giovedì 12 gennaio 2012

Non amore

 

ELIO PAGLIARANI

SE DOMANI TI ARRIVANO DEI FIORI

Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m'era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d'amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s'urtano
con la gente di faccia.
                                    Che figura
t'ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all'immagine riflessa
di te?
          Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami.

(Da Inventario privato, 1959)

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Nel meraviglioso periodo a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta il fervore sperimentalistico e la nuova dimensione sociale data dall’industrializzazione dell’Italia e dal boom economico portarono all’apparire di testi poetici e letterari che analizzavano temi poco usati, quali il lavoro, l’economia, la vita di classe. Elio Pagliarani (Viserba, 1927) fu uno dei primi a utilizzare un linguaggio nuovo, adatto a questo tipo di discorso: come scrive l’autore stesso nella prefazione al Meridiano Mondadori delle sue poesie, “La premessa era quella della necessità dell’ampliamento del linguaggio poetico, anzi direi più rigorosamente della capacità di tutto il linguaggio, comune e non comune, di svolgere anche la funzione poetica; quindi lotta frontale al pregiudizio della parola poetica”. E La ragazza Carla, il poemetto più celebre di Pagliarani (“Carla Dondi fu Ambrogio di anni / diciassette primo impiego stenodattilo / all'ombra del Duomo…) ne è un esempio calzante. La poesia che propongo è invece molto particolare: ancora in endecasillabi classici – sebbene alcuni spezzati nel tipico stile di Pagliarani – ricalca però appieno la psicologia dei tempi moderni, la nevrosi e l’alienazione che l’automazione e il progresso hanno lasciato in dono a tutti i rapporti personali. Come in uno strano gioco di specchi opposti, non si riesce a capire se sia amore o non-amore, se i fiori siano stati mandati oppure no… A chiarire tutto un’altra poesia di Inventario privato: “È già autunno, altri mesi ho sopportato / senza imparare altro: ti ho perduta / per troppo amore, come per fame l’affamato / che rovescia la ciotola col tremito”.

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FOTOGRAFIA © DESKTOP NEXUS

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NOTA: Con questo post Il Canto delle Sirene inizia il suo quinto anno: voglio ringraziare tutti coloro che seguono il blog e mi ripagano così ogni giorno dell’impegno che serve per realizzarlo. Grazie, grazie e ancora grazie, amici e amiche!

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LA FRASE DEL GIORNO
Che ci portiamo addosso il nostro peso / lo so, che schermaglia d’amore è adattamento, / guizzo, resistenza necessaria perché baci / la nostra storia i nostri uomo-donna / non solo all’ombra dei parchi / l’imparo ora, forse.
ELIO PAGLIARANI, Inventario privato

4 commenti:

Vania ha detto...

..ho nelle orecchie fendin.:)

...comunque buona continuazione...e domani arriveranno altri commenti.:)
ciaooo Vania

claudia ha detto...

Allora, buon compleanno, davvero. È un regalo prezioso e impagabile quello ci doni ogni mattina. Pagliarani è per me una stella polare.
C.

DR ha detto...

grazie... sembra ieri! In questi quattro anni il blog è evoluto molto e, con esso, il suo autore!

Tra cenere e terra ha detto...

Bravo! Per davvero...

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