giovedì 19 novembre 2015

Con dolcezza implacabile

 

PABLO NERUDA

SE TU MI DIMENTICHI

Voglio che tu sappia
una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

(Si tú me olvidas, da I versi del capitano, 1952 – Traduzione di Giuseppe Bellini)

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Nel novembre del 1951 il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973), scampato all’arresto in patria, è esule a Ginevra e si ritaglia una settimana da trascorrere a Nyon, all’Hotel du Lac. Con lui c’è la musa del momento, Matilde Urrutia, la fisioterapista conosciuta in Messico quando ebbe una flebite: è una situazione complicata, in quanto Neruda è sposato da otto anni con Delia Del Carril, una donna argentina, che in quei giorni ha lasciato nella casa di Ginevra. Ne nasce, tra le altre dei Versi del capitano, questa poesia, che è una gelosissima dichiarazione d’intenti, una richiesta di esclusività che comunque farà breccia, visto che don Pablo l’anno seguente viaggerà in Italia con Matilde e, tornato in patria e separatosi dalla seconda moglie, vivrà con lei e la sposerà nel 1966.

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Neruda e Matilde

PABLO NERUDA E MATILDE URRUTIA – FOTOGRAFIA © FUNDACIÓN NERUDA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ahi il nostro amore è una corda dura / che ci lega ferendoci / e se vogliamo / uscire dalla nostra ferita, / separarci, / ci stringe un nuovo nodo e ci condanna / a dissanguarci e a bruciarci insieme.
PABLO NERUDA, I versi del capitano

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