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domenica 20 settembre 2026

Al pomeriggio in cui ho ballato


ALICIA OSTRIKER

SIGNORA RUGOSA CHE BALLA

Diventerò una vecchia signora rugosa
Diventerò una di quelle persone fragili e straccione
Avrò le mani avvizzite e sarò
Confusa fino alle lacrime mentre attraverserò la strada

Zoppicherò cautamente sugli autobus
Come un frutto avvizzito
E seduta in silenzio su questo autobus traballante
I viali che scorrono

Alcuni altri passeggeri mi guarderanno
Stringere il mio bastone e il mio giornale
Apparentemente in modo protettivo,
        ma in realtà starò pensando
Al pomeriggio in cui ho ballato nuda con te
Al pomeriggio in cui ho ballato nuda con te
Al pomeriggio! In cui ho ballato! Nuda con te!

(da Il piccolo spazio: poesie  scelte e nuove 1968-1998, 1998)

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Alicia Ostriker, poetessa statunitense, ci presenta una poesia divisa in due parti: nella prima pensa alla sua vecchiaia, alla fragilità del corpo. Nella seconda però ecco la forza interiore che si manifesta, che va oltre quell'apparenza indifesa e smarrita: la mente custodisce un ricordo vibrante, erotico e gioioso.

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FOTOGRAFIA © ASHKAN SA/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia deve trasmettere quel senso di novità, freschezza, apertura al futuro. È un modo di rispondere al tempo, alla storia – la propria storia personale e quella del mondo. Un modo di infondere una sorta di speranza nella forma della propria opera.
ALICIA OSTRIKER, The American Voice n. 45, 1998

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Alicia Suskin Ostriker (Brooklyn, New York, 11 novembre 1937),  poetessa e studiosa americana. Autrice di poesie femministe ebraiche, è stata definita "la poetessa più fieramente onesta d'America" ​​da Progressive. La sua scrittura parte dai dettagli concreti della vita di tutti i giorni — il rapporto con i figli, la maternità, i legami familiari — per elevarli a una dimensione universale.


venerdì 18 settembre 2026

Lo spazio di una canzone


RITA DOVE

I VENERDÌ DEL FOX-TROT

Ringraziamo le stelle che c'è un giorno
a settimana per mettere da parte

il dolore, indossare le perle e
muoversi

passo spazzola passo, veloce veloce,
tallone-punta. Liscio

come il lento sorriso di raso di Nat King Cole,

facile come vivere
un giorno alla volta:

un uomo e
una donna,

costola contro costola,
senza alcun dolore all'orizzonte,

solo l'immensità del Paradiso
e lo spazio di una canzone

per contare tutte le meraviglie che contiene.

(da American Smooth, 2004)

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Il ballo del venerdì rappresenta per la poetessa statunitense Rita Dove una tregua dalle fatiche quotidiane e dal dolore. Per la durata di una serata, le preoccupazioni e le sofferenze della vita vengono messe da parte. La stessa Dove, in un'intervista al New York Times, riferì di aver iniziato a ballare con il marito dopo che un incendio nel 1998 distrusse la loro casa: un modo per ricominciare, per ricostruire la propria vita.

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JACK VETTRIANO, "UNA NOTTE MERAVIGLIOSA PER BALLARE AL CHIARO DI LUNA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Danzare è creare una scultura che è visibile solo per un momento.
EROL OZAN

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Rita Frances Dove (Akron, Ohio, 28 agosto 1952), poetessa e scrittrice statunitense, vincitrice del Premio Pulitzer per la poesia 1987. La sua opera è originale per le varie tematiche affrontate e la meticolosa ricerca linguistica con cui riesce a catturare e trasferire sul foglio emozioni complesse.


martedì 15 settembre 2026

Tu che mi tieni stretta


LOUISE GLÜCK

L'OMBRA DEL FALCO

Abbracciandoci sulla strada
per qualche ragione che non ricordo più,
poi separandoci, scorgemmo
una sagoma davanti a noi... quanto era vicina?
Alzammo lo sguardo verso il punto in cui il falco
volteggiava con la sua preda; li vidi
virare verso West Hill, proiettando
la loro unica ombra nella terra, la sagoma
complessiva del predatore...
Poi scomparvero. E pensai,
un'ombra. Come quella che abbiamo creato noi,
tu che mi tieni stretta.

