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lunedì 13 aprile 2026

Un sogno più vivido


TOMAS TRANSTRÖMER

MISTERO PER LA STRADA

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
Ma non si svegliò.
Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti.
D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti -
Un museo di farfalle.
Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

(da 17 poemi, 1954)

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Tomas Tranströmer, premio Nobel per la letteratura nel 2011, è un maestro nel catturare la soglia tra la dimensione quotidiana e quella metafisica: il risveglio è rappresentato come uno scontro tra la vastità del subconscio e la realtà fisica. L'uomo che si sveglia è come un viaggiatore che rientra, portandosi  ancora addosso i riflessi di ciò che ha visto nel sogno.

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FOTOGRAFIA © KRISTIN VOGT/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In sogno scesi in un fosforescente bacino sotterraneo, / una messa fluttuante. / Che forte nostalgia! Che speranza idiota!
TOMAS TRANSTRÖMER, Poesia dal silenzio

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Tomas Tranströmer (Stoccolma, 15 aprile 1931 – 26 marzo 2015), scrittore, poeta e traduttore svedese, Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà". La sua opera è posta tra Modernismo, Espressionismo e Surrealismo.


domenica 12 aprile 2026

L’amore lontano


LAMBROS PORFIRAS

ANEMONI NEL VENTO, 1

L'Amore lontano si era posato sul pioppo,
nascosto tra le foglie argentee della primavera,
ma senza dubbio gli uccellini lo avevano percepito
e intonavano canti così dolci e cristallini.

E un uccellino impazzì per il suo grande amore
e sulla vetta più alta, sulla punta di un ramo,
si mise in equilibrio, cantando, e cadde, finché non rimase
lì, dove a malapena si fermano le lacrime di rugiada.

(da Ombre, 1920)

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Un amore migratore, fermo a riposare su un ramo prima di raggiungere l'anima cui è destinato. Eppure l'amore, in questa favola simbolista del poeta greco Lambros Porfiras, non può essere nascosto, non può rimanere celato nell'ombra, segreto. Si manifesta comunque.

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CLAUDE MONET, "PIOPPI SULL'ORLO DELL'EPTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Agli alberi, che nella pianura piangono rauchi l'oscurità, / porta una nuova risata, alle loro foglie appena spuntate. / Nella ruota del cielo la luce della sera, / e a me un piccolo nido di rondini a casa.
LAMBROS PORFIRAS, Ombre

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Lambros Porfiras (pseudonimo di Dimitrios Sypsomos (Kardamyla Chio, 1879 - Atene, 3 dicembre 1932), poeta greco.  Uomo malinconico e solitario, cantò nelle sue poesie l'amore, il mare e la natura greca, le taverne e le cose umili. Simbolista, utilizzò però un linguaggio semplice e musicale, dolce e armonico.


sabato 11 aprile 2026

Giochi d’amore


GIÒRGOS SARANDÀRIS

PASSEGGIATA NEL PRESENTE

Giochi d’amore
baci e baci
seni di ragazze di donne
gigli e rose

La mia memoria sente una carezza
levo gli occhi
abbandono le mani
nell’acqua più pura

salgo su un monte celeste
(guardo un mare
che si accorge di me)
giungo alla cima
cielo insperato
e incontro le nuvole

e in mezzo alle nuvole i miei anni
intatti

(da Poeti greci del Novecento, Meridiani Mondadori, 2010 - Traduzione di Filippomaria Pontani)

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Il poeta greco Giòrgos Saràndaris è acrobata sul filo della memoria: gioca con il tempo e il ricordo, si abbandona come un naufrago in quel mare di Grecia fino a incontrare l'innocenza e l'eros della giovinezza - richiamano le ragazze dei lirici greci antichi - per poi ritornare al colle del presente, all'altezza divenuta lontananza da quel tempo ricordato ma non perduto né dimenticato.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I ricordi non sono solo suoni e immagini. Sono qualcosa che va ben oltre tutto ciò.
HIDEO KOJIMA, Metal Gear Solid

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul, 20 aprile 1908 – Atene, 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


venerdì 10 aprile 2026

La neve degli ippocastani


LALLA ROMANO

LA NEVE DEGLI IPPOCASTANI

La neve degli ippocastani intride
la sabbia dei viali
odorano di miele i tigli
e tu non sei qui
né altrove
sei la nube laggiù
rossa di lampi

(da Giovane è il tempo, Einaudi, 1974)

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È aprile: gli ippocastani fioriscono e i loro grappoli riversano fiori sui viali e nei giardini dove già si diffonde il profumo forte dei fiori dei tigli. Lalla Romano avverte il contrasto tra questo momento di rinascita e quello dell'amore lontano.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non chiedere / profumo di fiore / quando io posso darti / frutti d’autunno.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


giovedì 9 aprile 2026

Alla deriva


HUGO WILLIAMS

MAREE

La sera avanza, poi si ritira di nuovo
Lasciando le nostre tazze e i nostri libri come isole sul pavimento.
Stiamo andando alla deriva, io e te,
Lontani l'uno dall'altro come i giovani eroi
Di questi due romanzi che abbiamo appena posato.
Perché questa è la felicità: vagare da soli
Circondati dalla stessa luna, le cui maree ci ricordano noi stessi,
Le nostre distanze e ciò che ci siamo lasciati alle spalle.
La lampada lasciata accesa, le tende che lasciano entrare la luce.
Queste cose erano promesse. Senza dubbio ci torneremo.

