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sabato 12 ottobre 2024

Fleur Adcock


La poetessa neozelandese Fleur Adcock è morta all’età di 90 anni. Nata in Nuova Zelanda da genitori inglesi, che la riportarono nell'Inghilterra in tempo di guerra quando era bambina, trascorse l'adolescenza in Nuova Zelanda, per raggiungere Londra negli Anni ‘60 e rimanervi  Come la sua connazionale Katherine Mansfield, mostra un intenso attaccamento e un acuto senso di distacco dal suo paese natale. I temi dell'identità e del radicamento culturale sono importanti nella sua poesia, così come le preoccupazioni per "l'umanità": l’amore, il sesso, i sogni, l’ambizione, la malattia, la crudeltà, la gentilezza. Di lei Carol Ann Duffy ha detto: “Ha un tono ingannevolmente rilassato, attraverso il quale il lato più affilato del suo talento si incontra come una lama di rasoio in una pesca”.

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FOTOGRAFIA © RNZ

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USCENDO DALLA TATE

Uscendo col tuo pacco di cartoline
in una borsa della Tate Gallery e un altro pacco
di quadri stipati in testa ti fermi
sugli scalini a guardare oltre il fiume

e ce n'è uno nuovo: edifici luminosi,
un rivolo d'acqua scura, e un cielo
che ti domandi chi l'ha dipinto - Constable? No:
troppo sfavillante. Crome? No: troppo estatico -

un cielo assurdo puro pre-raffaelita,
forse, un blu assoluto con qualche ciuffo bianco
che lo percorre (oggi, che è
aprile. Un altro giorno sarebbe diverso

ma non importa. I cieli funzionano tutti).
Scendi a quel particolare in basso a destra:
gabbiani che beccano fango, sotto
quei due palazzi di uffici e una strada Georgian.

Ora spostati a sinistra, e includi i platani
che ondeggiano di gemme, quell'edificio di mattoni
e un autobus rosso… Stacca proprio lì,
dal lampione. Il ponteggio lascialo dentro.

Quello sarà il prossimo. Strano come
questi quadri all'esterno non esistessero
prima di guardare i quadri all'interno,
quelli sulle pareti. Ma eccoli qui ora,

a marciare fuori dal loro panorama
e a mettersi in fila per quel mirino
che è il tuo occhio. Li puoi isolare
tenendo fermi i muscoli ottici.

Puoi fare una zumata su studi di figure
(il ragazzo con lo zaino), o nature morte,
astratti, paesaggi urbani. Non li ha fatti nessuno.
Li ha dipinti la luce. Sei tu che presiedi

la giuria di selezione. Lascia lo spazio
che vuoi tra quelli che appendi,
e gioisci. L'arte si moltiplica.
Arte è tutto quello che decidi di incorniciare.

(da With a Poet's Eye, A Tate Gallery Anthology, 1986 –Traduzione di Giorgia Sensi)

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COSE

Ci sono cose peggiori che essersi comportati in modo sconsiderato in pubblico.
Ci sono cose peggiori di questi piccoli tradimenti,
commessi o subiti o sospettati; ci sono cose peggiori
che non riuscire a dormire per averci pensato.
Sono le 5 del mattino. Tutte le cose peggiori entrano furtivamente
e si fermano gelide sul letto, con un aspetto sempre peggiore
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(da Poesie scelte, 1986)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Mi piace avere il ritmo giusto. Non il metro, ma il ritmo. C'è una differenza così profonda tra ritmo e metro.
FLEUR ADCOCK, Jogos Floraia, 28 maggio 2018

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Fleur Adcock (Papakura,10 febbraio 1934 –  11 ottobre 2024), poetessa e redattrice neozelandese. La sua poesia è incentrata su temi di luogo, relazioni umane e attività quotidiane, ma spesso con una svolta oscura data agli eventi banali di cui scrive. Dal classicismo iniziale è passata all’introspezione psicologica.


mercoledì 28 agosto 2024

Centenario di Janet Frame



La scrittrice e poetessa neozelandese Janet Frame nasceva il 28 agosto di cento anni fa. Diplomatasi insegnante, fu in seguito dichiarata non idonea all’insegnamento a causa della sua schizofrenia. Internata in manicomio, subì duecento elettrochoc e scampò alla lobotomia solo grazie alle sue capacità di scrittrice, vincendo pochi giorni prima dell'intervento l'Hubert Church Prose Award. La sua autobiografia, Un angelo alla mia tavola, è stata trasformata in film dalla regista Jane Campion nel 1990.

