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lunedì 22 settembre 2025

L’estate se n’è andata


RACHEL KORN

STUDIO AUTUNNALE

Non riesco a comprendere
i versi selvaggi e folli
scritti sui vetri appannati
da un ramoscello appassito.

Potrebbe essere un presagio
proveniente da una lontananza velata,
dove la notte incontra il giorno –
un presagio,
che io stia lì, pronta.
Potrebbe essere il suo dolore pieno di lacrime,
o forse un desiderio,
riluttante ad andarsene.

Sui vetri appannati
il ​​vento incolla una foglia d'albero –
un segno ingiallito
che l'estate se n'è andata
come un sogno appassito.

(da Poesie scelte, 1986)

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Alle 20.19, con l’equinozio, inizia l’autunno. Rachel Korn, poetessa canadese, legge i suoi primi segni come se fossero enigmatiche manifestazioni, simboliche avvisaglie da decifrare per leggere il futuro. Ma l'unica cosa certa è che l'estate ormai è finita ed è iniziato un altro autunno.

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FOTOGRAFIA © ZOLON/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La terra è piena di cielo, / e ogni cespuglio comune arde di Dio; / e solo chi vede si toglie le scarpe; / gli altri siedono intorno e raccolgono more.
ELIZABETH BARRETT BROWNING, Aurora Leigh

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Rachel (Rokhl) Häring Korn (Pidlisky, Ucraina, 15 gennaio 1898 – Montreal, Canada, 9 settembre 1982), poetessa e scrittrice canadese. Trasferitasi in Polonia all’inizio della Grande Guerra, esordì in polacco, per passare subito all’yiddish. Riparata a Mosca nel 1941 dopo l’invasione tedesca, emigrò infine in Canada nel 1948. Tristezza, sradicamento e solitudine caratterizzano molte delle sue poesie.


venerdì 30 maggio 2025

La dolce sera


RACHEL KORN

SERA

Le rondini, come frecce scure,
solcavano l'aria
in lungo e
in largo,
e la dolce sera
sembrava prossima
a raccogliersi
nell'inquietudine a e nei dolori del giorno
prima di passare.
La Terra trattenne il respiro
per catturare il suono
della linfa gorgogliante nei tronchi degli alberi
assorti
in attesa
del momento sensibile
in cui il cielo avrebbe posto sulle loro teste
una corona di stelle.

(da Poesie scelte, 1986)

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La sera segna un passaggio, come se il crepuscolo spalancasse la porta della notte e la chiudesse sull’irrequietezza del giorno, sul suo frenetico movimento. È il momento di quiete in cui anche la natura sospira attendendo il riposo – come coglie bene la poetessa canadese di lingua yiddish Rachel Korn.

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FOTOGRAFIA © MAZSOKA/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Era già l'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core.
DANTE ALIGHIERI, Divina Commedia




Rachel (Rokhl) Häring Korn (Pidlisky, Ucraina, 15 gennaio 1898 – Montreal, Canada, 9 settembre 1982), poetessa e scrittrice canadese. Trasferitasi in Polonia all’inizio della Grande Guerra, esordì in polacco, per passare subito all’yiddish. Riparata a Mosca nel 1941 dopo l’invasione tedesca, emigrò infine in Canada nel 1948. Tristezza, sradicamento e solitudine caratterizzano molte delle sue poesie.


sabato 21 dicembre 2024

Il primo giorno d’inverno


LAURA LUSH

IL PRIMO GIORNO D'INVERNO

Il primo giorno d'inverno,
la terra si risveglia alla sua stessa carezza gelida.
La neve non ha altra scelta
che cadere, lasciandosi andare all'improvviso
sopra i piccoli gnomi dei cespugli, sugli alberi che si svuotano.
La neve restituisce bellezza a ciò che è avvizzito e denutrito,
al desiderio di morte della natura e al modo deliberato
che ha l’inverno di insistere nientemeno che sulla deferenza.
Aspettando tutta la sua vita, la neve dice: Lascia che ti copra.

(da Il primo giorno d'inverno, 2003)

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Con il solstizio - oggi alle 10.20 - entriamo ufficialmente nell'inverno, anche se quello meteorologico si è già installato all'inizio di dicembre. È tempo, come ci ricorda la poetessa canadese Laura Lush, di avere cuori grati per abbracciare la bellezza dell'inverno, per riflettere e riposare, in attesa di una nuova primavera, annunciata dalla luce che d'ora in avanti, sera dopo sera, sarà sempre di più, un passettino alla volta.

