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mercoledì 4 febbraio 2026

Miroslav Košuta


È morto il 2 febbraio a Trieste, nella frazione di Contovello, sul Carso, il poeta e scrittore Miroslav Košuta, appartenente alla minoranza di lingua slovena. Nel 2011 aveva ricevuto il Premio Prešeren, il maggiore riconoscimento culturale della Slovenia, per la sua attività letteraria e per il contributo nella preservazione della lingua slovena in Italia. “È stato una delle voci poetiche slovene più alte, ha fatto la poesia «onesta» delle piccole cose che sa parlare in maniera universale e dire l’assoluto” ha detto la senatrice Tatjana Roic, esponente della minoranza triestina e allieva del poeta.

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FOTOGRAFIA © MLADINSKA KNJIGA

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DEL MARE

Quando ti addormenti sfinita,
morbida acqua domata
dall’erbe degli argini, quando ti addormenti
con l’ombra di salici severi
e con la fronte profonda sogni il mare
vicino, e un grido di gabbiano
schiumare tra i tuoi gorghi.


Svolgo allora la vela logora di tempo,
aspetto il vento di meridione, aspetto
quello di levante,
accarezzo l’albero morto.
E non c’è vento da settentrione
e non ce n’è di ponente.

Dov’è il mio mare, dove sei,
maledetto vento, urlo
con gola ebbra come i vecchi marinai
cercando all’orizzonte. Vedo
soltanto i tuoi gorghi.
 
Accarezzo l’albero morto.

Squarcio questa vela antica.

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RIMANI

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Recingiti in quella sabbia
sulla riva. Gli scogli
non riconoscano
il tuo passo,
e non si inebrino
col salso d’acqua dei tuoi piedi.

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Ti seppellirò
nelle alghe, nella spuma cieca.
E solitario osserverò
le tue vene blu.
E ti sommergerò
di edera oscura,
che il suo e il tuo sapore
mi stringano la gola.

(da La ragazza dal fiore pervinca, Del Vecchio, 2015)



  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia di frontiera è secondo me una definizione di cui non si può abusare, riferendosi a tutti i poeti la cui opera viene in qualche modo toccata dal confine. Ma se vi convergono passione rivoluzionaria e statura morale, allora certamente si tratta di un contesto di poesia di frontiera..
MIROSLAV KOŠUTA, La ragazza dal fiore pervinca




Miroslav Košuta (Santa Croce, 11 marzo 1936 – Contovello, 1º febbraio 2026), poeta, scrittore e traduttore italiano di lingua slovena. Tra i suoi temi principali Trieste, il paesaggio carsico, il  grande peso storico che grava sulla comunità slovena, l’infanzia e l’amore, con sullo sfondo i temi esistenziali.


martedì 3 febbraio 2026

Testimonianza di un tempo


CESAR SIMÓN

ARCO ROMANO

Sorge in mezzo ai vigneti.
Testimonianza di un tempo, è già il tempo.
Se piove, resta solitario;
e solitario quando il sole scotta.
Divide il mondo in due, insiste e tace,
chiuso, ma aperto all'ermetismo
della domanda che non si estingue.
Ed è troppo da spiegare.
Conclusione? Approccio irrealistico.
L'arco è come me, non finisco mai.
Perché mi sono lanciato contro il cielo come un arco:
dal vuoto al vuoto nella bellezza,
dal nulla al nulla in mezzo alla luce.

(da Smarrimento, 1991)

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L'opera del poeta spagnolo César Simón indaga molto spesso un luogo, partendo da lì per elevare la meditazione e trascendere il sé, che è sì punto centrale, ma diventa insignificante di fronte alla realtà che lo circonda, al vuoto e al nulla che sono contemporaneamente assenza e presenza.

