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mercoledì 1 aprile 2026

Poesie per aprile XII


La dolcezza di aprile, quella che “genera lillà” e “confonde memoria e desiderio risvegliando le radici sopite” secondo la lezione di Eliot, è stupore, gioia e meraviglia per Diego Valeri, Quella stessa dolcezza, evocata dal profumo mellifero dei fiori di robinia, è invece fonte di memoria per un altro poeta, Giancarlo Consonni, che in essa ritrova il sapore dell’infanzia.

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FOTOGRAFIA  GREAT PLAINS NURSERY

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DIEGO VALERI

APRILE

Per sapere la gioia dell’aprile,
bisogna, amici, uscir per i sobborghi,
mirare il cielo, le vie dorate e gli orti,
e i colli che traspaiono laggiù.

Serenità divina! azzurro e azzurro! …
I carrettieri passano cantando;
si rincorrono i bimbi strepitando;
Stan sull’uscio le donne a comarò.

Una gallina ci attraversa il passo,
e becca ai nostri piedi un verme rosso;
gli anitroccoli biondi accanto al fosso
si spulciano con gaia alacrità…

Prime foglie tremanti su la rama
nuda, o lucenti sulla terra bruna!
Si vorrebbe baciarle ad una ad una,
piangendo di dolcezza e di bontà.

Ecco un pèsco fiorito, più soave
di soave fanciulla adolescente,
ecco un ciliegio più forte e splendente
dell’uomo arriso dalla gioventù.

Una distesa d’orti. In primo piano:
selvette d’insalata ricciolina,
viali d’aglio, qualche testolina
di fagiolo che spunta a far cucù;

dietro: tappeti di varia verdura
distesi in simmetria, tende pezzate,
molli trapunte scure fiocchettate
di verze gialle e cavolfiori blu;

nello sfondo: robinie che la guazza
ha ingioiellato di puri diamanti,
un filare di pioppi palpitanti…
e il cielo azzurro… la serenità!

Si va col passo dei conquistatori,
col cuore acceso nell’aperta mano.
Vogliam gettarlo, amici, al ciel lontano,
o al balcone che primo s’aprirà?

(da Terzo tempo, Mondadori, 1950)

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GIANCARLO CONSONNI

ROBINIA PSEUDOACACIA

Nel mezzo di ogni aprile
quando in piazza del Suffragio
passo sotto le acacie
in fiore chiudo gli occhi
e cammino accanto
ai boschetti di robinia
della mia infanzia.

Il profumo è lo stesso,
signore dello spazio
come in quei sentieri.

(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

D'aprile / l'aria si fa appena calda. / Pare una guancia.
VALERIO MAGRELLI, Nature e venature

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Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni. La sua poesia si distingue per una ricerca di purezza, semplicità e armonia, ispirata dalle piccole cose.


Giancarlo Consonni (Merate, 14 gennaio 1943 – Milano, 13 febbraio 2026), poeta, urbanista e storico dell'architettura italiano. Ha pubblicato raccolte di poesie sia nel dialetto di Verderio (Lecco) – Lumbardia (1983), Viridarium (1987) e Vûs (1997) – sia in italiano: In breve volo (1994), Luì (2003), Filovia (2016).


sabato 14 marzo 2026

Tutto ciò che la seduce


AMALIA GUGLIELMINETTI

LE SEDUZIONI

Colei che ha gli occhi aperti ad ogni luce
e comprende ogni grazia di parola
vive di tutto ciò che la seduce.

Io vado attenta, perché vado sola,
e il mio sogno che sa goder di tutto,
se sono un poco triste mi consola.

In succo io ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli saziare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.

Perciò, pronta al fervor, l’anima adora
per la sua gioia, senza attender doni,
e come un razzo in ciel notturno ogni ora

mi sboccia un riso di seduzioni.

(da Le seduzioni, S. Lattes e C., 1909)

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Audace e anticonformista, Amalia Guglielminetti, amica e amante di Guido Gozzano, era un'anima vivace, curiosa e indipendente, che sapeva nutrirsi delle seduzioni della vita, camminando sola e godendo di ogni emozione senza mai saziarsi: una donna libera, moderna per il suo tempo, attenta e consapevole, che trovava consolazione nel sogno e nell'esperienza personale, a simboleggiare una vita vissuta pienamente.