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FOTOGRAFIA © LARISA KOSHKINA/PDP

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   LA FRASE DEL GIORNO   

In inverno ammiriamo il fascino della solenne maestosità e della nuda grandezza.
JAMES ELLIS

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Laura Lush (Brantford, 1959),  poetessa e scrittrice di racconti canadese. È particolarmente nota per il suo libro di poesie Città natale (1991), che è stato finalista per il Governor General's Award. Da allora ha pubblicato le raccolte di poesie Linea di faglia (1998), Il primo giorno d'inverno (2002) e Carapace (2011).


venerdì 17 febbraio 2023

Il canto irresistibile


MARGARET ATWOOD

IL CANTO DELLA SIRENA

Questo è l'unico canto che tutti
vorrebbero imparare: il canto
irresistibile:

il canto che costringe gli uomini
a saltare fuori bordo a frotte
anche se vedono i teschi spiaggiati

il canto che nessuno conosce
perché chi l'ha ascoltato
è morto, e gli altri non ricordano.

Devo dirti il segreto
e se lo faccio, mi libererai
da questo vestito da uccello?

Non mi diverto qui
accovacciata su quest'isola
dall'aspetto suggestivo e mitico

con queste due pazze pennute,
non mi piace cantare
in questo trio, fatale e prezioso.

Dirò il ​​segreto
a te, a te soltanto.
Avvicinati. Questo canto

è un grido di aiuto: aiutami!
Solo tu, solo tu puoi,
sei il solo

alla fine. Ahimè
è una canzone noiosa
ma funziona ogni volta.

(da Tu sei felice, 1974)

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Questo blog si chiama Il canto delle Sirene perché intende come tale canto la poesia e un tempo aveva come slogan il celebre verso dell’Odissea “Ferma la tua nave e il nostro canto ascolta”. Ma quale può essere la canzone intonata dalle Sirene cui Odisseo, per resistere, si fece legare dai suoi marinai all’albero maestro? La poetessa e scrittrice canadese Margaret Atwood rovescia i ruoli e propone una visione che attinge alle dinamiche della relazione uomo/donna, con tutti gli annessi sociali che essa ha implicato nel corso dei secoli e che implica tuttora. Si rovescia anche la prospettiva: la Sirena, quella della tradizione greca, non è più un mostro, un uccello piumato con testa di donna, ma una donna in un vestito da uccello. Il finale è comunque lo stesso, il solito drammatico schiantarsi dell’ascoltatore, incapace di resistere al suo canto.

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KATHRYN ST CLAIR, "SIRENA"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ferma la nave, ascolta la nostra voce. / Nessuno è mai passato di qui con la sua nave / senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: / ed è poi ritornato più lieto e più saggio.
OMERO, Odissea

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Margaret Eleanor Atwood (Ottawa, 18 novembre 1939), poetessa, scrittrice e ambientalista canadese. Fondamentale nella sua opera è il tema della donna, della sua liberazione e del cambiamento dei ruoli sessuali. Parallelo è il tema della terra canadese, che compare come luogo reale e allo stesso tempo mitico e immaginario.


sabato 29 ottobre 2022

Il primo albero


RACHEL KORN

QUANDO TI HO LASCIATO

Hai notato un sorriso sul mio viso,
e hai misurato la mia vita
in iarde di giorni felici
che mi aspettano da qualche parte.
E solo la terra bruna ha udito
il pianto silenzioso dei miei passi,
quando ti ho lasciato.
E solo l'erba morbida
calpestata e schiacciata dal mio passo esitante
sentiva
il mio cuore scorrere
nei tacchi alti delle mie scarpe
bloccandoli sul posto
nella silenziosa speranza,
che
tu potessi richiamarmi.
Ma il primo albero sul ciglio della strada
saggio come un profeta dalla solitudine e dall'abbandono,
piegato a terra dal vento e dalla tempesta,
teneva pronto per me
il fresco telo d'ombra steso
per nascondere la tristezza nei miei occhi.

(da Poesie scelte, 1986)

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La fine di un amore – o la mancata realizzazione di esso – è il tema di questi versi della poetessa canadese di lingua yiddish Rachel Korn: nel parco in cui si svolge la scena, le emozioni turbinano nell’animo della donna, che alterna pianto, speranza, rammarico, rimpianto, per poi abbandonarsi alla tristezza.

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DARIUS BANAITIS, "CITTÀ DI PIOGGIA E SOLE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Solo la parola solo la poesia è mia / come il sigillo il sigillo d'oro / al tuo grande e splendido silenzio.
RACHEL KORN, Poesie scelte

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Rachel (Rokhl) Häring Korn (Pidlisky, Ucraina, 15 gennaio 1898 – Montreal, Canada, 9 settembre 1982), poetessa e scrittrice canadese. Trasferitasi in Polonia all’inizio della Grande Guerra, esordì in polacco, per passare subito all’yiddish. Riparata a Mosca nel 1941 dopo l’invasione tedesca, emigrò infine in Canada nel 1948. Tristezza, sradicamento e solitudine caratterizzano molte delle sue poesie.


