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domenica 18 maggio 2025

Allegrezza di polvere


GIORGIO ORELLI

ASSENZA

Nulla scoprire. Amare il primo verde
di robinia. Non cercare se il fiume
più oltre si fa schiuma, né se nuova
avidità le pecore sospinge
a branchi sulle balze.
Essere il vecchio che socchiude gli occhi
poggiato al suo rastrello, o la lenta
salamandra che mena per i ciottoli
la sua inusitata allegrezza di polvere.

(da L’ora del tempo, 1962)

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Nelle poesie di Giorgio Orelli, autore ticinese, c’è un rapporto armonico tra l’uomo e la natura, e non può essere altrimenti visto quell’angolo di Svizzera formato dalla Val Bedretto e dalla Val Leventina, zona di fieno per il bestiame, di “orti dove latte luccicano frenetiche”, di capre e pecore che pascolano tranquille. E quell’armonia, quella tranquillità sogna Orelli, che vorrebbe essere salamandra tra i ciottoli o il vecchio contadino assorto che diventa parte integrante del paesaggio.

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VINCENT VAN GOGH, "FATTORIA IN PROVENZA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

O soltanto si tratta della luce / e niente c’è di nuovo, / se non l’erba che fumiga strepita, / la scolopendra dal rosso ventre / che agita folle i piedi nell’azzurro.
GIORGIO ORELLI, L’ora del tempo

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Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


domenica 8 dicembre 2024

Meravigliosamente


GIORGIO ORELLI

MERAVIGLIOSAMENTE

Meravigliosamente
crebbe la luce al canto degli uccelli
caduti sul mio cuore in ascolto.
Ma ora, che varchi la mia soglia,
rinata nell’attesa con il tuo volto,
vorrei essere pronto,
non chiederti perdono…

(da Prima dell'anno nuovo, Leins & Vescovi,1952)

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"Una collezione di silenzi soffiati - come si dice: vetri soffiati": è la definizione delle prime opere del poeta ticinese Giorgio Orelli coniata dal critico Gianfranco Contini. Silenziosa è anche la gioia amorosa che esplode improvvisa riecheggiando l'incipit di una poesia di Jacopo da Lentini: "Meravigliosamente/ un amor mi stringe / e mi tene ad ogn’ora…"

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PIETER VAN TONDER, "L'OCCHIO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Amore concedette questo dono: / di accendere la gioia.
JOHANN WOLFGANG GOETHE, Elegie romane

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Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


domenica 30 giugno 2024

Papaveri sparsi


FRANCESCO CHIESA

FINE DI GIUGNO

Papaveri, ciani, nel grano ch'è già tutto d'oro!
color della fiamma che ondeggia, del cielo che sta.

E tu, oro immenso… Oro folto che i solchi e i sentieri
dissimuli: grande che arrivi ai pampini e agli olmi!

Agli olmi onde scroscia la tempesta dell'ebbre cicale…
E voi, miti azzurri dispersi nell'oro, acri fuochi.

Papaveri, avvii d'una porpora miracolosa
che tessono in qualche lor selva dorata le fate.

Papaveri sparsi, come macchie d'eroico sangue
nell'aurea leggenda dei popoli, nel carme dei vati!

Nel gran che si muove tutto biondo, e le spighe già fanno
un fremere d'elitre vive, un sibilo immenso;

nel mar che diventa più colore di sole ogni giorno,
o boccioli, screzi di cielo! famiglia di fiamme!

Miti occhi cerulei di bimbi, di vergini: o ciani!
Azzurri, che par la festiva tua veste, o Madonna.

(da Fuochi di primavera, Formiggini, 1919)

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Semplicità idillica e sentimentale: è quello che i critici rilevano nell’opera del poeta ticinese Francesco Chiesa, autore dotto e longevo. L’idillio sicuramente si manifesta in questi otto distici che descrivono un campo di grano come un mare biondo dove galleggiano le macchie dei papaveri.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il papavero e la spiga nascono dallo stesso grano.
ANTONIO MACHADO, Canzoniere apocrifo

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Francesco Chiesa (Sagno, 5 luglio 1871 – Lugano, 10 giugno 1973), poeta e insegnante svizzero. Laureato in Giurisprudenza, dopo un breve periodo alla procura di Lugano, passò all’insegnamento di lettere e storia dell’arte al liceo cantonale. Fondò la Piccola rivista ticinese e fu uno strenuo sostenitore della lingua italiana.


mercoledì 27 dicembre 2023

Un incendio di ghiaccio


PHILIPPE JACCOTTET

LUNA D'INVERNO

Per entrare nell'oscurità
porta questo specchio dove si spegne
un incendio di ghiaccio:

raggiunto il centro della notte
non vedrai riflesso altro
che un battesimo di pecore.

