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giovedì 17 settembre 2026

Il vapore


HAN KANG

UNA SERA

Una sera
guardavo il vapore salire
dalla mia ciotola di riso bianco
Fu allora che capii
che qualcosa era svanito per sempre
Che ora anche quello era svanito per sempre

Era ora di mangiare

E mangiai il riso

(da Ho messo la cena nel cassetto, 2013)

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Han Kang, poetessa sudcoreana Premio Nobel 2024, coglie la consapevolezza della transitorietà del tempo mentre osserva il vapore che sale dal riso caldo, ma, con sensibilità tutta orientale trasmette una serena determinazione nel continuare a vivere consumando il pasto in silenzio.

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FOTOGRAFIA © VINN KOONYOSYING/UNSPLASH

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il tempo era un'onda, quasi crudele nella sua implacabile inesorabilità.
HAN KANG, La vegetariana

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Han Kang (Gwangju, 27 novembre 1970), scrittrice e poetessa sudcoreana. È stata insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 2024 e del Man Booker International Prize 2016 per La vegetariana.  È nota per la prosa poetica che indaga traumi storici e fragilità umana.


martedì 21 aprile 2026

Solo fiori


KO UN

COME POSSONO ESISTERE SOLO FIORI?

Come possono esistere solo fiori?
da quella parte
osserva anche l’arido letto del fiume
niente degno di essere visto
quello potrebbe essere il tuo amore.

(da Fiori di un istante, 2001)

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C'è molto dell'esperienza buddhista del poeta sudcoreano Ko Un, che fu monaco per un periodo della sua vita: la realtà va accettata nella sua interezza, unendo il bello e il brutto. L'amore non è solo nella perfezione, ma anche nella desolazione e nell'imperfezione.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo mondo… / qui una farfalla che svolazza / lì la dimora di un ragno.
KO UN, Fiori di un istante

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Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


giovedì 23 maggio 2024

Shin Kyeong-nim


Il poeta sudcoreano Shin Kyeong-nim è morto ieri all’età di 88 anni nell’ospedale di Gojang-si. Cresciuto nell'antica cultura rurale coreana, raccolse le canzoni tradizionali dei villaggi rurali. La sua fama come poeta risale principalmente alla pubblicazione della raccolta Nong-mu (Danza rurale) nel 1973, che contribuì ad aprire la strada all'accettazione pubblica di una poesia radicata in dure realtà sociali, una letteratura militante che sarebbe diventata la poesia operaia degli anni '80. Vi echeggiano i ricordi della violenza politica che ha caratterizzato la storia della Corea sin dalla sua liberazione dal dominio giapponese nel 1945, la politica di industrializzazione del governo che portò ad un ulteriore brutale sradicamento delle popolazioni rurali. In una cultura letteraria abituata all'individualista "io" della tradizione romantica occidentale, o alla voce abbastanza non specificata dei moderni testi coreani, il "noi" collettivo impiegato da Shin era percepito come profondamente scioccante. Si verificò una grande scissione letteraria e gli scrittori più attivisti e "impegnati" fondarono il proprio movimento, sostenendo il coinvolgimento sociale.

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FOTOGRAFIA © YONHAP

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UNA MATTINA DI NEVE

“Buongiorno.
Oggi, tra tutti i giorni, le folate sono gelide.
"Come resisterai quest'inverno?"
"Fiorirai di nuovo l'anno prossimo?"

Questo dicono i vecchi alberi ai vecchi alberi,
questo dicono i derelitti ai derelitti,
tossendo e scrollandosi di dosso la neve.

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COMMEMORAZIONI

1.

Soprabiti durumagi in cotone
puzzolenti di vino di riso
gli uomini accovacciati su stuoie di paglia
discutevano dei tempi con facce smunte.
Volti spaventosamente emaciati.
I bambini erano comunque allegri.
Su un falò acceso al riparo di una roccia
arrostivano la torta di riso e il merluzzo essiccato,
correvano in tondo e cadevano a capofitto.

2.

--Anche dopo vent'anni il villaggio natale
non è minimamente cambiato. Come la povertà
il fumo tiene avvolto il villaggio
e i cani abbaiano
i bambini piangono e mi gridano
dietro.
Parla! Parla! Parla!
Ahimè, non c'è niente che posso dire.

