domenica 13 settembre 2015

Un valzer di Šostakovič

 

ADAM ZAGAJEWSKI

VALZER

Sono così sgargianti i giorni, così chiari,
che la polvere bianca della disattenzione
copre persino le rare esili palme.
Le serpi scivolano silenziose nelle vigne,
ma alla sera il mare si fa cupo e i gabbiani
sospesi nell’aria si muovono appena,
punteggiatura di un più alto scritto.
Sulle tue labbra una goccia di vino.
Le montagne calcaree all’orizzonte si dissolvono
lente mentre una stella appare.
La notte, in piazza, un’orchestra di marinai
in uniformi bianche immacolate
suona un valzer di Šostakovič; piangono
i bimbi, come se intuissero
di cosa parla quella musica allegra.
Siamo stati rinchiusi nella scatola del mondo.
L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

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C’è soprattutto un’atmosfera in questa poesia, come in molte altre di Adam Zagajewski (Leopoli, 1945), poeta polacco nato in Ucraina: un’estate che finisce, una notte ancora bella con le nuvole che si gonfiano sul mare mentre si sorseggia un calice di vino al tavolino di un caffè in piazza. Il valzer di Šostakovič che si riversa nell’aria con il suo ritmo ispira al poeta meditazioni sulla vita e sull’amore.

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Antonov

FOTOGRAFIA © MLADEN ANTONOV/GETTY IMAGES/AFP

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LA FRASE DEL GIORNO
L’esuberanza del mondo / lascia spesso impotenti, /  siamo in grado di distinguere /  pochi frammenti, / piccoli brandelli
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ADAM ZAGAJEWSKI, Solidarność i samotność

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