(da Il trionfo di Achille, 1985)

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Con il classico linguaggio spoglio e privo di sentimentalismi la poetessa statunitense Louise Glück paragona l'ombra di due corpi che si sono abbracciati  fondendosi per qualche istante in un'unica ombra all'unica ombra proiettata dal falco in volo insieme alla sua preda. L'abbraccio amoroso perde il suo carattere puramente romantico e assume una sfumatura ambigua, di possesso, fusione forzata e vulnerabilità, dove uno dei due finisce per assimilare o sovrastare l'altro.

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FOTOGRAFIA © CAFFEINE/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Cerchiamo l'amore. / Lo cerchiamo per tutta la vita, / anche dopo averlo trovato.
LOUISE GLÜCK, Ricette per l’inverno collettivo

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Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943 – Cambridge, Massachusetts, 13 ottobre 2023), poetessa statunitense nata da famiglia ebrea ungherese. È stata premiata con il Pulitzer nel 1993 ed è stata Poeta Laureato del Congresso nel 2003. Nel 2020 è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura.


lunedì 14 settembre 2026

Cercarti e trovarti


VASSAR MILLER

QUANTO DISTI?

Quanto disti a piedi?
Diecimila pietre,
Due milioni di granelli di polvere e fuliggine,
Tutte le mie ossa contuse.

Quanto disti per mare?
Dodici colline e cavità
D'acqua, ognuna delle quali mi mette a rischio
Inghiottito a sorsi salati.

Quanto disti in ferrovia?
Una miriade di prati
Che spazzano il finestrino in una raffica
Di ombre dorate.

Quanto disti per via aerea?
Diecimila tuoni,
Innumerevoli cristalli di ghiaccio Infiammati
Con meraviglie arcobaleno.

Quanto disti via luce?
Due petali dischiusi
Di palpebre che fioriscono a vista
Dove si posa il sole.

Quanto disti per amore?
Non ne ho idea.
Perché cercarti e trovarti dimostra
Un unico, identico movimento. 

(da Se avessi le ruote o l'amore, 1991)

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La distanza dalla persona amata è colmabile in vari modi: la poetessa statunitense Vassar Miller li passa in rassegna dal più lento al più veloce arrivando a constatare che il mezzo più veloce alla fine è quello spirituale, l'amore stesso.

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FOTOGRAFIA © FIDAM NAZIM KIZI/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Può forse una distanza materiale separarci dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?
RICHARD BACH, Nessun luogo è lontano

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Vassar Miller (Houston, Texas, 19 luglio 1924 – 31 ottobre 1998), scrittrice e poetessa statunitense. Affetta da paralisi cerebrale sin dalla nascita, si distingue per il suo straordinario connubio tra una rigorosa precisione formale e un'esplorazione profonda e viscerale della spiritualità, del dubbio e della disabilità fisica.


venerdì 11 settembre 2026

Misera porzione di tempo


X.J. KENNEDY

12 SETTEMBRE 2001

Due ripresi in video mentre precipitano
dall'ottantaduesimo piano,
indecisi tra una palla di fuoco
e il salto tenendosi per mano,

non siamo noi. Mi sveglio accanto a te,
mi stiracchio, mi gratto, assaporo l'aria,
l'incredibile gioia del caffè
e della luce del mattino.

Vivi, apriamo le palpebre
sulla nostra misera porzione di tempo,
bolle che salgono e scoppiano
in una pentola che bolle.

(da I signori del malgoverno, 2002)

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Venticinque anni sono passati da quell’11 settembre 2001 che modificò la storia del mondo e spezzò oltre alle Torri Gemelle e innumerevoli vite, anche il precario equilibrio. Tutti noi che c’eravamo sappiamo perfettamente dove ci trovavamo quando la notizia ci raggiunse, e ricordiamo lo sgomento che ci prese. Il poeta statunitense X.J. Kennedy descrive in modo intimo e devastante il contrasto tra l'orrore degli attentati dell'11 settembre e il ritorno alla fragile normalità domestica il mattino seguente.

