giovedì 12 agosto 2010

Una scema d’arancia

BARTOLO CATTAFI

ARANCIA

Da una salvietta annodata
una scema d'arancia
tonda come la luna
occhieggia e ride
tra il pane secco e la sarda salata.

(da “L’aria secca del fuoco”, 1972)

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Dopo otto anni di silenzio, nel 1972, il cinquantenne poeta di Barcellona Pozzo di Gotto Bartolo Cattafi torna alla poesia. Il suo stile è mutato: ora è un andante narrativo, con soluzioni piane e gradevoli. Dario Bellezza, su “Paese sera” del 6 ottobre di quell’anno, commenta: “La banalità del quotidiano viene assunta a viva forza come categoria espressiva, fino al delirio del proverbio popolare”.

Una natura morta questa che Cattafi dipinge con le parole: un asciugamani che contiene quello che può essere il pranzo di un muratore o di un carrettiere, una merenda da portare a un picnic o in spiaggia. Un pezzo di pane, una sarda e “una scema d’arancia” che continua a rotolare di qua e di là con la sua forma sferica come una luna che si sposti nel cielo nel corso della notte.

“Un Cattafi con il cuore acceso, con il fuoco sulle labbra” rilevava Carlo Bo sul Corriere della Sera del 18 maggio 1972 a proposito di questa raccolta di Cattafi, lungamente attesa. Un viaggio intorno alle cose…

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 image

Archimede Santi, “Natura morta con arancia”

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LA FRASE DEL GIORNO
È ancora primavera. / All’alba vedo / verde, fertile, untuosa, la convessa / polpa del mondo.
BARTOLO CATTAFI, Le mosche del meriggio

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...mi manca "leggerti".

...questa scema arancia...mi fa' sorridere. ciao Vania

DR ha detto...

le piccole cose della vita... come ho commentato anche su Assolo di poesia

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