sabato 20 giugno 2009

Felicità o non infelicità?

“La felicità può anche essere un surrogato, la felicità esiste forse solo come surrogato, felicità, sempre un surrogato di felicità, a strati successivi”. Così scrive il Premio Nobel tedesco Gunter Grass nel suo capolavoro, “Il tamburo di latta”. Ovvero, come diceva Giacomo Leopardi “La mancanza d'infelicità è già felicità”.

Assume forme mitiche invece per Gesualdo Bufalino, nel “Malpensante”: “La felicità esiste, ne ho sentito parlare”. Una possibilità che invece Anton Cechov, nell’amarissimo dramma “Tre sorelle”, nega: “La felicità non possiamo averla, non esiste: la desideriamo soltanto”. Più pragmatico e caustico in “Misalliance” il commediografo irlandese George Bernard Shaw: “Il segreto per essere infelice è avere abbastanza tempo per preoccuparsi se si è felici o no”.

Felicità, questo Eldorado mistico cui tutti ambiamo, che forse un giorno abbiamo provato, che forse un giorno proveremo, in cui forse siamo immersi e neanche lo sappiamo… Nella Costituzione degli Stati Uniti è espressamente indicata la sua ricerca come valore fondante. Non è piacere, non è assenza di dolore, non è utopia o illusione: è felicità, un misto di desiderio e di benessere, uno stato in cui vorremmo essere perennemente immersi come in una piacevole vasca termale…

 

Fotografia da “From where I sit”

 

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LA FRASE DEL GIORNO
La felicità è come la salute: se non te ne accorgi, vuol dire che c’è.
IVAN TURGENEV

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