(da Love-Life, 1979)

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Il poeta inglese Hugo Williams con il suo classico tono minimalista usa la metafora del movimento dell'oceano per esplorare la distanza emotiva in una relazione che, proprio come le maree, stagna e risale continuamente. L'intimità è sostituita da una solitudine condivisa ma separata, eppure lascia aperto lo spiraglio alla speranza.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E così piangi per lei, e la poesia cade sulla pagina / Come se sapesse da sempre che ciò che facciamo di noi stessi lo prendiamo / Dal cuore degli altri.
HUGO WILLIAMS, Love-Life

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Hugh Anthony Mordaunt Vyner Williams (Windsor, 20 febbraio 1942), poeta, giornalista e scrittore di viaggi inglese. Ha ricevuto il Premio T.S. Eliot nel 1999 e la Medaglia d'Oro della Regina per la Poesia nel 2004. Il suo stile si è evoluto allontanandosi dalla "parsimonia lirica in stile recensione" mentre i suoi argomenti sono diventati di natura più personale e intima.


mercoledì 8 aprile 2026

Josep Piera


Il giorno di Pasqua è morto a Gandia il poeta spagnolo Josep Piera. Entrato in contatto a Valencia con il movimento letterario noto come Generazione del '70, ne fu una figura di spicco. La sua produzione letteraria si sviluppa attraverso narrazioni autobiografiche, ispirate dai numerosi viaggi nel Mediterraneo e dalla terra dove:  fece della letteratura la ragione della sua vita personale e collettiva, trasformando il territorio in cui risiedeva in uno dei motivi centrali della sua opera: i monti del Safor, il Cingle Verd e la valle della Drova, divennero uno scenario mitico. Instancabile sostenitore della lingua e della cultura valenciana, lascia anche ampie traduzioni dall’arabo e dall’italiano.

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FOTOGRAFIA © SEGRE

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LA POESIA

Non sono voci celestiali che da lontano
ci parlano internamente. Sono voci amate.
Voci interiori, voci distanti, voci che dicono
una strada che nessuno sa dove porta.

Ci sono voci che sono fanali in un vicolo buio,
mentre altre sono brusii di lontananze.
Ci sono voci che ci tramutano in parole.
Voci taciute, voci assenti, voci silenzi.

La poesia sono voci trasformate in suoni
che dicono da dove veniamo, dove andiamo e chi siamo.

(da Nel nome del mare, 1999 – Traduzione di Francesco Ardolino)

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NON SO PIÙ SCRIVERE POESIE D’AMORE

Non so più scrivere poesie d'amore
come quelle, appassionate, che da giovane
dedicavo a nessuno; a nessuno, o al desiderio
di qualcuno senza nome. Non a te.
Forse gli anni mi hanno reso più modesto
o forse è il desiderio che non trova le parole
per dire ciò che si prova quando ti avvicini a me
a poco a poco, e ti vedo arrivare con gioia
mentre ti aspetto. Non so dirti che ti amo,
che ti sogno da sveglio e ti ho nei miei sogni,
che nel desiderio e nell'estasi ti amo.
Che nel delirio ti ho e ti vedo arrivare.
Che mi sento tutto tuo, legato a te, corpo
e volontà, pelle a pelle, anima.
Dico che sei il mare dove navigo,
e ciò che voglio dire è appena accennato:
la gioia, la luce, il vino, il bel viaggio...
Ma non dico la paura del naufrago solo,
labbra di sale, sporche di alghe e doloranti,
bruciate dal sole sulla spiaggia deserta.
Non parlo di lutto, né di solitudine,
né della paura di perderti. Non questo.
A te, che ho amato così tanto.
A te, amato vulcano di fiamma viva.
A te, isola nel cielo e luna nel mare.
A te, cenere ardente e lava gelida.
A te canto ora, solo a te.

(da Nel nome del mare, 1999)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia: parole / trasformate in musica che emoziona. / Poesia: una partitura / di parole che il lettore interpreta.
JOSEP PIERA, Il tempo ritrovato

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Josep Piera i Rubió (Beniopa, 30 maggio 1947 - Gandia, 5 aprile 2026), poeta scrittore spagnolo in lingua catalana. Punto di riferimento per la letteratura valenciana del XX secolo, con stile narrativo intimo, ha narrato dei suoi numerosi viaggi nel Mediterraneo e dei paesaggi della Drova, dove trascorse le estati dell’infanzia e dove visse dal 1974.


martedì 7 aprile 2026

Andremo a Trouville


ANNA MONTERO

I GABBIANI E IL TEMPO

a Marguerite Duras, in memoriam

La vecchia signora sogna a Trouville.
Su uno sfondo di gabbiani scuri,
sogna: "Ero bellissima".
E tutte le parole sono bellissime
ora che sono state dette.
Cala la notte a Trouville,
dove non siamo mai stati,
e vedo gli uccelli di salnitro
e il mare molto triste.
Cala la notte a Trouville
e tutte le parole
che sono state dette
sono il nostro passato.
Andremo a Trouville
e vedremo i gabbiani scuri
e gli uccelli di salnitro
come pietre di un altro mondo.
E sapremo che il tempo
abita le parole
che lo dicono.