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IL FIUME

Le gocce di pioggia singhiozzano e piangono.
Piangendo forano il terreno fangoso.
I bambini evitano le gocce di pioggia.
Piangendo, vagano nel fiume.

Potrebbe il fiume dimenticare quel suono di pianto?
Potrebbe dimenticare il suono degli spari e delle grida?
Potrebbe dimenticare quei piccoli pugni e quei piedini nudi?

Il vento singhiozza e piange.
Piangendo vortica sul fiume.
I bambini vagano dietro al vento.
Piangendo, vagano sotto la pioggia che cade.

(da Danza rurale, 1973)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ciò di cui dobbiamo vergognarci / non è solo il modo selvaggio in cui  imbrogliamo e veniamo ingannati. / Non è solo l'oscurità che nasconde il paradiso stesso.
SHIN KYEONG-NIM, Danza rurale




Shin Kyeong-nim (Chubgju-gun, 6 aprile 1936 – Gojang-si, 22 maggio 2024), poeta sudcoreano. Conosciuto come un "poeta del popolo", scrisse versi fondamentalmente su un unico argomento: la vita e la gente dei villaggi agricoli coreani. La rappresentazione delle realtà della vita contadina conserva un senso di lirismo poetico che le conferisce una certa grazia.


venerdì 25 novembre 2022

Centenario di Kim Chunsu


Kim Chunsu, poeta sudcoreano, nacque il 25 novembre di cento anni fa a Chungmu, città che ora si chiama Tongyeon. Tra il 1941 e il 1943 studiò alla università Nihon di Tokyo e fu espulso e imprigionato come cittadino ostile all'impero giapponese. Tornato in Corea, fu insegnante di scuola media e superiore e iniziò a pubblicare poesie ricercando uno stile che potesse distinguersi pur nell'ambito lirico tradizionale: la sua poetica va esplorando la natura oggettiva delle cose cercando di fissarla in immagini. La poesia è dunque "il lampeggiare sulla punta / di un delicato ramoscello".


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PROLOGO PER UN FIORE

Sono un animale pericoloso.
Nel momento in cui la mia mano ti tocca,
diventi l'oscurità sconosciuta.

Alla fine del tremante ramo dell'essere,
fiorisci e cadi, anonimo.
Piango tutta la notte

e nell'oscurità innominabile
le lacrime traboccano,
accendendo un ricordo.

Il mio pianto diventa un turbine
che potrebbe far crollare edifici,
e diventa luce d'oro dentro una pietra.

Mia sposa velata!

(da Disegno di un fiore, 1959)

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RITMO DI BALLATA, VII

Una mela cade
dall'alto, atterrando pesantemente
accanto alla mia anima disperata.
Com'è generoso l'autunno;
regala tutto
quello che ha maturato instancabilmente per tutta l'estate!
Sono più stupito che imbarazzato
per averla mangiata tutta da solo.
Ma a chi dovrei darla?
Sono così meschino
che a te ho dato
nient'altro che i miei cinque organi interni
e sei interiora,  puzzolenti resti
dei miei tre pasti al giorno.
Non ho niente. Ogni giorno le mie dita tremano,
ma non ho saputo darti
neppure una mela in autunno.
La mela che mi è stata data
amore,
a chi devo darla?

(da Ritmo di ballata, 1969)

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Un’altra poesia di Kim Chunsu sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tutti noi vogliamo diventare qualcos’altro. / Tu per me e io per te vogliamo diventare / un indimenticabile sguardo.
KIM CHUNSU, Disegno di un fiore




sooKim Chunsu (Chungmu, ora Tongyeong, 25 novembre 1922 – 29 novembre 2004), poeta, saggista e politico sudcoreano. Insegnante di scuola superiore, è stato eletto deputato all’Assemblea Nazionale nel 1981. Partito da una poesia di ricerca, ha virato nel corso degli anni verso l’enfasi dell’immagine narrativa e il postmodernismo.


lunedì 18 gennaio 2021

Choi Jeongrye


Non il Covid-19 stavolta, ma un’emorragia cerebrale legata ad una rara malattia sanguigna si è portata via sabato la poetessa sudcoreana Choi Jeongrye. Nata a Hwaseong nel 1955, era considerata una delle più innovative scrittrici del paese grazie alle sue poesie e alle sue prose poetiche che traevano le più svariate qualità dalle esperienze quotidiane, trattando in particolare il tempo e la memoria. Esordì nel 1990 pubblicando sulla rivista Hyeondae-sihak. Tra le sue opere Una foresta di bambù nel mio occhio (1994), Tigri nel sole (2001), Campo cremisi (2001)  Il canguro è il canguro, io sono io (2011) e l’ultimo Rete leggera (2020), una specie di testamento poetico per i 30 anni di carriera.

