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mercoledì 11 febbraio 2026

Il verso nascosto


JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS

A VOLTE INASPETTATAMENTE FEDELE

A volte inaspettata-
mente fedele, altre volte ribelle,
quanto più precisa,
tanto più tenace la sua assenza.
Altre volte, il verso nascosto
era nei suoi abissi,
emerge dai suoi abissi.

(da Io solo so nominarti, 2002)

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Come nasce una poesia? Lo spiega lo stesso José Antonio Muñoz Rojas, poeta spagnolo: "Quella cosa vagamente aleggia nella testa o dovunque e all'improvviso la si ritrova sulla carta. Spiegare quel misterioso passaggio dalla testa alla pagina non è facile o addirittura possibile. I versi fluttuano indefinitamente nella testa o nel cuore, e non ce ne rendiamo quasi mai conto sulla pagina. (...) Il miracolo del passaggio reale dall'idea della poesia alla sua versione sulla pagina è sempre inaspettato e misterioso".

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RENÉ MAGRITTE, "LA GRANDE FAMIGLIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ecco a cosa servono i poeti: / a offrire un cammino agli altri, / a posarsi sui battiti del nostro cuore e a vedere / un po' più lontano, in mezzo a / tutta l'oscurità che ci circonda.
JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS, Oscurità interiore

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José Antonio Muñoz Rojas (Antequera, 9 ottobre 1909 – Mollina, 29 settembre 2009), scrittore e poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '36. Dalla corrente machadiana si è spostato verso uno sperimentalismo d’avanguardia cantando l’amore, la malinconia e l’armonia dell’anima nella natura, con uno stile diretto e colloquiale.


martedì 10 febbraio 2026

Avere le ali


CONCHA MÉNDEZ

VORREI AVERE LE ALI

Vorrei avere le ali
ed esplorare gli spazi
vivere la libertà
deliziosa degli uccelli!

Staccarmi dalla terra
e solcare tutti i mari
sorvolando i tropici,
sulle terre polari!

Costruire un nido in primavera,
e poi disfarlo.
E passare anno dopo anno
senza ricordare cosa fosse!...

Che esistenza deliziosa!
Vorrei avere le ali!

(da Inquietudini, 1926)

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Il desiderio di volare è un tutt'uno con quello della libertà, è il sogno di liberarsi dai vincoli, dai lacci che ci tengono legati alla terra. È proprio ciò che vorrebbe la poetessa spagnola Concha Méndez: come surrogato resta il vivere pienamente attraverso la poesia e l'immaginazione, uscendo dalle gabbie della vita quotidiana.

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JEAN-MICHEL FOLON, "COPERTINA PER LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il pensiero vola e le parole camminano a piedi. Qui sta tutto il dramma dello scrittore.
JULIEN GREEN

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


lunedì 9 febbraio 2026

Senza tempo


ELENA GARRO

LO STRANIERO

Là dove troviamo ciò che è stato perso
Là dove va ciò che è stato
Là dove i morti sono morti
e ci sono giorni in cui rinascono e ripetono
gli atti prima della loro morte
Là dove le lacrime versate sono
versate di nuovo senza lacrime
e dove labbra intangibili si cercano
e si trovano, già senza corpi
Là dove all'improvviso siamo bambini
e abbiamo una casa
dove le città sono fotografie
e i loro monumenti risiedono nell'aria
e ci sono pezzi di giardini legati agli occhi
Là dove gli alberi stanno nel vuoto
dove ci sono amori e parenti mescolati
con oggetti familiari
Là dove le feste si susseguono ai lutti,
le nascite alle morti,
i giorni di pioggia
ai giorni di sole
Là, solitario, senza tempo, senza infanzia,
cometa senza origini, estraneo al paesaggio,
vagante tra estranei
là risiedi tu,
dove risiede la memoria.

Parigi, 1951

(da Cristalli di tempo, 2016)

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La memoria ci permette di rivivere ciò che è andato perduto, trasformando l'assenza in una forma di presenza.  La scrittrice messicana Elena Garro riflette sulla sua potenza, si avventura in quelli che Sant'Agostino definì "i campi e i vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta". È lì che depositiamo le nostre esperienze, nel magazzino di ciò che siamo stati, delle persone che abbiamo incontrato.

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MICHAEL AZGOUR, "DE LA ROSA 1"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo?
SANT'AGOSTINO, Confessioni

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Elena Garro (Puebla de Zaragoza, 11 dicembre 1916 – Cuernavaca, 22 agosto 1998), giornalista, sceneggiatrice e scrittrice messicana. Legata al movimento del Realismo magico, ha sempre respinto questa identificazione, considerandola un’etichetta mercantilista.


domenica 8 febbraio 2026

A piccoli passi


ANESTIS EVANGELOU

A PICCOLI PASSI

A piccoli passi attraversi la memoria,
la musica lontana, i suoni di un altro mondo,
come te, ferita silenziosa e sempre aperta
per chi ha abbandonato la propria casa o l'ha persa inspiegabilmente,
per chi non ha un posto dove posare il capo,
come quando ti versano una medicina nel bicchiere
e non assapori più altro che amarezza,
come un bambino a cui viene strappato il giocattolo
e lasciato a mani vuote in un corridoio deserto –
a piccoli passi attraversi la memoria,
fai gocciolare una nuvola nel cuore, offuschi il giorno,
avvolgi i volti nella nebbia, tormenti
gli ultimi sogni che ci restano.

