tu stesso, baleno al mio inverno:
attimo della grazia. Nel sereno
sei così breve e fai con la tua fronda
un orizzonte.

(da Quasi sereno, Neri Pozza, 1957)

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ALFREDO BACCELLI

GENNAIO

Pure notti dall'alito di gelo,
dal terso plenilunio d'alabastro,
quando, berillo o diamante ogni astro,
d'occulto incendio disfavilla il cielo.

Solo nel prato il pallido asfodelo:
canuto di pruine l'oleastro:
nel presepe il pastor col suo vincastro:
ischeletrito il pero e 'l grisomelo;

ma nelle membra insolito vigore,
chiara e serena luce entro il pensiero,
e nell'intimo cuor lieto calore,

ché il nuov'anno promette, ed è foriero
di Primavera Inverno, e presto il fiore
smalterà i verdi labbri del sentiero.

(da Poesie, Zanichelli, 1929)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Al sole di gennaio / cresce la margherita a branchi fitti / al sole di gennaio / mai così intenso, / il fiore più tenace / e non lo piega il gelo / o la brina che fa bianchi / i campi nel dicembre.
UMBERTO PIERSANTI, L'albero delle nebbie

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Angelo Barile (Albissola Marina, 12 giugno 1888 – Albisola Capo, 20 maggio 1967),  poeta italiano. Sottotenente di fanteria durante la Prima guerra mondiale, fu poi antifascista. La sua poetica, sullo sfondo dell’amato borgo marino, è fortemente influenzata dalla fede cattolica e quindi dalla sua visione profondamente religiosa della vita.


Alfredo Baccelli (Roma, 10 settembre 1863 – Roma, 12 settembre 1955), scrittore e politico italiano, ministro delle Poste nel 1906.  Raggiunse la pienezza della propria personalità poetica, ribadendo che la poesia doveva riflettere "un pensiero organico, nesso tra l'arte e i giudizi, le cure, lo spirito del secolo".


giovedì 1 gennaio 2026

Un nuovo anno


FERREIRA GULLAR

ANNO NUOVO

Mezzanotte. Fine
di un anno, inizio
di un altro. Guardo il cielo:
nessun segno.

Guardo il cielo:
l’abisso supera lo
sguardo. Lo stesso
stupefacente silenzio

della Via Lattea, come
un ectoplasma
sopra la mia testa:
niente lì indica
che sta iniziando un nuovo anno.

E non inizia
nel cielo o sulla terraferma
del pianeta:
inizia nel cuore.

Tutto comincia con la speranza
di una vita migliore
che tra le stelle
non si sente né si vede
né può esistere:
che questa è una cosa umana,
questo insetto
stellare
                  che sogna
                 (e combatte)

(da Rumori, 1987)

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Un giorno che subentra a un altro, un'ora che succede a un'altra, un minuto che si tramuta in quello successivo. Eppure diamo grande importanza a questo evento, a questo mutare della cifra finale di un anno in quella successiva. A quel sentimento del tempo dedica la sua riflessione ontologica il poeta brasiliano Ferreira Gullar, sempre attento alla sua corrosione della materia immediata delle cose.

Amiche e amici che leggete il Canto delle Sirene, auguri di un lieto e sereno 2026.

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FOTOGRAFIA © CIRCE DENYER/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Capodanno, / tanta attesa, e allora? / Solo un altro giorno.
IZUMI HŌRŌ

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Ferreira Gullar, pseudonimo di José Ribamar Ferreira (São Luís, 10 settembre 1930 – Rio de Janeiro, 4 dicembre 2016), poeta e scrittore brasiliano. Tematiche ricorrenti nella sua opera sono la riflessione sulla genesi della poesia e sulla corrosione del tempo che sottomette gli esseri al dolore e alla morte. È un poeta concreto e metafisico, quotidiano ed esistenziale allo stesso tempo. La realtà lo sollecita e questa realtà è la sua materia poetica.


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