sabato 30 giugno 2012

Robert Sabatier

 

Robert Sabatier, poeta francese autore di Les allumettes suédoises, decano dell’Académie Goncourt, è morto all’ospedale di Boulogne-Billancourt giovedì scorso. Aveva quasi 89 anni, essendo nato a Montmartre il 17 agosto del 1923. “Dietro la maschera bonaria e le spire di fumo della sua eterna pipa, c’era una dei migliori conoscitori della versificazione contemporanea, un eccellente poeta e l’autore di una monumentale Storia della poesia francese. Era anche amante dell’umorismo nero e degli aforismi, denigratore feroce della commedia umana”: lo ha ricordato così Aurélie Filippetti, ministra francese della Cultura. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë lo ha salutato come “poeta dalla curiosità infinita, dallo stile elegante e popolare, innamorato di Parigi”.

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IL RAGAZZO SELVAGGIO

All’ultimo banco in classe un ribelle
Vede la lingua rossa dell’autunno
Leccare il vetro. Colerà del sangue
Nel vicolo dove rotolano le arance.

Un libro aperto vola con fruscio d’ali.
Il dito nell’inchiostro disegna mostri
Sul legno scuro dove sono incisi
Nomi d’allievi addormentati nel tempo.

Una cancellatura lo acquieta appena
Perché vede i gridi verdi d’erbe folli.
Vagabonda in se stesso, poi si dedica
Alle gesta dell’imperatore cosmonauta.

Si tinge una guancia d’inchiostro malva
E lo raggiungono le tribù indiane.
Questo inventore d’altre cosmogonie
Sarà costretto ad amare la sua vita.

Qual è la parola che strappa le labbra
E fa esplodere le lodi perdute?
Primavera, Primavera... ripete il barbaro,
Primavera, Primavera, come chi chiama una tigre.

Nessuno risponde. Una volta vincitore
Era chi portava il cappello d’asino,
Masticando gomma e sognando vendette
Nell’angolo fiorito di ragnatele.

Scricchiola la pagina al ritmo dei dettati.
Stanco di balbettare vecchie  mongolfiere,
Il ragazzo vola sulla città
Per bruciarsi le ali al sole.

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LE VOCI PROFONDE

Sento le mie unghie crescere.
Penso ad alcuni amici
forti come bisonti
in lotta contro il tempo.

Traduco una poesia
in una lingua ignota.
Nel profondo del mio intimo
una voce chiede di parlare.

Che molti dei presenti
del cielo e della terra,
uniti in questa pagina
consegnino i loro segreti.

Se avessi il sapere
degli analfabeti
vivrei a colori
in una regione oscura.

Quale dio taglia la barba
per meglio apparirti,
oh mio viso, liscio
come la pelle del mare?

Non ho mai detto niente
senza ascoltare il mio corpo.
Canta come le rose
nell’estate ardente.

Della mia pelle gli amici
non necessitano labbra.
Sono musicisti come
il sole e la luna.

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SONO FERITO DA QUALCOSA E SO

Sono ferito da qualcosa e so
che la sua ferita è sorella della mia.
Posso solo aspettare e sopravvivere
senza preoccuparmi perché io sono il suo veleno.
Non potremo mai liberarci
dalla minaccia assurda che ci unisce.
Io sono amore e sento sorgere il suo odio,
e se io fossi odio, anche lui lo sarebbe.
Con questo male di vivere devo accontentarmi
e chiamare in aiuto le parole,
aspettare, aspettare e serbare la mia tristezza
come un impedimento al mio ardente suicidio.

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere per chi? A così tanti lettori differenti si può inviare la medesima lettera?
ROBERT SABATIER, Le livre de la déraison souriante

6 commenti:

Vania ha detto...

...troppo lungo questo post ora per leggermelo.
...ripasserò.
ciaoo Vania :)

Vania ha detto...

...un tenente Colombo della Poesia...con il risultato sul foglio.:))

...avvincente la sua scrittura.

ciaoo Vania

DR ha detto...

a me piacciono molto le immagini del "Ragazzo selvaggio"

Vania ha detto...

...si...anche a me...ma non meno"Se avessi il sapere
degli analfabeti
vivrei a colori
in una regione oscura."
ciaoo Vania :)

Tra cenere e terra ha detto...

La mia anima si rigenera... come sempre, grazie. Mi mancava questo spazio.

DR ha detto...

terapia poetica...

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