(da Descrizione dello sfratto, 1960)

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Quella presentata del poeta greco Anestis Evangelou è la situazione di chi ha perso per sfratto la casa e tutti i ricordi ad essa legati: "Chi avrebbe potuto immaginare / lo sfratto violento dalla casa ancestrale, / con i vecchi mobili gettati per strada, rotti, / quando il bambino giocava ancora spensierato / nei primi mesi d'estate?". Tutto è perduto, e, se certo è possibile ricominciare altrove, "Non ho una vecchia foto per riscaldare il ricordo".

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RUTH DEALY, SFRATTATI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ah, che / specchio terrificante è la poesia. / Non ha pietà.
ANESTIS EVANGELOU, Gli haiku

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Anestis Evangelou, pseudonimo di Anestis Papadopoulos (Salonicco, 1937 - 1994),  poeta greco della seconda generazione del dopoguerra. La sua produzione poetica si distingue per i mezzi espressivi semplici, la pervasiva atmosfera di pessimismo e l'avversione del soggetto poetico verso la realtà e il sentimento di sconfitta. È in parte dedicata al sociale e in parte alla tendenza esistenziale-filosofica.


sabato 7 febbraio 2026

La danza del derviscio


HUGO PADELETTI

LA DANZA DEL DERVISCIO

Il salto della rana
tra le erbacce del fosso,

il sole del mattino
sui chicchi della spiga,

l'ombra del finocchio
sulle crepe nel muro,

il bianco della brina
sul verde dell'ortica;

il percorso della formica
nel deserto delle pietre,

il fischio delle canne
nel silenzio del terreno incolto,

la spina della rosa
sulla levigatezza del ramo,

la danza del derviscio
in una goccia di rugiada.

(da Il Viandante, Poesie 1844-1980, 2007)

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Hugo Padeletti, poeta argentino, esplora i temi della natura, del misticismo e della tranquillità interiore: fonde immagini serene e naturali intrecciandole con una profonda ascesi spirituale e un senso di osservazione contemplativa, fino a ritrovare nell'infinitamente piccolo di una goccia di rugiada il principio più alto della meditazione, quella "trance estatica" che il derviscio rotante - figura ascetica del sufismo - raggiunge con la danza vorticosa. 

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BRYAN MATHEW, "IL DERVISCIO ROTANTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cosa intendo per ispirazione? Stati interiori in cui sembra che l'intelligenza, la sensibilità e la memoria si illuminino e salgano molti gradini, a volte di più, a volte di meno.
HUGO PADELETTI,  Letteratura argentina di scrittori argentini

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Hugo Padeletti (Alcorta, 15 gennaio 1928 - Buenos Aires, 11 gennaio 2018), poeta e artista visivo argentino. L'ambiente rurale della sua infanzia ha fortemente influenzato la creazione della sua opera artistica, sia nella poesia che nelle arti visive, nelle quali sono confluiti  filosofia e orientalismo.


venerdì 6 febbraio 2026

Il ritmo del passo


DINO CAMPANA

UN FEMME QUI PASSE

Andava. La vita s’apriva
Agli occhi profondi e sereni?
Andava lasciando un mistero
Di sogni avverati ch’è folle sognare per noi
Solenne ed assorto il ritmo del passo
Scandeva il suo sogno
Solenne ritmico assorto
Passò. Di tra il chiasso
Di carri balzanti e tonanti serena è sparita
Il cuore or la segue per una via infinita
Per dove da canto a l’amore fiorisce l’idea.
Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte.

(da Canti orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1928)

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Ci sono tanti celebri esempi di belle passanti che attirano lo sguardo dei poeti: da Charles Baudelaire ("Un lampo... e poi il buio! - Bellezza fuggitiva") ad Antoine Pol (si rimpiangono le labbra assenti / di tutte queste belle passanti / che non abbiamo saputo trattenere")  a Riccardo Bacchelli (" Tra la gente, / al sole, apparsa e sparita se n'è andata". Dino Campana rimane affascinato al passare di questa donna dal mistero di sogni inarrivabili che la circondano, dalla pura bellezza che emana.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non amore non spasimo, un fantasma, / un’ombra della necessità che vaga / serena e ineluttabile per l’anima / e la discioglie in gioia, in incanto serena.
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


giovedì 5 febbraio 2026

Respirare la notte


JOSÉ CORREDOR-MATHEOS

SCRIVERE UNA POESIA

Scrivere una poesia
che non significhi nulla.
Uscire sulla terrazza,
respirare la notte,
non aspettarsi che nessuno torni,
non desiderare più nulla.
Aprire solo le mani
e lasciare che dalle dita
prendano il volo parole
mute, stupite.