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PARLERANNO LE TEMPESTE

Parleranno le tempeste, di loro puoi fidarti.
Sulla sabbia il vento e la marea scrivono
bollettini di sconfitta, gusci imperfetti
presso il memoriale liscio d’ alberi d’altura,
alghe, uccello lacero, rasoio affilato, corno d’ariete, conchiglia.

Dacci le notizie, dicono gli asceti leggendo
e rileggendo dieci miglia di spiaggia; tra gusci vuoti, guarda,
bruciano nella stampa del sale, storie
d’inondazione: come abbandonai casa e famiglia.
Rasoio: come tagliai la gola alla luce del sole.
Corno d’ariete: come caricai danzando alla luce lanosa del sole.
Conchiglia: come la mia vita salpò su un’oscura marea.

(da The Goose Bath, 2006, in Parleranno le tempeste, Capelli, 2017 - Traduzione di Eleonora Bello e Francesca Benocci) )

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PIOGGIA SUL TETTO

Mio nipote che dorme in un seminterrato
ha messo un pannello di ferro fuori dalla finestra
per catturare il suono della pioggia sul tetto.

Io non gli dico, Il cuore consola da solo le sue pene.
Un pannello di ferro ripara solo i tetti. Tuttora illeso dalla pretesa
che cambiamento e differenza non si vedano mai, può ancora
riparare i danni ricreando l’amato suono della pioggia
che crede di aver udito nell’infanzia.

Non gli dico nemmeno, Nella vita errante della sconfitta
il ferro è un fardello, che un giorno dovrà trovare
dentro di sé nell’oscurità totale e nel silenzio
quel ferro che non solo porterà il suono perduto della pioggia
ma anche il sole, le voci dei morti, e tutto quello che è passato».

(da The Pocket Mirror, 1967,  in Parleranno le tempeste, Capelli, 2017 - Traduzione di Eleonora Bello e Francesca Benocci)

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Altre poesie di Janet Frame sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vocali girano come ruote: il cocchio è vuoto. / Alte consonanti ardenti illuminano la strada deserta. / Scartando il mondo, / scartando il mondo / dove pini ancora dicono sola, sospiro, serata, e rifiuto, / rifiuto, e i loro aghi di inganno mi cadono negli occhi, / ho cominciato a scrivere.
JANET FRAME

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Janet Frame (Dunedin, 28 agosto 1924 – 29 gennaio 2004), poetessa e scrittrice neozelandese. La celebrità le derivò dalla sua drammatica storia personale: dopo anni di ricovero psichiatrico, le era stata programmata una lobotomia, annullata quando, pochi giorni prima della procedura, la sua prima pubblicazione di racconti fu inaspettatamente premiata con l'Hubert Church Prose Award.


venerdì 14 luglio 2023

Spiaggia di ferro


KEVIN IRELAND

SERA D’ESTATE: PIHA

I vecchi, fumando sui loro portici,
strizzano gli occhi come esperti
lungo il barile della baia;
la violenza del giorno continua...
Eternamente la fragile risacca
si infrange su questa spiaggia di ferro.

Le nuvole alte sono distrutte
dall'arco virtuoso del vento;
ragazzi arroganti preparano la loro melodia,
si pavoneggiano come prodigi,
studiano attentamente le decine di fanciulle,

in attesa della luna strumentale.
Questa sera l'odore del mare
aleggia sulla sabbia della marea notturna:
e le brezze sottili sono letti di capelli sollevati,
stretti, come i fili umidi
del tabacco che i vecchi arrotolano
come proiettili nelle loro mani.