sabato 22 ottobre 2022

Jacques Brault


Il poeta canadese di lingua francese Jacques Brault è morto giovedì all’età di 89 anni. La sua opera, sviluppatasi particolarmente in poesia e nei saggi, lo ha fatto definire poeta intimo, dallo spirito indipendente e discreto, vicino ai territori della prosa, senza eccessivi voli: riteneva che la poesia più che uno stile letterario fosse un modo di vivere e trovava l’universale nella generalità della parola umile. Da ciò l’attenzione per il dettaglio, per l’infinitamente semplice che lo ha condotto nel corso degli anni verso un più deciso minimalismo, verso liriche più brevi e l’apprezzamento per gli haiku: cercare l’essenziale nello spazio più piccolo.

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FOTOGRAFIA © DANIELE FRANCIS
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COME TANTI ALTRI

Il tuo essere che invento dallo sguardo
come una macchia d'inchiostro sulla carta
non ho paura di chiamarti amore mio
sei come ti amo come ti creo
con le mie mani ritrovate sul tuo corpo
e l'avida speranza di ogni giorno
l'annuncio di un mondo che è appena all'inizio
il gesto mattutino dietro l'angolo
che sottrae al vagabondo un momento di luce
e questa follia di essere in te come un bambino che deve nascere
ti amo come tanti altri ieri domani
questa vecchia melodia la sto ancora imparando la imparo sempre
ti amo nel vento del futuro nel pietrisco della paura
ti amo nella piccola esistenza nei bigodini
ti amo nelle povere estasi nelle avare glorie
ti amo solo e abbandonato da me stesso

(da Memoria, 1965)

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SI CHIAMA VIVERE

Si chiama vivere
non guardare non ci
sono strade

ma i sentieri che abbiamo percorso
nel dormiveglia
e un vento nero soffia verticale
congela quanti credono
ancora di vivere

(da L’inferiore, l’ammirevole, 1975)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il poeta cerca di dare alla sua parola un equilibrio che sfida le leggi del tempo e la mantiene nuova, sorprendente perché misteriosa. L'ossessione per il presente compromette la ricerca di questo equilibrio.
JACQUES BRAULT

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Jacques Brault (Montréal, 29 marzo 1933 – 20 ottobre 2022), poeta, drammaturgo e saggista canadese di lingua francese. La sua poetica prende spunto dalle cose quotidiane in un minimalismo che rifiuta il lirismo e l’eloquenza per affidarsi alle parole umili alla ricerca dell’essenziale.


sabato 13 novembre 2021

Lee Maracle


La scrittrice e poetessa canadese Lee Maracle, membro della nazione Stó:lō, è morta giovedì scorso in un ospedale di Vancouver. Aveva 71 anni ed era stata uno dei primi autori indigeni ad essere pubblicato in Canada: “Penso che negli anni '70 avessimo paura di raccogliere i nostri fagotti. Eravamo appena usciti dalla scuola residenziale, dall’università e avevamo paura delle nostre culture. Avevamo paura delle nostre lingue, paura delle nostre stesse storie”.

“Una potenza", “Una zia solidale ma critica” è stata definita dagli scrittori che ne hanno fatto un modello. Il suo primo libro, rifiutato da molti editori, vide finalmente la luce dopo una petizione nel 1975: Bobbi Lee Indian Rebel riscosse un  notevole successo di critica. Il drammaturgo Drew Hayden Taylor, suo amico, la definisce "matriarca nel mondo della letteratura indigena". I testi della Maracle sono naturalmente incentrati sul suo popolo indigeno e particolarmente sulle donne (“Ha demolito lo spazio per le donne indigene” ha twittato di lei Alicia Elliott, scrittrice Mohawk).

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LA MIA RISPOSTA

La chiamata:

Il respiro è vento,
La voce è vento
Il vento è forza
             [insegnamento Stó:lō]

La mia risposta:

Entriamo nel mondo piangendo, lottando per respirare.
Il primo respiro aggredisce la pelle, ferisce il corpo.
Traumatizzati, piangiamo, incerti di voler essere qui.

La donna che ci ha partorito sussurra.
Parole - destinate a lenire
l’affilata luce chirurgica.

Il primo linguaggio svanisce sotto dolci incantesimi,
chiacchiere familiari che ci intonano pressanti sciocchezze
per legare, connettere, cercare la gioia.

Questi sussurri alleggeriscono il peso dell'essere.
Il nostro grande ingresso nel mondo delle ombre, della luce
a volte troppo luminosa, nelle pieghe troppo scure,
 
chiedendoci senza sapere, guardando senza vedere.
Il respiro suscita il coraggio
di ascoltare e cantare.

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TUTTO COMINCIA CON UNA CANZONE

Il dolce respiro del vento di montagna che sussurra attraverso il cedro - la sinfonia della terra.