(da Come se tornassi dal nulla, 1999)

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La poetessa catalana Anna Montero scrive in versi un omaggio a Marguerite Duras ed evoca l'immaginario di Trouville-sur-Mer, il buen retiro della scrittrice francese sulla costa normanna, un paesaggio fisicamente sconosciuto che però diventa reale attraverso la memoria e l'immaginazione. Là sarà possibile scoprire che il linguaggio è l'unico strumento capace di fissare il passato e dare significato all'esistenza.

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"LES ROCHES NOIR" A TROUVILLE-SUR-MER - FOTOGRAFIA DA PINTEREST
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è. 
MARGUERITE DURAS, L'amante

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Anna Montero Bosch (Logroño, 3 dicembre 1954), poetessa e traduttrice catalana. La sua produzione è stata classificata come "poesia pura e insinuante, dal tono dolce e dall'atmosfera delicata", che si compone di "brevi poesie che ci parlano di amore, poesia e sogni, sempre con un tono esistenziale che riflette l'angoscia di la mancanza di senso e il vuoto del mondo".


ROCHES NOIR" A TROUVILLE-SUR-MER - FOTOGRAFIA DA PINTEREST

lunedì 6 aprile 2026

Nanni Cagnone


Il Comune di Bomarzo ha annunciato la scomparsa alla soglia degli 87 anni, il 3 aprile, del poeta Nanni Cagnone, che ivi era residente. Voce visionaria della poesia contemporanea,  intendeva la versificazione come “pausa tra noi e il mondo”. Le sue opere più che temi hanno sentimenti: “M’appassiono a tutto ciò ch’è vivente, diffido della cultura, non posso evitare i ricordi, odio le ingiustizie, prediligo le amicizie, temo il nostro avvenire, spero ancora (disperatamente) in una possibile fraternità”.

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FOTOGRAFIA  PINO USICCO

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PERCHÉ È CHIARO, NON VIENE SEGUITO

perché è chiaro, non viene seguìto
nel più ampio destino nel presente,
tazza preparata da un’arsura
posandosi qui dove rovina.
perché chiaro, oppresso denso,
riunito nella forma di lambire
chiede difficilmente
il molto reciso.
esita se non attende,
quello che involve.

(da Andatura, 1979)

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CREPUSCOLO, ULTIME

Crepuscolo, ultime
disposizioni del giorno.
In lontananza,
su compenetrati dormienti,
turgidamente aurora.
Ma volge ogni cosa
al buio, tra luce e luce
disegni oscuri,
per un tratto siamo illesi
poi si sfalda la mente,
broncio e vertigini
nel sonno, i risvegli
dicono soltanto
sono le nove,
questa mela è matura.

(da Tornare altrove, La Finestra, 2016)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia è agire inoltre, oltre quel che si riesce a pensare.
NANNI CAGNONE

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Nanni Cagnone (Carcare, 10 aprile 1939 – Bomarzo, 3 aprile 2026), poeta e scrittore italiano. Le sue opere sono caratterizzate da una densa e nitida meditazione, in cui mitologia e modernità, critica e sentimento si comprimono entro una ripresa ontologica di particolare intensità.


domenica 5 aprile 2026

La nostra Pasqua


CARLO BETOCCHI

PER PASQUA: AUGURI A UN POETA

a Giorgio Caproni

Giorgio, quante croci sui monti, quante,
fatte d’un po’ di tutto, di filagne
che inclinate si spaccano, di scarti,
 
ma croci che respirano nell’aria,
in vetta alle colline, dove i poveri
hanno anch’essi un colore d’azzurro,

la simile cred’io l’ebbe Gesù,
non già di prima scelta, rimediata
tra’ rimasugli d’un antro artigiano,

commessa con cavicchi raccattati,
eppure estrosa, ed alta, ed indomabile
e tentennante com’è la miseria:

ecco la nostra Pasqua onde ti manda
il mio libero cuore quest’auguri
pensando che non è per l’occasione

ma per quella di sempre, che si salva
dalle occasioni, del cuor che non soffre
che del non amare, e sempre sta in croce

con un cartiglio fradicio che in vetta
dice: È un poveraccio, questi che vuole
ciò che il mondo non vuole, solo amore.


(da L’estate di San Martino, Mondadori, 1961)

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Carlo Betocchi in occasione della Pasqua invia una lirica colloquiale all'amico  poeta Giorgio Caproni: una poesia incentrata sulla sacralità delle croci povere e umili sui monti. Betocchi le paragona alla povertà della croce di Cristo, per lui cristiano simbolo di un amore autentico e della condivisione del dolore umano.

Buona Pasqua, lettori del Canto delle Sirene!

