sabato 5 aprile 2014

Come una moneta scaduta

 

ALBERTO BEVILACQUA

L’ADDIO

Addio. Ti abbraccio perché non ti vedo
che a tentoni, accecato
dai tuoi stessi occhi in me conficcati
per cui non so
se sia mio o tuo questo piangere:
amati giorni
che non ci hanno ricambiato l’amore
e sono
una frattura indicibile: i denti
stringono un grido, il pugno
anche più forte stringe
l’indimenticabile carezza che ti davo
come una moneta scaduta
…per un amore così breve perché,
mio Dio,
questa notte eterna e il filo che traluce
sulla remota ferrovia d’illuminati
treni che ormai corrono nel nulla?

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1996)

.

Le poesie di Alberto Bevilacqua (1934-2013) hanno sempre un sottofondo carnale, di desiderio puro. In questo caso i versi si tingono anche di una sottile amarezza, quella di un amore che, come succede, finisce.  E quella “notte eterna” riporta alla memoria quell’altra notte del Carme V di Catullo: “I giorni che muoiono possono tornare, / ma se questa nostra breve luce muore / noi dormiremo un'unica notte senza fine”. Rimane il sapore di quel buio, alla fine, di quel “nulla” che chiude la poesia.

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aldoshin

MICHAEL ALDOSHIN, “FAREWELL AT STATION TRAIN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore, il gioco / – aspetta, abbi pazienza – / sta per ricominciare: nessuna / assenza, manchi solo tu, / cosa vuoi / che sia, un’inezia.
ALBERTO BEVILACQUA, Il corpo desiderato

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