(da Lettera a Li Po, 1975)

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Il poeta spagnolo José Corredor-Matheos, affascinato dalle dottrine del Taoismo e del Buddhismo, propone una concezione di poesia che travalica la parola scritta, che la supera, che comprende quello che la parola scritta non può dire, che si fa addirittura meditazione: "Sei tornato dalla Luna / a mani piene, a mani vuote. / Tornando a casa hai contemplato / il cielo come se fosse tuo".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio paese non è fatto / di uomini e donne / in cui mi riconosca / ma del più segreto / dei versi non scritti.
JOSÉ CORREDOR-MATHEOS, Lettera a Li Po

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José Corredor Matheos (Alcázar de San Juan, 14 luglio 1929), poeta, critico d'arte, storico, traduttore e saggista spagnolo della Generazione degli anni '50. La "sete di assoluto" lo separa dal realismo confessionale per avanzare verso il culturalismo e la poesia essenziale delle forme nude.


mercoledì 4 febbraio 2026

Miroslav Košuta


È morto il 2 febbraio a Trieste, nella frazione di Contovello, sul Carso, il poeta e scrittore Miroslav Košuta, appartenente alla minoranza di lingua slovena. Nel 2011 aveva ricevuto il Premio Prešeren, il maggiore riconoscimento culturale della Slovenia, per la sua attività letteraria e per il contributo nella preservazione della lingua slovena in Italia. “È stato una delle voci poetiche slovene più alte, ha fatto la poesia «onesta» delle piccole cose che sa parlare in maniera universale e dire l’assoluto” ha detto la senatrice Tatjana Roic, esponente della minoranza triestina e allieva del poeta.

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FOTOGRAFIA © MLADINSKA KNJIGA

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DEL MARE

Quando ti addormenti sfinita,
morbida acqua domata
dall’erbe degli argini, quando ti addormenti
con l’ombra di salici severi
e con la fronte profonda sogni il mare
vicino, e un grido di gabbiano
schiumare tra i tuoi gorghi.


Svolgo allora la vela logora di tempo,
aspetto il vento di meridione, aspetto
quello di levante,
accarezzo l’albero morto.
E non c’è vento da settentrione
e non ce n’è di ponente.

Dov’è il mio mare, dove sei,
maledetto vento, urlo
con gola ebbra come i vecchi marinai
cercando all’orizzonte. Vedo
soltanto i tuoi gorghi.
 
Accarezzo l’albero morto.

Squarcio questa vela antica.

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RIMANI

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Recingiti in quella sabbia
sulla riva. Gli scogli
non riconoscano
il tuo passo,
e non si inebrino
col salso d’acqua dei tuoi piedi.

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Ti seppellirò
nelle alghe, nella spuma cieca.
E solitario osserverò
le tue vene blu.
E ti sommergerò
di edera oscura,
che il suo e il tuo sapore
mi stringano la gola.

(da La ragazza dal fiore pervinca, Del Vecchio, 2015)



  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia di frontiera è secondo me una definizione di cui non si può abusare, riferendosi a tutti i poeti la cui opera viene in qualche modo toccata dal confine. Ma se vi convergono passione rivoluzionaria e statura morale, allora certamente si tratta di un contesto di poesia di frontiera..
MIROSLAV KOŠUTA, La ragazza dal fiore pervinca




Miroslav Košuta (Santa Croce, 11 marzo 1936 – Contovello, 1º febbraio 2026), poeta, scrittore e traduttore italiano di lingua slovena. Tra i suoi temi principali Trieste, il paesaggio carsico, il  grande peso storico che grava sulla comunità slovena, l’infanzia e l’amore, con sullo sfondo i temi esistenziali.


martedì 3 febbraio 2026

Testimonianza di un tempo


CESAR SIMÓN

ARCO ROMANO

Sorge in mezzo ai vigneti.
Testimonianza di un tempo, è già il tempo.
Se piove, resta solitario;
e solitario quando il sole scotta.
Divide il mondo in due, insiste e tace,
chiuso, ma aperto all'ermetismo
della domanda che non si estingue.
Ed è troppo da spiegare.
Conclusione? Approccio irrealistico.
L'arco è come me, non finisco mai.
Perché mi sono lanciato contro il cielo come un arco:
dal vuoto al vuoto nella bellezza,
dal nulla al nulla in mezzo alla luce.

(da Smarrimento, 1991)

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L'opera del poeta spagnolo César Simón indaga molto spesso un luogo, partendo da lì per elevare la meditazione e trascendere il sé, che è sì punto centrale, ma diventa insignificante di fronte alla realtà che lo circonda, al vuoto e al nulla che sono contemporaneamente assenza e presenza.

