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giovedì 30 luglio 2026

Fuggire!


STÉPHANE MALLARMÉ

BREZZA MARINA

La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! Laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri
d’essere tra ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
terrà questo cuore che già si bagna nel mare
o notti! né il cerchio deserto della mia lampada
sul vuoto foglio difeso dal suo candore
né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l’alberatura
l’àncora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
sperduti, né antenne, né antenne, né   verdi isolotti…
Ma ascolta, o  io cuore, il canto dei marinai!

(da Verso e prosa, 1893 - Traduzione di Luciana Frezza)

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Il poeta francese Stéphane Mallarmé, sospeso tra la noia della vita quotidiana e il desiderio di una fuga totale attraverso l'arte, esprime  la sua profonda crisi esistenziale: è il sogno di  un'evasione dalla stagnante mediocrità dei piaceri fisici e intellettuali verso un ignoto spirituale e artistico più che geografico, alla ricerca di quel richiamo della vita e dell'ispirazione che è simboleggiato dal canto dei marinai.

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FOTOGRAFIA © KISHORE ILLA/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Sempre con la speranza d'incontrarsi col mare, / Viaggiavan senza pane, senza bastoni o urne / Mordendo il cedro d'oro dell'ideale amaro.
STÉPHANE MALLARMÉ

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Étienne Mallarmé, detto Stéphane (Parigi, 18 marzo 1842 – Valvins, 9 settembre 1898), poeta, scrittore e drammaturgo francese. Fu uno dei massimi esponenti della poesia simbolista. Nei suoi versi cercò di raggiungere la "poesia pura", mediante un linguaggio che, con ermetica oscurità, comunicasse al lettore attraverso la musicalità del ritmo e dei suoni e la suggestione delle immagini.


domenica 21 giugno 2026

Ecco di nuovo l’estate


ANNA DE NOAILLES

L'INQUIETO DESIDERIO

Ecco di nuovo l'estate, il caldo, la luce,
la semplice e pacifica rinascita delle piante,
le mattine vivaci, i giorni lenti, le notti calde,
la gioia e il tormento che all'anima conduce.

— Ecco il tempo dei sogni e della dolce follia,
dove il cuore, inebriato dal profumo del meriggiare,
si abbandona ancora alla tenera noia di sperare
nell'improvvisa e buona fioritura della vita,

Il cuore si eleva e gioisce nell'aria soffice e fiorita.
— Cuore mio, cosa ti aspetti da questa giornata tiepida?
È forse il chiaro risveglio di un'infanzia stupita,
che guarda, salta, apre le mani e ride?

È l'ingenua e impetuosa ascesa dei sogni,
feriti dagli urti della loro veemenza,
o è il sapore dei tempi passati, dei tempi buoni,
in cui l'anima sentiva senza sforzo scorrere la sua essenza?

— Ah! cuore mio, non avrai mai altro bene
che sperare nell'Amore e nei giochi che lo scortano,
eppure conosci il male che ti porta
questo dio, così adirato dalle battaglie da cui proviene…

(da Il cuore innumerevole, 1901)

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E dunque, alle 10.24 di oggi, con il solstizio - quando l’emisfero nord della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, ricevendo la massima quantità di luce diurna - inizia l'estate.  La poetessa francese Anna de Noailles esprime una profonda transizione emotiva legata al ritorno della stagione estiva: il caldo, la luce, la rinascita della natura evocano nel suo cuore un'altalena di sentimenti tra gioia, tormento e l'inestinguibile speranza dell'amore, unico vero bene ma al contempo dio capriccioso.

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JACOPO TINTORETTO, "ESTATE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
ALBERT CAMUS, L'estate

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Anna-Élisabeth Bassaraba de Brancovan de Noailles (Parigi, 15 novembre 1876 - 30 aprile 1933), poetessa e romanziera francese. Il suo lirismo appassionato si esalta in un'opera che sviluppa, in modo molto personale, i grandi temi dell'amore, della natura e della morte ma sa anche gestire l'umorismo nelle sue cronache giornalistiche.


domenica 14 giugno 2026

Mare al mattino


MARGUERITE YOURCENAR

I TRENTATRÉ NOMI DI DIO

1. Mare al mattino

2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra

3. Vento di mare
a notte
su un’isola

4. Ape

5. Volo triangolare
dei cigni

6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.

7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro

8. Il muso
paziente
del bue

9. La fiamma rossa
nel focolare.

10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.