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FOTOGRAFIA © DAVID/FLICKR

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La Pasqua è la celebrazione di un mondo che si risveglia. Insieme ad essa, riscoprendo il significato di concentrazione e speranza, cambiamo noi stessi. Traiamo forza, gioia, gentilezza e fiducia gli uni negli altri. Possa la Pasqua, piena di speranza, unire tutti, darci la forza di andare avanti e rafforzare l'unità e l'amore per il prossimo!
DALIA GRYBAUSKAITÉ

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Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


sabato 4 aprile 2026

Cucù, cucù


KIRMEN URIBE

IL CUCULO

Sentì il cuculo per la prima volta all'inizio di aprile.
Forse perché era irrequieto,
forse per quella sua mania di ordinare il caos,
volle indovinare quali note cantasse.

Il pomeriggio dopo, eccolo lì nel bosco,
con un diapason, in attesa che cantasse.
Il diapason non mentiva:
Si-Sol erano le note del cuculo.

La scoperta divenne nota ovunque;
tutti volevano verificare se il cuculo
cantasse davvero quelle note.
Ma i risultati non coincidevano.
Ognuno rivendicava la propria verità.
Alcuni dicevano che fossero Fa-Re, altri Mi-Do.
Non riuscivano a mettersi d'accordo.

Nel frattempo, il cuculo continuava a cantare nel bosco.
Non Si-Sol, non Fa-Re, non Mi-Do.
Proprio come mille anni prima,
il cuculo cantava: cucù, cucù.

(da Nel frattempo, prendimi la mano, 2007)

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Il canto del cuculo annuncia la primavera. Generalmente compare in aprile, quando ritorna per deporre le uova nei nidi di altri uccelli dopo aver svernato in Africa. Quel segnale di primavera serve al poeta basco Kirmen Uribe per costruire un apologo dove si confrontano uomo e natura, la necessità scientifica di catalogare tutto  - "mania" - in contrasto con la semplice poesia della bellezza.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E ora sento di nuovo la sua voce, / E il suo messaggio è ancora di pace, / Canta di un amore che non cesserà, / Per me non canta mai invano.
FREDERICK LOCKER-LAMPSON, Poesie

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Kirmen Uribe Urbieta (Ondarroa, 5 ottobre 1970), scrittore e poeta spagnolo. Basco, vive a New York. Il suo lavoro trascende i confini e intreccia storie personali e collettive. Attraverso la poesia e la narrativa , esplora temi di identità, migrazione e memoria, reinventando forme letterarie da una prospettiva umanista.


venerdì 3 aprile 2026

Innalzato sulla croce


JOSÉ WATANABE

LA CROCIFISSIONE

Innalzato sulla croce, figlio mio,
ti ergi sempre più eretto: il tuo capo, ferito dalle spine,
tocca ora le nubi più alte.

Non posso raggiungerti, non posso
chiudere la tua ferita con la mia mano,
e la sostanza dorata
che il Padre ti ha dato
continua a lasciarti attraverso la lancia.
I profumi
della tua nascita sono tornati nell'aria. Oh, figlio mio,
crocifisso dall'eternità,
il tuo sangue cade
e brucia la terra
e brucia i secoli. Il tempo dei poveri
e il tempo dei re,
con ogni loro ora,
giacciono prostrati, ardenti ai tuoi piedi.

Domani tutto sarà nuovo,
tranne questo infinito dolore. E non c'è consolazione,
solo una domanda che grido,
  e forse tu mi rimproveri:

era necessario
che la carne della mia carne
fosse data come alleanza
tra la terra ingrata e il cielo?

 
(da Abitò tra noi, 2002)

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Il poeta peruviano José Watanabe, che in Abitò tra noi  reinterpreta i passaggi della vita di Gesù attraverso una lente profondamente umana, carnale e materiale, si concentra sulla  sofferenza fisica della crocifissione. Cristo è visto come un uomo che soffre e la sua sofferenza umana emerge attraverso la voce e il dolore straziante di Maria, che osserva il figlio sulla croce e si interroga sulla necessità di quel sacrificio estremo.

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GIOTTO, "LA CROCIFISSIONE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se le avessero detto che stringeva / a sé l'intero mondo e la sua Storia / non l'avrebbe capito. Erano solo / un figlio con sua madre.
MARIA LUISA SPAZIANI, I fasti dell'ortica

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José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


giovedì 2 aprile 2026

Al bancone del bar


CHARLES SIMIĆ

PERSONE CHE PRANZANO

Persone che pranzano
e pensano a ogni boccone,
o almeno così sembra, sedute
al bancone del bar, addentando
enormi panini, masticando
e riflettendo attentamente prima di bere
un altro piccolo sorso delle loro bevande.

Il cameriere dai capelli castani
che prende le ordinazioni si è fermato a riflettere,
la matita appoggiata sul taccuino,
il ragazzo con il berretto da baseball blu
e la donna con gli occhiali da sole
sono completamente sconcertati
mentre mescolano e mescolano i loro caffè.

Se alzassero lo sguardo, potrebbero vedere
Socrate in persona chino sulla griglia
con un grembiule bianco macchiato e un cappello
fatto con il giornale del giorno prima
che gira filosoficamente una frittata
in una piccola padella bruciacchiata.

(da Picnic notturno, 2001)

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"Osservare le persone è la mia occupazione preferita e non c'è posto migliore per farlo di un ristorante quando si sta cenando" dichiarò in un'intervista il poeta serbo naturalizzato statunitense Charles Simić. Qui lo fa a pranzo in una di quelle tavole calde che abbiamo imparato a conoscere seguendo i film e le serie americane, e lo fa con un occhio ironico ma al contempo sensibile, leggendo la quotidianità attraverso piccoli dettagli.