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PIERRE-ANTOINE DEMACHY, "PASTORI TRA LE ROVINE ROMANE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Celebro la mia vita, queste mattine rituali / in cui, con inespressiva trasparenza, / mi considero per quello che sono, un capitale biologico - non più traboccante - / un silenzio traboccante di sensazioni, un'unica sensazione: me stesso.
CESAR SIMÓN, Smarrimento

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César Simón (Valencia, 16 agosto 1932 - 11 dicembre 1997), poeta e scrittore spagnolo. La sua opera appartiene cronologicamente alla cosiddetta "generazione del secondo dopoguerra" e  presenta uno stile di scrittura austero e uno sguardo profondo nell'analizzare ciò che trascende il quotidiano.


lunedì 2 febbraio 2026

La sedia vuota


GEORGIOS DROSINIS

ASPETTANDOTI

Per te ho la sedia vuota vicino a me
e per entrambi il bicchiere pieno.
L'ora della sera risveglia il desiderio;
so che non verrai, eppure ti aspetto.

Se la porta scricchiola nel vento...
se un ramo secco si muove fuori nel giardino...
se il passo di uno sconosciuto passa per strada, — io desidero...
So che non verrai — eppure ti aspetto.

Il giorno si fa buio, freddo e desolato,
la mia candela accesa gocciola lacrime.
E provo la gioia di un martire:
sapere che non verrai, e aspettarti.

(da Idilli, 1884)

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La vana attesa, la lontananza, la separazione dall'amata, il dolore dell'assenza, ma non c'è disperazione in questa poesia di Georgios Drosinis: il poeta greco si crogiola nella malinconia dell'attesa, nella speranza della solitudine.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Hai fede quando ogni tuo sogno / lo accendi sull'altare del voto / e se uno qualsiasi dei tuoi voti è impossibile, /  aspetti che il miracolo accada.
GEORGIOS DROSINIS, Occhi chiusi

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Georgios Drosinis (Atene, 9 dicembre 1858 – 3 gennaio 1951), poeta e letterato greco. Rappresentante, insieme a Kostis Palamas, della cosiddetta nuova scuola ateniese, ne diresse per un decennio (1888-98) l'organo ufficiale, il periodico Hestía. Abbandonò via via la lingua pura in favore di un linguaggio più popolare e trattando in versi di scorrevole facilità argomenti leggiadri ed elegiaci.


domenica 1 febbraio 2026

Poesie per febbraio XII


C'è quel qualcosa in febbraio, quell'ansia di fiorire, quel timido preannunciarsi della primavera: quella dolcezza che Daria Menicanti ritrova in una mattina in cui ravvisa l'alba giungere un po' prima seduta al caffè di un distributore, quel presagio che Ada Negri riconosce nel sole.

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FOTOGRAFIA © MARIYA MUSCHARD/PEXELS

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DARIA MENICANTI

FEBBRAIO

Sull’orizzonte, in mezzo a due cortei
di piante color nembo,
il sole spinge una lama ricurva
di perfetto rubino.
Sono queste,
dopo quel poco inverno,
le prime mattine di luce,
e il loro odore è caffè,
pane di forno,
terra fresca, benzina.
Pinín serve, con gli occhi ancora stretti
e l’automatica grazia,
il primo pieno di normale.

1962

(da Città come, Mondadori, 1964)

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ADA NEGRI

PRESAGIO

Quando avanza il febbraio, e ancor non ride
Primavera, ma più non piange Inverno,
ti trasfiguri; e l'ansia hai della zolla
che si risveglia e riconosce il sole.
Timido è il sole di febbraio, e nudo
come un povero: pur nel suo tepore
ramo di pioppo e ramo di betulla
già crede aver le fronde. E tu con essi
lo credi: già le vedi: in te già senti
gonfiare i bocci che saran domani
roseo di peschi e bianco di ciliegi:
pungere in te già senti anche le spine
del rosaio, vermiglie come il sangue.
O fortunata, se goderti prima
puoi si' gran doni, che nel chiaro aprile
saran di tutti! Gusta in tuo segreto
il sapore di latte delle gemmule
non vive ancora: pratoline e mammole
raccogli fin che non sien nate, e mano
capricciosa le brancichi, e tallone
duro le schiacci!

 
(da Il dono, Mondadori, 1936)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A febbraio, possiamo assaporare le gioie dell'attesa. La primavera è alle porte, con il dito sul chiavistello.
PATIENCE STRONG, La gloria del giardino

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


sabato 31 gennaio 2026

Venus Khoury-Ghata


“Ho lasciato una lingua che abitavo per una lingua che abita me. Guardo il francese, ma lancio uno sguardo all'arabo. Strabismo letterario, bigamia? Sogno di unirli nello stesso stampo, di scrivere il francese da destra a sinistra». Venus Khoury-Ghata, poetessa e scrittrice franco-libanese scomparsa a Parigi il 28 gennaio, rivendicava alla sua francofonia le origini orientali come una vena profonda. Nata in Libano, considerava la letteratura un “passaggio di frontiera a ogni frase”: le sue poesie, scrive Marilyn Hacker, ”esplodono in sequenze narrative riassemblate in un mosaico o in un labirinto in cui lettore, trova il filo di Arianna che le collega”.