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CIAO

Lontano
come un tuono la cosa
suonava inaudita
come quello

come un filo d’erba
improvvisamente spuntato
in pieno inverno
sebbene non vi fosse
nuova crescita
dalla strada
ondeggiava di un verde brillante

mentre tu che eri accanto a me
eri sempre più lontano

le basse grondaie
con le mani alzate
aggiunsero un saluto

ciao

.

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VERSO IL CAMPO DEL SONNO

Verso il Campo del Sonno
i soldati del sonno
stringendo piccole lance e scudi
avanzano e si ritirano

(sotto le mie palpebre
il campo del sonno si espande denso)
colpo/colpito colpo/colpito colpo/colpito
dissipandolo come polvere
 
cosa succede?
da dove sei arrivato?
nessuna idea
diventiamo nuvola tenendoci le mani
svaniamo insieme
come quel come quel come quel
gregge di nuvole nel sonno

improvvisamente hrmph!
sbuffando
mentre il corpo sussulta
 
il campo del sonno si spacca
i soldati scompaiono
la ragnatela del sonno è lacerata
 
verso i campi del sonno ancora
avvicinandomi scivolando
chiamo attraverso
la ragnatela la ragnatela la ragnatela
 
per addormentare i soldati
che un giorno mi afferreranno per l’eternità

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Un’altra poesia di Choi Jeongrye sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcuno mi ha dato la vita e io dovrei rispondere. Adesso che sono viva e ho una memoria e posso sentire le cose con profondità, devo rispondere alla domanda su chi sono io, e dove sono. Per questo scrivo.
CHOI JEONGRYE




Choi Jeongrye (Hwaseong, 1955 – Seul, 16 gennaio 2021), poetessa sudcoreana. Considerata una delle figure più innovative nella moderna letteratura coreana, ha spesso focalizzato le sue poesie e prose poetiche sul quotidiano, sul tempo e sulla memoria come mezzo per guardare gli altri e il mondo con stile semplice e lineare nella filosofia zen.


giovedì 7 gennaio 2021

Verrò da te


SHIN SEOK-JEONG

QUANDO MI CHIAMI

Quando mi chiami
io verrò da te
come le foglie ingiallite del ginkgo
fluttuano nel vento d’autunno.

Quando mi chiami
verrò da te
come la luna nuova cala di notte in silenzio,
quando scende la foschia sopra il lago.

Quando mi chiami
verrò da te
come il sole di una primavera in anticipo penetra l’erba
quando aironi bianchi cantano nel cielo azzurro.

(Traduzione di Laura Garavaglia)

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Quando mi chiami verrò da te, dice il poeta sudcoreano Shin Seok-jeong. Lo farà con leggerezza, come le metafore che usa nel volgere delle stagioni: il giallo delle grandi foglie autunnali del ginkgo, la luna che sale silenziosa forando la foschia invernale, la luce del sole che a primavera risveglia la terra mentre il cielo è solcato dal volo elegante degli aironi.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERCAVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ama currit, volat, laetatur
. Amare significa correre con il cuore verso l'oggetto amato.
GIOVANNI PAOLO I




Shin Seok-jeong (Buan, 7 luglio 1907 - Jeonju, 6 luglio 1976), poeta coreano. Iniziò la sua carriera scrivendo su 'Simunhak', mensile letterario specializzato in poesia, dedicandosi in particolare alla poesia idilliaca. Fu poi insegnante alla scuola media di Buan e alla scuola superiore di Jeonju.


giovedì 9 aprile 2020

Nostalgia di te


KO UN

COME LE RONDINI CHE TORNANO

Come le rondini che tornano
anch’io ho un motivo per vivere
come quel mare
che le rondini attraversano nel ritorno
ha una sponda a sud
così io ho un motivo per aspettare il domani

io ho un motivo per avere nostalgia di te.