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FOTOGRAFIA © ANDREA BOOHER

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tuoni e fulmini e il nostro mondo / è un altro posto nessun giorno /
sarà mai lo stesso nessun sangue / risparmiato
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LUCILLE CLIFTON, Misericordia

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Joseph Charles Kennedy (Dover, New Jersey, 21 agosto 1929 – Peabody, Massachussets, 30 gennaio 2026), noto con lo pseudonimo di X. J. Kennedy,  poeta, traduttore, antologista, editore e autore statunitense di letteratura per l'infanzia e di libri di testo di letteratura e poesia inglese. La sua poetica unisce nella forma tradizionale l'umorismo e l'accessibilità.


martedì 8 settembre 2026

Tra le nuvole di rose


TED KOOSER

LE PITTRICI DI PORCELLANE

Hanno messo da parte le loro scatole di latta nere,  
graffiate e ammaccate,
cosparse di gocce rosa e blu;  
e i loro tubi essiccati e arrotolati  
di cremisi d'alizarina, verde cromo,  
bianco di zinco e blu oltremare;
le loro fiale mezze piene di polvere d'oro;  
mozziconi di matite di cera;
spazzole sfilacciate con i manici rosicchiati;  
e sono andate con stile e con grazia  
tra le nuvole di rose sciolte e rigogliose,  
narcisi, viole del pensiero, aquilegia,  
su teiere, cioccolatiere,
piattini e tazze, le buone stoviglie Haviland  
estese come un giardino
sulla tovaglia domenicale di pizzo bianco,  
come se le loro anime fossero api
e il mondo non fosse stato altro che fiori.

(da Piaceri e ombre, 2004)

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Un delicato tributo del poeta statunitense Ted Kooser a una figura artigianale, quella delle decoratrici di porcellane, tra le quali sua nonna. Dopo la descrizione minuziosa degli attrezzi e dei colori ecco che avviene il miracolo Le donne entrano con grazia nelle nuvole dei motivi floreali che hanno dipinto e che allietano le tavole.

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FOTOGRAFIA © SEMANUR ÇOBAN

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Un brodo in tazza di porcellana ci par migliore di uno in iscudella di terra.
CARLO DOSSI, Vita di Alberto Pisani

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939), poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


giovedì 3 settembre 2026

L’estate passata


GWENDOLYN BROOKS

UN TRAMONTO SULLA CITTÀ

Già non sono più guardata con lascivia o amore.
Le mie figlie e i miei figli mi hanno riposta con biglie e bambole,
se ne sono andati di casa.
Mio marito e i miei amanti sono piacevoli o abbastanza gentili
e la notte è notte.

È un vero riposo,
la cosa autentica.
Non mi illudo, non credo che sia ancora estate
perché il sole resta e gli uccelli continuano a cantare.

È l'estate passata che vedo, è l'estate passata.
I dolci fiori si seccano e muoiono,
l'erba dimentica il suo splendore e acconsente a diventare marrone.

È un vero riposo. Arriva la frescura autunnale.

(da I mangiatori di fagioli, 1960)

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La poetessa statunitense Gwendolyn Brooks affronta con lucida malinconia il tema dell'invecchiamento femminile, la solitudine e lo smarrimento identitario che derivano dalla fine della giovinezza. E Lo fa attraverso la metafora dell'estate che finisce e dell'autunno che si presenta.

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FOTOGRAFIA © GOODINTERACTIVE/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Stava imparando ad amare i momenti. Ad amare i momenti per quello che sono.
GWENDOLYN BROOKS, Maud Martha

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Gwendolyn Elizabeth Brooks (Topeka, Kansas, 7 giugno 1917 – Chicago, Illinois, 3 dicembre 2000), poetessa e scrittrice statunitense. È stata la prima afroamericana a vincere il Premio Pulitzer per la poesia. Nel 1985-86 ricoprì l’incarico di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


mercoledì 2 settembre 2026

Wendell Berry


Wendell Berry, il poeta-contadino originario del Kentucky, è morto lunedì all'età di 92 anni nella sua casa di Port Royal. La sua poetica  rappresenta una filosofia organica che unisce la scrittura alla terra, al lavoro manuale e alla responsabilità morale, in un’ottica che rifiuta la velocità e l'industrializzazione del mondo moderno a favore di un ritmo di vita lento e radicato: coltivare la terra e scrivere poesie sono atti identici, che richiedono pazienza, cura del dettaglio, rispetto per la materia e dedizione quotidiana.

