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venerdì 31 gennaio 2025

I sogni inutili


KOSTAS MONDIS

NO, NON SONO INUTILI

No, non sono inutili i sogni inutili,
no non sono superflui i sogni superflui.

(da Attimi, 1958 - Traduzione di Filippomaria Pontani)

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Come scrive il traduttore, Filippomaria Pontani, gli epigrammi del poeta cipriota Kostas Mondis "ambiscono talvolta alla lapidarietà apodittica della gnome, ma più spesso pongono con tono schietto e disincantato questioni irrisolte, mettendo in forse convinzioni e luoghi comuni apparentemente condivisi, denudando la traiettoria di un ricercare doloroso e lacerante, che non ha un principio né una fine, e dunque procede in modo disordinato, rapsodico, ma unitario nell’ispirazione e nell’intento". E dunque, sono inutili i sogni?

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DIPINTO DI ROB GONSALVES

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Lasciate sempre un sorriso / fuori dalle vostre mura, / lasciate sempre un sorriso / per i passanti.
KOSTAS MONDIS, Attimi

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Kostas Mondis (Famagosta, 18 febbraio 1914 – Nicosia, 1 marzo 2004), poeta, romanziere e drammaturgo cipriota. Nelle sue opere ha utilizzato tutta la ricchezza del patrimonio linguistico, storico e tradizionale dell'ellenismo, tracciando con forza poetica il carattere dei valori radicati della nazione greca.


giovedì 18 aprile 2024

La voragine


MICHALIS PIERÌS

MEMORIA DI LUNA A PALERMO

Nel sogno entrammo per lo squarcio
che il cielo apriva – non aveva
tetto l’edificio. Il tempo, onnipotente:
e s’abbassava il cielo con le nuvole
scorrenti insieme con la luna.

Magica era, così, ogni cosa;
la voragine aperta nella chiesa
univa del cielo l’artificio
al cielo naturale – tu dicesti,
e mi voltai a guardare. Folto e assurdo
s’ergeva un albero, bagnato
dal chiarore lunare; e fresca, allora,
venisti tu... memoria profumata...

... lo spasimo ancora durava...
nell’alto letto un guizzo estremo
come di piccola, selvatica bestiola.
Pacifica la stanza, mare tranquillo
la sera. A gocce
scendeva la luce dal tuo corpo; uno splendore
lucente e strano avevi nello sguardo,
eri tu e non eri, mia e estranea insieme.
Un non so che sembravi
di perduto, sentito un tempo, ora
dimenticato: una ferita aperta.

Ti alzasti lenta e ti scorreva
la luce in viso. Un sudore – era agosto
t’imperlava; su in terrazza
un violino s’udiva, e gemere un liuto.
Avanti i turchi stavano in attesa, e dietro
i greci s’acquattavano, giovani di leva,
l’anima – e il colpo – in canna.
Ma tu, corpo sottile e svelto
come l’amore, uscisti fuori
leggera nel fiume della notte...

O fata o strega o sogno
sembravi a braccia aperte
volando nel cielo della città che invalida
dormiva. Ecco la luna, da ambo le facce piena.
Ecco la luna, gridasti,
lei che ci unisce ecco si abbassa,
ci guida a un bel giardino.
Odoro luce, pazza mi sento, tra pitture
amorose vo vagando, ecco la bella
mia città sommersa nella luce, città
senza frontiera, venga chi vuole. Io sono
nuda, è un’isola il mio corpo, fatto
per ogni gioia – e si udì allora il colpo.

Là ti trovai, in un rantolo, nel ventre
la pallottola, a metà distesa
fra il Nord oscuro, e il sud.

