mercoledì 16 luglio 2008

Lo scudo


Qualcuno dei Sai si vanta del mio scudo, che presso un cespuglio
- arma gloriosa - lasciai non volendo.
Ma salvai la mia vita. Quello scudo, che importa?
Vada in malora. Un altro ne acquisterò, non meno bello.

ARCHILOCO


Lo scudo ho gettato nell’onde di un fiume che bello scorreva.

ANACREONTE


Lo scudo era uno degli armamenti fondamentali del soldato nei tempi antichi: faceva da baluardo e da difesa e veniva conservato con cura. Il militare greco era un cittadino chiamato al momento della guerra: lo si denominava oplita, da όπλον, lo scudo, appunto. Solo gli Spartani avevano un esercito a tempo pieno: delegavano agli schiavi iloti e agli artigiani del circondario, i "perieci", ogni altra attività. Il loro valoroso comportamento alle Termopili, dove con soli trecento uomini fermarono l’imponente esercito persiano di Serse prima di esserne travolti per un tradimento, si spiega con questa mentalità guerriera inculcata già ai bambini.

Lo scudo dunque era d’importanza vitale perché, essendo il soldato inserito in una falange, con esso difendeva non solo se stesso, ma anche il compagno alla sua destra.
Gettare lo scudo, come affermano di avere fatto il poeta-soldato Archiloco e il gaudente Anacreonte, veniva considerato dagli eroi omerici e soprattutto dagli Spartani, la più grave infamia che un combattente potesse commettere: non era più un’arma, ma diventava un simbolo, era l’appartenenza a una società.

Archiloco lo priva di questa importanza: ne vede solo l’utilità immediata, l’ingombro nella ritirata, lo abbandona per fuggire e salvarsi. Se gliene servirà un altro, se lo comprerà. Non è spartano: Sparta non ha poeti, solo soldati. È un decaduto nobile di Paro e combatte per vivere: è un mercenario. Questo gesto che sembra antieroico è in realtà solo un atto di sopravvivenza, tanto che Archiloco morirà nella difesa di Taso.

Anacreonte, in questo brevissimo frammento, si mostra più spregiudicato: se Archiloco lo ha deposto in un cespuglio per poterlo magari ritrovare, lui invece lo lascia in balia della corrente. Non gliene può importare di meno di quell’oggetto. Quello che conta nella sua vita sono il vino e l’amore, le chiacchiere davanti a una tazza di quello buono: “Recaci acqua, ragazzo; recaci vino; recaci corone di fiori, ma recali subito… con Eros devo fare pugilato”.
Anche Anacreonte non era spartano, ma veniva da Teo, nella Ionia, ed era esule a Samo, ad Atene e in Tessaglia, dovunque vi fosse una corte regale.


Opliti su un vaso conservato al Museo archeologico di Monaco



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LA FRASE DEL GIORNO
La storia è un succedersi di mutamenti effimeri, mentre i valori eterni si perpetuano al di fuori della storia, sono immutabili e hanno bisogno della memoria.
MILAN KUNDERA, Il libro del riso e dell'oblio

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