Il vento intona melodie ai fondovalle, persino gli ululanti venti di tempesta cantano canzoni angosciosamente belle, arie di dolorosa trasformazione che impariamo ad amare.

Le canzoni legate al linguaggio del vento alleviano questo fardello dell'essere,
si accoppia alla promessa del linguaggio;
la voce eleva l'essere, rende ragionevole la vita;

C'è potere nel respiro che passiamo sulle corde vocali vibranti.
Le parole hanno una carica.
La scintilla invita alla risposta.

Il mormorio della canzone indica a chi la ascolta la direzione della bella vita.
Il respiro degli altri compie il proprio viaggio attraverso il corpo,
fa passare il respiro attraverso un futuro immaginato.

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LA FRASE DEL GIORNO
Trova la libertà nel contesto che erediti.
LEE MARACLE




Bobbi Lee Maracle (Vancouver, 2 luglio 1950 – Surrey, 11 novembre 2021), scrittrice canadese del popolo Stó:lō. Ha scritto soprattutto degli indigeni, in particolare delle donne, nel Nordamerica di oggi. Il suo libro d’esordio, Bobbi Lee Rebel Indian, vide la luce nel 1975 dopo una petizione e fu uno dei primi pubblicati di autore indigeno.


venerdì 3 settembre 2021

I due soli rossi


RACHEL KORN

LE MIE MANI

Le mie mani
- due mondi,
con linee rette e curve
di fiumi, monti e vallate

Attraverso gole sempre più strette
scolpite nel corso di migliaia di anni,
il mio destino scorre come un'acqua sconosciuta e triste -
a volte verso di te,
a volte lontano da te,
a volte verso una meta ignota e distante.

Le dieci mezzelune di un pallido rosa
non si spengono mai
sulle onde tremanti del mio sangue
e come eterni testimoni, serbano
il dolce segreto della punta delle mie dita.

E se talora nell'abisso del tempo
i mondi separati delle nostre mani si incontrano,
allora per un momento
immobili e calmi,
confusi da una gioia troppo improvvisa,
i due soli rossi restano nella nostra carne.

(da Poesie scelte, 1986 - su Otra iglesia es imposible)

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La poetessa di lingua yiddish Rachel Korn dedica una poesia all’osservazione delle mani – una parte importante del corpo con la quale spesso interagiamo con gli altri, dalla stretta di mano ahimè ora cancellata dalla pandemia, alla carezza dei genitori ai figli o degli innamorati, ma anche lo strumento che ci consente di svolgere ogni incombenza quotidiana e persino di creare arte: e allora ecco il palmo con le sue linee, ecco le unghie con le loro mezzelune – si uniscono nella gioia dell’amore.

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SALVADOR DALÍ, "RITRATTO DI DONNA APPASSIONATA"
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LA FRASE DEL GIORNO
In realtà le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana.
ERNST FISCHER, L’arte è necessaria?




Rachel (Rokhl) Häring Korn (Pidlisky, Ucraina, 15 gennaio 1898 – Montreal, Canada, 9 settembre 1982), poetessa e scrittrice canadese. Trasferitasi in Polonia all’inizio della Grande Guerra, esordì in polacco, per passare subito all’yiddish. Riparata a Mosca nel 1941 dopo l’invasione tedesca, emigrò infine in Canada nel 1948. Tristezza, sradicamento e solitudine caratterizzano molte delle sue poesie.



lunedì 26 luglio 2021

Speak white


MICHÈLE LALONDE

SPEAK WHITE

Speak white
è bello sentirvi
parlare di
Paradise Lost
o del profilo grazioso e anonimo che freme
nei sonetti di Shakespeare

siamo un popolo ignorante e balbuziente
ma non siamo sordi al genio di una lingua
parlate con l’accento di Milton e Byron e Shelley e Keats
speak white e perdonateci se non abbiamo altra risposta
che i canti rauchi dei nostri avi
e il dolore di Nelligan

speak white
parlate di un po' di tutto
parlateci della Magna Charta
o del monumento a Lincoln
del grigio fascino del Tamigi
dell’acqua rosata del Potomac
parlateci delle vostre tradizioni
siamo un popolo poco brillante
ma forte, capace di apprendere
la grande importanza delle focaccine
o del Boston Tea Party
ma quando voi
really speak white
quando voi get down to brass tacks

per parlare del gracious living
e parlare del tenore di vita
e della Grande Société
un po’ più forte allora
speak white
alzate le vostre voci da caporeparto
siamo un popolo duro d’orecchie
viviamo troppo vicino alle macchine
e sentiamo solo il nostro respiro sugli strumenti

speak white and loud
che vi si sente
da Saint-Henri a Sainte-Dominique
oh che lingua meravigliosa
per assoldare
dare degli ordini
fissare l’ora della morte sul lavoro
e della pausa che rinfresca
e fa salire il dollaro