( da Metamorfosi di città, 1999 - Traduzione di Renata Lavagnini)

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È lo stesso Michalis Pierìs, intervistato da Paola Maria Minucci, a delineare i contorni di questa poesia, relativa alla divisione di Cipro nel 1974: "Ho scritto una poesia nata a Palermo e in cui si parla della morte di una bella ragazza che voleva volare nuda sopra il filo spinato ed è stata uccisa dagli spari di soldati, molto probabilmente di ambo le parti (sia Greci che Turchi). Ero allora sotto il forte effetto di un’esperienza molto dura che ritengo sia stato il punto di partenza di questa poesia. A Palermo in quei giorni si respirava un’aria di violenza e di paura ed era piena di soldati armati che la tenevano sotto controllo per probabili attacchi della mafia. E ogni volta che leggo la poesia scritta in quei giorni,  (...) sento che per me si riferisce anche al destino di Cipro". La chiesa, abbandonata, è quella dello Spasimo, priva di tetto, da cui si vede il cielo.

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PALERMO, CHIESA DELLO SPASIMO - FOTOGRAFIA © PANORMUS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il passo di Venezia / del Turco il segno, del re nero la figura, / della regina il torrente, le tracce di Franchi / e di siriani e di pirati e di stranieri / sul piccolo tuo corpo ferito mille volte / sul tuo piccolo corpo greco tanto amato: / come posso guardarlo, mia cara, ora che è diviso?
MICHALIS PIERÌS, Metamorfosi di città

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Michalis Pierìs (Eftagonia, 1952 – Nicosia, 3 novembre 2021), poeta cipriota. Fondatore del “Laboratorio Teatrale dell’ Università di Cipro”, promotore della cultura tradizionale dell’ Ellenismo dialettale periferico, ha curato molti saggi di filologia greca medievale e moderna.


lunedì 2 ottobre 2023

Stavo sognando


MICHALIS PIERÌS

MI SONO SVEGLIATO

Mi sono svegliato e stavo sognando. I luoghi sembravano
familiari anche se non li riconoscevo. Da qualche parte
li ho visti prima, pensavo. Ho camminato
per le strade. Ricordo quella
strada, gli alberi, il fiume. Il ponte
dove mi sono fermato e mi fotografasti.
Come può essere che ora io veda e non veda.
O forse in realtà non li ho visti.
Li avrò sognati. E adesso quei cancelli sembrano
essere il passaggio verso ciò che ho immaginato di vedere.

(da Luoghi di scrittura, 2005)

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"Sono nello stesso luogo non sono. Sono / ovunque e in qualche luogo. Prendo la matita / mi perdo si apre un buco sulla carta / e i modi si agitano  si mescolano / scritture, voci, descrizioni di fiumi, / laghi e lagune, i luoghi / girano a vuoto, si toccano le città,  / decine di città mi trattengono addormentano  / il mio corpo, mi sveglio non so dove mi sveglio, / dormo non dormo, mi aggiro /insonne nel cielo nella terra nell'acqua, / calpesto e non calpesto la terra, volo danzo / resto sveglio. Come nei sogni" scrive il poeta cipriota Michalis Pierìs nella sua raccolta La fine del mondo. E quel paesaggio lontano, quello della natia Cipro abbandonata per l'esilio, diventa panorama fantastico, impastato di memoria e immaginazione: "Un paesaggio mitico si agitava ora / dentro di me".

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IMMAGINE © 1ZOOM

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il luogo, l’inquadratura, l’ambientazione si possono basare su particolari reali che in ogni luogo fermano la mia attenzione, poi però (riguardo alle sensazioni che mi trasmettono il luogo o i fatti descritti nella poesia) le cose si confondono. Nemmeno io so dove finisca la realtà e dove cominci la fantasia.
MICHALIS PIERÌS, Insula europea, 31 ottobre 2017

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Michalis Pierìs (Eftagonia, 1952 – Nicosia, 3 novembre 2021), poeta cipriota. Fondatore del “Laboratorio Teatrale dell’ Università di Cipro”, promotore della cultura tradizionale dell’ Ellenismo dialettale periferico, ha curato molti saggi di filologia greca medievale e moderna.


venerdì 9 settembre 2022

La strada


MICHALIS PIERÌS

DA LAKEBA ALLA CITY

(Perdita con profitto)

Eccomi di nuovo. Sono in orario.
Ti aspetto. Eppure, ne sono certo,
non verrai. Ma devo dirtelo
anche se a rimetterci sono ancora io.