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IMMAGINE DI THIAGO APTREVITA ELABORATA CON FILTRO IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di solito vediamo poco di ciò che ci circonda. Una buona poesia ci restituisce la vista e l'udito. Questo è, in effetti, uno dei meriti della poesia.
CHARLES SIMIĆ, Terrain.org, 22 agosto 2008

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Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938 – Dover, New Hampshire, 9 gennaio 2023), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia.


mercoledì 1 aprile 2026

Poesie per aprile XII


La dolcezza di aprile, quella che “genera lillà” e “confonde memoria e desiderio risvegliando le radici sopite” secondo la lezione di Eliot, è stupore, gioia e meraviglia per Diego Valeri, Quella stessa dolcezza, evocata dal profumo mellifero dei fiori di robinia, è invece fonte di memoria per un altro poeta, Giancarlo Consonni, che in essa ritrova il sapore dell’infanzia.

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FOTOGRAFIA  GREAT PLAINS NURSERY

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DIEGO VALERI

APRILE

Per sapere la gioia dell’aprile,
bisogna, amici, uscir per i sobborghi,
mirare il cielo, le vie dorate e gli orti,
e i colli che traspaiono laggiù.

Serenità divina! azzurro e azzurro! …
I carrettieri passano cantando;
si rincorrono i bimbi strepitando;
Stan sull’uscio le donne a comarò.

Una gallina ci attraversa il passo,
e becca ai nostri piedi un verme rosso;
gli anitroccoli biondi accanto al fosso
si spulciano con gaia alacrità…

Prime foglie tremanti su la rama
nuda, o lucenti sulla terra bruna!
Si vorrebbe baciarle ad una ad una,
piangendo di dolcezza e di bontà.

Ecco un pèsco fiorito, più soave
di soave fanciulla adolescente,
ecco un ciliegio più forte e splendente
dell’uomo arriso dalla gioventù.

Una distesa d’orti. In primo piano:
selvette d’insalata ricciolina,
viali d’aglio, qualche testolina
di fagiolo che spunta a far cucù;

dietro: tappeti di varia verdura
distesi in simmetria, tende pezzate,
molli trapunte scure fiocchettate
di verze gialle e cavolfiori blu;

nello sfondo: robinie che la guazza
ha ingioiellato di puri diamanti,
un filare di pioppi palpitanti…
e il cielo azzurro… la serenità!

Si va col passo dei conquistatori,
col cuore acceso nell’aperta mano.
Vogliam gettarlo, amici, al ciel lontano,
o al balcone che primo s’aprirà?

(da Terzo tempo, Mondadori, 1950)

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GIANCARLO CONSONNI

ROBINIA PSEUDOACACIA

Nel mezzo di ogni aprile
quando in piazza del Suffragio
passo sotto le acacie
in fiore chiudo gli occhi
e cammino accanto
ai boschetti di robinia
della mia infanzia.

Il profumo è lo stesso,
signore dello spazio
come in quei sentieri.

(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

D'aprile / l'aria si fa appena calda. / Pare una guancia.
VALERIO MAGRELLI, Nature e venature

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Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni. La sua poesia si distingue per una ricerca di purezza, semplicità e armonia, ispirata dalle piccole cose.


Giancarlo Consonni (Merate, 14 gennaio 1943 – Milano, 13 febbraio 2026), poeta, urbanista e storico dell'architettura italiano. Ha pubblicato raccolte di poesie sia nel dialetto di Verderio (Lecco) – Lumbardia (1983), Viridarium (1987) e Vûs (1997) – sia in italiano: In breve volo (1994), Luì (2003), Filovia (2016).


martedì 31 marzo 2026

Prima del sorgere del sole


DONALDAS KAJOKAS

L’ISTANTE PRIMA DEL SORGERE DEL SOLE

l’istante prima del sorgere del sole, probabilmente appartiene a Dio
fanno un sussulto giunchi e pesci attraverso la foschia trasuda un pigro
sonno un muggito del bue nel prato vaporoso dietro la palude
dicono preghiere i draghi con strette le manine rosee

(da All’asinello sordo, Effigie, 2018 - Traduzione di Jurga Po Alessi)

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Il poeta lituano Donaldas Kajokas nelle sue poesie racconta la vitalità della tradizione orale e del folklore, con una leggerezza data dalla meraviglia davanti al mondo:  In questi versi ricrea l’atmosfera sospesa e sognante, il momento intimo e quasi mistico del primo bagliore dell’alba. La natura si risveglia tra foschia e suoni sommessi, trasmettendo un senso di pace e di attesa.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Solo per coloro per i quali la poesia non è più l’unica cosa, essa diventa l’unica cosa.
DONALDAS KAJOKAS, Nebbia piovosa sul monte Lu

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Donaldas Kajokas (Prienai, 13 giugno 1953), poeta e scrittore lituano. Le sue raccolte, ispirate dal folklore, sviluppano le tradizioni poetiche occidentali e orientali. Le poesie sono generalmente brevi, meditative e riflettono l'armonia del mondo, tipica della poetica dell'haiku e del rubaiyat.


lunedì 30 marzo 2026

Sulla polvere


RABINDRANATH TAGORE

ORME EVANESCENTI

Un movimento incessante
fluisce dall'alba al tramonto
gruppi di  pellegrini
con abiti diversi
camminano, chi piange, chi ride,
vogliono lasciare il loro nome
sulla polvere della terra,
ma quando sarà trascorso il giorno
le loro impronte voleranno via
insieme alla polvere.