11. L’erba
L’odore dell’erba.

12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

13. La buona terra
La sabbia e
la cenere

14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora

15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone

16. La mano
che entra in
contatto
con le cose

17. La pelle – tutta la superficie del corpo

18. Lo sguardo
e quello che guarda

19. Le nove porte
della
percezione

20. Il torso
umano

21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno

22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda

23. Il pane

24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera

25. Sonno in un letto.

26. Un cieco che canta
e un bambino invalido

27. Cavallo che
corre
libero

28. La donna
— dei  —
cani

29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi

30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato

31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso

32. Il silenzio
fra due amici

33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna un canto.

a J.

22 marzo 1982

(da I trentatré nomi di Dio, Nottetempo, 2003 - Traduzione di Ginevra Bompiani)

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Trentatré piccole poesie che evocano il divino attraverso immagini della natura e della vita umana, attraverso sensazioni ed emozioni. La scrittrice francese Marguerite Yourcenar si cimenta con un'ispirazione giuntole dalla tradizione musulmana, dove i nomi di Allah sono 99. "Difficile trovarne novantanove senza ripetersi" scrive l'autrice di Memorie di Adriano, "allora, come nelle iscrizioni incise sulla pietra, mi sono accontentata di trentatré".

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FOTOGRAFIA © PONG KOEDPOLN/PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.
MARGUERITE YOURCENAR, Alexis

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Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, Maine, Stati Uniti, 17 dicembre 1987),  scrittrice e poetessa francese. È stata la prima donna eletta alla Académie française; nelle sue opere sono frequenti i temi dell'Esistenzialismo. La sua opera più famosa è il romanzo Memorie di Adriano.


domenica 26 aprile 2026

Angelo caduto


THÉOPILE GAUTIER

ADDIO ALLA POESIA

Vieni, angelo caduto, chiudi le tue ali rosa;
togliti la veste bianca, i raggi che indorano i cieli;
devi, dal cielo, dove una volta eri solito salire,
volgerti, come una stella cadente, cadere nella prosa.
 
Ora i tuoi piedi d'uccello si posino sulla terra;
Non è il momento di volare: cammina!;
Chiudi in cuore il tuo tesoro di musiche;
lascia che la tua arpa si riposi.
 
Povero figlio del cielo, canteresti invano;
non capirebbero il tuo linguaggio divino;
Il loro orecchio è chiuso ai tuoi dolci suoni!
 
Ti prego: o angelo dagli occhi azzurri, prima,
di partire, trova il mio pallido amore, che adoro,
e dalle sulla fronte un lungo bacio d'addio.

(da España, 1845)

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Nel 1845 lo scrittore francese Théophile Gautier va incontro a una crisi di ispirazione poetica che lo attanaglierà per una decina d'anni. Ne è malinconica testimonianza questo sonetto. Ne emergerà con un linguaggio diverso, cristallino, in grado di liberare le emozioni esistenziali ed estetiche.

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ABBOTT THAYER, "FIGURA ALATA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il critico che non ha prodotto nulla è un vile; è come un abate che corteggia la moglie di un laico: questi non può rendergli la pariglia, né battersi con lui.
THÉOPHILE GAUTIER, Madamigella di Maupin

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Pierre Jules Théophile Gautier (Tarbes, 30 agosto 1811 – Neuilly, 23 ottobre 1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese. Attratto dalla letteratura romantica, con la raccolta di poesie Smalti e cammei (1852), liriche di forma impeccabilmente cesellata, schiuse la via alla scuola parnassiana.


lunedì 25 agosto 2025

La fredda pietra della gelosia


JACQUES PRÉVERT

IL FIUME

I tuoi giovani seni brillavano alla luna
ma lui ha buttato
il gelido sasso
la fredda pietra della gelosia
sul riflesso
della tua bellezza
che danzava nuda sul fiume
nello splendore dell'estate.

(da La pioggia e il bel tempo, 1955 - Traduzione di Ivos Margoni)

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Tic linguistici, sciocchezze e giochi di parole. Ma Jacques Prévert sa anche essere molto più spontaneo, quando affronta le idee e i sentimenti: in questo caso la gelosia, che è una malattia dell'amore. Il poeta francese usa una metafora di freddezza: il gelido sasso – la fredda pietra -  a indicare l'effetto dannoso della gelosia, in antitesi allo "splendore dell'estate". Per quanto colpisca solo il riflesso, il gesto è comunque una negazione della libertà della ragazza.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La gelosia? Passione di un animale povero e avido che teme di mancare; sentimento ingiusto dell'uomo; conseguenza della nostra falsa morale e di un esteso diritto di proprietà su un oggetto senziente, pensante, volontario e libero.
DENIS DIDEROT, Supplemento al viaggio di Bougainville

