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sabato 26 novembre 2011

Cos’è la fotografia? (II)

 

JOHN HEDGECOE

“Attrezzatura e tecnica sono solo l’inizio.
È il fotografo che conta più di tutto”

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John Hedgecoe
Portrait of Queen Elizabeth II
Giugno 1967

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NEIL LEIFER

“La fotografia non mostra la realtà, mostra l'idea che se ne ha”

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Neil Leifer
Ali vs. Williams
Novembre 1966

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MAN RAY

“Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà
«come», mentre altri di natura più curiosa si chiederanno «perché»”

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Man Ray
Les larmes
1931

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LA FRASE DEL GIORNO
Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare
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NADAR

giovedì 20 ottobre 2011

Cos’è la fotografia? (I)


DIANE ARBUS

“Una fotografia è un segreto che parla di un segreto.
Più essa racconta, meno è possibile conoscere”

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Diane Arbus
Puerto Rican woman with a beauty mark, N.Y.C.
1965

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RICHARD AVEDON

“Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie,
sono piuttosto letture di ciò che sta sopra. Ho una grande fede
nella superficie che, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce”

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Richard Avedon
Twiggy, hair by Ara Gallant, Paris
January 1968

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HENRI CARTIER-BRESSON

“Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento”

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Henri Cartier-Bresson
Gare Saint Lazare, Paris
1932

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ci sono regole per i buoni fotografi, ci sono solo buoni fotografi
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ANSEL ADAMS, The Essence of Photography

lunedì 14 settembre 2009

Willy Ronis

“Le mie sono fotografie che potrebbero fare tutti. Io sono un uomo qualunque che va in giro e fissa il riflesso dello spettacolo della strada”.

Così diceva delle sue fotografie Willy Ronis, scomparso sabato all’età di 99 anni. Ma il fotografo francese certo sapeva bene che per cogliere quel “riflesso” non basta avere per le mani una macchina fotografica: nel suo occhio c’era la poesia che sapeva imprigionare nell’obiettivo l’attimo di un’emozione – la gente semplice di Belleville e di Ménilmontant, i bistrot, gli innamorati sulle rive della Marna, l’umanità che popolava le strade di Parigi.

 


Le nu provençal, 1949

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Place Vendome, 1947

 


Les amoureux de la Colonne Bastille, 1959

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Venise, Fondamenta Nuova, 1959


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Belleville, 1959

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Jonville, 1947


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Rue Rambuteau, 1946

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Le petit parisien, 1952

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LA FRASE DEL GIORNO
Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l'arte della fotografia.
HELMUT NEWTON

sabato 8 agosto 2009

Abbey Road, la fotografia

 


Questa foto celeberrima, la copertina di “Abbey Road”, penultimo album dei Beatles, compie quarant’anni. Il fotografo che la scattò, Iain MacMillan, posizionò la sua scala in quella semideserta via di Londra l’8 agosto 1969 alle 11 e 30 del mattino, ci impiegò dieci minuti e forse neppure sapeva che avrebbe lanciato nel mito la sua opera.

In realtà fu un ripiego: l’album, l’ultimo pensato e ideato dai Beatles prima della rottura (“Let it be” del 1970 contiene pezzi già pronti) si doveva intitolare “Everest” e avere una copertina in tema. La fotografia scatenò dicerie sulla presunta morte di Paul McCartney, l’unico a comparire a piedi nudi – e allora John Lennon in bianco sarebbe l’officiante delle esequie. I complottisti videro un altro segno nel numero di targa del Maggiolino Volkswagen bianco parcheggiato sulla sinistra: 28, come gli anni di Paul.
Fu profetica invece la fotografia: i Beatles che attraversano la strada e lasciano la scena. Pochi mesi dopo si sarebbero sciolti.