(da Arie, 1967)

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Il bianco chiarore della luna fredda d'inverno - neppure nominata nella poesia - è quello di un grande specchio gelido dove si riflette il mondo notturno. La poesia di Philippe Jaccottet, volutamente oscura, lascia spazio alle interpretazioni; a risaltare è l'emozione davanti a ciò che si vede, la percezione che si trasforma in sentimento.


FOTOGRAFIA © PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Mi si mostri, colui che abbia conquistato la certezza / e a partire di lì sfavilli nella pace / come per ultima si spegne una montagna / e non freme mai sotto la pesantezza della notte.
PHILIPPE JACCOTTET, La parola gioia

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Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, Francia, 24 febbraio 2021), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


giovedì 21 dicembre 2023

Luce mattutina


ROBERT WALSER

STELLA MATTUTINA

Apro la finestra,
c’è un’opaca luce mattutina.
Ha smesso di nevicare,
una grande stella è al suo posto.
La stella, la stella
è meravigliosa.
L’orizzonte è bianco di neve,
bianche di neve sono le cime.
Fresca e profonda
quiete mattutina nel mondo.
Ogni voce risuona chiara,
i tetti luccicano come tavoli per bambini.
Tutto è silenzioso e bianco:
un grande splendido deserto
il cui freddo silenzio rende vano
ogni commento. Dentro di me avvampo.

(da Poesie, Casagrande, 2019 – Traduzione di Antonio Rossi)

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Come molte altre opere di Robert Walser, romanziere e poeta svizzero di lingua tedesca, anche questi versi appaiono ad una prima lettura quasi ingenui, ma la semplicità nasconde un’osservazione moderna della realtà – la chiusa trasporta il lettore dal paesaggio esteriore a quello interiore rivelando lo stato d’animo del poeta..

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FOTOGRAFIA © MBLL/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Basta semplicemente vivere e poi diventi automaticamente un osservatore.
ROBERT WALSER, Jakob von Gunten.

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Robert Walser (Biel, 15 aprile 1878 – Herisau, 25 dicembre 1956), poeta e scrittore svizzero di lingua tedesca. Solitario e scontroso, portato dall'osservazione realistica a risalire alla trasfigurazione surrealistica, sempre sconcertante e propenso a una dolorosa ironia, subì disturbi fisici e psichici che lo portarono all'internamento in una clinica psichiatrica, dove trascorse gli ultimi 28 anni della sua vita.


martedì 21 febbraio 2023

Teste pesanti e lievi gobbe


GIORGIO ORELLI

CARNEVALE A PRATO LEVENTINA

È questa la Domenica Disfatta,
senza un grido né un volo dagli strani
squarci del cielo.
                                Ma le lepri
sui prati nevicati sono corse
invisibili, restano dell'orgia
silenziosa i discreti disegni.
I ragazzi nascosti nei vecchi
che hanno teste pesanti e lievi gobbe
entrano taciturni nelle case
dopocena; salutano con gesti
rassegnati.
                     Li seguo di lontano,
mentre affondano dolci nella neve.

(da L’ora del tempo, 1962)

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Quello che racconta il poeta svizzero Giorgio Orelli è “Ul Carnoé de Léras”, carnevale di rito ambrosiano (celebrato non il martedì grasso ma il sabato seguente) che va in scena nel comune ticinese di Prato Leventina, località situata oltre i 1.000 metri di altitudine e quindi vocata alle attività sciistiche. Lì il padre dal 1939 fu segretario comunale e, in seguito, il paese divenne il “posto di vacanza” della famiglia. E anche questo carnevale ormai finito va a comporre quelli che Luciano Anceschi, parlando della poetica di Orelli, definì “i frammenti del quotidiano”.

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FOTOGRAFIA © VIAGGIAMO

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mondo è tutto in maschera; tutto l'anno è carnevale.
MARIANO JOSÉ DE LERRA




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


martedì 8 febbraio 2022

Centenario di Erika Burkart


Erika Burkart, considerata la più grande poetessa svizzera di lingua tedesca del Novecento, nasceva l’8 febbraio di cento anni fa ad Aarau, nel cantone dell’Argovia. La sua poesia è una ricerca dell’armonia perduta dell’universo e infatti la natura con la sua forza cosmica vi occupa uno spazio rilevante, assurgendo a coprotagonista e inserendo nella tradizione tedesca della “Naturlyrik” il tema dello strappo, della frattura, che nega l’idillio del paradiso perduto.