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Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977), poeta e sceneggiatore francese. Surrealista, anarchico, polemico, umorista: molte sono le facce di Prévert, ma una la convinzione che sottende la sua poetica: l’amore è l’unica salvezza del mondo


lunedì 28 luglio 2025

Lo scopo segreto del viaggiatore


CLAUDE ROY

L'AMICO DI WANG WEI

Un salice piangente sulla riva
del lago della Brezza di Maggio
nel Parco del Mezzogiorno di Pechino
e l'uccello bianco di cui non conosco il nome che
si china nelle risaie di Kuantung
sul dorso di un bufalo d'acqua
al fresco nel fango.

Hanno fatto il viaggio per venire a dirmelo
stamattina tra il sonno
e il giorno

«Lo scopo segreto del viaggiatore
è ignorare dove sta andando».

(da Ai confini del tempo, 1984)

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Il paesaggio cinese che affascina il poeta francese Claude Roy è, come nota Claude Tuduri, «il luogo comune per eccellenza (...) sospende ogni giudizio critico, esige un diritto indiviso all'immersione nella bellezza del mondo (...) vuole anche fare del lettore un viaggiatore immobile, promesso alla fiducia dello scrittore della lettera: acconsentire a vedere la montagna e le acque significa acconsentire a entrare e uscire dagli splendori dell'immagine, significa dire di sì al precedente di un visitatore che saprà renderci familiare lo stupore di un paesaggio inseparabile da mille altri ma sempre in divenire». Ed è in fondo quello che la massima finale riesce a spiegare come facendo un sunto delle immagini, sulle orme di Wang Wei, poeta e pittore cinese dell'VIII secolo.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

È più facile essere un viaggiatore o uno studioso che un amico o un amante.
CLAUDE ROY, La sventura di amare

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Claude Pierre Marie Félicien Roy (Parigi 28 agosto 1915 – 13 dicembre 1997). Scrittore e poeta francese. Impegnato politicamente, aderì nel 1943 al Partito comunista, da cui fu espulso nel 1957 per la sua condanna della repressione della rivolta ungherese. La sua opera riflette speranze e delusioni di un autore legato ai valori della libertà.


domenica 20 luglio 2025

Il fiore dell’addio


JACQUES PRÉVERT

SOTTO IL VOMERE

Sotto il vomere del tuo dolce sguardo d’acciaio
il mio cuore s’è scavato
e in questa terra arata
il fiore dell’addio ha cominciato a urlare
Oggi
nella medesima città
la città dove ci siamo lasciati
io sono il solo a vedere la tua statua
in piazza della Scomparsa
Già migliaia di giorni son passati
dall’ultimo giorno che t’ho baciata
e talvolta io mi guardo nello specchio
senza avere il coraggio di radermi
E capita sempre di lunedì
il lunedì i barbieri sono chiusi
e io mi annoio
Allora spalanco la finestra
e ti chiamo
e tu sei lì
con un rasoio d’oro e un pennello d’argento
e la gran bagnarola del tuo ultimo amante
nella sua quaranta cavalli fiammante e rombante
Io ti raggiungo
e mi faccio la barba come mai nessun re se l’è fatta
e mi faccio il bagno a centocinquanta all’ora
come nessuno al mondo
ha fatto mai il bagno
tranne quelli a cui la cosa è accaduta
Non ti chiedo nemmeno dove andiamo
e non è per discrezione
ma perché sono sicuro
che tu non ne sai nulla
E come sempre mi poni indovinelli
mi domandi in che giorno è nata la morte
o se la vita un giorno dovrà morir del tutto
poi mi domandi perché mai io rido
e come mai ci siamo lasciati
Un cognome con il de sta seduto al volante
la macchina è sua
ma lui non sa di preciso chi c’è dentro
Io le mie mani tutte insaponate
gliele sbatto sugli occhi
Cucù chi è
E la macchina fa un balzo tale che…
Ma sempre ci sarà un buco nel muro
dell’inverno per rivedere l’estate più bella
Nella ferramenta ritorta e spezzata il sangue schizzato
un gran falò è scoppiato
E senza che nessuno li chiami
i ricordi felici vengono a dir presente
a riprendere posto accanto al fuoco vivo
Il tempo non sa l’ora
l’ora non dice il tempo
Un giorno un lampo di calore
ci ha trapassati entrambi
cicatrice felice della felicità
chi mai potrebbe cancellarla.