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FOTOGRAFIA © GUY MENDES

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LE OCHE SELVATICHE

A cavallo la domenica mattina,
a raccolto finito, assaporiamo cachi
e uva selvatica, dolce e aspra
di fine estate. Nel labirinto del tempo
sui campi autunnali, diamo un nome
a chi è andato a ovest da qui, nomi
che riposano sulle tombe. Apriamo
un seme di cachi per trovare l'albero
che si erge in promessa,
pallido, nel midollo del seme.
Le oche appaiono alte sopra di noi,
passano, e il cielo si chiude. L'abbandono,
come nell'amore o nel sonno,
le trattiene per la loro strada, chiara
nell'antica fede: ciò di cui abbiamo bisogno
è qui. E preghiamo, non
per una nuova terra o un nuovo cielo, ma per essere
tranquilli nel cuore e con gli occhi
limpidi. Ciò di cui abbiamo bisogno è qui.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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COME L’ACQUA

Come l'acqua
di un fiume profondo,
l'amore è sempre troppo.
Non l'abbiamo creato noi.
Anche se beviamo fino a scoppiare,
non possiamo averlo tutto,
né desiderarlo tutto.
Nella sua abbondanza
sopravvive alla nostra sete.
La sera scendiamo sulla riva
per bere a sazietà
e dormire,
mentre scorre
attraverso le regioni dell'oscurità.
Non ci trattiene,
se non continuiamo a tornare
assetati alle sue ricche acque.
Entriamo,
disposti a morire,
nella comunità della sua gioia.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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Altre poesie di Wendell Berry sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è importante, / come dimostra la sua mancanza./ È la custodia // della propria possibilità, / il passato che si ricorda / nella presenza del // presente, il potere appreso / e tramandato di vedere / ciò che è presente // e ciò che non lo è.
WENDELL BERRY, Aperture

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Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934 – Port Royal, Kentucky, 31 agosto 2026), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari, Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


domenica 19 luglio 2026

Se non due


ROBERT CREELEY

IL MIO AMORE

Cade come un bastone
giace come aria.
Stupore e meraviglia
provare che era vero.

Non è niente, se non due,
eguali - quando la mente ci pensa,
si addoppia
come una cosa sola.

Dov'è, esiste
dovunque, separato,
eppure pochi - come rugiada
per la notte.

(da Per amore, 1962 - Traduzione di Perla Cacciaguerra)

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Il poeta statunitense Robert Creeley, con il suo classico minimalismo, esplora la natura ambivalente del sentimento amoroso, necessario lacciuolo dovuto alla sua dualità: unione di due entità differenti che la mente percepisce contemporaneamente come singole e raddoppiate.

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FOTOGRAFIA © MERYEM SEVIM/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Anche la strada cambia / senza di te, anche il giorno.
ROBERT CREELEY, Sulla Terra

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Robert Creeley (Arlington, Massachusetts, 21 maggio 1926 – Odessa, Texas, 2 aprile 2005), poeta statunitense, tra i maggiori esponenti della lirica postmoderna. Viaggiò in Europa e Asia vivendo per quarant’anni in Giappone, dove apprese la filosofia buddhista e lo zen. È spesso accostato ai poeti della Black Mountain, pur essendone lontano stilisticamente.


giovedì 16 luglio 2026

L’arte è disincantata


ADRIENNE RICH

A UN CONCERTO DI BACH

Giungendo di sera alla città invernale,
abbiamo detto che l'arte è disincantata dalla vita.
Qui ci avviciniamo a un amore che non è pietà.

Questa antica disciplina, dolcemente severa,
rinnova la fede nell'amore e al contempo domina i sentimenti,
chiedendoci grazia in ciò che sopportiamo.

La forma è il dono supremo che l'amore possa offrire:
l'unione vitale della necessità
con tutto ciò che desideriamo, tutto ciò che soffriamo.