(da Fiori d’un istante, 2001 – Traduzione di Vincenza d’Urso)

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Un motivo per aspettare il domani: tutti abbiamo questa molla che ci carica e ci fa andare avanti, che sia speranza o amore. E ogni volta che ci pensiamo è come una nuova primavera, è un volare di rondini che rallegra il nostro cielo. Per il poeta sudcoreano Ko Un questo motivo è la nostalgia dell’amata.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Come possono esistere solo fiori? / da quella parte / osserva anche l’arido letto del fiume / niente degno di essere visto / quello potrebbe essere il tuo amore.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

martedì 14 gennaio 2020

L’eco che svaniva


KO UN

SULLE RIVE DEL LAGO

Sulle rive del lago
ho chiamato il tuo nome
dietro l’eco che svaniva
tu
dove sei
dove sei.

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Apparentemente semplice e molto orientale, questa poesia del sudcoreano Ko Un racchiude invece come un insetto in una goccia d’ambra la bellezza di quell’invocazione finale che dà senso a tutto il resto, riecheggiando proprio come il nome lanciato nel vento sulle rive del lago.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
A che servirà questo enorme cielo? / Io sono qui tutto solo.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


sabato 11 maggio 2019

La bellezza di un albero


CHOI JEONGRYE

IL BOSCO

Conduce anche agli altri alberi
il sentiero che porta a un albero?
Arriva fino a tutti i magnifici alberi
infine?
La bellezza di un albero
assomiglia alla bellezza di un altro albero.

Verde tremore
senza inizio e senza fine,
di chi sei l’ombra,
momentaneamente?

(da Instances: Selected poems, Parlor, 2011)

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La bellezza del bosco è la sua maestosa varietà nell’uniformità: vi sono piante simili e altre che differiscono per un qualche particolare. La poetessa sudcoreana Choi Jeongrye è attratta da questo senso estetico quasi religioso – lo zen è appunto tra i principi basilari della sua poetica. Un po’ come il Baudelaire delle “Corrispondenze” nei Fiori del male: “La Natura è un tempio dove incerte parole / mormorano pilastri che sono vivi, / una foresta di simboli che l'uomo / attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari”.

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FOTOGRAFIA © FREE PHOTOS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
So che gli alberi mi guardano, mi curano e mi proteggono con la loro presenza silenziosa, col loro amore senza parole. Non sanno nulla di me, ma sono disposti a distendere le loro braccia sopra di me e sopra ciascuno
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PIETRO CITATI, L’armonia del mondo




Choi Jeongrye (Hwaseong, 1955), poetessa sudcoreana. Considerata una delle figure più innovative nella moderna letteratura coreana, ha spesso focalizzato le sue poesie e prose poetiche sul quotidiano, sul tempo e sulla memoria come mezzo per guardare gli altri e il mondo con stile semplice e lineare nella filosofia zen.


sabato 22 dicembre 2018

Cominciare così


KO UN

SEMI DI SALICE

Semi di salice
portati da un ruscello frettoloso
quando toccano terra,
si aprono.
Cerca di cominciare così.

(da Fiori di un momento, 2001)

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Il salice bianco ha capsule che maturano e cadono, lasciando che il vento e i fiumi le portino lontano per liberare i semi e farli germogliare distanti dalla pianta madre. Il poeta sudcoreano Ko Un trova meravigliosa questa immagine, tanto da auspicare che anche nel nostro vivere quotidiano possiamo comportarci con la forza di questi piccoli semi.

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Talea-di-salice

FOTOGRAFIA © TITANIS

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LA FRASE DEL GIORNO
La natura, con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte.
JOHANN WOLFGANG GOETHE, Faust




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


sabato 17 novembre 2018

Un fiore


KIM CHUNSU

FIORE

Prima di pronunciare il suo nome
lui non era altro che un gesto.
Quando pronunciai il suo nome
venne da me e si trasformò in un fiore.

Pronuncia il mio nome
così da riempirlo del mio colore e del mio profumo.
Posso andare da lui
e trasformarmi nel suo fiore.

Tutti noi vogliamo diventare qualcos’altro.
Tu per me e io per te vogliamo diventare
un indimenticabile sguardo.

