martedì 30 ottobre 2012

Un segno che segna se stesso

 

LUCIANO ERBA

L’IPPOPOTAMO

Forse la galleria che si apre
l’ippopotamo nel folto della giungla
per arrivare al fiume, ai curvi pascoli
di foglie nate a forma di cuore

forse il varco tra alberi e liane
gli ostacoli divelti, le improvvise
irruzioni d’azzurro nelle tenebre
su un umido scempio di orchidee

forse questo e qualsiasi tracciato
come a Parigi la Neuilly-Vincennes
o l’umile infiorata di Genzano

o un canale di Marte, altro non sono
che eventi privi d’ombra e di riflesso
soltanto un segno che segna se stesso

(da L’ippopotamo, Einaudi, 1989)

.

Le tracce che registriamo nel mondo – il solco lasciato da un ippopotamo di tre tonnellate che corre ad abbeverarsi svellendo piante nella giungla, la linea metropolitana parigina, l’effimera e popolare “infiorata” di Genzano, addirittura i canali di Marte visti dai telescopi – non sono che segni di se stessi, non rivestono il significato metafisico o filosofico che magari siamo tentati di attribuire loro. Ma, attenzione, neppure questo è certo, ci dice il poeta milanese Luciano Erba (1922-2010): il dubbio, che è base della saggezza, affiora in quei ripetuti forse. Quello che conta è l’interrogarsi.

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FOTOGRAFIA © SERGIO PITAMITZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta la moderna concezione del mondo si fonda sull’illusione che le cosiddette leggi naturali siano le spiegazioni dei fenomeni naturali.
LUDWIG WITTGENSTEIN, Tractatus logico-philosophicus

2 commenti:

Vania ha detto...

..avevo letto questa poesia e l'avevo trovata "scialba/banale"...con la tua spiegazione ha acquistato il giusto "suono".

...interessante...."forse"...non erano solo parole/segni.

ciaoo Vania

DR ha detto...

sì, è una poesia in cui leggere tra le righe

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