Un'arte troppo compassionevole è solo metà dell'arte.
Solo una fiera e austera purezza
può risanare il cuore, altrimenti tradito e troppo umano
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(da Un mondo che cambia, 1951)

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La poetessa statunitense Adrienne Rich in questi versi giovanili verifica come il rigoroso ordine matematico della musica classica sia in grado di fornire un'ancora emotiva che aiuta a elaborare la sofferenza e il desiderio umano. La poesia coglie il modo in cui la disciplina strutturale del compositore gestisce le emozioni e trasforma il dolore in arte.

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RAOUL DUFY, "IL CONCERTO ROSSO"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La musica, il suono delle parole che si combinano, è sempre stata importante per me.
ADRIENNE RICH, Paris Review, 2 marzo 2011

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Adrienne Rich (Baltimora, Maryland, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, California, 27 marzo 2012), poetessa, saggista, insegnante e femminista statunitense. Le sue poesie seguono un percorso che porta alla consapevolezza dell’io e dell’essere donna, lesbica e ebrea americana. In rapporto conflittuale con il potere, rifiutò la National Medal of Arts offertale da Clinton.


martedì 14 luglio 2026

Fiori di mezzogiorno


GENEVIEVE TAGGARD

APPENA CONOSCIUTI

Solo poche ore!
Abbiamo danzato come il vento,
i nostri visi come fiori di mezzogiorno,
su un esile stelo si sono sollevati e volti.
Tu volavi, io ti seguivo, eguagliavo il tuo passo,
e mi fermavo alle tue soste, e oscillavo e mi aprivo...

Solo poche ore!
Abbiamo danzato come il vento,
assetati come fiori appassiti,
con le palpebre pesanti e gli occhi impauriti.

(da Per gli amanti appassionati, 1922)

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La poetessa statunitense Genevieve Taggard cattura l'emozione travolgente, la vulnerabilità e la fugacità di un incontro romantico appena nato: perfetta e immediata è l'armonia fisica ed emotiva tra i due amanti, la rapidità e la fugacità sono il combustibile che dà fuoco all'intensità.

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FOTOGRAFIA © FERNANDA DE FREITAS/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Da quando ho corso come te, capisco / il lungo desiderio della gola, il respiro che arriva così in fretta, / il leggero balzo del cuore, i talloni che trascinano così dolorosamente, / e le rughe di calore distorte, che allungano la sabbia...
GENEVIEVE TAGGARD, Per gli amanti appassionati

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Genevieve Taggard (Waitsburg, Washington, 28 novembre 1894 - New York, 8 novembre 1948), poetessa americana. Cresciuta alle Hawaii, si trasferì a New York nel 1920 per insegnare. Biografa di Emily Dickinson, la sua poesia ha per temi l'amore, la bellezza e la natura selvaggia, nonché il cambiamento sociale e personale.


giovedì 9 luglio 2026

Ancorarmi in te


EMILY DICKINSON

O FRENETICHE NOTTI!

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
queste notti frenetiche sarebbero
la nostra estasi!

Futili i venti
a un cuore in porto:
via la bussola,
via la carta.

Vogar nell’Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
stanotte in te!

1861

(da Poesie di Emily Dickinson, Cya, 1947 - Traduzione di Margherita Guidacci)

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La poesia 249 di Emily Dickinson, in originale "Wild Nights – Wild Nights!" è una delle più dibattute della poetessa statunitense: quell'intensa espressione di desiderio e passione che utilizza una metafora marina descrive l'estasi amorosa o quella spirituale? Una cosa è certa: la tempesta e i venti diventano inutili una volta che il cuore ha raggiunto il suo porto sicuro.

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RAFAL OLBINSKI, "IMPULSO CARISMATICO

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Il desiderio, forse, è il dono che nessun altro dono può soddisfare.
EMILY DICKINSON, Lettera a Louise Norcross, 1872

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Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


giovedì 21 maggio 2026

Centenario di Robert Creeley


La poesia di Robert Creeley, poeta statunitense che nacque ad Arlington, nel Massachusetts, il 21 maggio di cento anni fa,  è caratterizzata da un linguaggio immediato e dall'attenzione alla quotidianità. Con tono colloquiale e punteggiatura scarna, le sue poesie indagano la complessità delle relazioni umane: fu uno dei pionieri del cambiamento generazionale che si allontanò dalla storia e dalla tradizione come fonti poetiche primarie, dando nuova importanza alle esperienze di vita individuali. 