(da Disegno di un fiore, 1959)

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“Fiore” è probabilmente la poesia più conosciuta del poeta sudcoreano Kim Chunsu. Appartiene ancora alla sua produzione giovanile, quando si cimentava con il ruolo fondamentale del linguaggio e con una particolare insistenza sul raggiungimento della coscienza di un oggetto, come questo fiore appunto, che è tramite per la conoscenza dell’altro. Il passo successivo sarà per Kim Chunsu avvicinarsi alla metafora estetica per il puro gusto dell’illustrazione e al conseguente gioco di parole.

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Criste

DIPINTO DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Può la poesia essere / il lampeggiare sulla punta / di un delicato ramoscello?
KIM CHUNSU




sooKim Chunsu (Chungmu, ora Tongyeong, 25 novembre 1922 – 29 novembre 2004), poeta, saggista e politico sudcoreano. Insegnante di scuola superiore, è stato eletto deputato all’Assemblea Nazionale nel 1981. Partito da una poesia di ricerca, ha virato nel corso degli anni verso l’enfasi dell’immagine narrativa e il postmodernismo.


sabato 30 dicembre 2017

Centenario di Yun Dong-Ju


Di Yun Dong-Ju, poeta coreano nato il 30 dicembre 1917, esiste una sola raccolta poetica, edita nel 1948 con 31 liriche, ampliate a 116 in un’edizione del 1976. Del resto morì a soli 27 anni nel carcere di Fukuoka, probabilmente a causa di esperimenti chimici sui prigionieri. I giapponesi lo ritenevano un esponente del movimento antinipponico durante il periodo di occupazione coloniale e lo arrestarono mentre insegnava inglese all’università di Kyoto. Le sue poesie si riconoscono per l’innocenza della voce poetica, che spesso cede alla nostalgia per la perduta terra natia.

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Yun

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da Cielo, vento, stelle e poesia, 1948

NEVE

La scorsa notte
la neve è caduta spessa:

sui tetti,
sui sentieri, sulle fattorie.
Forse è una coperta
che ci protegge dal freddo.

Ecco perché
cade solo nel gelo dell’inverno.

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PRIMAVERA

La primavera scorre nel sangue come un ruscello,
e sulla riva come un ruscello
forsizie, azalee e fiori di cavolo giallo

Io, che ho sopportato l’inverno,
germoglio come erba

Allodola gioiosa,
volo su ogni solco

Il cielo azzurro
splende lassù

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LA FRASE DEL GIORNO
Con un cuore che canta le stelle, / Amerò tutte le cose morenti. / E camminerò per la strada / Che mi è stata data.
YUN DONG-JU
 




yun-150909-1Yun Dong-ju (Longjing, Cina, 30 dicembre 1917 – Fukuoka, Giappone, 16 febbraio 1945), poeta coreano, è noto per le sue poesie, raccolte in un’antologia postuma, e per la resistenza contro il colonialismo giapponese. Morì nel carcere di Fukuoka, dove stava scontando due anni di detenzione per motivi politici.


sabato 16 dicembre 2017

Un sasso nella neve


KO UN

IL CANTO DEL COLORE BIANCO

Una vita.
Sogna un'altra vita.
Nella tarda primavera, quando i fiori palpitando
aspettano la luna,
una vita
somiglia a un'altra vita.
Nelle notti d'estate, quando i campi di grano saraceno
aspettano la luna,
una vita
seppellisce un'altra vita.
È inverno
la neve che ormai scende fitta
attende con tutta se stessa la luna.

Getto un sasso.
Quel sasso finisce nella neve.
Una nuova vita ha inizio.

La luna è sorta in un baleno.

(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Il bianco è il colore simbolo della purezza, della libertà, della pulizia. È il colore che contiene tutti gli altri e, riflettendo la luce, respinge ciò che è negativo. Tutte queste simbologie traspaiono dal canto del poeta sudcoreano Ko Un.

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FOTOGRAFIA © JOE STEINBRING

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho visto / lo scintillio della luce fosforescente e il suo nascondersi, / simili allo sguardo che unisce la madre e il suo neonato.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


venerdì 5 maggio 2017

Bianca vela

 

KO UN

LA VELA BIANCA

Nessuno anela a una tempesta,
questo è certo!
Eppure tu, bianca vela lì fuori nel mare,
nel profondo del cuore
speri che la tempesta arrivi.
Perché solo nella tempesta
riesci ad essere viva.

