giovedì 28 febbraio 2008

Ennio Flaiano

Ennio Flaiano (1910-1972) fu un grande umorista - ma difficile è inserirlo in un genere letterario. Si cimentò con il teatro, con il romanzo (“Tempo di uccidere”, “Melampus”, “Una e una notte”), con la sceneggiatura (“La dolce vita”, “Otto e mezzo”, “Lo sceicco bianco”, “Guardie e ladri”), con il reportage di viaggio (“Oceano Canada”). Lui stesso disse: “Io scrivo per non essere incluso”.

Indubbia è però la sua capacità di folgoranti battute, di aforismi a cavallo tra satira e ironia, di “fotografie in poche parole” scattate sulla realtà, sui vizi, sui pregi. Illuminante la sua definizione degli italiani, “un popolo di poeti, di santi, di navigatori, di cognati…”: l’aggiunta alla frase fatta è lo stravolgimento stesso di un’idea, il guanto rovesciato che mostra l’altro lato.

Da notare l’eleganza, la perfezione di quelle brevi battute lampeggianti, in sé compiute come piccole perle di una collana.

da “Diario degli errori” (1976):

- Vivere è una serie ininterrotta di errori, ognuno dei quali sostiene il precedente e si appoggia al seguente.

- L’amore è una cosa troppo importante per lasciarlo fare agli amanti.

- Si battono per l’Idea, non avendone.

- Vivere è diventato un esercizio burocratico.

da “Autobiografia del Blu di Prussia” (1974):

- Ma alla fin dei conti, essere pessimisti circa le cose del mondo è un pleonasmo, non è che anticipare quel che accadrà.

da “L’occhiale indiscreto”:

- Il vizio richiede intelligenza, la buona volontà non basta.

- L'uomo, confrontato alla donna, è essenzialmente un inseguitore di fantasmi.

Flaiano in un disegno di Federico Fellini

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è un gatto addormentato sul davanzale che si sveglia all'improvviso cadendo dal terzo piano.
TIZIANO SCARPA, Venezia è un pesce

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