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ELABORAZIONE IA DI UN'IMMAGINE DI AMALIA GUGLIELMINETTI

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Poiché, se alcun le sue treccie ha disfatte, / od impresse d'un morso la sua gola, / o lasciò le sue labbra più disfatte, // ella è pur sempre quella che va sola.
AMALIA GUGLIELMINETTI, Le seduzioni

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Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – 4 dicembre 1941), scrittrice e poetessa italiana. L'accento più profondo della sua poesia è in quel senso di tristezza e di tedio, in cui alla fine si conchiude la sterile pena della carne, alla quale in realtà la poetessa soggiace come vittima, mentre s'illude di dominarla per deliberata volontà di esperienza.


giovedì 12 marzo 2026

Perché tarda tanto l’alba?


MARIO LUZI

LIED-AUBADE

Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda tanto
l’alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l’annuncio, e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando.
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell’universo loro, muti,
fino a quando?

(da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, 1994)

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Il canto dell'alba è protagonista di questa poesia di Mario Luzi. In realtà è la sua attesa, perché è ancora notte e non ci sono né i rumori dei lavoratori che si incamminano nella strada né il cinguettare degli uccelli. Resta solo questa sospensione nel buio,  questo essere in bilico tra il silenzio dell'oscurità e la speranza dell'alba.

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FOTOGRAFIA © SKYLAR KANG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Alba, ti aspettiamo / sapendo e non sapendo / quel che porterai con te / nella tua ripetizione antica / e nel tuo immancabile / antico mutamento.
MARIO LUZI, Viaggio terrestre e celeste di SImone Martini

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Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


sabato 7 marzo 2026

Poesia d’inappartenenza


EUGENIO MONTALE

XENIA, I, 14

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Sul "tu" montaliano, che i critici hanno ritenuto il rifugio di un "io" poetico incerto ironizza lo stesso Eugenio Montale: "I  critici ripetono, / da me depistati,  / che il mio tu è un istituto.  / Senza questa mia colpa avrebbero saputo / che in me i tanti sono uno anche se appaiono / moltiplicati dagli specchi". Ma il Premio Nobel va oltre, negli Xenia che glorificano la memoria di Mosca, la moglie morta: quell'inappartenenza evidenziata dai critici non è un ripiegamento sull'interiorità, ma è un'apertura destinata a lei, a Drusilla, l'unica dei due capace di "vedere" la realtà seppure molto miope: "Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue".

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RAFAL OLBINSKI, "RACCONTI D'INVERNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / Di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 6 marzo 2026

Rare gocce


ALESSANDRO PARRONCHI

IL POCO RAGGIO IN NOI DISCESO DALLE STELLE

Il poco raggio in noi disceso dalle stelle
trova sempre meno specchi in cui riflettersi,
si condensa in qualche goccia ... I volti amati
sono queste rare gocce nella notte
soffocata e senza spazio.
Quelli allora non li turbi mai tempesta,
sian felici nel silenzio o ad un respiro
di parole consuete. Ma così
sono solo se pensati da lontano.
Tu, bambina, la gioia di vederti
non è senza una punta di tormento
che prevede il futuro ignoto, e sempre
è vivo e disperato chi conosce
l'allegria che mi dai pari all'angoscia.

(da Coraggio di vivere, Garzanti, 1961)

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L'angoscia del poeta fiorentino Alessandro Parronchi è quella di spazio e tempo "pronti a consumarsi / in un mondo di ciechi all'improvviso" in una sospensione tra il finito e un irraggiungibile infinito, capace di annientare i suoi affetti, i volti amati che sono luce in un mondo buio, in particolare la figlia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mondo a cui da poco hai aperto gli occhi / non è, piccina mia, quale vorrei / che fosse... E tu, non guardarlo così, / come se - troppo presto!  - lo capissi.
ALESSANDRO PARRONCHI, Coraggio di vivere

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Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


lunedì 2 marzo 2026

Candida foglia


CORRADO GOVONI

NEVE

Eri candida foglia volando
e sul ramo fioristi senza sole
o vita più breve del fiore del mandorlo
non soffri uno sguardo di rosa
e subito cadi e t'infanghi.