                                                         In questa
faccenda ho anch’io da guadagnarci.

Questo giorno della mia vita.
Particolare. Ho aspettato
che sorgesse con il tuo pensiero.
La strada che oggi è diventata un’altra.
I battiti del cuore sfuggiti
all’ordine consueto del loro ritmo.

Tutti i prodigi accaduti oggi.
Oggi che ti dovevo incontrare.

(da Antologia della poesia greca contemporanea, Crocetti, 2005 - Traduzione di Maurizio De Rosa)

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Le città sono spesso protagoniste delle poesie di Michalis Pierìs, esule dal cuore straziato per la sua Cipro divisa, viaggiatore che poi ritorna alla sua Itaca e la trova naturalmente diversa. È un Odisseo che sogna la sua patria e intanto vive le avventure per le strade del mondo, dall’Australia a Londra.

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FOTOGRAFIA © PUBLIC DOMAIN PICTURES

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voglio una città, cosa cerco, una città che mi nasconda.
MICHALIS PIERÌS




Michalis Pierìs (Eftagonia, 1952 – Nicosia, 3 novembre 2021), poeta cipriota. Fondatore del “Laboratorio Teatrale dell’ Università di Cipro”, promotore della cultura tradizionale dell’ Ellenismo dialettale periferico, ha curato molti saggi di filologia greca medievale e moderna.


lunedì 4 marzo 2019

Il mare ci ha dimenticato


ADRIANA IERODIAKONOU

IL VIAGGIO

Abbiamo camminato per molti anni
ma ancora non abbiamo incontrato il mare.

Del dolore abbiamo fatto un risveglio del desiderio, un percorso,
anche se continuiamo ad andare per la pianura di terra bianca.

Volano senza indugio le rondini verso giorni verdi.

Noi abbiamo camminato per tanti anni
e il mare ci ha dimenticato
e si è trasformato in una parola.

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È in cammino verso la Terra promessa la poetessa cipriota Adriana Ierodiakonou, verso quel mare ("Thálassa! Thálassa!" "Θάλαττα! θάλαττα) che è salvezza nell’Anabasi di Senofonte, ritrovatosi generale sul cammino e ossessionato dall’arrivo al Ponto Eusino. Quel mare ha l’ossessione del desiderio non realizzato, dell’essere che ancora non si è manifestato ed è solamente parola.
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GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO, “IL QUARTO STATO”
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LA FRASE DEL GIORNO
Quello che rimane è più / di quello che ci lascia / come il nulla è molto e il poco è niente / e i cilindri macinano il momento / nella più bella delle foglie.
ADRIANA IERODIAKONOU




Adriana Ierodiakonou (Nicosia, 1952), poetessa cipriota. Laureata in Biochimica a Oxford, ha lavorato come corrispondente da Atene per il Financial Times e la BBC. Il colpo di stato del 1974 e l’invasione turca di Cipro gettano un’ombra cupa e malinconica sulla sua poesia.



mercoledì 7 ottobre 2015

Una lingua che non li contempli

 

KOSTAS MONDIS

DEL “SEMPRE” E DEL “MAI”

È strano che non si sia trovata
in tutto il mondo alcuna lingua
che non li contempli nel suo vocabolario,
che abbia capito che non esistono,
che abbia capito che sono dei raggiri.

(da Poesia, 307 – Settembre 2015 - Traduzione di Filippomaria Pontani)

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L’epigramma è una forma di poesia che ben si attaglia alla cultura greca: con la sua brevità folgorante sa colpire diritto al bersaglio e segnare il punto con arguzia, efficacia e spesso una vena sottilmente tagliente. Il poeta greco-cipriota Kostas Mondis si sofferma sulla vana esistenza delle parole “sempre” e “mai”, illusioni per chi è costretto a vivere in un continuo presente.