speak white
tell us that God is a great big shot
and that we’re paid to trust him
speak white
parlateci di profitti e percentuali
speak white
è una lingua ricca
per comprare
ma per vendersi
ma per vendersi a perdita d’anima
ma per vendersi

ah! speak white
big deal
ma per dirvi
l’eternità di un giorno di sciopero
per raccontare
la storia del popolo-portiere
ma per rincasare la sera
all’ora in cui il sole muore sui vicoli
ma per dirvi sì che il sole tramonta sì
ogni giorno delle nostre vite all’est dei vostri imperi
niente vale una parolaccia
il nostro linguaggio non proprio pulito
macchiato di fango e di olio

speak white
siate a vostro agio nelle parole
siamo un popolo risentito
ma non incolpiamo nessuno
di avere il monopolio
del linguaggio giusto

nella lingua dolce di Shakespeare
con l’accento di Longfellow
parlate un francese puro e atrocemente bianco
come in Vietnam o in Congo
parlate un tedesco impeccabile
una stella gialla tra i denti
parlate russo parlate chiamate all’ordine parlate repressione
speak white
è una lingua universale
siamo nati per comprenderla
con le sue parole lacrimogene
con le sue parole sfollagente

speak white
tell us again about Freedom and Democracy
sappiamo che libertà è una parola nera
come la miseria è dei neri
e come il sangue si mescola alla polvere nelle strade di Algeri o di Little Rock

speak white
da Westminster a Washington diffondetevi
speak white come a Wall Street
white come a Watts
be civilized
e capite il nostro parlare di circostanza
quando ci chiedete gentili
how do you do
e ci sentite rispondervi
we’re doing all right
we’re doing fine
We are not alone

sappiamo
che non siamo soli.

1968

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Il 1968 era anno di rivolta. La poetessa canadese Michéle Lalonde, scomparsa lo scorso giovedì a Montréal all’età di 83 anni, colse l’occasione per scagliarsi contro il razzismo degli anglofoni contro i francofoni: l’espressione “Speak white”, parla bianco è l’insulto utilizzato nel Canada occidentale per aggredire coloro che, appartenenti al gruppo minoritario di lingua francese, si permettono, in un luogo pubblico, di parlare nella loro lingua e non in inglese. La poesia, che accusava l’egemonia politica ed economica anglo-americana, accolta favorevolmente dal pubblico, fu adottata dagli indipendentisti del Québec, cosa che spiacque alla Lalonde - il figlio Laurent Duchastel ha ricordato: “Mia madre si sentiva ostracizzata per il fatto che si riduceva la sua opera a una sola poesia che è stata sviata dal suo senso originale per dargli una connotazione nazionalista del Québec che non c’era nel testo originale.

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MICHÈLE LALONDE LEGGE SPEAK WHITE ALLA NUIT DE LA POÉSIE DEL1970
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LA FRASE DEL GIORNO
La lingua madre è una lingua edenica, nativa, naturale e libera.
MICHÈLE LALONDE




Michèle Lalonde (Montréal, 28 luglio 1937 –  22 luglio 2021), poetessa, scrittrice e drammaturga canadese. Laureata in Arte, lavorò alla rivista Situations e ai giornali Liberte e Maintenant. Autrice di opere teatrali storiche e di poesie, ha insegnato storia della civilizzazione alla scuola del Teatro Nazionale Canadese.


domenica 2 maggio 2021

Jean-Guy Pilon


È morto improvvisamente nel sonno mercoledì scorso il poeta canadese Jean-Guy Pilon. Era nato in Québec novant’anni fa. Avvocato, aveva lavorato soprattutto come regista e direttore dei servizi culturali di Radio Canada.Aveva diretto le riviste letterarie L’Héxagone e Liberté, da lui fondata. L’Accademia letteraria della provincia lo ha salutato così: “Se noi perdiamo un caro amico, la cultura del Quebec perde allo stesso tempo un uomo di lettere e cultura che ha svolto un ruolo importante dagli anni '50 in luoghi che hanno tutti segnato lo sviluppo e la diffusione della letteratura del Quebec. L'uomo di lettere era soprattutto un uomo tout court: onesto, generoso, sempre capace di ascolto e di empatia. La sua dipartita improvvisa ci lascia in una profonda tristezza”.

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PICCOLO MAPPAMONDO

Le frontiere accumulate
si dissolvono nella sosta
di una nuova notte
a ricomporre il mondo

Il mio paese ha il nome doloroso del mio amore
La mia città è quella che si offre
ai profumi discontinui
alle ragazze della stessa famiglia

Luci rosse luci verdi
dappertutto qui
e volti di false promesse
talora un corpo d’allegria
disteso
come un annegato che risale dai fondali marini
un sasso un cippo un’amarezza
un’altra pagina lungo la strada

Era a Montréal a Parigi ad Amsterdam
a Copenaghen forse a Firenze

Quante bugie dietro di noi
come dei globuli indivisibili
l’alba la donna la primavera

Che venga la pioggia sulle mie speranze
perché le mani tese sopra l’onda
si ricongiungano finalmente
nel silenzio che segue la parola.