Oh bianca vela paziente e nostalgica
nel grande mare blu!
La lotta ha inizio!

Il mio sguardo non si stacca da te.

Tra l’erba, sotto i miei piedi,
anche una brezza gentile è tempesta.

(da L’isola del canto, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Un punto di vista tipicamente orientale, quello del poeta sudcoreano Ko Un: questa correlazione cosmologica dove ogni oggetto e ogni essere vivente ha la sua esistenza, questo raffronto tra le piccole cose e le grandi ha l’ampio respiro delle dottrine del Buddha e di Confucio.

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Vela bianca

LEONID AFREMOV, “VELA BIANCA”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’universo, lo spazio, le immensità del tempo: questo è lo scenario della poesia. Anche la più breve canzone d’amore o un’elegia sono una poesia dell’universo.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

domenica 5 marzo 2017

Trecento milionesimi di secondo

 

KO UN

EFFIMERO

Trecento milionesimi di secondo,
              se è quello che dura una particella,
         considera quanto interminabile è il giorno

Pensi che un giorno è troppo corto?

                                               grande avidità

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Tutto è relativo, ci dice il poeta coreano Ko Un: ci sembra breve il giorno, ci capita spesso di riflettere che è già giunta la sera, che è trascorsa una settimana, un mese, un anno. Eppure sarebbe un intervallo di tempo lunghissimo confrontato alla durata di una particella elementare (o alla vita di un insetto degli Efemerotteri, che vive poche ore e proprio da questo prende il nome di “effimera”).

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where-does-the-time-go

IMMAGINE © PICSHIPE

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LA FRASE DEL GIORNO
Il nostro tempo e il tempo di Dio non vengono misurati con lo stesso orologio.
CHARLES SPURGEON




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

venerdì 12 febbraio 2016

Aspetto l’autobus

 

KO UN

C’È CHI DICE DI AVERE RICORDI

C’è chi dice di avere ricordi di mille anni fa
E chi dice di aver già visitato i mille anni del futuro
In una giornata ventosa
Io aspetto l’autobus

(da Fiori d'un istante, 2001 - Traduzione di Vincenza D'Urso)

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“Chissà! Forse la contemporaneità guadagna di significato quando un essere umano ricolloca la propria vita dalla sfera privata a quella pubblica. È solo quando si stabilisce il contemporaneo come proprio spazio reale, che la contemporaneità – forse – può esistere. Si tratta di costruire, non di distruggere. Di conseguenza, si tratta di vivere, non di lasciarsi vivere”: il poeta sudcoreano Ko Un scrisse queste parole in occasione di un premio assegnatoli a Pescara nel 2014. Quello che risalta anche da questa brevissima poesia – come molte delle sue, delle stilettate, delle frecce che lacerano l’aria: la contemporaneità, la quotidianità nostalgica in cui tutti quanti siamo immersi.

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Collard

DAVID COLLARD, “WAITING FOR THE TRAIN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il presente che definiamo contemporaneità è un lungo, lunghissimo periodo di transizione tra il passato e il futuro, e in quanto tale subisce sempre l’influenza di ciò che ha davanti e di ciò che si lascia alle spalle, dei ricordi e dei sogni.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

martedì 15 dicembre 2015

Il grigio cielo


 

KO UN

VERSI SCRITTI IN SOGNO LA NOTTE SCORSA


Là in cima all’albero,
guarda l’uccello che vi si è posato.
Là in cima all’albero,
guarda l’uccello che vola via dopo essersi posato.
Dopo che l’uccello è volato via,
guarda il punto in cima rimasto vuoto,
E poi, la vasta vacuità.
Guarda il grigio cielo.


(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)


La Sinfonia n. 45 in Fa diesis minore di Franz Josef Haydn, nota come “Sinfonia degli addii”, si conclude con un adagio finale in cui i musicisti smettono a turno di suonare e abbandonano la sala lasciando solo due violini in sordina. Questa poesia del sudcoreano Ko Un mi ha ricordato quel brano, infatti c’è lo stesso anticlimax: gli oggetti poetici abbandonano uno alla volta la scena, lasciando infine il vuoto di un cielo, tra l’altro non azzurro ma grigio.
 