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FOTOGRAFIA © ERNST HALTER

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GLI ALBERI DEI POETI

Amici leali,
compagni di strada, quando nessuno
più viene con noi; sono caduti:
il pioppo di Rilke, le querce di Hölderlin,
i noci del giovane Werther,
i salici di Joseph Roth nella palude.

Ma gli alberi di fumo di Celan,
non potranno cadere.
Si levano per ogni dove
sono cresciuti in cielo,
crescono -
Lui li ha visti, perché noi li vediamo.

(da Movimento lento, 2002 – Traduzione di Zweifel Azzone)

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PRESSO GLI ALBERI

Dove il tiglio e l’abete
ti erano fratelli,
la foglia cresceva in mano,
la foglia simile a un cuore,
Fratello Tiglio! – Aghi negli aghi
si specchiavano tiglio e abete.

Vagando su spighe e su neve
la campana trovava la via di casa,
le cui finestre erano occhi
sopra gli alberi, che mi
riconoscevano,
quando tornavo a casa da lontano.

Corone di rami
crescevano agli alberi;
nella loro ombra protettiva
la donna rimpiccioliva, piena di sensazioni,
poggiata contro il ceppo di un noce,
forma umana,
con il suo corpo sempre più minuto.

Dinanzi alla porta aperta,
che concede accesso agli smarriti e ai morti
della mia vita, spuntano in tardo autunno
nere foglie dalla penombra,
le parole vanno in cerca
del loro senso perduto,
senso e immagine si sovrappongono, trasformati,
in una parola ritrovata.

(da Turno di notte, 2011 – Traduzione di Nino Muzzi)

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Altre poesie di Erika Burkart sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutte le parole / ciottoli levigati / sotto le nostre lingue. / Li lascio cadere / lungo il cammino / per ritrovare la strada / che mi riporta a casa.
ERIKA BURKART




Erika Burkart (Aarau, 8 febbraio 1922 – Muri, 14 aprile 2010), scrittrice  e poetessa svizzera. Attenta osservatrice della natura, dal suo eremo di Haus Kapf a Murimoos: coglieva gli elementi naturali per filarli in un tessuto di pensieri e visioni metafisiche.


giovedì 5 agosto 2021

L’ordine


FABIO PUSTERLA

CRESPI D'ADDA

Lungo i due lati del viale d’accesso
in doppia fila
si dispongono le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine “bambino”
vuole indicare chi non ha raggiunto
l’età idonea al lavoro.

*

Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.

*

Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l’ordine regni in ogni orto.

*

La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo.
Un giorno
tutto sarà così.

*

Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.

(da Le cose senza storia,  Marfcos y Marcos, 1994)

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Nel comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, sulla sponda orientale dell’Adda sorge una meravigliosa "macchina del tempo", considerata dall'UNESCO "Patrimonio mondiale dell'umanità": il villaggio operaio di Crespi d'Adda, un museo all'aperto di archeologia industriale. Sorse su iniziativa di Silvio Benigno Crespi, figlio del fondatore dell'omonima azienda di tessitura e direttore dello stabilimento di Capriate: un paese di case tutte uguali, poste alla stessa distanza e in file ripetitive su tre viali paralleli alla fabbrica ed al fiume. Tetti spioventi, coppi rossi, finestre incorniciate da mattoni, persiane di legno verniciate di verde, ogni edificio era destinato a ospitare una o due famiglie di operai e impiegati, raramente tre, con ingressi indipendenti. In breve si realizzò una cittadella industriale, simile a quelle che il Crespi aveva visto nei suoi viaggi in Inghilterra e in Germania, a Manteceun, a Willebroek e a Essen.

Il villaggio, dotato di chiesa e scuola, ha anche un cimitero, caratterizzato da ordinatissimi  cippi tutti uguali, ogni pietra un operaio o una moglie o un figlio; si guarda sullo sfondo il ciclopico mausoleo padronale, che ospita chi coraggiosamente riuscì a mettere in pratica questa utopia e si immagina quel rapporto gerarchico, come lo ha immaginato in visita a Crespi il poeta svizzero Fabio Pusterla.