(da Gitanjali, 1912)

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La poetica di Rabindranath Tagore è ben rappresentata da questi versi: l'esistenza vi appare come un flusso continuo di energia vitale e spirituale che non conosce interruzioni: quello scorrere di pellegrini verso il tempio si cancella ogni notte per rinnovarsi al mattino.

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FOTOGRAFIA © MICHELE SCARAMUZZI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tu mi hai fatto senza fine / come hai voluto. / Tu continui a vuotare / questo fragile vaso / e sempre lo riempi di nuova vita.
RABINDRANATH TAGORE, Gitanjali

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Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


domenica 29 marzo 2026

Voglio essere un canto


GABRIEL CELAYA

BUONGIORNO

Sono le dieci del mattino.
Ho fatto colazione con del succo d'arancia
e mi sono vestito di bianco.
E sono andato a fare una passeggiata, senza fare niente,
parlando per il gusto di parlare,
pensando senza pensare, felice, salvo.

Che commozione gioiosa!
Ciao, tamarindo!
Cosa hai portato con la brezza oggi?
Ciao, piccolo cardellino!
Buongiorno, buongiorno.
Annuncia con il tuo canto come è semplice la felicità.

Respiro lentamente, molto lentamente,
assaporando ciò che sto facendo,
sentendomi vivo in ogni fibra,
in ogni cellula che esplode,
nella punta stessa del capello più sottile.
Buongiorno, buongiorno!

L'immediato esalta. Io non sono io, eppure esisto,
e il mondo esterno esiste,
ed è bello, ed è semplice.
Ehi, tu, vermetto! Parlo anche a te.
Buongiorno, buongiorno!
Anche tu sei reale. E per questo ti glorifico.

Saluto il candore
che il gladiolo ha inventato senza sapere di farlo.
Saluto la nuda
vibrazione dei pioppi snelli.
Saluto il grande blu come un'esplosione immobile.
Saluto, morto il sé, la nuova vita.

Tra gli alberi, contemplo
il mattino, la beatitudine, l'incredibile evidenza.
Dov'è il suo segreto?
La bellezza della totalità!
Per gli altri, negli altri, per tutti, vuoto,
sorrido, sospeso.

Mi vergogno a pensare a quanto ho assecondato
i miei dolori personali, la mia esistenza spettrale,
il mio cuore ostinato e spaventato,
quando contemplo questa breve e pura gloria presente.
Oggi voglio essere un canto,
un canto elevato al di sopra di me stesso.

Come tremano le piccole foglie nuove,
le foglie verdi, le foglie selvatiche!
Una a una sussurrano
un segreto che poi diventerà una vasta distesa di fogliame.
Nessuno è nessuno: un mormorio
corre di bocca in bocca.

Quando un poeta canta come cantano le foglie,
non è un uomo a parlare.
Quando un poeta canta, non si esprime.
La sua gioia è più che umana,
e si rivela nel suo silenzio.
Capite cosa intendo quando vi dico buongiorno.

(da Pace e concerto, 1953)


"Tutto vale la pena. / (...) / È una miseria; non significa nulla; / ma il mio sangue risuona: vivo, sono felice" scrive in una raccolta del 1947 il poeta spagnolo Gabriel Celaya: è quella felicità di nulla, quella gioiosa accettazione del momento che caratterizza gran parte della sua poetica. È quell'accontentarsi di ciò che si ha e che si è, è la consapevolezza della bellezza dell'attimo. E se è un'assolata mattina di primavera, tanto meglio....

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HEINZ SCHOLNHAMMER, "MAGIA DI PRIMAVERA"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Per l'aria, per il mare, per il vento / per il mio amore, per - che so io? - / perché la vita si allarga ed è sempre diversa / (...) /  Per questo e per altri dettagli vale la pena vivere.
GABRIEL CELAYA, Operazioni poetiche

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Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta, noto come Gabriel Celaya (Hernani, 18 marzo 1911 – Madrid, 18 aprile 1991), poeta spagnolo della generazione letteraria del dopoguerra. Fu uno dei più importanti rappresentanti di quella che veniva chiamata "poesia impegnata" o poesia sociale.


sabato 28 marzo 2026

Una cantata per corno


CONCHA MÉNDEZ

AUTOMOBILE

Automobile
Una cantata per corno.
Lucciola attraverso la strada buia.
Occhi che brillano nella notte fredda.
Rettile cittadino che striscia rapidamente.

(da Inquietudini, 1926)

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L'enfasi modernista del progresso tecnologico permea gran parte della prima produzione della poetessa spagnola Concha Méndez: "Ho assistito alla nascita di tutte le invenzioni del secolo. Sono nata al centro della modernità, delle canzoni, dei mezzi di trasporto, della velocità, del volo. Le mie prime poesie sono piene di queste cose: i clamori della modernità, dei piloti, degli aerei, dei motori, delle eliche, delle telecomunicazioni". L'automobile viene dipinta attraverso quattro immagini significative che rappresentano l'acustica dei clacson, la luminosità dei fari e la velocità della scocca metallica.