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IMMAGINE © TV5MONDE

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COME SCRIVERE UNA POESIA

Invita un uccello sulla tua pagina,
fallo seguire dalla sua ombra
da un albero
e da qualche foglia morta

Chiedi al vento seduto a margine
di soffiare tra le righe
da destra a sinistra
da sinistra a destra
guidandolo in una sarabanda selvaggia
di vocali e consonanti
virgole e punti esclamativi

Aspetta che la tempesta finisca
poi collega l'uccello alla scrittura
la scrittura all'ombra
l'ombra all'albero
che scuoterai vigorosamente
La tua poesia cadrà come un frutto ai tuoi piedi

(da La voce degli alberi, 1999)

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NESSUNO VOLEVA CREDERGLI

Nessuno voleva credergli
al freddo,
le sue parole diventavano pietre

le lanciò nei loro occhi
che si incrinarono come vetri colorati
e poi si svuotarono degli sguardi

lanciate contro un cuore,
le stesse parole gli ritornavano
ma macchiate di sangue.

prese le parole sui palmi,
soffiò sulla carne delle lettere
e, quando aprì le mani per parlare,
ne uscì solo nebbia

(da Chi parla del gelsomino, 1980)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ho conosciuto la povertà e ho conosciuto l'opulenza, e dopo la ricchezza so di essere nel bisogno solo quando non scrivo. Quando non scrivo sono infelice. Alla fine della giornata mi chiedo: cosa hai scritto oggi?
VENUS KHOURY-GHATA, Jacket 2, n. 18 – Agosto 2002

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Venus Khoury-Ghata (Bcharre, Libano, 23 dicembre 1937 – Parigi, 28 gennaio 2026), poetessa e scrittrice franco-libanese. Dopo aver studiato alla Scuola Superiore di Lettere di Beirut, ha lavorato come giornalista e ha ottenuto il riconoscimento per il suo talento di scrittrice quando ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, I volti incompiuti, nel 1966.


venerdì 30 gennaio 2026

Un gatto che dorme


PATRIZIA CAVALLI

UN GATTO CHE DORME IL POMERIGGIO

Un gatto che dorme il pomeriggio
nel larghissimo letto padronale
in un punto qualunque, però comodo,
che si sveglia in un’ora qualunque
perché qualcuno passa e lo carezza,
non si sveglia del tutto né si chiede
chi è che lo carezza, ma si sporge
dal sonno solo un po’
per stirarsi in arrendevole lunghezza
perché duri di più quella carezza.
Forse così potrebbe essere l’amore.

(da Sempre aperto teatro, Einaudi, 1999)

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Nell'abbandono del gatto che dorme, capace di accogliere una carezza senza indagarne l'origine, si riflette l'essenza di un amore purissimo, un dono che non pone quesiti, ma vive della sola, silenziosa estasi del contatto e della tenerezza: così dovrebbe essere l'amore - dice la poetessa Patrizia Cavalli - immerso in un morbido luminoso languore.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma d'amore / non voglio parlare, / l'amore lo voglio / solamente fare.
PATRIZIA CAVALLI, Le mie poesie non cambieranno il mondo

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Patrizia Cavalli (Todi, 17 aprile 1947 – Roma, 21 giugno 2022), poetessa e scrittrice italiana. La sua lirica, limpida e diretta, rivela spesso un'intensa drammaticità. Traduttrice di Shakespeare, ha anche riempito i teatri, dando alla letteratura una dimensione scenica, portando in scena l’amata Emily Dickinson.


giovedì 29 gennaio 2026

Non ho visto Manoa


EUGENIO MONTEJO

MANOA

Non ho visto Manoa, non ho visto le sue torri in aria,
nessuna traccia delle sue pietre.

Ho seguito la processione di ombre illusorie
che ne tracciano le mappe.
Ho attraversato il fiume delle tigri
e il silenzio ribollente nelle paludi.
Non ho visto nulla che assomigliasse a Manoa
o alla sua leggenda.

Ho vagato, assorto, seguendo l'arcobaleno
che curva verso sud e rimane irraggiungibile.
Manoa non era lì, giaceva a leghe di distanza da quei mondi
– sempre più lontana.

Ora stanco di cercare, mi fermo.
Cosa mi importa della scoperta delle sue torri?
Manoa non fu cantata come Troia,
né cadde sotto assedio,
né incise le sue mura con esametri.
Manoa non è un luogo,
ma un sentimento.
A volte, in un volto, in un paesaggio, in una strada,
il suo sole splende all'improvviso.
Ogni donna che amiamo diventa Manoa
senza che ce ne accorgiamo.
Manoa è l'altra luce all'orizzonte;
Chi sogna la intravede, è in cammino,
ma chi ama è già arrivato, già ci vive.
 

(da Tropici assoluti, 1982)

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Il mitico El Dorado è irraggiungibile. Luogo leggendario traboccante di oro e di pietre preziose, fonte di conoscenze esoteriche antichissime. Eppure non è poi così lontano, dice il poeta venezuelano Eugenio Montejo: lo andiamo cercando ovunque, credendolo un luogo fisico, in realtà è un sentimento ed è già nostro, perché è dentro di noi.