Come tutte le icone, anche la copertina di Abbey Road ha generato emuli, tra i quali lo stesso Paul McCartney per il suo disco “Paul is live”. Eccone una piccola carrellata tratta dalla Rete:



  


E, per finire, Abbey Road oggi:




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LA FRASE DEL GIORNO
In ogni caso, sfocata o meno, nitida o meno, una fotografia buona è una questione di proporzioni, di rapporti tra neri e bianchi.
HENRI CARTIER-BRESSON, Vedere è tutto


giovedì 25 giugno 2009

La Grande Guerra in mostra

Una interessante esposizione è aperta al Museo di Roma in Trastevere. Si tratta di “La guerra della Nazione. Italia 1915-1918”, una rassegna di migliaia di fotografie, in massima parte inedite, conservate finora dall’Archivio Centrale dello Stato e appartenenti a tre diversi fondi:

  • La mostra della rivoluzione fascista con documenti e immagini sulla storia d’Italia dal Risorgimento all’avvento del fascismo e ai suoi primi anni – una raccolta dai toni espositivi e propagandistici;
  • Le fotografie scattate da tre ufficiali dello Stato Maggiore italiano sui campi di battaglia;
  • Le foto sulla mobilitazione industriale e civile connessa alla guerra.


Una delle foto in mostra © Museo di Roma in Trastevere



LA GUERRA DELLA NAZIONE. ITALIA 1915-1918

dal 25 giugno al 20 settembre 2009

Museo di Roma in Trastevere, Piazza Sant’Egidio, 1b

Orario: Da martedì a domenica ore 10.00-20.00. Chiuso lunedì

Biglietto d'ingresso: Intero € 3,00 - Ridotto € 1,50 Gratuito per le categorie previste dalla legge vigente - La biglietteria chiude un'ora prima

Informazioni: Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)


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LA FRASE DEL GIORNO
Alla fine maggio 1916, la mia brigata – reggimenti 399° e 400° – stava ancora sul Carso. Sin dall'inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile. Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee. Dopo quella dei "gatti rossi", era venuta quella dei "gatti neri", poi quella dei "gatti verdi". Ma la situazione era sempre la stessa. Presa una trincea, bisognava conquistarne un'altra. Trieste era sempre là, di fronte al golfo, alla stessa distanza, stanca. La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo. Il duca d'Aosta, nostro comandante d'armata, la citava ogni volta, negli ordini del giorno e nei discorsi, per animare i combattenti.
EMILIO LUSSU, Un anno sull’Altipiano

sabato 25 aprile 2009

Francesca Woodman

Breve la vita di Francesca Woodman: la fotografa americana, nata nel 1957, pose fine ai suoi giorni il 19 gennaio del 1981. Aveva 23 anni e la paura di invecchiare, il terrore di essere se stessa: l’angoscia era un fardello troppo grande per la sua solitudine, la crisi artistica e generazionale una montagna insormontabile.

“Ho dei parametri e a questo punto la mia vita è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza di caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

Forse aveva detto davvero tutto nelle sue fotografie in bianco e nero : vi aveva impresso tutto ciò che sentiva, conferendo quelle atmosfere suggestive ad ambienti spogli e squallidi, avvolgendoli di un’emozione estetica che scavava dentro di lei, che mostrava al mondo com’era fatta dentro quel corpo che talora ostentava e talora celava. Nelle fotografie raffigurava i suoi incubi e le sue paure, gli spettri che la inseguivano. Attraverso l’arte credeva di avere trovato la via d’uscita.

È per questo motivo che la Woodman fotografava se stessa: erano le sue sensazioni, le sue esperienze, le sue emozioni interiori che comunicava, erano la solitudine, il terrore di scomparire, di essere abbandonata che voleva rendere noti. La nudità esibita era un altro mezzo per segnalare quella sua impotenza davanti al mondo, davanti a una società che macina ogni cosa velocemente.


Francesca Woodman, “From Angels Series”


Francesca Woodman, “From House series, Providence, Rhode Island, 1976”


Francesca Woodman, “Untitled, Rome 1976-77”


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LA FRASE DEL GIORNO
Un lavoro creativo autentico rende solitari, richiedendo da noi qualcosa che dobbiamo togliere al benessere della vita.
HERMANN HESSE, Gertrud