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FOTOGRAFIA © LUIGI CHIESA

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LA FRASE DEL GIORNO
Dio puniva la città con l’industria, che è il più severo castigo di Dio.
JOSEPH ROTH, Hotel Savoy




PusterlaFabio Pusterla (Mendrisio, 1957) è un poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua italiana. Laureato in Lettere Moderne, insegna al Liceo Cantonale di Lugano 1 e all’Università della Svizzera Italiana. Ha vinto il Premio Montale 1986.


lunedì 19 luglio 2021

Lo sperperatore


FABIO PUSTERLA

BILANCIO DELLO SPERPERATORE

Tutte le mie ricchezze
le ho gettate al vento
in una sola notte
o forse due.

I talenti che avevo: sperperati.
Scomparse le onde del mio mare,
asciutti i fiumi. Le stelle
ho voluto spegnere una dopo l'altra:
come un gioco. E ho regalato il buio
a un commerciante di luce.

Non ho tenuto fede
a nessuna promessa,
ho perso ogni cosa
con piena volontà
.

(da Pietra sangue, Marcos y Marcos, 1999)

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Un figliol prodigo non pentito, un personaggio degno dell’Antologia di Spoon River questo che mette in scena il poeta svizzero Fabio Pusterla. Si tratta in realtà di quello che per la società è un fallito ma che rivendica la propria libertà e richiama alla mente il conte Mascetti di Amici miei Atto II, film cult del 1982 di Mario Monicelli: “Come quando i Conti Mascetti andavano fuori con l'Isotta Fraschini, lo chauffeur, il maggiordomo e un orso bruno al guinzaglio. Io in cinque anni mi sono fatto fuori tutto il patrimonio mio e quello di mia moglie Alice. Eh sì, calcolato al giorno d'oggi saranno circa 6 miliardi e me ne vanto, me ne vanto!

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REMBRANDT VAN RIJN, "IO E SASKIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Essere avaro vuol dire rubare agli altri scialacquare vuol dire rubare a sé ed agli altri.
PAOLO MANTEGAZZA




PusterlaFabio Pusterla (Mendrisio, 1957) è un poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua italiana. Laureato in Lettere Moderne, insegna al Liceo Cantonale di Lugano 1 e all’Università della Svizzera Italiana. Ha vinto il Premio Montale 1986.


martedì 25 maggio 2021

Centenario di Giorgio Orelli


Giorgio Orelli, poeta svizzero di lingua italiana, nasceva il 25 maggio di cento anni fa ad Airolo, in alta Valle Leventina. Vicino a quella che fu definita la "linea lombarda", recuperò nei suoi versi la lezione della tradizione poetica italiana, da Dante a Manzoni, accostandosi, soprattutto agli inizi, a Pascoli e a Montale. Gianfranco Contini non a caso lo definì “un toscano nato in Ticino” per la sua padronanza della lingua. La sua poesia canta il piccolo mondo familiare, la quiete dei pascoli alpini, i giochi dei bimbi, gli incontri nelle stradine dei paesi della vallata: “Chi sa se la mia voce / trova giusti versanti. Forse basta / spirare, come faccio, sorpreso da nebbie / che arruffano ogni sponda dell’anima”.

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FOTOGRAFIA © RSI

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DUE RAGNI

Da quando? se da giorni
e giorni, mesi ormai,
mentre riposo li osservo
e scordo e non senza stupore
riscopro: ombre d’acheni,
più piccoli di mezza formichetta
smarrita nell’acquaio: sempre lì,
lontano quanto basta dalla lampada
che ha bruciato l’incauto calabrone,
diafani a furia di guardarli, quasi
trascoloranti in rosa:
chi sa mai se lo sanno
d’essere l’uno a una spanna dall’altro
come due nèi su una spalla,
inquilini abusivi del soffitto,
strani compagni della mia vecchiaia:
sempre lì, sempre soli, senza preda;
una volta soltanto
è arrivato dal Nord
un ragno d’altro rango,
quasi robusto, nerastro,
è passato col fare inquisitorio
d’un commissario
tra i due come se fossero
sorvegliati speciali,
senza distrarli è sparito
in fretta nel gran bianco
e dunque non li ha visti
calarsi a un tratto
sincronici, sostare penzolando
nel vuoto, dove nemmeno si sognano
di cercare un appiglio
per una tela: intenti alle filiere
troppo presto esaurite? saggiando
il peso d’essere, il mistero?
Un attimo, già stanno
per risalire divorando filo
e distanza: per fingersi di nuovo
due disperse crisalidi,
due punti nei dintorni
di me.