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CREELEY NEL 1963 - FOTOGRAFIA © LAVERNE HARRELL CLARK

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LA RIMA

Esiste il segno
del fiore –
per prendere a prestito
il tema.

Ma cosa o dove riavere
quello che semplicemente
non è più amore.

L’ho veduta
e dietro di lei c’erano
i fiori e dietro i fiori
niente.

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UNA PREGHIERA

Benedici
una cosa piccola
ma infinita
e quieta.
Vi sono sensi
che creano un oggetto
col loro semplice sentirlo.

(da Per amore, Mondadori, 1971 - Traduzione di A. Lombardo)

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Altre poesie di Robert Creeley sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivere è come fare musica. Sta nel modo in cui si formulano le frasi, nel modo in cui si trattiene la nota, la si piega, la si modella e poi la si rilascia. E ciò che non si suona è importante quanto ciò che si dice.
ROBERT CREELEY, Racconti fuori dalla scuola

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Robert Creeley (Arlington, Massachusetts, 21 maggio 1926 – Odessa, Texas, 2 aprile 2005), poeta statunitense, tra i maggiori esponenti della lirica postmoderna. Viaggiò in Europa e Asia vivendo per quarant’anni in Giappone, dove apprese la filosofia buddhista e lo zen. È spesso accostato ai poeti della Black Mountain, pur essendone lontano stilisticamente.


mercoledì 20 maggio 2026

Pieno maggio


PAUL LAURENCE DUNBAR

UN GIORNO DORATO

Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno splendente.
Il giorno era pieno di sole,
e la terra era piena di maggio.
Un uccello dorato cantava
la sua melodia divina,
ti ho trovata e ti ho amata,
e tutto il mondo era mio.
Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno dorato,
ma quando sogno di te, cara,
è sempre pieno maggio.

(da Poesie di sole e ombra, 1905)

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In questi versi dedicati all’amata il poeta statunitense Paul Laurence Dunbar utilizza o suggerisce ripetutamente il termine dorato, collegandolo alla luce del sole, al giorno e al canto degli uccelli per indicare una felicità radiosa. Maggio simboleggia l'amore, uno stato idilliaco e fertile impossibile da mantenere ma capace, una volta svanito, di ritornare nella memoria trasformando l'assenza in una visione idealizzata sempre presente.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei dolce, o Amore, caro Amore, / sei soffice come la colomba che nidifica. / Vieni nel mio cuore e donagli pace, / come l'uccello che vola verso il suo nido accogliente.
PAUL LAURENCE DUNBAR, Poesie complete

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Paul Laurence Dunbar (Dayton, Ohio 27 giugno 1872 – 9 febbraio 1906),  poeta, romanziere e scrittore statunitense. La sua opera è nota per la sua attenzione meticolosa alla tecnica sia nella poesia formale in inglese che in quella nel dialetto afroamericano.


venerdì 8 maggio 2026

Ascoltando la pioggia


CHARLES SIMIĆ

CON IL CUORE CHE BATTE FORTE

Con il cuore che batte forte
abbandonati al momento
ora che hai trovato riparo
dall'improvviso acquazzone
sotto questi piccoli alberi ombrosi.

Ascolta il ticchettio acuto
come se una sarta
sognante e distratta
stesse cucendo insieme
il tempo e l'eternità per te.

Nella luce acquosa e verde smeraldo
del tardo pomeriggio,
anche le foglie faticano
a non tremare un po'
mentre ascoltano la pioggia.

(da Picnic notturno, 2001)

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Charles Simić, poeta serbo naturalizzato statunitense,  ama esplorare il mistero dell'ordinario e la "terribile bellezza" della vita quotidiana: sorpreso dal temporale,  corre a ripararsi sotto un albero. Il batticuore che prova non è solo quello della corsa: è anche quello dell'emozione del momento, dell'afflato poetico che quella situazione sta generando.

