giovedì 14 giugno 2012

Una bambola meccanica


FOROUGH FARROKHZAD

LA BAMBOLA MECCANICA

Più di così,
sì molto più ancora
si può restare in silenzio
Per ore,
con lo sguardo immobile dei cadaveri,
si può fissare il fumo di una sigaretta
la forma di una tazza
un pallido fiore sul tappeto
un vago tratto sul muro
Con le rigide dita
si può scostare la tenda
e guardare fuori la pioggia che batte,
il bimbo e l’aquilone dipinto
sotto il porticato
e il vecchio carro
attraversare chiassoso la piazza deserta
Vicino alla tenda
si può restare immobili
senza vedere, senza sentire
Con la voce aliena e artefatta
si può gridare forte
“Io amo”
Tra le braccia vigorose di un uomo,
si può essere una donna sana e bella
Con il corpo dalla pelle tesa
con i seni duri e pieni
si può inquinare
nel letto di uno sbronzo, un randagio, un folle
la purezza di un amore
Si può beffare con astuzia
ogni incomprensibile enigma
e accontentarsi di un cruciverba
Si può essere felici
di una risposta banale di cinque o sei lettere,
sì, una risposta banale
Ci si può inginocchiare,
tutta la vita, a testa bassa,
innanzi a un santuario freddo
Si può vedere Dio in una tomba ignota
Si può credere in Dio
Per una piccola moneta
Si può lentamente marcire
come un vecchio predicare
nelle piccole stanze di una moschea
Si può, come lo zero,
nelle divisioni e nelle moltiplicazioni,
restare sempre immutati
si può considerare il tuo sguardo di rancore
il bottone scolorito di una vecchia scarpa
e come l’acqua prosciugarsi nel proprio fossato
Si può nascondere timidamente
in fondo a un vecchio baule,
come una buffa istantanea in bianco e nero,
la bellezza di un attimo
Si può appendere
nella cornice vuota di una giornata
l’immagine di un condannato, vinto crocefisso
si possono coprire,
dietro le maschere, le crepe del muro
o aggiungere ancora altre inutili figure
Si può guardare al proprio mondo
con gli occhi vitrei della bambola meccanica
Si può dormire in una scatola di panno ruvido
con il corpo riempito di paglia
tra pizzi e perline
e a ogni volgare pressione delle dita
gridare invano
“oh, come sono felice”.

(da Un’altra nascita, 1964 - Traduzione di Faezeh Mardani)

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Della poetessa iraniana Forough Farrokhzad (1935-1967) avevo già parlato proponendone un profilo biografico e una breve scelta di poesie. Una donna emancipata e disinibita nell’Iran degli Anni ‘50 e ‘60, un paese non certo ostile come quello di adesso, ma sicuramente chiuso e con una concezione del ruolo della donna che mal si attagliava all’esuberanza della sfortunata Forough: La bambola meccanica elenca tutta una vita con i suoi errori, i momenti di abulia, le dolcezze, le passioni, le alienazioni, la poesia, la condivisione. Quello che non si può essere è proprio un automa in balia degli altri, soggetto alle volontà e ai desideri altrui. Per sottrarsi a quel ruolo, alla distruzione della propria individualità, Forough scelse la fuga, in Germania, Francia, Italia, Inghilterra. Ma forse era in fuga anche da se stessa…

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FOTOGRAFIA © MILLIONTALKS
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LA FRASE DEL GIORNO
Con i miei desideri, / con il mio dolore, / io sono sulla terra: / voglio l’elogio delle stelle / voglio le carezze del vento
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FOROUGH FARROKHZAD, Un’altra nascita

2 commenti:

Vania ha detto...

...ho riletto il mio vecchio commento....lo riscriverei.

...un opinione su questa poesia.......chissà !!!????

...la foto è perfetta...ma non mi piace Assolutamente.

ciaooo Vania :)

DR ha detto...

allora l'immagine ha colto nel segno: voleva proprio risultare un po' dura

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