(da Faccia a faccia, 1963)

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Piha è un insediamento costiero a West Auckland, sulla costa occidentale della regione di Auckland, in Nuova Zelanda. È una delle spiagge più famose del paese e una delle principali destinazioni per gite di un giorno per gli abitanti di Auckland. Il poeta Kevin Ireland ne coglie una sera minimale dipingendone la consueta scena quotidiana: gli anziani che fumano in silenzio e osservano la sera cadere, i ragazzi esuberanti che provano a praticare l'antico gioco dell'amore e della seduzione.

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FOTOGRAFIA © KEITH MILLER/FLICKR

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Poesie d'amore a volte sbocciano / da giardini arruffati nella testa.
KEVIN IRELAND




Kevin Mark Ireland, nato Jowsey (Auckland, 18 luglio 1933 - 19 maggio 2023),  poeta, scrittore di racconti, romanziere e librettista neozelandese. Le sue poesie hanno uno  stile scarno e umoristico che emerge da un minimalismo risoluto costruito con l’uso regolare di immagini e metafore estese, forme accuratamente modellate e il tema ricorrente dell'amore.


sabato 20 maggio 2023

Kevin Ireland


Il poeta, romanziere e scrittore neozelandese Kevin Ireland, è morto giovedì ad Auckland all'età di 89 anni. Autore di venti libri di poesie, sei romanzi, numerosi racconti e due memorie, nel 1957 abbandonò il paese natale per l’Irlanda, di cui assunse con atto notarile anche il nome (si chiamava Jowsey), affermando di voler diventare una sua creazione. In Irlanda lavorò come lettore di tipografia al Times, considerandosi “un poeta neozelandese in esilio” e rimpiangendo la patria: “Ci sono nomi come Rangitoto, le cui sillabe mi sono portato dietro come un'eco nella testa,  nei lunghi anni del mio esilio oltreoceano: sono questi i nomi che mi recito per localizzare piccoli territori del cuore dove le bandiere dei miei ricordi non sono mai ammainate”. La sua poesia è minimalista e ironica, ed è costruita su metafore ben definite che trattano spesso il tema amoroso.

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FOTOGRAFIA © STUFF

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DOMANDE A CUI È NECESSARIO RISPONDERE

Il tipo di domanda
che bussa alla porta
e fa vibrare la serratura,
chiedendo una risposta risoluta
e senza mai alzare una scarpa
per spostare la sua ombra dal gradino,
sta semplicemente facendo del suo meglio
per ingannarti
e bloccare la luce.

Ci sono due modi
per rispondere a una domanda del genere.
Il primo è alzarsi in punta di piedi
e guardarsi alle spalle
e menzionare educatamente la fila
di dubbi, suppliche,
contestazioni e obiezioni
che ha causato dietro di sé.
Dovrai attirare l’attenzione sul fatto
che si estendono
lungo il sentiero
fino al cancello del giardino.

L’altro è più subdolo.
Inviti la domanda entrare,
le offrì la sedia migliore,
le versi da bere,
le chiedi di aspettare solo un momento,
poi silenziosamente
esci dalla porta sul retro.

(da Quattordici motivi per scrivere, 2001)

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UNA POESIA PER BABBO NATALE

Ieri sera a letto
abbiamo scritto nelle nostre teste
una poesia perfetta su di te.

Le parole brillavano, i versi brillavano,
poi ci siamo svegliati
e i nostri doni erano spariti.

La poesia è ormai perduta per sempre.
Ma tutti gli amanti dormono
a tale prezzo.

(da Quattordici motivi per scrivere, 2001)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Le poesie si nutrono di disordine / e hanno bisogno del disordine umano.
KEVIN IRELAND, Proprio così




Kevin Mark Ireland, nato Jowsey (Auckland, 18 luglio 1933 - 19 maggio 2023),  poeta, scrittore di racconti, romanziere e librettista neozelandese. Le sue poesie hanno uno  stile scarno e umoristico che emerge da un minimalismo risoluto costruito con l’uso regolare di immagini e metafore estese, forme accuratamente modellate e il tema ricorrente dell'amore.


lunedì 6 febbraio 2023

Le vele bianche


KATHERINE MANSFIELD

ORA SONO UNA PIANTA, UN’ERBACCIA

Ora sono una pianta, un’erbaccia,
gramigna che oscilla
su un baratro di rocce;
ora sono flebile erba marrone
che fluttua come una fiamma;
sono una canna;
vecchia conchiglia che canta
da sempre la stessa canzone;
un cumulo di carici;
una bianca, bianca pietra;
un osso;
finché non torno
ancora sabbia
e rotolo, soffio,
avanti e indietro, indietro, avanti
sulla riva del mare
nella luce che agonizza – 
finché anche la luce muore.