(da Canzoni a bocca chiusa, Vallecchi, 1938)

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Corrado Govoni attraversò la prima metà del Novecento praticando il crepuscolarismo, la sperimentazione futurista delle poesie visive e il surrealismo, per approdare in maturità a toni più elegiaci e quasi epigrammatici, come in questi versi in cui paragona la neve ai fiori del mandorlo, per la medesima leggerezza e fugacità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

È passato tanto tempo da quando mi hai scritto, ricordo che stavano cadendo le foglie – e ora cade la neve – chi considera diverse le due cose? non sono le foglie sorelle della neve?
EMILY DICKINSON, Le lettere

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Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


domenica 1 marzo 2026

Poesie per marzo XII


Due poetesse italiane, due icone del paesaggio italiano: Maria Luisa Spaziani ricorda il marzo milanese che tinge di luce il Duomo di Milano; Sibilla Aleramo è affascinata dal fiorire rosa dei peschi sulle grigie scogliere di Capri.

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FOTOGRAFIA © SAKOMAR

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MARIA LUISA SPAZIANI

IL DUOMO

 
Quando stavo a Milano il Duomo aveva trent’anni di meno,
valchiria folle marzo galoppava,
un cielo di struggente acquamarina
mi rideva in pupille di pochi ricordi.
 
Ragazzetta la quercia del collegio
stringevano sul cuore trenta cerchi di meno,
la torre Velasca brillava nuova di zecca
riflettendo tramonti da isole papuasiche.
 
Come un cero la linguetta di fuoco,
ogni guglia scalare reggeva il suo santo.
Li vedevo sorridere, con la mia vista d’aquila,
palpebrare e ripetermi di sì.
 
Sotto tre lune piene ruotanti tutte insieme
per me fioriva fitto sul sagrato
un prato di narcisi su cui danzava Rimbaud.
Avevo qualche aureola in più, nel marzo di Milano.

 
(da La stella del libero arbitrio, Mondadori, 1986)

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SIBILLA ALERAMO

CAPRI

Più irreale appari,
isola, più ancora,
Capri sognata,
ch'è marzo,
con la sparsa nota di rosa,
infinita,
dei peschi tuoi in fiore,
più irreale,
oh cosa di macigno nell'etere del Tirreno,
ch'è marzo,
e contro il grigio e l'oro
— di grigio e d'oro son le rupi —
ne l'aria,
oh di mare,
traspare
questa spersa tua nota, di rosa....

 
(da Momenti, Bemporad, 1921)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mutevoli ombre / creano le nubi sui monti / ed il vento affatica / agli alberi i rami novelli.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


domenica 15 febbraio 2026

Giancarlo Consonni


Come sospesa / nel rondò dei giorni / è la pienezza della rosa. // Ciò che manca / - un mondo, un sogno - / si palesa”: nella sua prima raccolta poetica, Lumbardia, del 1983, il poeta Giancarlo Consonni, scomparso venerdì scorso a Milano all’età di 83 anni, palesava il suo ideale poetico: composizioni brevi  e leggere, costruite a volte con ironia, a volte con lo stupore malinconico di chi scopre la rivelazione della poesia nel quotidiano. Pochi versi, quasi epigrammi, minimalisti, densi di significato.

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PESO

Qual è il peso di un bombo?
di un'ape?
di una farfalla?

Ogni fiore lo sa.

(da Pinoli, Einaudi, 2021)

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VELO

Alzi gli occhi dal libro
mi guardi
ma non mi vedi.
Sei soprappensiero.

Vorrei essere lì
nel sogno
che si fa velo.

(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)

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CI SONO GIORNI

Ci sono giorni
che la luce è scandalosa
e le cose sembrano nude

Come faranno in Paradiso
senza il conforto dell’ombra?