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Boetti

ALIGHIERO BOETTI, “NELLA TUA VITA ERRANTE O FRATELLO MIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
“Sempre” e “mai” sono due parole che dovresti sempre ricordare di non usare mai.
WENDELL JOHNSON




Kostas Mondis (Famagosta, 18 febbraio 1914 – Nicosia, 1 marzo 2004), poeta, romanziere e drammaturgo cipriota. Nelle sue opere ha utilizzato tutta la ricchezza del patrimonio linguistico, storico e tradizionale dell'ellenismo, tracciando con forza poetica il carattere dei valori radicati della nazione greca.


mercoledì 26 marzo 2014

Il verso è passione

 

YORGOS MOLESKIS

IL VERSO

Il verso è sogno
desiderio segreto
desiderio esplicito
ardente desiderio del reale
ardente desiderio immaginario
Il verso è passione
di vivere quello che vivi
di rivivere quello che hai vissuto
Il verso è pentimento
di quello che hai
e di quello che non hai vissuto
E
come
ogni battito del cuore
prolunga la vita
senza sosta
si moltiplicano i versi
i desideri
i sogni…

(da L’acqua della memoria, 1998)

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Asportare il sigillo pietrificato / perché dai vasi antichi si possa delibare / il vino per secoli custodito / e il grande sogno sognare / dell’eternità” è la capacità della poesia secondo il poeta cipriota Yorgos Moleskis. Il verso diventa così vita: è l’espressione stessa del vivere del poeta, è il modo per valutare i desideri e i sogni, le speranze e i rimpianti, le passioni e le emozioni, è il giudice che si pone davanti al reale e all’immaginario.

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Bookmark

VLADIMIR KUSH, “BOOKMARK”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia prova un cammino di anni-luce, / passaggio dentro la fornace / e il refrigeratore del mondo. / Con esplosioni di luce incombusta / a dare sussistenza all’insignificante, / a dischiudersi transito di visibilità nelle tenebre / ed ottenere chiarezza da tutto ciò che è ambiguo.
YORGOS MOLESKIS, L’acqua della memoria




Yorgos Moleskis (Lysi, 1946), poeta cipriota. Ha studiato al Nicosia English College e all'Università statale di Mosca Lomonosov. Ha un master in lingua e letteratura russa e un dottorato di ricerca in Filologia. Ha esordito nel 1967 con Bel paese e ha al suo attivo undici raccolte di poesie, due raccolte e cinque libri di traduzioni di poesie.


domenica 22 settembre 2013

La musica è finita

 

FIVOS STAVRIDIS

VERSI PER MUSICA

Non troverai più il volto
dietro la foglia verde del silenzio
la musica è finita, le luci
sono basse: non so quale promessa,
quali illusioni saranno rimpiazzate
dalla gravità di un’altra decisione.
Giù nella valle delle farfalle
non troverai più i passi perduti;
là adesso l’erba arriva alle ginocchia
e forse la tua solitudine sarebbe impenetrabile
nella spoglia possibilità
di un’altra attesa.

(da Poesie, 1972)

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Minimalismo contemplativo: è quello che mi è venuto di pensare leggendo questi versi del poeta cipriota Fivos Stavridis. È una disillusione quella che è nascosta in questa poesia molto criptica, uno sguardo rivolto al passato, alle memorie di un tempo lontano ormai perduto, sul quale, come sulle tombe di un cimitero ebraico, è cresciuta largamente l’erba.

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Lonely_Man_by_murme

MURME, “UOMO SOLITARIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le disillusioni si allentano come l'arco, con una forza sinistra, e scoccano l'uomo, questa freccia, verso il vero.
VICTOR HUGO, L’uomo che ride




Fivos Stavridis (Larnaca, 1938 – 2012), poeta, editore e ricercatore cipriota. Ha studiato farmacia all'Università americana di Beirut.  Il suo piccolo volume di opera poetica è considerato uno dei più speciali della produzione letteraria cipriota, grazie alla semplicità espressiva, allo stato d'animo contemplativo, alla demistificazione e all'ironia.