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MAPPA DELLA PRESUNTA CITTÀ DI MANOA NOTA ANCHE COME EL DORADO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cos’è la storia, dopotutto? La storia sono fatti che finiscono col diventare leggenda; le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia.
JEAN COCTEAU

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


mercoledì 28 gennaio 2026

Sii completo


FERNANDO PESSOA

PER ESSERE GRANDE, SII INTERO

Per essere grande, sii intero:
niente di te esagera o escludi.
Sii completo in ogni cosa. Poni
quanto sei
nel minimo che fai.
Così in ogni lago la luna intera
splende, perché alta vive.

14-2-1933

(da Odi di Ricardo Reis, 1924 - Traduzione di Pietro Ceccucci)

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È Ricardo Reis a parlare, uno degli eteronimi del poeta portoghese Fernando Pessoa:  ispirato dalla chiarezza, dall'equilibrio e dall'ordine del suo spirito classico greco-latino, cerca di raggiungere la pace e l'equilibrio senza sofferenza, attraverso l'autodisciplina e l'epicureismo. La pienezza esistenziale è dunque il fine cui mirare, accettandosi ed essendo se stessi in ogni cosa.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La vita è un viaggio sperimentale  fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia.
FERNANDO PESSOA, Odi di Ricardo Reis

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Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.


martedì 27 gennaio 2026

Noi superstiti


NELLY SACHS

CORO DEI SUPERSTITI

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

(da Nelle dimore della morte, 1947)

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La poetessa tedesca Nelly Sachs crebbe in una famiglia ebrea progressista e cercò di accedere alla religione originaria della sua famiglia durante anni di minacce esterne e disagio emotivo fondendo il misticismo ebraico con quello di altre religioni. Nel 1940 riuscì a rifugiarsi in Svezia con la madre all’ultimo minuto, imbarcandosi su un aereo per Stoccolma quando già l’ordine di deportazione per le due donne era stato emanato. In Svezia vissero in povertà in un monolocale e Nelly lavorò come lavandaia per contribuire al loro sostentamento. Nel dopoguerra, continuò  a scrivere degli orrori dell'Olocausto in un linguaggio fortemente emotivo, crudo e tuttavia tenero. E questo coro dei sopravvissuti alla Shoah è l’invito a ricordare l’orrore e a considerare la fragilità di chi è riuscito a scamparvi.

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FOTOGRAFIA © TPI

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è una risposta alla domanda del dottore: tutte le Dachau devono rimanere in piedi. Dachau, Belsen, Buchenwald, Auschwitz... tutte devono rimanere in piedi a testimonianza di quando alcuni uomini cercarono di trasformare la terra in un cimitero. Qui volevano seppellire la ragione, la logica, l'intelligenza, la coscienza.[Nel preciso istante in cui dimenticheremo, in cui non saremo più perseguitati da questo spettro diventeremo dei becchini. Su tutto questo dobbiamo soffermarci con il ricordo.
ROD SERLING, Ai confini della realtà, Stagione 3, episodio 9

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Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970), poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura.  Nelle sue poesie si fondono il destino personale e quello del popolo di Israele, ossessivamente evocati tramite un linguaggio immaginifico che si fonda su tradizioni antiche personalmente recuperate.


lunedì 26 gennaio 2026

Centenario di José María Valverde


José María Valverde, poeta spagnolo, nasceva il 26 gennaio di cento anni fa. Appartenne a una particolare corrente dell'esistenzialismo cristiano, la poesia sradicata". Alle prime poesie dai temi religiosi introdusse nuovi soggetti, sempre più umani, tanto da essere definito un marxista cristiano, con visioni affini a quelle della Teologia della Liberazione. La sua poetica umanista e intimista è caratterizzata da uno stile semplice e mai retorico, alla ricerca dell'essenzialità del linguaggio.

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FOTOGRAFIA © ELISA CABOT

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PREGHIERA PER NOI POETI

Signore, che darai in premio a noi poeti?
Ché nulla abbiamo noi, neanche la nostra vita,
messaggeri di cose il cui senso ignoriamo.
Il nostro corpo è arso da una fiamma celeste;
guardiamo, sì, ma solo per tramutarlo in voce.

Neppure il fiore d’una siepe possiamo cogliere
perché sia nostro, solamente nostro,
né adagiarci tranquilli tra le cose
senza pensare, lieti della loro presenza.
Non sapremo che siano veramente i meriggi,
liberata dal nostro rovello la bellezza
pura che li riveste, né che cosa è una donna
nei cui profondi boschi occorre entrare muti.
Tu non ci dai il mondo affinché ne godiamo,
ce lo affidi affinché lo mutiamo in parola.
Ma quando ha ricevuto grazie a noi la sua voce
ne rimaniamo orfani, solo l’anima grande…

Lo sai che se la vita risuona è opera nostra
come grazie alle pietre suona il vetro del fiume.
Tu non hai fatto il mondo perché cada nel cupo
silenzio frettoloso degli uomini che penano
e lo vivono solo, senza mai contemplarlo…
Perciò ci hai collocati all’orlo della via
con la sola missione di gridare ammirati.
In noi trova riposo la fretta degli umani.
Non ci fossimo noi, quale lo scopo
delle vane e mirabili cose che Dio ha create,
dei tramonti vermigli, di alberi senza frutti,
di tanti fiori e uccelli che vagano trillando?
Non ci siamo che noi a sentire il tuo dono
e ti diciamo grazie con estatiche grida.
Tu sorridi, Signore, ti senti ripagato.