FOTOGRAFIA © NATURE’S DESKTOP
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LA FRASE DEL GIORNO
Io sogno. / Ieri / non è oggi. / Oggi / Non è domani. / Ma io sogno il domani.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.



domenica 25 ottobre 2015

Quel fiore

 

KO UN

L’HO VISTO SCENDENDO

L’ho visto scendendo
quel fiore che non avevo visto
salendo.

(da Fiori d’un istante, 2001 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Le poesie così brevi di solito offrono numerosi appigli all’interpretazione: così questa del poeta sudcoreano Ko Un, da anni candidato al Nobel. Cosa si può dire? Che spesso i punti di vista cambiano le nostre percezioni, certo. Che l’essere umano è limitato, ma che riesce comunque a rapportarsi in qualche modo con la realtà e con quello che va al di là di essa (la poesia).  Ma non solo: che, impegnati nel salire, spesso ci prefissiamo solo di raggiungere la meta a discapito di tutto il resto, mentre nello scendere (il desiderio realizzato, il traguardo ormai raggiunto) abbiamo la possibilità di allargare lo sguardo, di abbracciare tutto l’orizzonte. E ancora: che le cose – come pensava Cesare Pavese – si notano la seconda volta, ovvero quando sono ricordate (e in questo caso è un ricordo inconscio). Niente male, per sole undici parole…

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Sabo

FOTOGRAFIA © MIRO SABO/PANORAMIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando i fiori parlano / il suo volto sorride luminoso
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KO UN, L’isola che canta




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

giovedì 22 gennaio 2015

L’acuta voce del bambino

 

KO UN

DI RITORNO DALL’HIMALAYA

Non provavo dolore.
Era un giorno freddo
in cui desideravo togliermi gli occhi
e metterne altri.
Di ritorno dall’Himalaya
un bambino mi chiese
che cosa ci fosse lì.
Desiderai diventare anch’io l’acuta voce del bambino.

(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 - Traduzione di Vincenza D’Urso).

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Ko Un, poeta coreano più volte candidato al Nobel per la Letteratura, è stato per anni un monaco buddhista. Troviamo in questi versi la sua “ansia” di verità, la ricerca continua di una risposta che non riesce a trovare e che forse si può solamente sfiorare. Sta tutta in questo non detto, nell’incontro con un bambino che gli domanda che cosa abbia visto sull’Himalaya e che gli fa comprendere di non avere trovato ancora nulla, che c’è più verità nella sua voce acuta che in tutta la sua faticosa meditazione.

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FOTOGRAFIA © SCIENCEFREAK/PIXABAY
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LA FRASE DEL GIORNO
Ora accetto i sogni. / Le cose non sono più solo come sono.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.

lunedì 3 novembre 2014

L’albero

 

KO UN

IL DAVANTI DELL’ALBERO

Guarda, gli umani di spalle.
Se Dio esiste,
sarà forse questa la sua forma
in questo mondo?
 
Persino un albero
ha un davanti e un dietro.
Non necessariamente per colpa della luce del sole.
Non necessariamente per il Sud e il Nord.
Attraverso il suo davanti, io incontro l'albero,
attraverso il suo dietro, me ne accomiato.
E già mi manca, quell’albero.
 
Non possiede parole, l’albero,
ma se sente parole d’amore
porge più foglie al soffio del vento.
Le foglie del nuovo anno
saranno d’un verde ancora più smagliante.
E quando la nostra estate sarà trascorsa
rifulgerà lì,
d’un rosso fuoco
che nessuno potrà mai eguagliare.
D’un rosso fuoco
che nessuna fine d'amicizia umana
potrà mai terminare.

(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Le poesie di Ko Un colpiscono per quell’atmosfera zen tipica dell’Estremo Oriente – il poeta più volte candidato al Nobel fu per un periodo anche monaco buddhista. Questa trasforma un omaggio agli alberi in una meditazione esistenziale sul fluire delle stagioni, sulla manifestazione stessa della natura: “la parola diviene allusione cosmica dell’oggetto percepito, nesso sincronico di oggetto e senso dell’oggetto” come rileva Paolo Leoncini nell’introduzione all’edizione Lietocolle di questa raccolta.

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the-tree-of-life

IMMAGINE © ANDA BERCEZKY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vento del nord soffiando s'avvicina. / Gli alberi, / alberi d'inverno, tutti, danzano. / Anch'io mi adeguo, e danzo.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.