mercoledì 23 gennaio 2008

Carlo Betocchi



Fondere natura e sentimento: questo sembra essere lo scopo della poesia di Carlo Betocchi (1899-1986): raggiungere l’unità della poesia in questa segreta armonia che vuole appianare l’asprezza del vivere cancellandone le dissonanze in una superiore contemplazione, come se lo spirito osservasse dall’alto, dal di fuori, dal porto mistico e sicuro di un religioso vedere. Ecco due esempi:


UN DOLCE POMERIGGIO D'INVERNO

Un dolce pomeriggio d'inverno, dolce
perché la luce non era più che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.

Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre più in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c'era più una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d'un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l'angelo che a Te mi conduce.


(da Altre poesie, Vallecchi, 1939)





ROVINE 1945

Non è vero che hanno distrutto
le case, non è vero:
solo è vero in quel muro diruto
l’avanzarsi del cielo

a piene mani, a pieno petto,
dove ignoti sognarono,
o vivendo sognare credettero,
quelli che son spariti…

Ora spetta all’ombra spezzata
il gioco d’altri tempi,
sopra i muri, nell’alba assolata,
imitarne gli accenti…

e nel vuoto, alla rondine, che passa.


(da Notizie di prosa e di poesia, Vallecchi, 1947)






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LA FRASE DEL GIORNO

La bellezza appare sempre degna di fede.
JOSEPH ROTH, Confessione di un assassino

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