domenica 22 agosto 2010

I giorni che hai perso

 

DINO BUZZATI 

I GIORNI PERDUTI

 

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese:

- Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò e sorrise:

- Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai? Sono i giorni.

- Che giorni?

- I giorni tuoi.

- I miei giorni?

- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.

C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duck, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

- Signore! - gridò Kazirra. - Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico, almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi, e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.

(da “Solitudini”, in “Le notti difficili”, Mondadori, 1971)

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Non si può prescindere dal nostro passato: ogni tanto arriva un giorno che ci chiede conto. E come lo racconta bene Dino Buzzati in questo breve testo! Ogni giorno una cassa, ogni giorno archiviato e messo via, perduto. E noi che li abbiamo vissuti così, senza pensarci, comprendiamo allora che avremmo potuto o dovuto agire diversamente, che ormai non si può più tornare indietro e che al bivio abbiamo imboccato una strada a senso unico. O come Ernest Kazirra abbiamo privilegiato l’avidità, il lavoro, l’egoismo a scapito dell’amore, dell’amicizia, dei nostri cari. E alla fine rischiamo di scoprire che le nostre disavventure sono l’effetto dei nostri comportamenti irresponsabili.

Una piccola domanda: chi è l’uomo che guida il camion e scarica le casse? Dio? La coscienza? Il tempo?

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 image

Disegno di Dino Buzzati

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LA FRASE DEL GIORNO
I giorni passavano come ombre / i minuti rotolavano come stelle.
EDGAR LEE MASTERS, Antologia di Spoon River

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...molto profondo questo racconto.
...grazie.

...penso che l'Uomo della cassa...????

...forse dipende dal proprio vissuto e dal proprio "credo"...e penso che sia intercambiabile a seconda del contenuto della cassa....comunque la coscienza è sempre presente se si "sente"...qualcosa....perchè abbiamo ...cioè ...dovremmo avere dei sentimenti.
ciao Vania

DR ha detto...

Li ho indicati tutti e tre perché ritengo che l'uomo che scarica le casse possa incarnare tutte queste entità. Buzzati aveva l'ossessione del tempo: molti suoi racconti sono incentrati su di esso...

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