(da La pioggia e il bel tempo, 1951 - Traduzione di Ivos Margoni)

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Jacques Prévert con toni via via ironici, surreali e addirittura grotteschi che si trasformano infine in malinconici e nostalgici, disegna l'immagine di un uomo abbandonato dall'amata - resta impresso quel suo "sguardo d'acciaio" che come un vomere ara il terreno del sentimento fino a fare sbocciare "il fiore dell'addio". Il tempo passa, i giorni scorrono e all'assenza di lei è stata addirittura eretta una statua. Ed è tutto quello che resta: il ricordo, "un buco nel muro dell'inverno per rivedere l'estate più bella”.

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FOTOGRAFIA © LEE SEONGHAK/PIXABAY

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Anche se la felicità si dimentica un po' di te, non dimenticarla mai del tutto.
JACQUES PRÉVERT, Spettacolo

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Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977), poeta e sceneggiatore francese. Surrealista, anarchico, polemico, umorista: molte sono le facce di Prévert, ma una la convinzione che sottende la sua poetica: l’amore è l’unica salvezza del mondo


venerdì 28 marzo 2025

A Londra piove


LOUIS CALAFERTE

È VERO CHE A LONDRA PIOVE

È vero che a Londra piove
e che i ponti s’annoiano

Il cielo moribondo e ipocondriaco
di nuvole annodate di fuliggine

A Londra piove a Londra
lustrini di pioggia

Abbiamo visto la città dissolversi
come irreale come in fuga

Un popolo indeciso confrontarsi
sotto le cupole degli ombrelli

Le nostre ombre andavano a confondersi
nell’ombra grigia della pioggia

È vero che a Londra piove
e che ti ho seguita.

(da Londoniennes, 1985)

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È un luogo comune che a Londra piova molto. In realtà la pioggia annua è 615 mm, meno che in altre città europee. La piovosità della capitale inglese è piuttosto "percepita" in quanto i fenomeni atmosferici sono frequenti, anche d'estate. Quella pioggerellina leggera che genera foschie è al centro di questi sette distici di Louis Calaferte, poeta francese, che a Londra è corso per seguire Nancy, la ragazza britannica di cui si è innamorato.

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FOTOGRAFIA © HALA ALGHANIM/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La nebbia inglese è sempre all’opera come un pittore sottile, e Londra è una vasta tela preparata affinché la nebbia possa lavorare su di essa.
ARTHUR SYMONS, Città, coste e isole

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Louis Calaferte (Torino, 14 luglio 1928 – Digione, 2 maggio 1994) scrittore  francese di origine italiana. Nel 1952 pubblica Requiem des Innocents, il suo primo romanzo. Dedica poi quattro anni della sua vita alla scrittura di Settentrione. Autore di racconti, saggi, pièces teatrali, ha scritto più di 50 opere.


giovedì 16 gennaio 2025

Un mondo a tua somiglianza


PAUL ÉLUARD

IO NON HO VOGLIA CHE DI AMARTI

Io non ho voglia che di amarti
Un temporale riempie la valle
Un pesce riempie un fiume.

Io ti ho fatta alla misura della mia solitudine
Il mondo intero per nasconderci
Dei giorni e delle notti per comprenderci

Per nulla più vedere nei tuoi occhi
Se non ciò che penso di te
E di un mondo a tua somiglianza

E dei giorni e delle notti regolati dalle tue palpebre

(da Gli occhi fertili, 1936 – Traduzione di Diego Valeri)

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Paul Éluard, poeta surrealista francese, considerò sempre la donna come mezzo di salvezza, come tramite con il mondo, come unico essere in grado di portare a una rivelazione. E non smette mai di elevare inni all’amata, come questo in cui bene esprime il bisogno di vedere il mondo riflesso negli occhi di lei e quindi di vederlo con gli occhi di lei per poterlo comprendere.

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MAX ERNST, “GALA ÉLUARD”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I tuoi occhi dove dormiamo / Tutti e due / Hanno dato ai miei fanali umani / Una sorte migliore che alle notti del mondo.
PAUL ÉLUARD, Gli occhi fertili




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


martedì 24 dicembre 2024

Natale ferroviario


ANDRÉ FRÉNAUD

NATALE FERROVIARIO

San Giuseppe non aveva mai visto locomotiva
e aveva paura di perdere i biglietti.
Era una sera di grandi partenze,
la stazione febbrile di folla e di fischi, di luci.
Giunti troppo presto, si erano gingillati al buffet…
Non avevano prenotato i posti,
e ci fu anche chi disse che avevano sbagliato treno.