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FOTOGRAFIA © BIBHUKALYAN ACHARYA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni mattina dimentico com’è. / Guardo il fumo salire / a grandi passi sopra la città. / Non appartengo a nessuno.
CHARLES SIMIĆ, Smantellando il silenzio

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Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938 – Dover, New Hampshire, 9 gennaio 2023), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia.


sabato 2 maggio 2026

Una fantasia passeggera


TED KOOSER

LO SCIVOLO GIGANTE

Accanto all'autostrada, lo scivolo gigante
con le sue ondulazioni arrugginite emerge
dalle erbacce. Non lo usano più
da una generazione. La biglietteria
si piega dal lato dove si sono spostate le monetine
nel corso degli anni. Una rete metallica tiene fuori
i bambini e gli ubriachi. Campanule blu
si arrampicano fino a metà delle scale, grappoli luminosi
di risate. Chiamatela una fantasia passeggera,
questo scivolo da cui ormai nessuno scivola più.
Quelle urla sono tutte volate verso est
su un vento che non smetterà mai di soffiare
dalle Montagne Rocciose attraverso le pianure,
dove le cose si animano per un po',
Foglie brillanti su una recinzione, che poi scompaiono.

(da Un mondo alla volta, 1985)

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Un parco divertimenti abbandonato, uno di quei grandi scivoli che costellano l’America: il poeta Ted Kooser cattura strati di movimento in quell’immobilità assoluta che è già diventata preda della terra, che si si riprende i suoi spazi con l’erba e le campanule. È un tempo perduto che però continua a esistere sotto forma di memoria e di fantasia: Kooser, come spesso capita nella sua poetica, trasforma questo oggetto delle Grandi Pianure americane in una profonda meditazione sulla vita e sulla perdita.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nel mio lavoro, cerco di osservare attentamente le cose ordinarie per capire se nascondono qualcosa di speciale. Cerco di creare qualcosa di quanto più perfetto possibile con le parole.
TED KOOSER, PBS NewsHour, 21 ottobre 2004

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939), poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


mercoledì 22 aprile 2026

Siamo stati tutti fratelli


LENORE KANDEL

POESIA DELL'ILLUMINAZIONE

Siamo stati tutti fratelli, ermafroditi come ostriche
accordando sconsideratamente le nostre perle
nessuno aveva inventato ancora la proprietà
né la colpa o il tempo
guardavamo le stagioni passare, eravamo cristallini come neve
e ci fondevamo dolcemente in sempre nuove forme
mentre le stelle roteavano attorno a noi
non conoscevamo il tradimento
noi stessi eravamo perle
irritanti trasmutati in splendore
e offerti sconsideratamente
le nostre perle divennero più preziose e i nostri sessi stabili
la mutabilità accrebbe un guscio, concepimmo lingue diverse
nuove parole per nuovi concetti, inventammo le sveglie
le recinzioni la lealtà
eppure… anche ora… simulando una comunione
infinite percezioni
mi ricordo
siamo stati tutti fratelli
e offriamo sconsideratamente

 
(da Word Alchemy, 1967)

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La poetessa statunitense Lenore Kandel evoca il tempo dell'innocenza della razza umana, quello dell'uguaglianza narrato dal mito del Simposio di Platone: "La forma di ciascun uomo era rotonda: aveva la schiena e i fianchi di aspetto circolare, aveva pure quattro mani, quattro gambe e due volti su un collo rotondo, del tutto uguali. Sui due volti, che poggiavano su una testa sola dai lati opposti, vi erano quattro orecchie, due organi genitali e tutto il resto come può immaginarsi da tutto questo".  Zeus li divise a metà, per indebolirli, facendo perdere a uomini e donne quell'unità che era la loro forza.

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ADRY DEL ROCIO, "CATTURANDO IL SUONO DELL'ANIMA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Accetta l'essere che sei e illuminati / con la tua stessa chiara luce.
LENORE KANDEL, Il libro dell'amore

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Lenore Kandel (New York, 14 gennaio 1932 – San Francisco, California, 18 ottobre 2009), poetessa statunitense. Associata alla Beat Generation e alla controcultura hippie. La sua poesia, essenzialmente The Love Book (1966) e Word Alchemy (1967) tratta amore e sensualità, e incorse per i testi espliciti nella censura del tempo.


giovedì 2 aprile 2026

Al bancone del bar


CHARLES SIMIĆ

PERSONE CHE PRANZANO

Persone che pranzano
e pensano a ogni boccone,
o almeno così sembra, sedute
al bancone del bar, addentando
enormi panini, masticando
e riflettendo attentamente prima di bere
un altro piccolo sorso delle loro bevande.

