lunedì 9 marzo 2009

Un frutto appena sbucciato


MARZO

Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

Il fiato del fieno bagnato
è più acre - ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.


da "Come un'allegoria", 1936


È di un giovane Giorgio Caproni questa poesia su marzo: la scrisse a cavallo dei vent'anni, all'inizio del suo lungo itinerario artistico - il poeta livornese morì a Roma nel 1990, alla soglia degli ottant'anni. Qui esprime la sua emozione davanti a un paesaggio che si apre dopo uno scroscio di pioggia, nella variabilità atmosferica tipica del mese. L'analogia che apre la lirica è fulminante e Caproni ha voluto isolarla per darle ancora maggior risalto: la terra, che ancora non è rifiorita ma che non è più il suolo inoperoso dell'inverno, dà l'idea di un frutto sbucciato, una mela, un'arancia, con quel suo velo acquoso che andrà rapidamente asciugandosi.

Un ermetico si sarebbe fermato qui. Caproni invece specifica, amplia il panorama: quello che lo colpisce è una figura di ragazza che appare in una casa, nel breve movimento per aprire una finestra. Il sole che è ritornato, che è simbolo di primavera, rigoglio e speranza, quel sole che leva odori pungenti dal fieno bagnato, sembra essere giunto proprio per cogliere quell'attimo, quella ragazza affacciata a una finestra.

Analogamente, in un'altra poesia più tarda, "Piuma", da "Il seme del piangere" del 1958, Caproni scriverà:

"Nella mattina di marzo,
dentro un sole di quarzo,
ragazze fuori porta
(transitorie e sincere)
passano, vive e vere,
dischiusa la bocca commossa.

Ragazze calde e alte,
tra il verde delle piante.
Ragazze quasi campagne
e marine, cui il sangue
accende, ventilata,
l'aria, che n'è illuminata".


Roy Lichtenstein, "Girl in window"


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LA FRASE DEL GIORNO
Tidide magnanimo, perché mi domandi della mia nascita? Quale è il nascere delle foglie tale anche degli uomini: le foglie ora le spande il vento a terra, ora ne genera nuovamente la selva nella stagione di primavera.
OMERO, Odissea

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