Nessuno ad augurargli buon viaggio.
Gli amici non erano stati avvertiti.
Vomitando fumo giallo e turchino come un drago,
il treno cambiava binario agli scambi,
e ancora cambia, va più svelto, va.
Scompaiono i sobborghi ed i segnali.

In piedi nel corridoio. Chi avrà compassione
di una donna incinta e così bella e che geme?

Nello scompartimento vicino alcuni zeloti
s’accapigliarono spartendosi le provviste.
Dei richiamati facevano i finti tonti.
Un pubblicano tronfio di esose esazioni
e la sua signora, una nera bellissima,
occupavano i posti d’angolo sul corridoio.
Un gran sacerdote faceva finta di leggere.

Un treno passa fragoroso e il bambino
già ne sbigottisce nella notte materna.
Via dritti per la grande distesa,
nevica, piove, che importa,
fa caldo fin sui ponti rumoreggianti
quando rinfresca l’aria il fiume attraversato.
Già il tempo s’addormenta e le città diradano.
Foreste son superate e borghi, la valle rimonta.
Alle stazioni sconosciute le sbarre
s’abbassano e si rialzano nella campagna
arrotondata di lassù dalla volta stellata.
Il canto degli angeli attutito dalle nuvole
non ce la fa a trapassare i boati del vagone.
La Vergine chiude gli occhi contro il vetro, vede.

— Tutti scendono — Albeggia.
San Giuseppe ha radunato le valigie.
Il ferroviere apre gli sportelli.
Sul marciapiede l’asino e il bue
sono pronti e già parlottano.
“Ah, dice Maria, umilmente,
è qui che ha da compiersi la parola”.

(da Il silenzio di Genova e altre poesie, Einaudi, 1967 – Traduzione di Giorgio Caproni)

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Il poeta francese André Frénaud attualizza la vicenda di San Giuseppe e di Maria: se nel Vangelo di Luca, Giuseppe si reca a Betlemme a dorso di asino con la sua sposa incinta a farsi registrare per il censimento, qui si trovano in una stazione febbrile e caotica, un moderno caravanserraglio dove, ugualmente sembra che "non c'era posto per loro", e in un viaggio sconcertante che li porterà inevitabilmente al luogo dove "ha da compiersi la parola".

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IMMAGINE GENERATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Così / li aveva fatti / ben dentro il plasma umano / flagrando / quella profetizzata / e temuta natività / che essi vedevano e adoravano / perduti /nella raggiante oscurità.
MARIO LUZI, Frasi e incisi di un canto salutare

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André Frénaud (Montceau-les-Mines, 26 luglio 1907 – Parigi, 21 giugno 1993),  poeta francese. La sua poesia è classicheggiante, ma improntata spesso a una segreta negligenza espressiva. Evitando la retorica, mira a esprimere la ricerca dell'assoluto, l'unità e la complessità del mondo, il mistero dell'uomo su questa terra.


venerdì 18 ottobre 2024

In questo posto


EUGÈNE GUILLEVIC

NON CHIEDO ALTRO CHE RESTARE

Non chiedo altro che restare
In questo posto dove mi trovo.

Cerco di possederlo

Nella sua interezza e nei suoi dettagli
Finché non mi confondo con esso

O, meglio ancora, lo confondo con me.

(da Arte poetica, 1989)

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La poesia è l'istante in cui la profondità si è fugacemente scoperta e il poeta prende nota di questo suo rapido manifestarsi. Così Eugène Guillevic prova a possedere il mistero, a trasformare quell'istante in eternità, a farsi esso stesso mistero e quindi poesia: "Non vedere nulla / - Allora è la pienezza"-

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EDWARD HOPPER, "LE OMBRE DELLA SERA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia / è uno specchio // che si offre / di entrare  nel riflesso // per rielaborarlo / per modificarlo.
EUGÈNE GUILLEVIC, Arte poetica

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Eugène Guillevic (Carnac, 5 agosto 1907 – Parigi, 19 marzo 1997), poeta francese. Pubblicò nel 1942 la sua prima opera, Terraqué, seguita da altre innumerevoli raccolte poetiche che ne fecero uno dei più grandi poeti francesi della seconda metà del XX secolo. Il suo stile è irregolare e conciso, spesso portatore di verità lapalissiane e contenente sempre un messaggio morale di fratellanza e rispetto.


domenica 4 agosto 2024

Domeniche d’agosto


LOUIS CALAFERTE

NON È PERCHÉ NON SE NE PARLA

Non è perché non se ne parla
ma non siamo andati
in queste domeniche d'agosto
con la sua spiaggia di ciottoli
a Brighton dove è così mite

Nelle nebbie del letto le tue sabbie sono setose
Mi addormento allo scorrere della tua schiuma
nei tuoi fondali di alghe che il piacere consuma
qui il mare è nei tuoi occhi

Non abbiamo mai saputo partire

(da Londoniennes, 1985)

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Più che l'attrazione della spiaggia di Brighton nelle domeniche d'agosto in questa poesia di Louis Calaferte può una sensualità divorante, che con delicata dolcezza trasforma in un mare il corpo dell'amata Nancy.