(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)

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Un’altra poesia di Giancarlo Consonni sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia è un modo per stare dentro e fuori i rumori del mondo..
GIANCARLO CONSONNI, L’EstroVerso, 15 luglio 2015

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Giancarlo Consonni (Merate, 14 gennaio 1943 – Milano, 13 febbraio 2026), poeta, urbanista e storico dell'architettura italiano. Ha pubblicato raccolte di poesie sia nel dialetto di Verderio (Lecco) – Lumbardia (1983), Viridarium (1987) e Vûs (1997) – sia in italiano: In breve volo (1994), Luì (2003), Filovia (2016).


venerdì 6 febbraio 2026

Il ritmo del passo


DINO CAMPANA

UN FEMME QUI PASSE

Andava. La vita s’apriva
Agli occhi profondi e sereni?
Andava lasciando un mistero
Di sogni avverati ch’è folle sognare per noi
Solenne ed assorto il ritmo del passo
Scandeva il suo sogno
Solenne ritmico assorto
Passò. Di tra il chiasso
Di carri balzanti e tonanti serena è sparita
Il cuore or la segue per una via infinita
Per dove da canto a l’amore fiorisce l’idea.
Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte.

(da Canti orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1928)

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Ci sono tanti celebri esempi di belle passanti che attirano lo sguardo dei poeti: da Charles Baudelaire ("Un lampo... e poi il buio! - Bellezza fuggitiva") ad Antoine Pol (si rimpiangono le labbra assenti / di tutte queste belle passanti / che non abbiamo saputo trattenere")  a Riccardo Bacchelli (" Tra la gente, / al sole, apparsa e sparita se n'è andata". Dino Campana rimane affascinato al passare di questa donna dal mistero di sogni inarrivabili che la circondano, dalla pura bellezza che emana.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non amore non spasimo, un fantasma, / un’ombra della necessità che vaga / serena e ineluttabile per l’anima / e la discioglie in gioia, in incanto serena.
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


domenica 1 febbraio 2026

Poesie per febbraio XII


C'è quel qualcosa in febbraio, quell'ansia di fiorire, quel timido preannunciarsi della primavera: quella dolcezza che Daria Menicanti ritrova in una mattina in cui ravvisa l'alba giungere un po' prima seduta al caffè di un distributore, quel presagio che Ada Negri riconosce nel sole.

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FOTOGRAFIA © MARIYA MUSCHARD/PEXELS

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DARIA MENICANTI

FEBBRAIO

Sull’orizzonte, in mezzo a due cortei
di piante color nembo,
il sole spinge una lama ricurva
di perfetto rubino.
Sono queste,
dopo quel poco inverno,
le prime mattine di luce,
e il loro odore è caffè,
pane di forno,
terra fresca, benzina.
Pinín serve, con gli occhi ancora stretti
e l’automatica grazia,
il primo pieno di normale.

1962

(da Città come, Mondadori, 1964)

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ADA NEGRI

PRESAGIO

Quando avanza il febbraio, e ancor non ride
Primavera, ma più non piange Inverno,
ti trasfiguri; e l'ansia hai della zolla
che si risveglia e riconosce il sole.
Timido è il sole di febbraio, e nudo
come un povero: pur nel suo tepore
ramo di pioppo e ramo di betulla
già crede aver le fronde. E tu con essi
lo credi: già le vedi: in te già senti
gonfiare i bocci che saran domani
roseo di peschi e bianco di ciliegi:
pungere in te già senti anche le spine
del rosaio, vermiglie come il sangue.
O fortunata, se goderti prima
puoi si' gran doni, che nel chiaro aprile
saran di tutti! Gusta in tuo segreto
il sapore di latte delle gemmule
non vive ancora: pratoline e mammole
raccogli fin che non sien nate, e mano
capricciosa le brancichi, e tallone
duro le schiacci!

 
(da Il dono, Mondadori, 1936)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A febbraio, possiamo assaporare le gioie dell'attesa. La primavera è alle porte, con il dito sul chiavistello.
PATIENCE STRONG, La gloria del giardino

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


venerdì 30 gennaio 2026

Un gatto che dorme


PATRIZIA CAVALLI

UN GATTO CHE DORME IL POMERIGGIO

Un gatto che dorme il pomeriggio
nel larghissimo letto padronale
in un punto qualunque, però comodo,
che si sveglia in un’ora qualunque
perché qualcuno passa e lo carezza,
non si sveglia del tutto né si chiede
chi è che lo carezza, ma si sporge
dal sonno solo un po’
per stirarsi in arrendevole lunghezza
perché duri di più quella carezza.
Forse così potrebbe essere l’amore.