(da Tutte le poesie, Mondadori, 2015)

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NEBELZONE

Al ritorno la patria
non odorava più
di letame, la strada luccicava
di mica e nella nebbia eri tu
che ci passasti accanto
con un lepido camion
di giocattoli gialli, rossi, blu.
 

(da Spiracoli, Mondadori, 1989)

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Altre poesie di Giorgio Orelli sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Bisogna vivere per poetare, bisogna tenere ancora un capo.
GIORGIO ORELLI




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


venerdì 16 aprile 2021

Frecce verso la luce


PHILIPPE JACCOTTET

LETTERA

Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,
frecce verso la luce, che s'inseguono
gridando sempre più in alto, fino all'estasi,
sorella dell'effimero.
- Non servono le immagini fra noi: dissi parole
in sogno, che rendono più breve la distanza
fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi
formarne anelli abbastanza stretti
perché esultassero scordando i loro limiti
e la morte che - curiosa - dietro aspetta;
io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,
viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,
e quando risalimmo lassù verso l'alba cruda,
ero uno spettro che tu guidavi di strada in strada,
là dove il canto del gallo mai più l'avrebbe raggiunto.
Eppure quest'ombra ti amava. E non sai mai
laggiù cosa ti attende, quale abbraccio...
- Abitante di questa notte, penserai
senza troppo odio a chi dimora chissà dove
e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,
poi risalì, senza cessare di scorgere in basso
il tuo sorriso scintillante come un fiume.

(da Lo spettro e altre poesie, 1953 – Traduzione di Fabio Pusterla)


“Sei qui, l'uccello del vento gira, / tu mio dolore, mia ferita, mio ​​bene. / Vecchie torri di luce stanno annegando / e la tenerezza apre le sue strade / La terra è ora la nostra patria”: il poeta svizzero Philippe Jaccottet e Michelle sono due amanti che si inseguono nel tempo ma senza mai trovarsi, viaggiatori su strade parallele, su piani che mai si incontrano ma che intersecano l’ombra e l’assenza, la luce e il possibile.

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RAFAL OLBINSKI, "LEZIONE IN BLU"

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LA FRASE DEL GIORNO
Come il fuoco, l’amore splende solo / sulla mancanza, e sopra la beltà dei boschi in cenere.
PHILIPPE JACCOTTET, L’ignorante




Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, Francia, 24 febbraio 2021), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


sabato 27 febbraio 2021

Philippe Jaccottet


Dopo Lawrence Ferlinghetti un altro lutto colpisce la poesia: il 24 febbraio è morto nella sua casa di Grignan il poeta svizzero Philippe Jaccottet. Aveva 95 anni ed era degli autori in lingua francese più letti e conosciuti. Premio Goncourt nel 2003, ha tradotto Rilke, Musil, Ungaretti e l’Odissea. La sua opera, profondamente segnata dallo studio di Rilke, ha un lirismo tanto asciutto da divenire quasi prosa poetica, e si pone domande sul vivere, sul morire e sulla natura: “Sono un uomo che ha sempre dubitato molto, che è sempre stato molto incerto di sé, di tutto, ma di sé soprattutto. Vivo con questa incertezza e, in un certo momento della vita, mi è sembrato che questa incertezza potesse essere una sorgente di poesia, come un'apertura... Niente per me è veramente chiuso, dunque è una debolezza, ma anche una forza, per lavorare, per scrivere”.

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FOTOGRAFIA © KEYSTONE

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LE AVREMO BEN VISTE ANCHE QUESTE DONNE

Le avremo ben viste anche queste donne - in sogno o no,
ma sempre nei vaghi recinti della notte -
sotto le loro criniere di giumente, focose,
con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie di immagini, che ingurgiti
solo, fra le lenzuola,
ma l'animale sorella che sfugge e s'indovina,
ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto la vaga linea dell'onda sia dalla schiuma,
l'agile fiera di cui tutti vanno a caccia
e che il più armato non raggiunge mai
perché è nascosta più in fondo al suo stesso corpo
ch'egli non può penetrare - se anche ruggisse di vano trionfo -
perché ella è solamente come la soglia
del suo stesso giardino,
o come un'incrinatura nella notte
incapace di abbatterne il muro, o una tagliola
con il sapore di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però di sguardo - e anche di lacrime.