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SAMANTHA FRENCH, "SONNAMBULISMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Aveva il collo di un cigno, gli occhi di un gatto, lo sguardo di un'aquila, la vita di una vespa, le gambe di una gazzella, il temperamento di un leone, il carattere di un cane. Eppure era solo una donna.
LOUIS CALAFERTE, Cose dette

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Louis Calaferte (Torino, 14 luglio 1928 – Digione, 2 maggio 1994) scrittore  francese di origine italiana. Nel 1952 pubblica Requiem des Innocents, il suo primo romanzo. Dedica poi quattro anni della sua vita alla scrittura di Settentrione. Autore di racconti, saggi, pièces teatrali, ha scritto più di 50 opere.


giovedì 25 luglio 2024

Buongiorno tristezza


PAUL ÉLUARD

LEGGERMENTE SFIGURATA

Addio tristezza
Buongiorno tristezza
Sei scritta nelle linee del soffitto
Sei scritta dentro gli occhi che amo
Tu non sei tutto quello che porta la miseria
Perché le labbra dei più poveri ti annunciano
con un sorriso.
Buongiorno tristezza
Amore dei corpi gentili
Essenza dell’amore
da cui sorge l’amabilità
Come un mostro senza corpo
Testa delusa
Tristezza, bel viso.

(da La vita immediata, 1932)

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La tristezza su un volto femminile o quella che nasce dal desiderio appagato o ancora quella della natura, "colori dolci della carità, tristezza, barlumi sui rami spogli". Una tristezza - quella cantata dal poeta francese Paul Éluard - da non demonizzare, ma da accettare nel fluttuare dei sentimenti. E sì, il celebre romanzo di Françoise Sagan del 1954 prende il suo titolo dal secondo verso di questa poesia: Bonjour tristesse.

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IMMAGINE © GOODFON

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Ci servono poche parole per esprimere l'essenziale.
PAUL ÉLUARD, L'avvenire della poesia




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


martedì 21 maggio 2024

Quello che mormora il mare


JEAN ROUSSELOT

DETTO DEL MARE

Se credete che mi diverta
dice il mare
dovermi continuamente rifare
- un punto dritto, un punto a rovescio
- un passo avanti, un passo indietro,

Io che vorrei tanto cogliere le cotogne
a Tourcoing
abbronzarmi sulla neve
a Megève

ahimè non posso chiudere bottega
pesci pescatori bagnanti, ho
troppe pratiche

Ma siccome ha la bocca piena di ciottoli
nessuno capisce niente
di quello che mormora il mare.

(da Della farina della poesia, 1997)

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Un mare antropomorfico in questa divertente poesia di Jean Rousselot, scrittore francese: certo, c'è il gioco di parole che cita due località solo per assonanza e per le loro caratteristiche - Tourcoing nei pressi di Lille e Megève nell'Alta Savoia - ma la vena ironica e divertita ondeggia lungo tutti i versi fino al paradosso finale.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia è la consapevolezza dei poteri del poeta sul tempo, che egli ferma, dei sentimenti che restituisce alla loro natura sublime, sulla realtà, che trafigge, trasmuta, commuove, per mostrarne la natura. Essenza e sostenibilità.
JEAN ROUSSELOT

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Jean Rousselot (Poitiers, 27 ottobre 1913 - Yvelines, 25 maggio 2004), poeta e scrittore francese. Commissario di polizia, militò nella Resistenza. La sua novellistica, avvolta in un'atmosfera onirica, si segnala per l'ampio respiro poetico, la poesia per la ricerca di una novità espressiva.


sabato 4 maggio 2024

Questo paese diletto


ANDRÉ FRÉNAUD

PAESE RITROVATO

Il cuore meno discorde con tutto quanto amava
non mi nego più questo paese diletto.
Sono andato al di là del furore ho scoperto
il passato accogliente. Oggi io posso, oso.