(da Sempre aperto teatro, Einaudi, 1999)

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Nell'abbandono del gatto che dorme, capace di accogliere una carezza senza indagarne l'origine, si riflette l'essenza di un amore purissimo, un dono che non pone quesiti, ma vive della sola, silenziosa estasi del contatto e della tenerezza: così dovrebbe essere l'amore - dice la poetessa Patrizia Cavalli - immerso in un morbido luminoso languore.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma d'amore / non voglio parlare, / l'amore lo voglio / solamente fare.
PATRIZIA CAVALLI, Le mie poesie non cambieranno il mondo

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Patrizia Cavalli (Todi, 17 aprile 1947 – Roma, 21 giugno 2022), poetessa e scrittrice italiana. La sua lirica, limpida e diretta, rivela spesso un'intensa drammaticità. Traduttrice di Shakespeare, ha anche riempito i teatri, dando alla letteratura una dimensione scenica, portando in scena l’amata Emily Dickinson.


martedì 20 gennaio 2026

Danzatrice


PIERO BIGONGIARI

TU RESTA, DANZATRICE

L’astro che ti corruppe nel silenzio
il grido, dal ciglio delle pensées,
delirante attentato fece eterno
un canto d’usignoli. E dal perduto
nostro muro notturno empì un nitrito
di cavalle.

                   Perdesti a un gesto calle
d’avorio che la notte aveva chieste.
Calpestavi i tuoi sandali. Finestre
di fuoco arderono sui tuoi capelli
dilatati le parole più vere.

(Tu resta, danzatrice,
a commentare in segreto.)

(da La figlia di Babilonia, 1942)

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Una donna al ballo, diventa quasi una Cenerentola nel dialogo poetico con Piero Bigongiari, "sul filo di un discorso che mentre si sviluppa e procede, pur continuamente elude alla perentorietà del proprio esito, ne capovolge il senso, lo protrae oltre il limite di un significato nell'immagine della sua labilità" come scrive Maria Carla Papini.

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MARK SPAIN, "DANZA DI FLAMENCO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto al di là di quello che è stato, / l’amore che ha parlato / ha le stesse parole in bocca / a pronunciare il suo più alto discorso, / quello della sua stessa indifferenza.
PIERO BIGONGIARI, Rogo

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Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


giovedì 8 gennaio 2026

Un arco di luce


ROBERTO SANESI

ARCO DI LUCE

Traccia un arco di luce alla finestra, un volo bianco
di passeri, inverno, che non rifuggono mai
da queste mura, e un fiore bianco, una natura morta
nemica fatta a immagine di noi. Rifiuta il fuoco
snello sopra le alture, il bucaneve
di Dio, ma esisti con gli oggetti, unisci
filo a filo la favola e l'idea, aria di libertà
creata e ricreata a un solo scatto
dei tuoi rami pesati dalla neve. Ascolta
come il silenzio brulica alle imposte, e come geme
la pietà in questo freddo. Se Minerva
non discende la notte coi sinistri
occhi d'intelligenza, accuseremo il cuore
della sua gravità che ci conduce al centro della terra.

(da Rapporto informativo, Feltrinelli, 1966)

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L'intensità poetica e filosofica di Roberto Sanesi esplora il rapporto tra l'uomo e la natura invernale:  l'immagine delicata e suggestiva dell'inverno si manifesta nell'uniforme bianco della neve, nel contrasto tra la sua pesantezza e il crudo e freddo vuoto del silenzio, e si libra in equilibrio tra la finitudine umana e l'anelito alla libertà, all'assoluto.

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FOTOGRAFIA © THE ESKIMO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La luce della neve spegne in noi tutta l’umana ingordigia.
ELENA AHNAVA

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Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – 2 gennaio 2001), poeta, critico e traduttore italiano. L’attenzione all’esistenzialismo e, in particolare, al concetto di ciclico infinito divenire di marca rilkiana, lo portò a esplorare il rapporto tra esistenza e tempo in opere di forte componente visiva.


venerdì 2 gennaio 2026

Poesie per gennaio XII


Gennaio nei versi di due poco noti poeti italiani del Novecento: Angelo Barile, ligure di Albissola Marina, e Alfredo Baccelli, scrittore e politico romano: il freddo, il gelo, i presepi che vengono smontati, d'accordo, ma anche quel sole di speranza che accende boccioli sui rami e asfodeli nei prati lasciando intravedere la primavera.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER ACCESS

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ANGELO BARILE

FUORI TEMPO

In questi giorni di chiaro gennaio
che si disfanno i presepi, s’affioca
la pastorale
anche quest’anno nell’ansa del colle
il mio albero schiude le corolle
inaspettate.
 