(da Alla luce d’inverno, 1977 – Traduzione di Fabio Pusterla

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L’IGNORANTE

Più invecchio e più io cresco in ignoranza,
meno possiedo e regno più ho vissuto.
Quello che ho è uno spazio volta a volta
innevato o lucente, mai abitato. E il donatore
dov’è, la guida od il guardiano? Io rimango
nella mia stanza, e taccio (entra il silenzio
come un servo che venga a riordinare),
e attendo che a una a una le menzogne
scompaiano : cosa resta? Cosa rimane a questo moribondo
che gli impedisce ancora di morire? Quale forza
lo fa ancora parlare tra i suoi muri?
Potrei saperlo, io, l’ignaro e l’inquieto? Ma la sento
parlare veramente, e ciò che dice
penetra con il giorno, anche se è vago:
«Come il fuoco, l’amore splende solo
sulla mancanza, e sopra la beltà dei boschi in cenere…»

(da L’ignorante, 1958 – Traduzione di Fabio Pusterla)

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Altre poesie di Philippe Jaccottet sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è quello che è per tante persone, vale a dire una fuga dal reale. È il linguaggio dei poeti che più esattamente identifica questi momenti con una specie di pienezza e densità maggiore delle altre.
PHILIPPE JACCOTTET, intervista a RTS, 20 dicembre 1990




Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, Francia, 24 febbraio 2021), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


domenica 28 giugno 2020

La notte odora di fieno


GIORGIO ORELLI

L’ESTATE A PRATO LEVENTINA

I

La sera odora d’erba
appena falciata,
e, più vicino, di fieno.

Mia figlia mi chiama da lontano.

C’è d’improvviso un fresco già di settembre: dava
nuova lena a mio padre tornando dalla caccia
alta, convinto sempre di trovare
qualche marmotta ancora fuori.

Non salite sull’alpe, due vacche hanno grasse pasture
e lunghe. Ora che mosche e tafani
le molestano meno, muovono
le orecchie con una dolcezza
che ricorda le mani delle piccole
danzatrici del Siam: giacendo
torpide o stando in piedi inverse, l’una
a ridosso dell’altra senza toccarsi.

La notte odora di fieno, da una finestra aperta
mi porta parole
di una vecchia (la vedo ora di schiena)
che, sola, prega.


II

Ancora, nel ricordo,
è come se potessimo, strappando
fin le ultime radici delle erbacce,
allontanare la morte.

Splende l’arancio della calendula
dentro alla sera che rapida
nasconde la vacca che non ha perso il vitello
e non s’irrita ai balzi dell’elegante cutrettola
tra erba e muso.

Con la melissa più volte spogliata
aspettiamo la pioggia. Tremano alte le rose
di mia madre che torna dal pollaio
e ha in mano un uovo

che al primo tuono esplode:
la bufera cancella la collina
su cui presto ritornano gli occhi
lungo un arcobaleno allegro e muto.


(da Sinopie, Mondadori, 1977)

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Giorgio Orelli, poeta svizzero, descrive una scena naturale alpestre che assume però quell’aura magica e fantastica che hanno ad esempio i dipinti di Giovanni Segantini, quella magia che deriva dalla quotidianità, dall’atmosfera bucolica e familiare che ha il sapore dell’infanzia, e che esplode quando Orelli, come rileva Contini riesce a “ottenere della poesia cancellando il linguaggio speciale della poesia”.

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GIOVANNI SEGANTINI, "ALLA STANGA", PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Come viene la sera chi sa mai / perché non tornano da tanto le rondini / a disegnare assenze di pensieri.
GIORGIO ORELLI, Sinopie




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

mercoledì 22 gennaio 2020

Un rametto di calicanto


GIORGIO ORELLI

IL CALICANTO

Stride ardendo nell’orto la domenica.
“Dio vuole ch’è domenica.” Tu esci,
segui la foglia, ch’esita,
come da te staccata, e fa il suo viaggio
verso una bruna collina.
Ripensi a chi più franco s’incammina
sotto il suo cielo.
Stringi per lei nella mano un rametto
di calicanto, vivi in questo odore.