M'abbandono alla strada senza timori, còmpito
la salita tra le curve. Un sogno si dischiude.
Mi ritrovo nel murmure che non finisce mai,
il vento e solo il vento mi porta dove io voglio.

Parole sconosciute mi suonano familiari.
Sguardi amichevoli mi seguono fra gli alberi.
Qui mi riconosco dichiaro mia questa terra
e ogni contrada per cui appaiono borghi
in cui i galli si ergano in cima al campanile
la verbena sia nell'orto i cespugli fra i muri.

I filari di viti stanno sopra i versanti
e le nubi si muovono lente entro l'azzurro
scavando l'ombra la piana ove il grano ingiallisce.
Tutto è bello quello che s'apre oggi al mio passo.
Oh, mi ricorderò del pane degli uomini
gusterò i grappoli che seccano
appesi sotto la volta.

(da Non c'è paradiso, 1962 - Traduzione di Attilio Bertolucci)

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Il paese ritrovato è la Borgogna, con i suoi vigneti e le dolci e verdissime ondulazioni: il poeta André Frénaud vi ritorna con documenti falsi dopo essere stato prigioniero di guerra per due anni  nel Brandeburgo. Ritrova i suoi familiari, i luoghi natii, perfino la parlata della gente.

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ALEXANDRE DE PERGLAS, "VENENDO DA CORTON"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Le mie parole, la mia bella lingua, / tutti i vini che faccio maturare per me stesso, / il sangue della mia terra e della mia gente, / l'alcol di tutte le città e del fogliame.
ANDRÉ FRÉNAUD, I re magi

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André Frénaud (Montceau-les-Mines, 26 luglio 1907 – Parigi, 21 giugno 1993),  poeta francese. La sua poesia è classicheggiante, ma improntata spesso a una segreta negligenza espressiva. Evitando la retorica, mira a esprimere la ricerca dell'assoluto, l'unità e la complessità del mondo, il mistero dell'uomo su questa terra.


venerdì 26 aprile 2024

Il ricordo di un profumo


PAUL CLAUDEL

NEL CUORE DELLA PEONIA BIANCA

Nel
cuore
della peonia bianca
non c’è un colore
Ma il ricordo di un
colore
non c’è un profumo
ma il ricordo di un
profumo

(da Cento frasi per ventagli, 1942)

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Dal 1921 al 1927 il poeta e drammaturgo Paul Claudel fu ambasciatore francese a Tokyo. La cultura giapponese gli permise di venire a contatto con gli haiku e di mettere a punto quella teoria sulla respirazione poetica che aveva teorizzato nell’Arte poetica del 1907. Le peonie sono belle ed effimere: il giardino giapponese, conforme alla visione buddista dell'impermanenza, “riflette il ritmo delle stagioni, il sentimento dell'effimero, l'ordine cosmico” annota Claudel. E allora ecco “Un profumo / che per sentirlo / bisogna / chiudere / gli occhi”.

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ZBIGNIEW KOPANIA, "PEONIE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia non è fatta di queste lettere che pianto come chiodi, ma del bianco che resta sulla carta.
PAUL CLAUDEL, Cinque grandi odi

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Paul Claudel (Villeneuve-sur-Fère, 6 agosto 1868 – Parigi, 23 febbraio 1955), poeta, drammaturgo e diplomatico francese. È stato uno degli esponenti maggiori del rinnovamento cattolico verificatosi nella letteratura francese del XX secolo. Ne derivò una poetica che è in fondo un appello all'ordine classico.


domenica 14 aprile 2024

Il mare scrive


ALAIN BOSQUET

MARE

Il mare scrive un pesce azzurro,
cancella un pesce grigio.
Il mare scrive un incrociatore che prende fuoco,
cancella un incrociatore scritto male.
Poeta più che i poeti,
musicista più che i musicisti,
è il mio interprete,
il mare antico,
il mare futuro,
portatore di petali,
portatore di pelliccia.
Si calma
nel profondo di me: il mare scrive un sole verde,
cancella un sole purpureo.
Il mare scrive un sole semiaperto
su mille squali che scappano.

(da Secondo testamento, 1959)

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Il poeta francese Alain Bosquet amava il tocco leggero, arguto, talora al limite del motto di spirito: ma al di sotto di questa superficie emerge - come in questa descrizione del mare - la sua missione poetica di ricerca della relazione tra l'uomo e l'universo: "Dio dice al suo poeta: / “Ti ho scelto perché m’informi / sulla mia identità”.