Il cameriere dai capelli castani
che prende le ordinazioni si è fermato a riflettere,
la matita appoggiata sul taccuino,
il ragazzo con il berretto da baseball blu
e la donna con gli occhiali da sole
sono completamente sconcertati
mentre mescolano e mescolano i loro caffè.

Se alzassero lo sguardo, potrebbero vedere
Socrate in persona chino sulla griglia
con un grembiule bianco macchiato e un cappello
fatto con il giornale del giorno prima
che gira filosoficamente una frittata
in una piccola padella bruciacchiata.

(da Picnic notturno, 2001)

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"Osservare le persone è la mia occupazione preferita e non c'è posto migliore per farlo di un ristorante quando si sta cenando" dichiarò in un'intervista il poeta serbo naturalizzato statunitense Charles Simić. Qui lo fa a pranzo in una di quelle tavole calde che abbiamo imparato a conoscere seguendo i film e le serie americane, e lo fa con un occhio ironico ma al contempo sensibile, leggendo la quotidianità attraverso piccoli dettagli.

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IMMAGINE DI THIAGO APTREVITA ELABORATA CON FILTRO IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di solito vediamo poco di ciò che ci circonda. Una buona poesia ci restituisce la vista e l'udito. Questo è, in effetti, uno dei meriti della poesia.
CHARLES SIMIĆ, Terrain.org, 22 agosto 2008

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Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938 – Dover, New Hampshire, 9 gennaio 2023), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia.


venerdì 27 marzo 2026

Centenario di Frank O’Hara


Frank O'Hara, che nacque a Baltimora il 27 marzo di cento anni fa, è il poeta dell'immediatezza: le sue opere sono un esuberante miscuglio di citazioni, pettegolezzi, numeri di telefono, spot pubblicitari: qualsiasi frammento di esperienza che trovasse interessante.  Le sue poesie sembrano conversazioni interrotte, scritte velocemente su tovaglioli o su fogli sparsi durante la pausa pranzo (da cui il titolo della sua raccolta più famosa, Lunch Poems). La sua poetica, definita "personismo" sosteneva che la poesia dovesse essere "tra due persone, non tra due pagine". Morì a 40 anni, travolto da una jeep sulla spiaggia di Fire Island  dopo che il taxi su cui viaggiava con un gruppo di amici si era guastato.

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FOTOGRAFIA © THE LEGACY PROJECT

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POESIA (CERTI GIORNI MI SENTO...)

Certi giorni mi sento come se emanassi una polvere finissima
come quella attribuita a Pilade nella famosa
Chronica nera aeropagitica quando fu scoperto
E questo perché un archeologo
è entrato nella camera più intima del mio cuore
e ha rovistato tra le carte su cui c'era scritto il tuo nome.
Non mi piace che quello sconosciuto starnutisca sul nostro amore.

(1960)

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OGGI

Oh! canguri, paillettes, bibite al cioccolato!
Sei davvero bellissima! Perle,
armoniche, giuggiole, aspirine! tutte
le cose di cui hanno sempre parlato

riescono ancora a rendere una poesia una sorpresa!
Queste cose ci accompagnano ogni giorno,
persino sulle teste di ponte e sui catafalchi.
Hanno un significato. Sono forti come rocce
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(1950)

(da Le poesie complete di Frank O'Hara, 1971)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

E / abbracciate sempre le cose, le persone, la terra, / il cielo, le stelle, come faccio io, liberamente e con / il giusto senso dello spazio.
FRANK O'HARA, Le poesie complete di Frank O'Hara

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Francis Russell O'Hara, detto Frank (Baltimora, Maryland, 27 marzo 1926 – Mastic Beach, New York, 25 luglio 1966),  poeta e scrittore statunitense. Traeva ispirazione dall'ambiente urbano per rappresentare la propria esperienza personale nella sua poesia. Fu uno dei principali esponenti della Scuola di New York e del Personismo.