Nella tepida tregua
uno spolvero fai di primavera,
albero illuso. Presto
sopravverrà un altro chiaro, di gelo,
ti spegnerà la frettolosa luce:
si prende il vento il tuo fiore già morto.
 
A giusto sole, insieme,
i tuoi compagni accenderanno la festa,
tu senza voce nel giulivo coro.
Oh, diverso. Ti preme
a una vigilia acerba
il canto fuori tempo del tuo ramo.
 
Precocità fa triste
il tuo fiore, pericolante riso.
Per ciò mi piaci, animoso cielo.
Cielo tu stesso, baleno al mio inverno:
attimo della grazia. Nel sereno
sei così breve e fai con la tua fronda
un orizzonte.

(da Quasi sereno, Neri Pozza, 1957)

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ALFREDO BACCELLI

GENNAIO

Pure notti dall'alito di gelo,
dal terso plenilunio d'alabastro,
quando, berillo o diamante ogni astro,
d'occulto incendio disfavilla il cielo.

Solo nel prato il pallido asfodelo:
canuto di pruine l'oleastro:
nel presepe il pastor col suo vincastro:
ischeletrito il pero e 'l grisomelo;

ma nelle membra insolito vigore,
chiara e serena luce entro il pensiero,
e nell'intimo cuor lieto calore,

ché il nuov'anno promette, ed è foriero
di Primavera Inverno, e presto il fiore
smalterà i verdi labbri del sentiero.

(da Poesie, Zanichelli, 1929)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Al sole di gennaio / cresce la margherita a branchi fitti / al sole di gennaio / mai così intenso, / il fiore più tenace / e non lo piega il gelo / o la brina che fa bianchi / i campi nel dicembre.
UMBERTO PIERSANTI, L'albero delle nebbie

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Angelo Barile (Albissola Marina, 12 giugno 1888 – Albisola Capo, 20 maggio 1967),  poeta italiano. Sottotenente di fanteria durante la Prima guerra mondiale, fu poi antifascista. La sua poetica, sullo sfondo dell’amato borgo marino, è fortemente influenzata dalla fede cattolica e quindi dalla sua visione profondamente religiosa della vita.


Alfredo Baccelli (Roma, 10 settembre 1863 – Roma, 12 settembre 1955), scrittore e politico italiano, ministro delle Poste nel 1906.  Raggiunse la pienezza della propria personalità poetica, ribadendo che la poesia doveva riflettere "un pensiero organico, nesso tra l'arte e i giudizi, le cure, lo spirito del secolo".


lunedì 29 dicembre 2025

Sull’indaco


ALBERTO BEVILACQUA

YEMEN

per un pezzetto d’orto, per un verso
d’ombra sull’indaco 
e l’occhio turchino 
del puledro neonato, 
ho ritoccato 
il mio concetto d’universo

 
(da L'indignazione, Rizzoli, 1973)

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Il colore indaco diffuso nello Yemen, nei vestiti e nei copricapi, nelle case, era considerato curativo, in grado tra le altre cose di mantenere il corpo caldo e di combattere i dolori articolari. Quella sfumatura di blu attrae particolarmente il poeta parmense Alberto Bevilacqua, che vi ravvisa un positivo contatto con l’universo.

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FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voliamo? L'indaco, il blu profondo, contiene un'abbondanza di zaffiri che irradiano la loro luce attraverso la densità, risvegliando e stimolando la nostra coscienza.
JENNIFER LYNCH

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Alberto Bevilacqua (Parma, 27 giugno 1934 - Roma, 9 settembre 2013), scrittore e regista italiano, celebre per i romanzi La Califfa, Questa specie d’amore e Il curioso delle donne, è stato anche sceneggiatore, giornalista e poeta. Sensualità, nostalgia e disillusione sono tra i suoi temi prediletti.



sabato 27 dicembre 2025

L’azzurro notturno


ALESSANDRO PARRONCHI

FINE D'ANNO

È l'azzurro notturno in queste sere
sceso tra noi: golfi d'oceani gli alberi
e le antenne velieri. E dal barlume
che qui la casa sprigiona di siepe
in siepe fono all'orlo più remoto
della collina, il volo è tanto breve
che il cuore ti rapisce. Tutto è prossimo
a te, le stelle solo sul tuo capo
son vive, appena più in là si disfanno
sul mondo fuse con le tue parole.
Tu parli, la tua voce si propaga
e nessuno la sente: empie la bruma.