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MIHAI CRISTE, "METAMORFOSI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mare è un trattato di pace tra la stella e la poesia.
ALAIN BOSQUET, Il guardiano dei roseti

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Anatole Bisk, detto Alain Bosquet (Odessa, Ucraina, 28 marzo 1919 – Parigi, 17 marzo 1998), poeta e scrittore di origini ucraine naturalizzato francese nel 1980. Combattente nella Seconda Guerra mondiale prima  con l’esercito belga e poi con quello americano, prese parte alla programmazione dello sbarco alleato in Normandia.


venerdì 5 aprile 2024

Così piccola così fragile


LOUIS CALAFERTE

NANCY

Nancy che era così piccola
così fragile tra le mie braccia
laggiù
in camera con il nero profumo degli spruzzi del mare

Nancy
con il tuo sguardo verde
e i tuoi capelli corti di cane pazzo
vagamente rossi
e che credeva ancora nelle cose proibite

Nancy
che la mia memoria porta con sé
e che non rivedrò più
il destino ci chiude le porte

Eri di Dundee,
vero?

(da Londoniennes, 1985)

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Se nei romanzi si avvale di uno stile crudo, nelle poesie d'amore Louis Calaferte, poeta francese di origini italiane, fa prevalere la sobrietà, e anche la dolcezza dell'eros vi è come sfumata, mediata dalla nostalgia di avere perduto Nancy, la ragazza britannica dai capelli corti e rossi.

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BRENDA HENDRIX, "ROSSA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Baciami, baciami, / la nostra follia è così vecchia / che non ne vedremo la fine.
LOUIS CALAFERTE, Londoniennes

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Louis Calaferte (Torino, 14 luglio 1928 – Digione, 2 maggio 1994) scrittore  francese di origine italiana. Nel 1952 pubblica Requiem des Innocents, il suo primo romanzo. Dedica poi quattro anni della sua vita alla scrittura di Settentrione. Autore di racconti, saggi, pièces teatrali, ha scritto più di 50 opere.


mercoledì 14 febbraio 2024

Un volto per essere amato


PAUL ÉLUARD

PER MOLTO TEMPO HO AVUTO UN VOLTO INUTILE

Per molto tempo ho avuto un volto inutile
Ma ora
Ho un volto per essere amato
Un volto per essere felice.

(da Poesie per la pace, 1918)

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San Valentino, festa degli innamorati. Ho scelto una brevissima poesia di Paul Éluard del 1918 in cui il surrealista francese esalta l’amore come giustificazione dell’esistenza, come “utilità” capace di elevare, anzi di fondare la vita su di esso.

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JACK VETTRIANO, "PRIMO BACIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Abbiamo trovato delle rose /Erano le sue rose erano le mie rose / Questo viaggio chiamavamo amore.
PAUL ÉLUARD

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Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


mercoledì 8 novembre 2023

Blu come un’arancia


PAUL ÉLUARD

LA TERRA È BLU COME UN’ARANCIA

La terra è blu come un’arancia
Mai un errore le parole
Non mentono
Non vi danno più da cantare
Tocca ai baci di intendersi
I pazzi e gli amori
Lei la sua bocca di fede
Tutti i segreti tutti i sorrisi
E quali abiti di indulgenza
A crederla tutta nuda.
 
Le vespe fioriscono verde
L’alba si passa intorno al collo
Un collier di finestre
Ali coprono le foglie
Tu hai tutte le gioie solari
Tutto il sole sulla terra
Sulle strade della tua bellezza.

(da L'amore la poesia, 1929)

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Quello di Paul Éluard è un gioco surrealista in cui la contraddizione è risolta dall'associazione: il poeta francese invita ad osservare la terra e a carpirne l'azzurro, a cogliere il colore del mare che ricopre gran parte del pianeta e assumerlo come ideale; al contempo siamo esortati a pensare all'arancia e alla sua solarità. Se la poesia astrae da ogni logica, è invece perfettamente reale la donna, che per Èluard è tutto quanto: "il mondo vive dei tuoi occhi puri / e va tutto il mio sangue nei tuoi sguardi" dice in altri versi dedicati a Gala (Elena Dmitrievna D'jakonova), modella russa incontrata nel sanatorio di Davos nel 1912 e sposata nel 1917 - rimarranno insieme fino al 1929, quando lei lo abbandonerà per diventare la moglie e la musa di Salvador Dalí.

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IMMAGINE © BING IMAGE CREATOR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Oltre l’attesa / Oltre me stesso ti chiamo / E non so piú tanto t’amo / Chi di noi è l’assente.
PAUL ÉLUARD, L’amore la poesia

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Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.