venerdì 18 settembre 2015

Un colore azzurro

 

GIOVANNI QUESSEPQuessep

EPIFANIA DELL’AZZURRO

C’è un colore azzurro dietro la casa,
ma non sai più da dove sia venuto:
Da una barca ricoperta di viole
o dal mandorlo che si apre come una colombaia.

Allora non sai più da dove è venuto tutto,
chi fece il volo degli uccelli
o i sogni della bella addormentata,
chi ti guarda nascosto dietro la memoria?

Nel colore ti avvicini all’origine
di ciò che ha perso le orme,
esci nel cortile e tocchi la sua epifania
che ti sale nelle mani come la prima volta.

(da Muerte de Merlín, 1985 – Traduzione di Martha Canfield)

.

Che cosa c’è nello stupore, nella meraviglia che si prova improvvisamente davanti a un colore del cielo o a uno spettacolo della natura? Che cosa c’è in questa sorta di sinestesia nella quale talora incappiamo? Poesia? Sintonia con l’universo e con il suo lato arcano e misterioso? Apertura di una parte segreta di noi, del nostro inconscio? Succede raramente certo, ma anche in questo sta la bellezza della manifestazione descritta dal poeta colombiano Giovanni Quessep (San Onofre, 1939).

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Cirigliano

LARRY CIRIGLIANO, “MEDITERRANEAN FANTASY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Un giorno non è stato forse nostro / il mare, il suo ciclo di labbra e di uccelli, / il suo complesso amore, il ritmo eterno / della sua discordia?
GIOVANNI QUESSEP, El ser no es una fábula

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