Se tu fossi qui non diresti:
“Non mi aspetta, si è dimenticata
di me”. Non stiamo giocando
mutandoci in gramigna, in pietre e prati
mentre quelle strane navi passano
gravemente, gentilmente, mollando noccioli di schiuma
che si srotola intorno alla nostra isola natale con eleganza
bolle di spuma che luccicano sulle pietre
ti piacciono gli arcobaleni? Guarda, tesoro! No, sono spariti.
E le vele bianche si sciolgono nel cielo che naviga.

1917

(da Poesie, 1923)

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Se nei racconti di Katherine Mansfield il colore locale dei paesaggi neozelandesi fa da sfondo, nei suoi versi l’io poetico va fondendosi con la natura: “Quando fui uccello / volai su un albero di karaka / in un nido fatto di foglie / morbide come piume”. Qui diventa erba, conchiglia, osso, pietra, sabbia… La seconda strofa della poesia invece si fa meno intensa: Katherine si lascia immalinconire dalla nostalgia dell’infanzia e del fratello Leslie, caduto a 21 anni nella battaglia di Ypres.

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CATHRIN WELZ-STEIN, "FUORI NEL VERDE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tutto ciò che nella vita accettiamo veramente subisce un cambiamento. Quindi la sofferenza deve diventare Amore. Questo è il mistero. Questo è quello che devo fare.
KATHERINE MANSFIELD, Diario

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Katherine Mansfield, pseudonimo di Katherine Beauchamp (Wellington, 14 ottobre 1888 – Fontainebleau, Francia, 9 gennaio 1923),  scrittrice neozelandese nota soprattutto per i suoi racconti, in cui un'arte evocativa trasfigura con grande delicatezza un materiale essenzialmente autobiografico, influenzato dall’opera di Čechov.


lunedì 9 gennaio 2023

Centenario di Katherine Mansfield


Katherine Mansfield, scrittrice neozelandese, moriva di inedia a soli 34 anni il 9 gennaio del 1923 nell’istituto di Gourdjeff a Fontainebleau mentre tentava di curare la tubercolosi. Si dedicò per tutta la vita anche alla poesia, che ritenne però sempre marginale rispetto ai suoi racconti, inserendo spesso le sue liriche nei diari o usandole per sviluppare le sue storie in prosa. La prima proposta, scritta a nemmeno vent’anni, vinse un premio ad una gara di improvvisazione.


FOTOGRAFIA © NATIONAL LIBRARY

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PERCHÉ L’AMORE È CIECO

Il bambino Cupido, stanco del giorno d'inverno,
singhiozzava e si lamentava per cieli limpidi e aperti,
finché, sciocco bambino! perse gli occhi per aver pianto così tanto -
e nacquero le viole.

1908

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L’ABISSO

Un abisso di silenzio ci separa
Io sono da una parte dell'abisso  -tu dall'altra -
Non riesco a vederti o a sentirti, ma so che ci sei
Di solito ti chiamo con il tuo nome da bambino
e fingo che l'eco del mio urlo sia la tua voce.
Come possiamo attraversare l'abisso - senza mai parlarci o toccarci
Un tempo pensavo che avremmo potuto riempirlo di lacrime
Ora voglio distruggerlo con le nostre risate.

1911

(da Poesie, 1923)

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Altre poesie di Katherine Mansfield sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo essendo fedele alla vita mi è possibile essere fedele all’arte. Ed essere fedeli alla vita significa essere buoni, sinceri, semplici, onesti.
KATHERINE MANSFIELD, Diario, 1921

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Katherine Mansfield, pseudonimo di Katherine Beauchamp (Wellington, 14 ottobre 1888 – Fontainebleau, Francia, 9 gennaio 1923),  scrittrice neozelandese nota soprattutto per i suoi racconti, in cui un'arte evocativa trasfigura con grande delicatezza un materiale essenzialmente autobiografico, influenzato dall’opera di Čechov.


martedì 19 dicembre 2017

Le stelle della poesia


C.K. STEAD

QUESTO TEMPO

Queste sono le stelle della poesia
Troppo belle per essere vere
Sulle colline
E nella baia colma fino al limite.