(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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L’altra sera, camminando per strada nel buio dell’ora invernale, mi ha sorpreso un profumo improvviso uscito dall’ombra di un gelido giardino, una fragranza dolce e intensa, che nel pieno dell’inverno richiama la primavera e i suoi profumi di magnolia, giacinto e gardenia: il ben noto aroma del calicanto – secondo una leggenda premiato dagli dei con una cascata di minuscole stelle gialle profumate per aver dato ospitalità, solo albero del giardino, a un pettirosso. È un suo rametto che il poeta svizzero Giorgio Orelli stringe nella mano per farne dono all’amata, per regalarle l’emozione sprigionata da quei fiori.

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FOTOGRAFIA © CHRISTINA KEVER VALLETTA

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LA FRASE DEL GIORNO
Come potrò dimenticare l’odore / del calicanto nelle notti di febbraio, / la volatile gioia d’acuta verdezza / traboccante nel buio della strada deserta.
LUIGI FALLACARA




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

venerdì 8 novembre 2019

La luce dei tuoi occhi


GIORGIO ORELLI

LA SCOLOPENDRA

Dove una sola volta sei passata
e a me distratto lampeggiò brunetta
la luce dei tuoi occhi,
una specie di gioia anticipata
esplode, si sparpaglia.
O soltanto si tratta della luce
e niente c’è di nuovo,
se non l’erba che fumiga strepita,
la scolopendra dal rosso ventre
che agita folle i piedi nell’azzurro.


(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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I versi del poeta ticinese Giorgio Orelli assurgono spesso a bestiario: vi abitano la lepre, la martora, il ragno, gli scoiattoli, l’anguilla, i piccioni e certamente la scolopendra, artropode chilopode che si muove tra le pietre e che viene qui a rappresentare il rapido passaggio della donna amata a rievocare un canto stilnovistico di Lapo Gianni: “Nel vostro viso angelico amoroso / vidi i begli occhi e la luce brunetta, / che 'nvece di saetta / mise pe' miei lo spirito vezzoso”.

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DIPINTO DI SALLY STORCH

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LA FRASE DEL GIORNO
Stringi per lei nella mano un rametto /  di calicanto, vivi in questo odore.
GIORGIO ORELLI, L’ora del tempo




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

lunedì 17 giugno 2019

Goccia nella pioggia


ERIKA BURKART

LO SCRIBA DI HAIKU

                         per M.

Aver occhio
per quell’una
goccia nella pioggia:
specchio al cosmo,
breve un batter di ciglia,
lungo un’età della terra.


(da Lettera segreta, 2009 - Tradizione di Remo Fasani)

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Individuare una goccia nella pioggia e trarne l’intera lezione del cosmo: questo fa lo scrittore di haiku nella bella immagine della poetessa svizzera Erika Burkart, condensa l’universo in un solo punto, il tempo in un attimo: “La parola / ti viene data, / al volo devi prenderla, / non imprigionarla, / tenerla come un uccello: libera, / ché la parola vuol volare, / toccar terra, / radicarsi e germogliare”.

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KATSHUSIKA HOKUSAI, “CONTADINI CHE ATTRAVERSANO UN PONTE SOSPESO”

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LA FRASE DEL GIORNO
La parola sta profonda / per trovarla devi scavare, / coi denti si fa un varco, essa, / l’unica, la portante.
ERIKA BURKART, Lettera segreta




Erika Burkart (Aarau, 8 febbraio 1922 – Muri, 14 aprile 2010), scrittrice  epoetessa svizzera. Attenta osservatrice della natura, dal suo eremo di Haus Kapf a Murimoos: coglieva gli elementi naturali per filarli in un tessuto di pensieri e visioni metafisiche.

venerdì 31 maggio 2019

L’ora esatta per tutta la vita


GIORGIO ORELLI

L’ORA ESATTA

In quest’alba che quasi non odora
di fieno e di letame
i padroni di tutto il Viale
della Stazione sono tre piccioni
partiti insieme da presso l’ardita
bottega ove si vende
l’orologio che segna
l’ora esatta per tutta la vita.

(da Poesie, Edizioni della Meridiana, 1953)

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“L’ora esatta per tutta la vita” è quella promessa dallo slogan di una marca di orologi, la Omega, in un negozio sul viale che porta alla stazione di Bellinzona. Il poeta ticinese Giorgio Orelli, portato, naturalmente non ama questa immobilità, questa promessa di un’invariabilità costante: preferisce quei tre piccioni che volano ignari del tempo.

