Il poeta è colui che osserva, che guarda il mondo scorrergli davanti: anche quando entra nella scena, lo fa come se si guardasse da fuori o dall'alto, da un punto di vista privilegiato. Mi sovvengono i versi di Guido Gozzano, dai "Colloqui": "Non vivo. Solo, gelido, in disparte / sorrido e guardo vivere me stesso". E anche una sua frase da "Madre d'oltre alpe", racconto inserito in "L'ultima traccia": "Il destino offre anche in provincia figure e situazioni singolari, tragiche, striduli, interessanti per chi assiste alla vita con occhi saggi e contemplativi, come ad una cosa inventata".
Il poeta come osservatore, quindi. È quello che trovo in un sonetto del cubano Alexis Diaz Pimienta, nato all'Avana nel 1966:
NELLA PISCINA DELL'HOTEL SIVIGLIA
Quella ragazza dalla pelle scura,
quella che bacia e abbraccia lo straniero,
con le sue trecce false, Cuba pura
che scola birra Hatuey e usa sincera
accento, gergo e arti di terra dura,
l'arrangiarsi di poveri quartieri;
quella ragazza con la vita tesa
come un violino in preda ai desideri;
quella ragazza con la notte accesa
su tutto il corpo, che tiene distesa
tutta quell'ombra sul sole d'Europa;
quella ragazza ignora che io esisto,
che le scrivo un sonetto e che la vesto
di versi in rima, mentre lui la spoglia.
Eccolo dunque, il poeta: immaginiamolo seduto a un tavolino di quell'Hotel Siviglia, a Cuba, con una birra e un taccuino davanti. Osserva, perché è questo che fanno i poeti: osserva e ha un'intuizione, la poesia gli si presenta sotto forma di emozione, di sentimento. È la dolcezza con la quale vuole rivestire una povera ragazza cubana che si prostituisce con gli europei per sfuggire alla povertà. È quel senso di non poter cambiare le cose, di dover semplicemente osservare e raccontare: è tutto quello che il poeta può fare, comunicare quell'emozione, dire a noi europei con una sottile indignazione che non possiamo cambiare la vita di quella ragazza in questo modo. Osservare e riferire...

La piscina dell'Hotel Siviglia all'Avana
(Fotografia: Magitel Voyages)
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LA FRASE DEL GIORNO
Io non vivo la vita, l'osservo.
GUIDO GOZZANO, L'altare del passato
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