E questa, l’ultima moneta
Il morto scambio –
Il silenzio.

Hai svitato le orecchie?
Le hai messe a posto per bene?
No. Sturale.
Non sei spirito.
Ascolta.
La rugiada si raccoglie sul bordo e
Gocciola. Gocciola
sulle foglie brinate.

Ogni minuscolo
cristallino vocabolo
parla del tempo.

Contali.
Considerarti fortunato.

(da Crossing the bar, 1972)

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Un paesaggio naturale – lo immaginiamo splendido come ve ne sono nella lontanissima Nuova Zelanda, patria del poeta C. K. Stead. E la poesia è in quel paesaggio, è come quel paesaggio: come gli occhi e le orecchie avvertono la bellezza naturale e la melodia dei suoni, sta a noi cogliere ogni più piccolo vocabolo come parte della poesia, comprenderne il significato.

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Nuova Zelanda

FOTOGRAFIA © IRFAN SHAHID

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso che scrivere una poesia sia porsi all’interno del momento - un'azione più completa, intuitiva e misteriosa del semplice pensare.
C. K  STEAD





C-K-SteadChristian Karlson "Karl" Stead (Auckland, 17 ottobre 1932) è uno scrittore neozelandese: la sua opera comprende romanzi, poesia, racconti brevi e critica letteraria. Professore d’inglese all’Università di Auckland, si ritirò nel 1985 per dedicarsi interamente alla scrittura.


domenica 27 agosto 2017

Ogni porta


KATHERINE MANSFIELD

IL MONDO È BELLO STASERA

Il mondo è bello stasera
con tante stelle che brillano in cielo:
rincasando con le mani lievemente allacciate
persone felici mi passano accanto.

Io mi smarrisco per ogni sentiero,
Inciampo in ogni sasso:
ogni porta e ogni cancello
per me sola son chiusi.

6 settembre 1911

(da Diario, Dall’Oglio, 1933 – Traduzione di Mara Fabietti)


Due strofe: nella prima la bellezza del mondo nel quale va in scena la felicità degli altri – non invidiata, ma certamente desiderata anche per sé; nella seconda la solitudine che caratterizza la vita della scrittrice neozelandese Katherine Mansfield: “È una cosa terribile essere soli – sì, lo è – lo è - ma non abbassare la maschera fino a quando non ne hai preparata un'altra sotto - terribile come ti piace - ma una maschera”.

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Stelle

FOTOGRAFIA © FRSER GUNN

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti piacerebbe provare ogni genere di vita – una è così poca – ma questa è la soddisfazione dello scrivere – uno può impersonare così tanta gente
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KATHERINE MANSFIELD, Lettera a Sylvia Payne, 24 aprile 1906




Katherine Mansfield, pseudonimo di Katherine Beauchamp (Wellington, 14 ottobre 1888 – Fontainebleau, Francia, 9 gennaio 1923),  scrittrice neozelandese nota soprattutto per i suoi racconti, in cui un'arte evocativa trasfigura con grande delicatezza un materiale essenzialmente autobiografico, influenzato dall’opera di Čechov.


martedì 13 maggio 2014

Fiori d’amore

 

KATHERINE MANSFIELD

FIORI SEGRETI

È per me luce l’amore? Una luce tranquilla,
una lampada nel cui pallido cerchio io possa sognare
su vecchi libri d’amore? O è il suo splendore
un lume che vien verso me da lontano,
giù da una buia montagna? È il mio amore una stella?
Ahimè, così alta e remota, così freddamente lucente!

Il fuoco danza. È il mio amore una fiamma
che rossa e ardita passi attraverso il crepuscolo?
No, mi farebbe paura. Io son troppo fredda
per amare con impeto e furia. Una patina d’oro
brilla su questi petali che mollemente s’incurvano,
più veramente mia, più affine al mio desiderio.

