giovedì 18 settembre 2008

León Felipe


Il 18 settembre di quarant'anni fa, a Città del Messico, moriva il poeta spagnolo León Felipe. Impossibile catalogarlo nei movimenti letterari dell'epoca: era un ribelle che sfuggiva ad ogni tipo di classificazione. Quando dopo la guerra di Spagna sbocciò la poesia catalana di Jiménez e Antonio Machado, León Felipe si trovava esule in Messico. Il suo spirito inquieto lo aveva portato là, come era stato prima a Fernando Poo, in Guinea, e come sarà poi a New York, a Panama e in America Latina. Un viandante, insomma, come recitano del resto i titoli di due sue raccolte di poesie, "Versi e orazioni di un viandante". Un uomo in cammino che osserva il mondo con cui è a contatto (León Felipe svolse in Spagna la professione di farmacista e all'estero fu insegnante) e che ama percorrerne le strade polverose.

La sua poesia spoglia trasferisce nei versi il dramma dell'uomo e della sua religiosità contrastata con passione vibrante ma anche con un tono dimesso e colloquiale proprio mentre nel mondo strepitano il Dadaismo e il Surrealismo. Non è dimessa invece l'invettiva, la denuncia sociale che si riversa in un grido, come nel poema di guerra "L'insegna", letto al Coliseum di Barcellona nel 1937, o in satira sociale quando si trova in America a fronteggiare la nuova mentalità borghese all'avvento degli elettrodomestici e del consumismo.

Appassionato di teatro sin dall'adolescenza, trascorsa a Madrid ai tempi degli studi di farmacia, León Felipe è stato anche traduttore di "Amleto", "Macbeth" e "La dodicesima notte": "Amo Shakespeare come Cervantes e lo venero come la guardia permanente degli scholars che vigila scrupolosamente i suoi manoscritti".


PROLOGHETTI, 4

E voglio che il vestito,
il vestito dei miei versi,
sia tagliato
dello stesso panno rude,
dello stesso
panno eterno
del manto di Manrique,
- come quello di Amleto, nero -
adattato all'usanza di questo tempo
e, in più,
con un gesto
mio
nuovo.


*

ORAZIONE

Signore,
io ti amo
perché giochi pulito:
Senza imbrogli - senza miracoli -;
perché lasci che esca
poco a poco,
senza trucchi - senza utopie -;
carta a carta,
senza scambi,
il tuo formidabile
solitario.


da "Versi e orazioni del viandante" (1920-1930)


LE SIRENE

Oggi ho il vino dolce e nel sangue
il ritmo vago e sordo di una canzone lontana e luminosa.
Chi canta dall'altra parte delle nubi?
Da dove giunge questa canzone?
Non erano morte le stelle?
Dopo aver bestemmiato
con la ragione furente,
si deve lasciar aperta la pazza finestra dei sogni,
perché ci sono giorni
in cui l'uomo desidera ingannarsi ed essere ingannato...
ed egli stesso s'imbarca sulla prima spiaggia
e sulla nave più leggera
in cerca di sirene.


da "Poesie sparse"



León Felipe




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LA FRASE DEL GIORNO
Non esiste un mestiere di poeta.
Esiste un lavoro oscuro e incessante di navigante.
Navighiamo...

LEÓN FELIPE, Chiamatemi pubblicano, "Poetica"

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