(da Come acqua trattenuta, 1968)

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L’ALBERO

Il suo nome è pazienza
perché nessun autunno oscurerà
l’aroma delle sue fiere radici

L’albero non smette di proteggere
le ombre e le donne

di cui condivide i rifugi
con la generosità dell’autunno

(da Stagioni per la continuità, 1969)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni stagione abbellisce la casa dei nostri amori.
JEAN-GUY PILON




Jean-Guy Pilon (Saint-Polycarpe, 12 novembre 1930 – 28 aprile 2021), poeta canadese di lingua francese. Avvocato, lavorò come regista per Radio Canada. Diresse l'Hexagone e fondò la rivista Liberté. Tra le sue raccolte spiccano Come acqua trattenuta, Stagioni per la continuità, Per salutare una città e Ricorso al paese.


giovedì 20 agosto 2020

Un giardino


RACHEL KORN

DALL’ALTRO LATO DELLA POESIA

Dall’altro lato della poesia c'è un giardino,
e nel giardino una casa con il tetto di paglia
e tre pini,
tre sentinelle che non parlano mai e stanno di guardia.
Dall'altro lato della poesia c'è un uccello,
giallo e marrone con il petto rosso,
e torna ogni inverno
appeso come un bocciolo sul cespuglio nudo.
Dall'altro lato della poesia c'è un sentiero
sottile come la riga tra i capelli,
e qualcuno perso nel tempo
cammina sul sentiero a piedi nudi, senza far rumore.
Dall’altro lato della poesia possono accadere cose sorprendenti,
anche in questa giornata nuvolosa,
in quest'ora ferita
che sospira di febbrile desiderio alla finestra.
Dall'altro lato della poesia potrebbe apparire mia madre
e sostare un po’ sulla soglia, persa nei suoi pensieri
per poi chiamarmi a casa, come faceva tanto tempo fa:
Hai giocato abbastanza, Rokhl. Non vedi che è notte?


(da Poesie scelte, 1985 – su Otra iglesia es imposible)

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Le poesie sanno sempre sorprendere. Racchiudono in sé quello che le parole dicono, ma sanno anche andare oltre, hanno territori inesplorati che per il poeta stesso e per ogni lettore sono diversi. Così la poetessa di lingua yiddish Rachel Korn, vi trova il giardino della sua vecchia casa in Galizia, e ritorna bambina, rivede la madre che la chiama a casa perché è tardi, e dolcemente naufraga in quell’emozione generata dal ricordo.

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MARY CASSATT, "GIOVANE MADRE CHE CUCE"

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LA FRASE DEL GIORNO
E al margine delle pagine / c’è la luce purpurea / di tutte le cose non ancora accadute, / di tutte le cose che passano.
RACHEL KORN




Rachel (Rokhl) Häring Korn (Pidlisky, Ucraina, 15 gennaio 1898 – Montreal, Canada, 9 settembre 1982), poetessa e scrittrice canadese. Trasferitasi in Polonia all’inizio della Grande Guerra, esordì in polacco, per passare subito all’yiddish. Riparata a Mosca nel 1941 dopo l’invasione tedesca, emigrò infine in Canada nel 1948. Tristezza, sradicamento e solitudine caratterizzano molte delle sue poesie.



mercoledì 23 novembre 2016

Centenario di P.K. Page

 

P.K. Page, poetessa canadese nacque a Swanage, nel Dorset, in Inghilterra, il 23 novembre 1916, ma emigrò in Canada già a tre anni al seguito dei genitori che la fecero vivere nel mondo non conformista dell’arte. Sposò un giornalista, che seguì poi in Brasile, Messico, Australia e Guatemala quando  intraprese la carriera diplomatica. P.K. Page, anche pittrice e scrittrice di libri per bambini, morì all’inizio del 2010 nella Columbia Britannica. Le sue poesie sono vestite di una consapevole eleganza e, come notarono i giudici che le conferirono nel 2003 il Premio Griffin, “vivono di intelligenza, saggezza, insolenza, suspense e di una dizione muscolare ma aggraziata. Sono audaci nello scopo, meticolose nella realizzazione, e sfacciatamente morali, con un sapore delizioso di brio amorale”.

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pkpage7

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STEFAN

Stefan
undici anni
guardò il neonato e disse
"Quando pensa, dev'essere puro pensiero
perché ancora non ha parole"
e noi
genitori orgogliosi
ammirando gli amici
che avevano guardato il neonato

guardammo di nuovo il neonato.

