domenica 2 marzo 2008

Mimnermo

Il mito e l’epos si affacciano nella poesia di Mimnermo, elegiaco greco del VII secolo avanti Cristo, soprattutto - sembra - nelle perdute “Smirneide” e “Nanno”. Ma dal centinaio di versi che hanno passato i secoli di lui ci possiamo fare l’idea di un Leopardi ionico: traspare infatti un pessimismo legato al passare del tempo, allo sfiorire della giovinezza, all’avvicinarsi della vecchiaia.
La sua ricerca è quella del godimento degli avari fiori della gioventù, lontano però dal “carpe idem” oraziano: sullo sfondo rimane sempre l’ombra incombente delle Parche. Celeberrimo è il paragone della vita umana alla caducità delle foglie: in definitiva l’edonismo si fonde nell’angoscia in una trama fitta, formando così il tessuto delle sue liriche.

*

Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell'età
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dee ci stanno sempre al fianco,
l'una con il segno della grave vecchiaia
e l'altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d'un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.

Traduzione: Salvatore Quasimodo

*

Uno è splendido: passa la stagione, e non l’onorano
e non l’amano più nemmeno i figli
.


Traduzione: Filippo Maria Pontani

*

È, gioventù preziosa. come un sogno
precario. Incombe subito, alta sul capo, lei,
quella vecchiezza squallida e sinistra
che fa l’uomo aborrito e senza pregio e scuro:
una fascia che sconcia gli occhi e l’anima.


Traduzione: Filippo Maria Pontani



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LA FRASE DEL GIORNO
Un secondo è un secolo in miniatura.
RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA, Mille e una greguería

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