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IMMAGINE © THE GRAND REVIEW

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nessun'altra invenzione ha modificato così tanto e in un sol colpo la vita dell'umanità.
LUCIANO GIANFRANCESCHI, Il Monello, n. 17, 1975

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


venerdì 27 marzo 2026

Centenario di Frank O’Hara


Frank O'Hara, che nacque a Baltimora il 27 marzo di cento anni fa, è il poeta dell'immediatezza: le sue opere sono un esuberante miscuglio di citazioni, pettegolezzi, numeri di telefono, spot pubblicitari: qualsiasi frammento di esperienza che trovasse interessante.  Le sue poesie sembrano conversazioni interrotte, scritte velocemente su tovaglioli o su fogli sparsi durante la pausa pranzo (da cui il titolo della sua raccolta più famosa, Lunch Poems). La sua poetica, definita "personismo" sosteneva che la poesia dovesse essere "tra due persone, non tra due pagine". Morì a 40 anni, travolto da una jeep sulla spiaggia di Fire Island  dopo che il taxi su cui viaggiava con un gruppo di amici si era guastato.

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FOTOGRAFIA © THE LEGACY PROJECT

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POESIA (CERTI GIORNI MI SENTO...)

Certi giorni mi sento come se emanassi una polvere finissima
come quella attribuita a Pilade nella famosa
Chronica nera aeropagitica quando fu scoperto
E questo perché un archeologo
è entrato nella camera più intima del mio cuore
e ha rovistato tra le carte su cui c'era scritto il tuo nome.
Non mi piace che quello sconosciuto starnutisca sul nostro amore.

(1960)

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OGGI

Oh! canguri, paillettes, bibite al cioccolato!
Sei davvero bellissima! Perle,
armoniche, giuggiole, aspirine! tutte
le cose di cui hanno sempre parlato

riescono ancora a rendere una poesia una sorpresa!
Queste cose ci accompagnano ogni giorno,
persino sulle teste di ponte e sui catafalchi.
Hanno un significato. Sono forti come rocce
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(1950)

(da Le poesie complete di Frank O'Hara, 1971)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

E / abbracciate sempre le cose, le persone, la terra, / il cielo, le stelle, come faccio io, liberamente e con / il giusto senso dello spazio.
FRANK O'HARA, Le poesie complete di Frank O'Hara

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Francis Russell O'Hara, detto Frank (Baltimora, Maryland, 27 marzo 1926 – Mastic Beach, New York, 25 luglio 1966),  poeta e scrittore statunitense. Traeva ispirazione dall'ambiente urbano per rappresentare la propria esperienza personale nella sua poesia. Fu uno dei principali esponenti della Scuola di New York e del Personismo.


giovedì 26 marzo 2026

Antoni Marí


Antoni Marí, poeta delle Isole Baleari, è morto lo scorso lunedì a Barcellona. La sua opera è una costante riflessione sulla ricerca del sé attraverso il tempo, sulla creazione artistica, sulla soggettività e sul ruolo dell'individuo nella modernità. In tutto ciò emerge una continua ricerca del bello che rende la poesia un’indagine conoscitiva più che un semplice esercizio lirico, cercando di dare voce a ciò che è universale attraverso il particolare.

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IL VENTO HA PORTATO VIA IL PROFUMO E IL RUMORE

Il vento ha portato via il profumo e il rumore
del mare, dirigendosi verso il cielo.
Ha portato via i colori della notte
e la distesa di sole che riempiva lo sguardo.
Ha portato via l'ascia di luce
che apriva le ferite nel mare.
Ha strappato le frecce marine
e ha coperto l'erba di brividi.

Non c'è posto per noi qui.

(da Il deserto, 1997)

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NON PENSAVO DI POTER TORNARE INDIETRO

Non pensavo di poter tornare indietro.
Non pensavo di poter mai più rivedere questi campi, dove
regnano la solitudine e l'abbandono,
né queste piccole colline che digradano
verso il mare, né quest'aria immobile,
che sembra fermare ogni cosa,
ora che tutti sono a letto e dormono.

Non credevo che avrei mai
più rivisto questa luce che dà corpo
all'ombra e, alla chiarezza, stupore.
E credevo che non avrei mai più saputo
che la quiete che ci libera
e il silenzio che ci nutre
non sono la quiete o il silenzio della morte,
né il luogo del rimpianto,
né la paura di chi sa di essere solo
in mezzo alla stranezza del mondo.

Non pensavo di poter mai
più sentire che tutto è e che tutto ciò che è vero
si rivela in ciò che è
se ci si avvicina e nulla lo accompagna.
Non pensavo di poter mai
più rimanere immobile, circondato
dall'oscurità e dall'ombra di questa nuvola
che oscura ogni cosa e ci abbaglia.

Non credevo di poter tornare in questo deserto
che l'anima ha creato a nostra immagine.
Non credevo di poter mai più tornare,
né di essere l'unico
a farlo.

