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venerdì 7 aprile 2023

Miele e fiele


JABRA IBRAHIM JABRA

DOPO IL GOLGOTA

Ho vissuto con Cristo
Sono morto con Lui e risorto.
La mia voce gridava nel deserto
come se fosse un'altra voce,
ardente di un fuoco sconosciuto.
Perché il fuoco? Per chi?
Dammi ombra e acqua fresca
e appenderò i miei ricordi
al muro di una casa abbandonata.
La folla si è dispersa e
gli invitati se ne sono andati.
La voce grida invano
come la voce prima della morte e
del Golgota.
Sulle mie labbra ci sono tracce di miele
e di fiele.
Sono venuto dopo essere morto per
ascoltare la mia voce resistere
al vuoto che ho abbandonato?
Fammi ombra. E tu, donna,
metti un pezzo di ghiaccio nella tua acqua.
Il sole brucia. La vita dopo la morte costa
fatica e la mia voce ama il fuoco.
Per chi? Per chi
ho chiuso gli occhi, mentre sulle mie labbra restano
tracce di miele e fiele?

(da L'orbita chiusa, 1964)

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Il poeta palestinese Jabra Ibrahim Jabra, di religione cristiana ortodossa e nato a Betlemme, si immedesima nella vicenda del Cristo, leggendovi il lato umano della resurrezione. Conoscendo la vicenda personale di Jabra, si può  leggere quel Golgota e quella morte come la perdita della patria al momento dell'instaurazione dello Stato d'Israele.

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PAOLO VERONESE, “COMPIANTO SUL CRISTO MORTO”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo: / distilla le nostre lacrime in parole, / salvaci dall'esilio dell'afasia, / l'esilio dei deserti: noi siamo /  i portatori del mare, dell'orizzonte, del cielo.
JABRA IBRAHIM JABRA, L'orbita chiusa

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Jabrā Ibrāhīm Jabrā  (Betlemme, 18 agosto 1919 -  Bagdad, 12 dicembre 1994, poeta, pittore, critico letterario e traduttore palestinese. Nato da famiglia siriana cristiana ortodossa, nel 1948 fuggì in Iraq assumendone la cittadinanza. Diffuse il Modernismo nella letteratura araba.

giovedì 3 dicembre 2015

Liberate Ashraf Fayadh

 

Ashraf Fayadh

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“I profeti si sono ritirati / perciò non aspettare che i tuoi tornino da te / e per te”, “il petrolio è incapace di fare del male a eccezione delle tracce di povertà che si lascia alle spalle”, “Rutti, più del tuo solito… / mentre i bar beano i clienti / con recite e ballerine seducenti… // accompagnato dal DJ / reciti le tue allucinazioni / e pronunci la lode di questi corpi oscillanti ai versi dell’esilio”: questi e altri versi simili, definiti dal giudice “strofe malefiche”, sono bastati a un tribunale saudita per condannare a morte il poeta Ashraf Fayadh. La polizia religiosa lo aveva arrestato dopo un alterco in un bar con alcuni avventori che lo accusarono di aver «insultato Maometto e l’Islam nel suo libro di poesie». Il mondo si è mobilitato per chiedere la grazia con la campagna #freeAshraf; i poeti Adonis e Carol Ann Duffy hanno scritto una lettera a re Salman definendosi scioccati. Quello portato ad Ashraf Fayadh è un attacco alla sua vita – soprattutto – ma anche alla libertà (libertà in generale, di stampa, di religione, di parola, di pensiero).

Qui sotto una poesia di Ashraf Fayadh, nella traduzione di Chiara De Luca dalla versione inglese di Mona Kareem.

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I BAFFI DI FRIDA KAHLO

Ignorerò l’odore del fango, e il bisogno di ammonire la pioggia, e il fuoco che da allora m’imperversa in petto.
Cerco il giusto conforto per la mia situazione, che m’impedisce di leggerti le labbra sebbene lo voglia
O di spazzare via le gocce di nebbia dai tuoi petali rossastri
O di abbassare il livello di ossessione che mi schiaccia se mi accorgo che non mi sei accanto in quel momento
E non lo sarai… Quando sono costretto a giustificare la mia posizione davanti al silenzio punitivo della notte
Fare come se la terra fosse muta, mentre la vediamo in distanza, e che tutto quel che tra noi è avvenuto non fosse altro che un brutto scherzo spinto troppo oltre!

*

Dovrò scansare la mia memoria
E affermare che ho dormito bene.
Ho dovuto stracciare le domande
Che sono giunte in cerca di fondamento, per avere risposte convincenti.
Le domande che, per motivi molto personali, sono giunte dopo il crollo del punto di domanda.

*

Cosa pensi dei giorni che ho trascorso senza di te?
Delle parole evaporate tanto in fretta dal mio greve dolore?
Dei nodi che mi sono stati posti in petto come alghe morte?
Ho scordato di dirti che ci siamo abituati all’assenza (tecnicamente parlando)
E che le speranze hanno perso la strada per i tuoi desideri
E la mia memoria è roccia che subisce l’erosione.
Che sono ancora a caccia della luce, non per vedere, ma perché il buio fa paura… anche se ci siamo abituati!
Basteranno le mie scuse? Per tutto quel che avvenne mentre cercavo d’inventarmi scuse convincenti.

*

Per ogni volta che la gelosia si è accesa nel mio petto
Per ogni volta che la disperazione ha rovinato uno nuovo dei miei giorni bui
Per ogni volta che ho detto che la giustizia avrebbe avuto crampi mestruali e che l’amore era un uomo dalla mente debole nell’autunno degli anni con disfunzione erettile!

*

Lascia che lo specchio spieghi quanto sei bella!
Spazza via quel mucchio polveroso di parole e respira a fondo.
Ricorda quanto ti ho amata e come il tutto si mutò in cortocircuito che avrebbe potuto causare un enorme incendio… in un magazzino vuoto!

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LA FRASE DEL GIORNO
La libertà di un popolo si misura principalmente dal grado di libertà degli scrittori.
CURZIO MALAPARTE, Il battibecco




Ashraf Fayadh (Khan Yunis, Palestina, 1980), artista e poeta di origine palestinese. Attivo nell'organizzazione artistica arabo-britannica Edge of Arabia, ha organizzato mostre di arte sauditaa. Nel novembre 2015 è stato condannato a morte per decapitazione per apostasia. Il tribunale ha converito la condanna in una pena detentiva di otto anni e ottocento frustate.