mercoledì 6 luglio 2011

Gerardo Diego

 

Puro surrealismo quello del poeta spagnolo Gerardo Diego (1896-1987), già animatore dell’ultraismo e del creazionismo (niente a che vedere con la dottrina che vuole il mondo nato proprio come raccontato nella Bibbia), correnti che si basano sulla sintesi di più immagini in una per creare suggestioni prive di aggettivi e di fregi, di nessi e di orpelli. Proprio del creazionismo (“Creare poesie come la natura crea alberi”, secondo l’assioma di un altro fondatore, il cileno Vicente Huidobro) Gerardo Diego fa il suo punto di lancio con la sua poetica di addizione al cosmo di oggetti assoluti, privati di ogni loro elemento sentimentale. La poesia deve creare ciò che non esiste – afferma Diego – immagini offerte come oggetti di lusso in vetrine trasparenti, come pagine stampate su carta patinata. L’impressione è quella di un funambolo sul filo, sempre in bilico, sempre a rischio di cadere, ma passo dopo passo la poesia prosegue, manifestando tuttavia il suo vero limite: la mancanza di connessioni; ogni immagine è a sé stante, fa sovente pensare all’esercizio della poesia automatica, a tessere di puzzle che si potrebbero rimescolare tra loro formando in maniera autonoma nuove poesie.

A Diego va poi la palma di diffusore di poesia: con la sua rivista Carmen e soprattutto con la Antologia della poesia spagnola del Novecento, edita nel 1932, fece conoscere i poeti della Generazione del ‘27, e in particolare i versi di Juan Larrea, mai raccolti in altri volumi.

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Ecco, nella traduzione di Vittorio Bodini, un piccolo florilegio di poesie di Gerardo Diego:

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da IMAGEN, 1922

 

ALTALENA

A cavallo sul cardine del mondo
giocava un sognatore al sì e al no

Le piogge a colori
emigravano al paese degli amori

            Stormi di fiori
Fiori del sì                         Fiori del no
            Coltelli nell'aria
            che le aprono le carni
            formano un ponte

Sì                                                  No

            Cavalca il sognatore
            Uccelli arlecchini
cantano il sì                    Cantano il no

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da MANUAL DE ESPUMAS, 1924

 

NOTTURNO

a Manuel Machado

Ci son tutte

Anche quelle che si accendono nelle notti alla moda

Nasce dal cielo tanto fumo
che mi ha ossidato gli occhi

Son sensibili al tatto le stelle
Non so scrivere a macchina senza di esse

Esse sanno tutto
Graduare il mare febbrile
e rinfrescare il mio sangue con la loro neve infantile

La notte ha aperto il piano
e io dico addio con la mano

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da BIOGRAFÍA INCOMPLETA, 1953

 

IPOTESI

In principio tutti gli uomini son lenti
E le donne sono opera dei venti
Conosco certi alberi sensibili all'ardore della mia fronte

In principio non c'è altro che il muschio
e un po' di volo trasparente

Avvicinati a me e osserva
l'intenzione di nuvola che ci assiste e accarezza
e lo scarso
residuo di superficie umana che ci resta
se la vogliamo toccar con mano

Mani mani chi vi lavò le mani
Chi scacciò i bachi
dal paradiso della sera
Chi toglie il divieto
di tiro a volo agli angeli

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SPERANZA

Chi ha detto che hanno fine la curva l'oro il desiderio
il suono giusto della luna sul marmo
o la perfetta plissatura delle elitre
nel cinema che esercita il suo tenero protettorato?

Perquisite il mio taschino
Vi troverete piume in funzione di uccello
briciole in cerca di pane tarlate divinità
frasi d'amore eterno senza
carta d'imbarco
e gli occulti sentieri delle onde

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Il monumento a Gerardo Diego nella sua città natale, Santander © Year of the Dragon

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LA FRASE DEL GIORNO
Lasciami passar la mano sul soavissimo dorso di questi versi che scrivo / Così l’eternità sotto le mie dita miagolerà teneramente.
GERARDO DIEGO, Biografía incompleta

1 commento:

Vania ha detto...

..troppa carne al fuoco...(per me)....ma il profumo è molto buono.

...molto interessante ultraismo e creazionismo.
ciao Vania

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