Da te solo può nascere quanto così ci esalta.
Solo chi ci ha creati può in tal modo annientarci
abbracciati da un fuoco magnifico e crudele.

Se hai cura degli uccelli che dicono il tuo nome,
nella morte abbi cura dei nostri cuori stanchi
e dà loro la pace che non ebbero in vita,
cancella dalla mente il pensiero assillante.
In te ci darai alfine il tutto che cerchiamo
e ci darai noi stessi, giacché infine ti avremo
solamente per noi e non più per cantarti.

(da Uomo di Dio, 1946 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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RITRATTO DI UNA RAGAZZA MESSICANA

Ci osservava parlare, e i suoi occhi
scuri da cerbiatta, dolci e lenti,
scrutavano saggiamente da lontano
le nostre parole, un gioco gentile.

A volte sorrideva alla luce,
come se non sentisse, ma percepisse,
come una bambina che vede il colore
di ciò che viene detto, senza capire.

Ci guardava con il suo sorriso,
rispondendo con il suo sguardo immobile,
che cercava cose pure;
occhi che brancolavano, occhi ciechi.

La forma grave delle sue labbra
non era un gesto; era il letto asciutto
di secoli di dolore baciato,
di secoli di cupo silenzio.

(da L'attesa, 1949)

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Un’altra poesia di José María Valverde sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto ciò che avevo una volta / lo porto, inconsapevolmente, con me – / ciò che è mio  scorre nel mio sangue, / mescolato a ciò che è estraneo – / come il viaggiatore conserva / la presenza della strada  / nella luce del suo sguardo, / nell'ampiezza del suo respiro, /  e in un piccolo fiore /che ha colto, distrattamente, / e che, entrando nella casa / dei suoi genitori, posa / da qualche parte, perché diventi / aria nell'aria familiare...
JOSÉ MARÍA VALVERDE, L’attesa

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José María jose_maria_valverdeValverde Pacheco (Valencia de Alcántara, 26 gennaio 1926 – Barcellona, 6 giugno 1996), poeta, linguista, traduttore, saggista e critico letterario spagnolo. Lettore di spagnolo dell'Università di Roma nel 1949, fu poi professore di estetica all'Università di Barcellona e di Letteratura spagnola all'Università della Virginia, e a Trent, In Canada


domenica 25 gennaio 2026

Non so che dire al giorno


JOSÉ EMILIO PACHECO

DOMANI

Oggi già se n'è andato
All'improvviso è domani.
E non so che dire
al giorno senza precedenti che mi interroga
e non mi riconosce.

(da La sabbia errante, 1999)

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Il poeta messicano José Emilio Pacheco riflette sul passaggio incessante del tempo e sulla sua natura fugace: il presente svanisce rapidamente in un futuro incerto, nel divenire eracliteo in cui l'individuo si sente disorientato dall'inesorabile marcia dei giorni e dalla costruzione del futuro.

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IMMAGINE © WALLPAPERS.COM

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Mentre aspettavo, il giorno si fece notte. / E non ho mai imparato / a camminare nelle tenebre.
JOSÉ EMILIO PACHECO, La sabbia errante

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José Emilio Pacheco Berny (Città del Messico, 30 giugno 1939 - 26 gennaio 2014), scrittore, poeta, saggista e traduttore messicano. Fu parte integrante della Generazione dei ‘50. La sua poesia concentra l’attenzione sulla storia, sulla ciclicità del tempo, sull’universo dell’infanzia e sulla vita nel mondo moderno.


sabato 24 gennaio 2026

Il giorno che hai perso


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

IL GIORNO CHE HAI PERSO

Il giorno che hai perso
non lo riavrai mai più.
Il mondo è andato avanti
sei rimasto indietro.
Hai le mani vuote
e gli occhi vuoti
seduto al parco
su una panchina
osservi una formica
ma anche lei è impegnata, quindi se ne va.
Sei stato lasciato solo
non c'è nessuno intorno a te.

(da Leggi della natura, 2006)

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C'è un bel racconto di Dino Buzzati, intitolato  "I giorni perduti", in cui un uomo vede un fattorino caricare una scatola presa da casa sua e lo segue in auto finché lo vede scaricarla in un dirupo dove ve ne sono ammassate altre migliaia. Stupito, chiede cosa contengano le casse, e ottiene questa risposta: "I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?". La stessa traccia svolta dallo scrittore e poeta polacco Ryszard Kapuściński: una riflessione malinconica sulla temporalità, la perdita e la solitudine.