(da Un'attesa, Guanda, 1949)

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La poetica di Alessandro Parronchi è tesa a una ricerca dell'infinito, ma rimane come sospesa, intrappolata in un limbo tra finito e infinito. Appare più oscura nelle sere di fine anno, quando il buio e la nebbia inghiottono il reale trasfigurandolo: "Rivedere i nostri / gesti fissi, immutabili, contorti / nella impossibilità d’esser diversi / da come sono stati e ci han portato / fino a qui, soli come siamo ora, / che per avere un volto a cui parlare, / vero, dobbiamo chiederlo alla notte".

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voliamo? Solo un punto / di noi sfiora la terra. / Per quel punto la vita / ci riprende, ci afferra!
ALESSANDRO PARRONCHI, Coraggio di vivere

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Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


domenica 21 dicembre 2025

Inverno, lenta stagione


LALLA ROMANO

INVERNO

Inverno, lenta
stagione
La sola vera:
l’altre, fiorite, un sogno

(da Giovane è il tempo, Einaudi, 1974)

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L’inverno, che comincia oggi con il solstizio, era la stagione prediletta della poetessa Lalla Romano: nei suoi versi attraverso l’inverno riusciva a ritrovare quel silenzio che amava e riteneva essere inesauribile. In quella “vita sospesa” – citazione di Cézanne da lei stessa indicata - trova la condizione esistenziale dell’uomo più che nelle stagioni fiorite: un lungo periodo in apparenza arido e sterile, ma in realtà fecondo, custode dei semi e della vita.

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FOTOGRAFIA © SIMON BERGER/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Andiamo d’inverno in mezzo al bosco / Il bosco intorno è bianco e silenzioso / un abbraccio caldo e cieco ci chiude.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


sabato 20 dicembre 2025

Un pezzo di eternità


EUGENIO MONTALE

INTERNO/ESTERNO

Quando la realtà si disarticola
(seppure mai ne fu una) e qualche sua parte
s’incrosta su di noi
allora un odore d’etere non di clinica
ci avverte che la catena s’è interrotta
e che il ricordo è un pezzo di eternità
che vagola per conto suo
forse in attesa di rintegrarsi in noi.
È perciò che ti rivedo
volgerti indietro dall’imbarcadero
del transatlantico che ti riporta
alla Nuova Inghilterra
oppure siamo insieme nella veranda
di ‘Annalena’
a spulciare le rime del venerabile
pruriginoso John Donne
messi da parte i deliranti abissi
di Meister Eckart o simili.
Ma ora squilla il telefono e una voce
che stento a riconoscere dice ciao.
Volevo dirtelo, aggiunge, dopo trent’anni.
Il mio nome è Giovanna, fui l’amica di Clizia
e m’imbarcai con lei. Non aggiungo altro
né dico arrivederci che sarebbe ridicolo
per tutti e due.

(da Altri versi, Einaudi, 1980)

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"Ammesso che in arte esista una bilancia tra il di fuori e il di dentro, tra l’occasione e l’opera–oggetto bisognava esprimere l’oggetto e tacere l’occasione–spinta" disse di Altri versi Eugenio Montale. Sono poesie popolate di figure della memoria, di fantasmi inghiottiti dal tempo che si bilanciano tra il ricordo vero e proprio e l'indagine metafisica che l'io poetico va compiendo: ritorna dunque Clizia, l'Irma Brandeis che fu musa indefinita dei tempi delle Occasioni, ritorna Giovanna, amica di lei e figlia della proprietaria della pensione Annalena di Firenze, che la seguì negli Stati Uniti e che riappare come voce al telefono tanti anni dopo.

