domenica 26 aprile 2009

Nelson Cenci


L’altra sera ho conosciuto Nelson Cenci, il “tenente Cenci” di cui narra nel “Sergente nella neve” Mario Rigoni Stern: “Aveva una tana tutta bianca scavata nel gesso (…) sorridente, mi aspettava in piedi nella divisa pulita e con il passamontagna bianco risvoltato intorno al capo…”
Il Professor Cenci, animo di poeta, un arzillo sorridente novantenne dai lunghi capelli bianchi e dai modi gentili, ha raccontato come è ritornato dalla campagna di Russia nel gennaio 1943: “Ritorno” è il titolo del libro memoriale su quel periodo, che ha pubblicato nel 1981. “Ritorno”, come l’Odissea, come l’Anabasi di Senofonte.
Sentirlo parlare era ben diverso che leggere testi sull’argomento: era la Storia con la S maiuscola che si manifestava, i campi di girasole della campagna ucraina, il freddo impossibile della lunga marcia nella steppa, 400 km percorsi in dieci giorni con temperature di -40°.
Animo di poeta, ho scritto sopra: Nelson Cenci è autore di raffinate e commoventi poesie che rivelano la sua sensibilità e un’abitudine con il dolore derivata sia dalla tragica esperienza della ritirata sia dalla professione di medico esercitata per anni in ospedale. Ne propongo qualcuna:

da “QUANDO SCENDE LA SERA” (2004)

RIMANETE FRATELLI
II silenzio di ombre che copre la notte
accompagna lo spegnersi di ogni stella
nel chiarore dell'alba.
Ignote voci si odono nel bosco di ulivi
dove ribollì la terra e si aprì la vita.
E' tempo di amari ricordi
con allora presagi di sventura.
Mentre questo accade
un velo di lacrime mi copre l'anima.
Rimanete Fratelli sui gialli campi
di girasoli, ora ridestati a nuova vita,
ad ascoltare la nostra preghiera.

.
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CIELO DI PIOGGIA SUL MARE
La voce quieta del mare
in questo cielo oscurato
da nuvole di pioggia
ti porta lontane memorie
e meno triste appare
il buio della sera.

.
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Il Don, oggi – Fotografia: Alpini in Carnia

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LA FRASE DEL GIORNO
Solo chi ha sopportato le miserie e le angosce di una guerra, solo chi ne ha vissuto il dolore e le privazioni ed ha visto questa umanità sconvolta, indifesa, sperduta cercare disperatamente conforto, solo chi ha sofferto tutto questo, meglio di ogni altro può indicare quali siano le vie dell'altru­ismo, della fratellanza, della pacifica convivenza perché qua­lunque sia la fede, che ci guida, qualunque il pensiero, il volto, la stirpe dalla quale discendiamo, siamo, in questa microsco­pica parte dell'universo, accomunati in un unico, uguale destino.
NELSON CENCI, Prefazione a “Ritorno”

6 commenti:

lucianabianchicavalleri.com ha detto...

...da brivido, in tutti i sensi,
non soltanto per i - 40 gradi...

luciana - comoinpoesia

DR ha detto...

Ero vicino alle lacrime nel sentire raccontare quello che un ragazzo di 23 anni e tanti come lui hanno dovuto sopportare - male equipaggiati e inviati in un luogo non adatto alla preparazione: i monti del Caucaso, dove erano destinati, sembrano essere per Nelson come la balena bianca del capitano Achab. Penso che ai giovani di oggi farebbe molto bene sentire queste storie, invece li nutriamo a grandi fratelli e scuole di ballo... Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

la belle auberge ha detto...

Caro Daniele, come sempre venire a leggerti è motivo di riflessione e gratitudine. Sono queste le persone che andrebbero indicate ad esempio; purtroppo, ben altri personaggi vengono esaltati sulle prime pagine dei quotidiani e in tv.
un abbraccio a te e a luciana

eugenia

DR ha detto...

Eugenia, sottoscrivo al 100% il tuo punto di vista: sono i cattivi maestri a fare cattiva la società, quelli buoni vengono confinati in nicchie troppo anguste, come i santi.

giuseppe russso ha detto...

Avevo 18 anni e la lettura del "sergente nella neve" di Stern segnò in modo positivo ed indelebile il resto della mia esistenza. Cenci, il tenente, di quella storia, sfila in questo momento a Latina portando un Gonfalone onusto di gloria come lui. Grazie.

DR ha detto...

Ti ringrazio, Giuseppe. "Il sergente nella neve" è una delle mie letture "formative" e l'ho letto anch'io intorno ai 16-17 anni. Cenci l'ho visto a Latina, verso le 9.30, appena sono entrato nella zona della sfilata. Era commovente vederlo portare il Labaro pieno di medaglie con quel cappello frusto che ne ha viste tante. Latina è stata l'ennesima tappa delle emozioni che un'Adunata sa dare.

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