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ASTRONOMO

Le stelle stesse sono giustificate.
La galassia
è in corsivo

Ho letto
e riletto
la bella scrittura.

Non ci sono
errori.

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QUESTO DURO MESTIERE

La cera si è sciolta
ma il sogno di volare
continua.
Io, Icaro, sebbene trattenuto
nella mia carne
ho una parte luminosa in me
dove un uccello
notte dopo notte di stelle
mentre dormo
spiega le sue ali fantasma
e si allena.

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POESIA D’AMORE

Ricordandoti e rivedendo
il nostro amore strutturale
il passato risorge
dalla sua polvere soffocante.

Per la memoria, che è solo decadente
nelle mani come l'amore per le cose
dell'avaro per la loro cosalità,
o nello sguardo dei collezionisti che valutano
la vastità, l'incredibile vastità, delle loro collezioni,
è possibile, nella mente profonda, creare e fare
nuovo il talvolta spaventoso antico presente
e pungolare la cosa addormentata
perché veda all'improvviso.

E come un albero che ha perduto tutte le foglie
può tremare alla memoria del vento
o le acque tranquille di uno stagno rammentano
la loro sorgente e salgono e scendono
ad un tratto sulla riva del bacino che le cinge —
così io, ricordando da adesso a ieri,
posso sapere e vedere e sentire di nuovo, come i gioielli
quando li colpisce un vivido raggio di sole.

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando scrivo qualcosa che è accettabile trovo difficile credere che proviene direttamente da me. Sembra che sia venuto per così dire obliquamente – da dove io non lo so.
P.K. PAGE




Patricia Kathleen Page (Swanage, Regno Unito, 23 novembre 1916 – Oak Bay, 14 gennaio 2010),  poetessa canadese. La sua poesia passa da immagini suggestive e  dettagliate che descrivono preoccupazioni sociali e temi trascendentali a testi più austeri e asciutti che suggeriscono un percorso di liberazione per l'individuo isolato e alienato.


lunedì 15 agosto 2016

Girasole stanco del tempo

 

ELIZABETH SMART

IL GIRASOLE DI BLAKE

I

Perché Blake ha detto
“Girasole stanco del tempo”?
Quando li vedo
sembrano dire
Adesso! con un fragore
di piatti!
Così soddisfatti
e positivi
assolutamente deliziosi
nella loro tonda luminosità.

II

Scusa, Blake!
Ora vedo cosa vuoi dire.
Tempeste e geli hanno guastato
la loro deliziosa luce
e sebbene siano ancora in piedi
nulla potrebbe dire lo sconforto
più delle loro stanche
disilluse
teste ciondolanti.

(Blake’s sunflower, da A Bonus, 1977)

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Elizabeth Smart (1913-1986), narratrice e poetessa canadese, contesta un verso di William Blake (“Ah! sunflower, weary of time”) magnificando la bellezza dei girasoli, la loro fiammeggiante poesia nel sole d’estate. Ma, pensandoci bene, deve dare ragione al poeta inglese: quella fatica di resistere al tempo diventa evidente quando la bellezza sfiorisce, quando giungono l’autunno e l’inverno e i girasoli continuano a rimanere al loro posto, appassiti e malconci.

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Girasole

FOTOGRAFIA © DESKTOP-WALL-PAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi mai sognò che la bellezza trascorre come un sogno?

WILLIAM BLAKE, Poesie




Elizabeth Smart (Ottawa, 27 dicembre 1913 – Londra, 4 marzo 1986), poetessa e scrittrice canadese . La sua opera più nota è il romanzo By Grand Central Station I Sat Down and Wept (1945), un lungo poema in prosa ispirato alla sua storia d'amore con il poeta George Barker.

martedì 20 settembre 2011

Nell’aria del crepuscolo


PAUL BÉLANGER

I TUOI PASSI TI CONDUSSERO

I tuoi passi ti condussero
in tutta naturalezza fino a questo pensiero:
tempo e spazio sono traversati
dal ritmo d'un corpo in movimento
nell'aria inappuntabile del crepuscolo
come già avrai letto nell'una o nell'altra
delle riviste che talvolta consulti.
Scivoli sul filo della tua vita
quantica. Tanti mondi
precipitano, che portano ai quattro angoli
dei mari, le parole nulla muteranno
di queste terrene leggi
                            - neppure l'argilla
dove prende forma una poesia
senza superficie, la forma
originaria del tuo desiderio.

(da Origine dei meridiani, 2005 – Traduzione di Viviane Ciampi)

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Avevamo già incontrato il poeta canadese Paul Bélanger, come osservatore del mondo al crepuscolo in cerca della poesia e della sua rivelazione. Anche qui è – in un’altra sera incipiente – in attesa che la poesia si riveli, che si plasmi dal nulla quel piccolo brandello di realtà che riusciamo a cogliere. Ed è proprio in questo stato di attesa così simile al desiderio, in questo soliloquio della coscienza, che si manifesta la poesia.