S’incurvano i petali. Sono dal sole
dimenticati. Crescono nell’ombra d’un bosco
dove i cupi alberi vanno movendosi in folto
ondeggiamento. Chi li guarderà splendere
quand’io abbia tutto sognato il mio sogno? Ah, caro,
trovali, coglili ad uno ad uno per me.

(da Poesie, 1923 – Traduzione di Mara Fabietti)

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Fu molto burrascosa la vita amorosa di Katherine Mansfield, celebre scrittrice neozelandese: amò il violoncellista Arnold Trowell e poi la compagna di scuola Ida Baker, una giovane donna maori di nome Maata, e Edith Kathleen Bendall, poi Garrett, il fratello di Arnold. Incinta di lui, sposò George Bowden, insegnante di canto, ma non consumò le nozze. Si imbarcò allora in un’altra relazione omosessuale con Beatrice Hastings. Nel 1918 sposò il suo editore John Middleton Murry, dopo una burrascosa relazione durata sette anni. Tutto questo gossip solo per sottolineare il disperato bisogno d’amore di Katherine Mansfield: “Nella vita” scrisse nel Diario, pochi mesi dopo questa poesia, “qualunque cosa venga realmente accettata, subisce poi un mutamento. Così la sofferenza deve diventare Amore. Questo è il mistero. Questo io debbo fare. Io debbo, da un amore esclusivo, salire ad un amore più grande. Io debbo dare a tutta l’umanità ciò che diedi a lui solo”.

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EDWARD CUCUEL, “WOMAN RECLINING BY A LAKE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse è mancare di saggezza amare alla follia; ma non c'è mancanza di saggezza più grave che quella di non amare per niente?
KATHERINE MANSFIELD




Katherine Mansfield, pseudonimo di Katherine Beauchamp (Wellington, 14 ottobre 1888 – Fontainebleau, Francia, 9 gennaio 1923),  scrittrice neozelandese nota soprattutto per i suoi racconti, in cui un'arte evocativa trasfigura con grande delicatezza un materiale essenzialmente autobiografico, influenzato dall’opera di Čechov.


martedì 23 febbraio 2010

Un bagliore che prude

JANET FRAME

IN UN MONDO DI GRANATO

In un mondo di granato
qualcosa turba la roccia
- un'eruzione, un bagliore che prude
che non dormirà e non sarà placato,
un cielo notturno di stelle senza cielo
o notte; e le stelle che pungono.

Questa roccia un tempo invisibile
nel suo fiume di ghiaccio, ora è malata.
Un uomo si arrampica all'altezza delle nuvole
per coglierne uno sguardo,
per far rinvenire questo incurabile colore di sangue,
infezione di luce.

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La scrittrice neozelandese Janet Frame, scomparsa a 70 anni nel 2004, due volte candidata al Premio Nobel, amava esplorare l'alienazione e l'isolamento. La sua vicenda ricorda molto quella della nostra Alda Merini: disagio psichico e lungo ricovero in ospedale psichiatrico tanto da arrivare fino alla soglia dell'elettrochoc.

Qui coglie un vago ma profondo malessere, un malore che colpisce addirittura l'inanimato, la roccia. La Frame lavora su questo suo simbolismo e porta avanti l'analogia, arrivando alla fine a intravedere non una via d'uscita, perché “incurabile” è il “colore di sangue”, ma un istante di condivisione, quello di un uomo che dall'alto osserva. Ciò che, alla fine, tutti noi inconsciamente speriamo: non essere lasciati soli nella sofferenza.

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Eruzione del Niyragongo © Nova

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LA FRASE DEL GIORNO
Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
DINO BUZZATI, Il deserto dei Tartari




Janet Frame (Dunedin, 28 agosto 1924 – 29 gennaio 2004), poetessa e scrittrice neozelandese. La celebrità le derivò dalla sua drammatica storia personale: dopo anni di ricovero psichiatrico, le era stata programmata una lobotomia, annullata quando, pochi giorni prima della procedura, la sua prima pubblicazione di racconti fu inaspettatamente premiata con l'Hubert Church Prose Award.