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JAMES COATES, "UOMO SULLA PANCHINA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse la cosa più grande / si esprime con il silenzio.
RYSZARD KAPUŚCIŃSKI, Leggi della natura

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Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.


venerdì 23 gennaio 2026

Le cose più belle


MARIO PAOLETTI

INVENTARIO

Le grandi navi a vela,
un cavallo che galoppa lungo la spiaggia,
il sonno dei bambini e dei gatti,
un treno di quelli che eruttavano fumo,
Charlot che si mangia i lacci delle scarpe
in "La febbre dell'oro",
il legno e la pietra intagliati,
una giovane donna, nuda, di spalle,
Sono le cose più belle che conosco.

(da Inventario, 1990)

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Ognuno di noi ha un inventario di memorie e di emozioni, magari immotivati, magari semplicemente legati all'infanzia o all'adolescenza: quelle cose che ci piace vedere e toccare o semplicemente ricordare, come in questa lista del poeta argentino Mario Paoletti.

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FRANKS FRANKEN IL GIOVANE, "GABINETTO DI UN COLLEZIONISTA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'arte è proprio questo: dare nuove versioni di vecchi temi.
MARIO PAOLETTI, El Imparcial, 17 maggio 2013

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Mario Paoletti (Buenos Aires, 20 giugno 1940 – Toledo, Spagna, 14 novembre 2020),  scrittore, giornalista e studioso di letteratura argentino. Tra le sue opere più note si ricordano la "Trilogia argentina" e significativi studi su Mario Benedetti e Jorge Luis Borges.


giovedì 22 gennaio 2026

La goccia d’acqua


CECILIA MEIRELES

EPIGRAMMA N. 5

Amo la goccia d'acqua che sta in equilibrio
sulla foglia piatta, tremando al vento.

Nell'oceano d'aria, l'intero universo vibra in segreto,
e permane nel suo isolamento.

Il suo semplice cristallo contiene la forma, nell'istante incerto:
pronto a cadere, pronto a restare – limpido, preciso.

E la foglia è un piccolo deserto
per l'immensità dell'atto.

(da Viaggio, 1939)

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Questo epigramma racchiude quello che fu il senso dell'intera poetica di Cecilia Meireles: la poetessa brasiliana ha inseguito "l'istante eterno", il momento del perfetto equilibrio nell'incostanza, l'istante d'estasi che resiste a ogni pressione esterna. E cosa può rappresentarlo più della goccia d'acqua immobile su una foglia ma pronta a cadere al primo movimento?

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FOTOGRAFIA © ICON0/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Canto perché esiste l'istante / e la mia vita è completa. / Non sono allegra né triste: /  Sono poeta.
CECILIA MEIRELES, Viaggio

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Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964), poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Appartenne alla fase spiritualista del Modernismo brasiliano. Risaltano particolarmente nella sua poesia la tecnica e la ricchezza umana.


mercoledì 21 gennaio 2026

Una rana


RAFAEL CADENAS

NON DISDEGNARE NULLA

Non disdegnare nulla.
Una rana diede a Bashō
la sua poesia migliore.

(da Lettera aperta, 2012)

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"Diretto, lucido, vivo, contundente": Joaquin Marta Sosa definisce così il verso di Rafael Cadenas, poeta venezuelano che ha la tendenza all'aforistico, all'essenziale. Non potevano quindi che piacergli gli haiku, la loro attenzione al dettaglio, all'esiguità che racchiude in sé la bellezza e il mistero del mondo. La poesia citata di Bashō ("Vecchio stagno / una rana si tuffa / un suono d'acqua") rappresenta appunto questo stato di illuminazione sorto da un evento apparentemente insignificante. Quella "sconfitta del sé", quella "umiliazione dell'io" è la via che porta alla poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse il segreto della pace è lì, tra le righe, come un bagliore senza nome.
RAFAEL CADENAS, False manovre

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Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


martedì 20 gennaio 2026

Danzatrice


PIERO BIGONGIARI

TU RESTA, DANZATRICE

L’astro che ti corruppe nel silenzio
il grido, dal ciglio delle pensées,
delirante attentato fece eterno
un canto d’usignoli. E dal perduto
nostro muro notturno empì un nitrito
di cavalle.

                   Perdesti a un gesto calle
d’avorio che la notte aveva chieste.
Calpestavi i tuoi sandali. Finestre
di fuoco arderono sui tuoi capelli
dilatati le parole più vere.

(Tu resta, danzatrice,
a commentare in segreto.)

(da La figlia di Babilonia, 1942)

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Una donna al ballo, diventa quasi una Cenerentola nel dialogo poetico con Piero Bigongiari, "sul filo di un discorso che mentre si sviluppa e procede, pur continuamente elude alla perentorietà del proprio esito, ne capovolge il senso, lo protrae oltre il limite di un significato nell'immagine della sua labilità" come scrive Maria Carla Papini.

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MARK SPAIN, "DANZA DI FLAMENCO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto al di là di quello che è stato, / l’amore che ha parlato / ha le stesse parole in bocca / a pronunciare il suo più alto discorso, / quello della sua stessa indifferenza.
PIERO BIGONGIARI, Rogo

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Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.