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PIERRE-ANTOINE DEMACHY, "PASTORI TRA LE ROVINE ROMANE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Celebro la mia vita, queste mattine rituali / in cui, con inespressiva trasparenza, / mi considero per quello che sono, un capitale biologico - non più traboccante - / un silenzio traboccante di sensazioni, un'unica sensazione: me stesso.
CESAR SIMÓN, Smarrimento

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César Simón (Valencia, 16 agosto 1932 - 11 dicembre 1997), poeta e scrittore spagnolo. La sua opera appartiene cronologicamente alla cosiddetta "generazione del secondo dopoguerra" e  presenta uno stile di scrittura austero e uno sguardo profondo nell'analizzare ciò che trascende il quotidiano.


lunedì 2 febbraio 2026

La sedia vuota


GEORGIOS DROSINIS

ASPETTANDOTI

Per te ho la sedia vuota vicino a me
e per entrambi il bicchiere pieno.
L'ora della sera risveglia il desiderio;
so che non verrai, eppure ti aspetto.

Se la porta scricchiola nel vento...
se un ramo secco si muove fuori nel giardino...
se il passo di uno sconosciuto passa per strada, — io desidero...
So che non verrai — eppure ti aspetto.

Il giorno si fa buio, freddo e desolato,
la mia candela accesa gocciola lacrime.
E provo la gioia di un martire:
sapere che non verrai, e aspettarti.

(da Idilli, 1884)

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La vana attesa, la lontananza, la separazione dall'amata, il dolore dell'assenza, ma non c'è disperazione in questa poesia di Georgios Drosinis: il poeta greco si crogiola nella malinconia dell'attesa, nella speranza della solitudine.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Hai fede quando ogni tuo sogno / lo accendi sull'altare del voto / e se uno qualsiasi dei tuoi voti è impossibile, /  aspetti che il miracolo accada.
GEORGIOS DROSINIS, Occhi chiusi

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Georgios Drosinis (Atene, 9 dicembre 1858 – 3 gennaio 1951), poeta e letterato greco. Rappresentante, insieme a Kostis Palamas, della cosiddetta nuova scuola ateniese, ne diresse per un decennio (1888-98) l'organo ufficiale, il periodico Hestía. Abbandonò via via la lingua pura in favore di un linguaggio più popolare e trattando in versi di scorrevole facilità argomenti leggiadri ed elegiaci.


domenica 1 febbraio 2026

Poesie per febbraio XII


C'è quel qualcosa in febbraio, quell'ansia di fiorire, quel timido preannunciarsi della primavera: quella dolcezza che Daria Menicanti ritrova in una mattina in cui ravvisa l'alba giungere un po' prima seduta al caffè di un distributore, quel presagio che Ada Negri riconosce nel sole.

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FOTOGRAFIA © MARIYA MUSCHARD/PEXELS

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DARIA MENICANTI

FEBBRAIO

Sull’orizzonte, in mezzo a due cortei
di piante color nembo,
il sole spinge una lama ricurva
di perfetto rubino.
Sono queste,
dopo quel poco inverno,
le prime mattine di luce,
e il loro odore è caffè,
pane di forno,
terra fresca, benzina.
Pinín serve, con gli occhi ancora stretti
e l’automatica grazia,
il primo pieno di normale.

1962

(da Città come, Mondadori, 1964)

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ADA NEGRI

PRESAGIO

Quando avanza il febbraio, e ancor non ride
Primavera, ma più non piange Inverno,
ti trasfiguri; e l'ansia hai della zolla
che si risveglia e riconosce il sole.
Timido è il sole di febbraio, e nudo
come un povero: pur nel suo tepore
ramo di pioppo e ramo di betulla
già crede aver le fronde. E tu con essi
lo credi: già le vedi: in te già senti
gonfiare i bocci che saran domani
roseo di peschi e bianco di ciliegi:
pungere in te già senti anche le spine
del rosaio, vermiglie come il sangue.
O fortunata, se goderti prima
puoi si' gran doni, che nel chiaro aprile
saran di tutti! Gusta in tuo segreto
il sapore di latte delle gemmule
non vive ancora: pratoline e mammole
raccogli fin che non sien nate, e mano
capricciosa le brancichi, e tallone
duro le schiacci!

 
(da Il dono, Mondadori, 1936)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A febbraio, possiamo assaporare le gioie dell'attesa. La primavera è alle porte, con il dito sul chiavistello.
PATIENCE STRONG, La gloria del giardino

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.