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ELABORAZIONE GRAFICA CON PAINNT DI UNA FOOGRAFI DI EXTRAWURST

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche un paese orizzontale è bello, / se ci arrivi che piove sulle strade, sulle case che assuonano remote.
GIORGIO ORELLI, L’ora del tempo




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


domenica 28 aprile 2019

Il mare è nero


PHILIPPE JACCOTTET

PORTOVENERE

Di nuovo cupo il mare. Tu capisci,
è l’ultima notte. Ma chi chiamo? A nessuno
parlo, all’infuori dell’eco, a nessuno.
Dove strapiomba la roccia il mare è nero, e rimbomba
in una campana di pioggia. Un pipistrello
urta come stupito sbarre d’aria,
e tutti questi giorni sono persi, lacerati
dalle sue ali nere, a questa gloria
d’acque fedeli resto indifferente,
se ancora non parlo né a te né a niente. Svaniscano
questi “bei giorni”! Parto, invecchio, che importa,
il mare dietro a chi va sbatte la porta.


(da Il barbagianni, 1953  -Traduzione di Fabio Pusterla)

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Un senso di angoscia affiora da questi versi del poeta svizzero Philippe Jaccottet, chiaramente riferiti allo Spleen IV di Charles Baudelaire: “Quando la terra è trasformata in umida prigione / dove la Speranza, come un pipistrello,  / va sbattendo contro i muri la sua timida ala  /e picchiando la testa sui soffitti marci”. Jaccottet è a Portovenere, come ad Agrigento e altrove in Italia, non fa altro che “allenare stupidamente la malinconia, senza vedere granché o per lo meno senza imparare a vederlo”.

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FOTOGRAFIA © DIEKURZE70/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi rifiuto di fare del viaggio una specie di pellegrinaggio, giudicando che le cose non sono date che quando le si cerca più che quando ci si distoglie da esse.
PHILIPPE JACCOTTET, Attraverso un frutteto




Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


martedì 20 novembre 2018

Un’altra erba


PHILIPPE JACCOTTET

E IL CIELO

…E il cielo sarebbe clemente tutto l’inverno,
il contadino con pazienza dirige l’aratro
dove forse Venere apparirà talvolta
tra il fango e le nebbie dell’alba,
vedrà crescere a marzo, a filo della terra
un’altra erba oltre quell’erba?

(da Alla luce d’inverno, 1974)

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Si avvicina ormai l’inverno e il contadino ara i campi preparandoli per la semina. Tra quei solchi dove si formano pozzanghere – dice il poeta svizzero Philippe Jaccottet –  capita che certe notti si rispecchi luminosa Venere. Germoglierà anche quel seme di luce a primavera?

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Van Gogh

VINCENT VAN GOGH, “CAMPO, ARATORE E MULINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
È la poesia che apre le tende, alla fine della notte, che ridà luce alla nostra vita.
PHILIPPE JACCOTTET




Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


lunedì 12 novembre 2018

Mia assente


PHILIPPE JACCOTTET

SONO STRANIERO NELLA NOSTRA VITA

Sono straniero nella nostra vita,
perciò a te sola parlo, e in versi strani:
a te, luogo sperato, età fiorita,
nido di paglia e pioggia sopra i rami,

arnia d’acqua che trema al primo albore,
nel buio nuova Dolcezza… (Ma ora è tempo
che i corpi lieti tornino all’amore,
urlino gioia, e una ragazza pianga

fuori, nel freddo. E tu? In città non sei,
non vai incontro alle notti, è l’ora in cui
solo ricordo di una bocca vera

sono i miei versi…) O frutti maturi,
fonti di vie dorate, parchi d’edera,
solo a te parlo, mia assente, mia terra…

(da Il barbagianni, 1953 - Traduzione di Fabio Pusterla)

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Michelle è la protagonista dell’amore impossibile vissuto in gioventù dal poeta svizzero Philippe Jaccottet. L’assenza dell’amata lo rende straniero in quella storia che vive ormai solamente di poesie ispirate al ricordo: “Michelle, siamo stati di quegli uccelli / che si sfiorano, travolti dalla luce / e si inseguono gridando sempre più in alto / fino all’estasi, troppo simile all’effimero”.

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Blunt

RICHARD BLUNT, “UN DOMANI COMPLETAMENTE NUOVO”

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] anche se è un’illusione, sarà stata comunque utile. Ed è forse così utile da non poter essere affatto un’illusione.
PHILIPPE JACCOTTET, Cultur@ctive, 27 settembre 2000




Philippe_Jaccottet_(1991)_by_Erling_Mandelmann_-_3Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.