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FOTOGRAFIA © NATURE DESKTOP

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LA FRASE DEL GIORNO
Cerco una poesia / un fatto di pensiero che si trovi annodato / al mondo, in una visione / ancora indistinta
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PAUL BÉLANGER, Origine dei meridiani




Paul Bélanger (Lévis, 1953), poeta ed editore canadese. Dal 1982 ha pubblicato diverse raccolte di poesie , oltre a pubblicare testi e poesie in numerose occasioni su riviste del Quebec e all'estero. Pensa la poesia come «condizione d'attesa di tutto ciò che precede il linguaggio», «un lembo strappato al nulla».


giovedì 26 maggio 2011

Notte dopo notte


PAUL BÉLANGER

CI RISIAMO, L’OCCHIO

Ci risiamo, l'occhio
la notte, la fine, il libro
che una mano afferra

che liquida il giorno a favore
dei più ignoti gesti

e il vento ancora, e persino
l'assenza di vento

guardiano dei ritorni senza parola

mentre inciampi
notte dopo notte, sulla frontiera.

Non vedevo più che l'azzurro
del cielo: così l'uomo crea

un ponte che lo collega
al nucleo del tempo.

(da Origine dei meridiani, 2005 – Traduzione di Viviane Ciampi)

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La poesia del canadese francofono Paul Bélanger dà l’idea di un tempo sospeso, di un’attesa degli avvenimenti. E il poeta guarda dal suo osservatorio privilegiato, con i suoi libri e i suoi oggetti amati a portata di mano: nello spleen della sera cerca “una poesia / un fatto di pensiero che si trovi annodato / al mondo, in una visione / ancora indistinta”. Come in un teatro assiste alla scena e la pièce recitata altro non è che la vita – potrebbe essere una commedia oppure un dramma, ma misterioso resta il finale e non è ancora chiaro se un deus ex machina arriverà a sciogliere il dubbio.

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Immagine © Wallpaper Menu

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LA FRASE DEL GIORNO   
Una volta di più la mia voce misura l’intensità del silenzio. 
PAUL BÉLANGER, Finestre e altrove




Paul Bélanger (Lévis, 1953), poeta ed editore canadese. Dal 1982 ha pubblicato diverse raccolte di poesie , oltre a pubblicare testi e poesie in numerose occasioni su riviste del Quebec e all'estero. Pensa la poesia come «condizione d'attesa di tutto ciò che precede il linguaggio», «un lembo strappato al nulla».


lunedì 11 ottobre 2010

Gli sbandamenti del saggio

 

JANICE KULYK KEEFER

SAGGEZZA

Io che ho deciso di amare l'umanità
invece degli uomini,

di amare le contraddizioni della vita,
le impossibilità.

Io che sono diventata una bella e attempata
filosofa, quando improvvisamente

il telefono suona, la sua voce
mi solletica il collo.

O mi prende in giro, mi chiama
ochetta
e il mio cuore sbanda.

Quello che amiamo di un'altra persona
è la vita che ha dentro;
per questo non dobbiamo mai
cercare di possederlo.

ochetta

(da Midnight Stroll, 2007 – Traduzione di Valentina Morana)

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“Per amor venne in furore e matto, / d’uom che sì saggio era stimato prima”: così l’Ariosto narra la pazzia di Orlando. E una celebre sentenza di Publilio Siro dice che “Amare ed essere saggio è concesso solo agli dei”. Non meraviglia dunque che un’apprezzata insegnante di Letteratura inglese e Scrittura creativa come la canadese Janice Kulyk Keefer ceda all’amore e alle sue “sciocchezze” e si strugga quando “lui” la chiama “ochetta” vezzeggiandola.

Una poetessa impegnata a descrivere il proprio senso di appartenenza e a districarsi tra le radici ucraine e il paese in cui ha sempre vissuto, a rileggere la storia di Etty Hillesum e il suo percorso spirituale finito in un lager nazista, a contrastare il libero scambio e il mondo globale. Eppure, come ammette lei stessa, “sbanda” per amore…

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Fotografia ~ Public Domain Pictures

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma l’amore è cieco e gli amanti non possono vedere le piacevoli follie che essi commettono.
WILLIAM SHAKESPEARE, Il mercante di Venezia




Janice Kulyk Keefer (Toronto, 2 giugno 1952), scrittrice e poetessa canadese. Di origini ucraine, scrive spesso delle esperienze dei figli canadesi della prima generazione di immigrati: rifiuta le nozioni semplificate di multiculturalismo preferendo un'identità transnazionale ucraina.