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PEREGRINE HEATHCOTE, "VIAGGIATORE"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Fummo felici un'ora, un giorno, un attimo / e questo potrà essere distrutto?
EUGENIO MONTALE, Altri versi

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


lunedì 1 dicembre 2025

Poesie per dicembre XII


La mattina di dicembre calabrese nei versi alessandrini e malinconici di Luigi Siciliani e l'alba torinese pura e cristallina di Giorgio Bàrberi Squarotti: due momenti di questo mese che chiude l'anno con le sue feste e i suoi bilanci, nella visione di due poeti italiani.

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FOTOGRAFIA © MIIA PARVIAINEN

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LUIGI SICILIANI

MATTINA DI DICEMBRE


La nebbia che copriva e terra e cielo
a poco a poco intorno si dirada.
Ecco, tondeggia in mezzo al verde cupo
delle sue foglie il giallo degli aranci.

È nata l'erba; il suolo n'è coperto.
Qua marciscono, a piè dei loro gambi
pieni di foglie accartocciate e grigie,
abbattuti i notturni gelsomini;

là i crisantemi sembrano percossi
da una gran doglia e abbassano la loro
capellatura sotto il grave peso

dell'acqua che ne preme e steli e foglie.
Solo le rose ridono, là bianche,
qua porporine, a salutare il sole.

(da Arida nutrix, 1920)

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GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI

PURA ALBA

La pura alba così limpida e tenera,
mentre per una volta anche a dicembre
fuggono verso occidente le nubi
oscure, in parte ancora colme, in parte
stracciate e lievi ormai, e la collina
buia rivela a poco a poco i dolci
fastigi d’alberi e di ville pallide:
contempla, prima che mescoli il vento
la folla, gli autobus, le vie affannate,
le acque del fiume maculato, i primi
eventi del dolore, le colombe
maligne, l’avvenire che c’è stato
per me una volta.

 
Torino, 6 dicembre 2002

 
(da Le Langhe e i sogni, 2003)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Dicembre, nella mia memoria, è bianco come la Lapponia, senza renne. Ma con i gatti.
DYLAN THOMAS, BBC's Children's Hour, Dicembre 1945

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Luigi Siciliani (Cirò, 15 febbraio 1881 – Roma, 24 maggio 1925), poeta, scrittore, politico e giornalista italiano. Studioso di letterature classiche e traduttore, si ricorda, più che per la sua poesia (Sogni pagani e L'altare del fauno), per il romanzo a sfondo autobiografico Giovanni Francica.

Giorgio Bàrberi Squarotti (Torino, 14 settembre 1929 – 9 aprile 2017), critico letterario, poeta e italianista italiano. Allievo di Giovanni Getto, curò poi l'edizione di diverse opere. Diresse Letteratura e critica e Critica dantesca. Fu responsabile scientifico del Grande dizionario della lingua italiana UTET.


domenica 30 novembre 2025

Quando la luce mente


EUGENIO MONTALE

IL FUOCO E IL BUIO

Qualche volta la polvere da sparo
non prende fuoco per umidità,
altre volte s'accende senza il fiammifero
o l'acciarino.
Basterebbe il tascabile briquet
se ci fosse una goccia di benzina.
E infine non occorre fuoco affatto,
anzi un buon sottozero tiene a freno
la tediosa bisava, l'Ispirazione.
Non era troppo arzilla giorni fa
ma incerottava bene le sue rughe.
Ora pare nascosta tra le pieghe
della tenda e ha vergogna di se stessa.
Troppe volte ha mentito, ora può scendere
sulla pagina il buio il vuoto il niente.
Di questo puoi fidarti amico scriba.
Puoi credere nel buio quando la luce mente.

(da Quaderno di quattro anni, Mondadori, 1977)

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L'Ispirazione è il tema di questa poesia di Eugenio Montale. L'autore, ormai anziano, riflette su quel "fuoco" che talora non si accende, che non trova la scintilla che lo scateni - dal fiammifero all'acciarino, all'accendino, qui nella sua forma francese briquet. E dunque c'è poesia che è menzognera, che nasce da un'usurata ispirazione. In tal caso allora si può credere anche nel buio, nella sua assenza, come nel bellissimo adagio finale.

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FOTOGRAFIA © JUSTIN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Non ho avuto purtroppo che la parola, / qualche cosa che approssima ma non tocca.
EUGENIO MONTALE, Quaderno di quattro anni

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.