(da Trittico di Jondal, 2003)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Io sono ciò che non so di essere. Io sono tutto ciò che non so.
ANTONI MARÍ, Entspringen

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Antoni Marí i Muñoz (Ibiza, 1944 – Barcellona, ​​23 marzo 2026), poeta e saggista spagnolo. La sua poetica si fonda su una profonda riflessione filosofica che unisce il Romanticismo tedesco alla modernità, esplorando il confine tra pensiero e creazione artistica.


mercoledì 25 marzo 2026

Centenario di Jaime Sabines


Jaime Sabines, poeta messicano di cui ricorre oggi il centenario della nascita, considerava funzione del poeta quella di essere "testimone dell'umanità": non un essere illuminato rinchiuso in una torre d'avorio dunque, ma un cronista emozionale dell'esistenza; la poesia è quindi un destino inevitabile e un modo per registrare la verità dell'essere. Per questo Sabines usa un linguaggio semplice e diretto, in grado di esplorare le profondità della condizione umana e di entrare in consonanza con l'uomo comune.

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HORAL

Il mare si misura con le onde, il cielo con le ali,
noi con le lacrime.

L'aria riposa sulle foglie,
l'acqua negli occhi,
noi nel nulla.

Sembra che sali e soli,
noi e il nulla...

(da Horal, 1950)

NOTA: Horal è un neologismo coniato da Sabines: aggiunge il suffisso aggettivale al sostantivo “hora”. In italiano si potrebbe tradurre con “orale”, ma l’effetto sarebbe vanificato dal fatto che il termine già esiste con diversa accezione.

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SOLO NEI SOGNI

Solo nei sogni,
solo nel mondo dei sogni ti trovo,
in certi momenti, quando chiudo le porte
dietro di me.
Con quanto disprezzo ho guardato coloro che sognano,
e ora sono imprigionato dal suo incantesimo,
preso nella sua rete!
Con quale morbosa gioia ti porto
nella casa abbandonata, e ti amo mille volte
nello stesso modo diverso!
Quei luoghi che tu ed io conosciamo
ci aspettano ogni notte
come un vecchio letto,
e ci sono cose nell'oscurità che ci sorridono.
Mi piace raccontarti le stesse vecchie cose,
e le mie mani adorano i tuoi capelli,
e ti tengo stretta, a poco a poco, fino al mio sangue.
Piccola e dolce, ti aggrappi al mio abbraccio,
e con la mano sulla tua bocca, ti cerco e ti cerco.
A volte ricordo. A volte
solo il mio corpo stanco me lo dice.
Nell'alba crudele stai svanendo,
e tra le mie braccia rimane solo la tua ombra.

(da Nuovi conteggi poetici, 1977)

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Altre poesie di Jaime Sabines sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Più che una vocazione, la poesia è un destino. È per il cinquanta o il sessanta per cento mestiere, rigore, disciplina. Il resto è ciò che una volta si chiamava ispirazione, anche se oggi non è un termine molto diffuso. Alcuni preferiscono parlare di subconscio o di qualche altro termine della psicologia moderna. Ma si riferisce alla stessa cosa: la facilità con cui le poesie nascono al poeta, come qualcosa di naturale.
JAIME SABINES,  Personajes y Escenarios, Canal 22, 25 ottobre 1996

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Jaime Sabines Gutiérrez (Tuxtla Gutiérrez, 25 marzo 1926 – Città del Messico, 19 marzo 1999),  poeta e politico messicano. Noto come “cecchino della letteratura”, la sua poesia tendeva a trasformare la letteratura in realtà. I suoi scritti si basavano sulla sua presenza in vari luoghi quotidiani.


martedì 24 marzo 2026

La luna è nuda


LANGSTON HUGHES

LUNA DI MARZO

La luna è nuda.
Il vento ha spogliato la luna.
Il vento ha soffiato via tutti gli abiti nuvolosi
Dal corpo della luna
E ora è nuda,
Completamente nuda.

Ma perché non arrossisci,
O luna sfacciata?
Non lo sai?
Non è bello essere nudi.

(da The Weary Blues, 1926)

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Il poeta statunitense Langston Hughes usa l'ironia per spezzare le convenzioni sociali sulla sessualità femminile - e questo, cento anni fa, nel 1926! - collegandole alle questioni del potere e della disuguaglianza. La "vergogna" è quella che reprime l'espressione sessuale, spirituale e intellettuale restringendo i desideri delle donne. E tutto questo guardando la bellezza della luna piena di primavera. Audre Lorde, poetessa neozelandese, commentando questi versi, scrisse che "dobbiamo contrastare questa forza che sale dai nostri pensieri più profondi e irrazionali".

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FOTOGRAFIA © DAVID BESH/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ci sono persone che non amano la nudità al punto che trovano qualcosa di indecente anche nella nuda verità. 
FRANCIS HERBERT BRADLEY, Aforismi

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James Mercer Langston Hughes (Joplin, Missouri, 1º febbraio 1902 – New York, 22 maggio 1967), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense. Si affermò come uno dei migliori poeti della tradizione popolare. È noto soprattutto per i suoi ritratti penetranti e vivaci della vita degli afroamericani negli Stati Uniti, dagli Anni Venti agli Anni Sessanta.