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domenica 23 settembre 2018

Foglie cadono


KATO SHUSON

*

Foglia cadente,
l’istante che tocca la terra
si ferma il tempo


*

Foglie cadono
senza sosta – ma perché
così veloci?

.

Alle 3.54, con l’equinozio, l’emisfero boreale è entrato in autunno. Già alcune foglie secche, causate più che altro dalla siccità e dal caldo prolungatosi lungo settembre, sono trasportate dal vento. Il loro viaggio, poetico e affascinante, è protagonista di questi due haiku del poeta giapponese Kato Shuson.

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Foglia

FOTOGRAFIA © LE MINH

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LA FRASE DEL GIORNO
Autunno mansueto, io mi posseggo / e piego alle tue acque a bermi il cielo, / fuga soave d’alberi e d’abissi.
SALVATORE QUASIMODO, Oboe sommerso




kato-shusonKato Shuson (Tokyo, 26 maggio 1905 – 3 luglio 1993), nom de plume di Kato Takeo, poeta cristiano umanista giapponese. Esordì nel 1939 con la raccolta “Tuono d’inverno” cui seguirono “Il cielo dopo la neve” e “Memoria delle fiamme”.


martedì 31 ottobre 2017

Nella pioggia del tempo


FATOS ARAPI

MATTINO D’AUTUNNO

L’autunno ha versato i suoi colori nella mia anima.

I colori della mia anima
              li ho lasciati decantare
nei giorni a venire.

Questa mattina, il cielo era bagnato dalla pioggia d’autunno,
Questa mattina
Ho rinfrescato la mia anima nella pioggia del tempo.

(da L’eclissi del sogno, 2002)

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Una mutua consonanza tra l’anima e la natura si manifesta nei versi del poeta albanese Fatos Arapi: “Come posso resistere all’autunno / se la mia anima è interamente autunno, / i minuti si sono gonfiati/ e Ottobre li spegne come candeline?”

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Colori

FOTOGRAFIA © PICPHOTOS

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LA FRASE DEL GIORNO
Luce liquida d'autunno: / nella chioma degli alberi / bevono gli occhi.
EDUARDO MITRE, Versi d’autunno



Fatos Arapi (Zvërnec, 19 luglio 1930), poeta, romanziere, traduttore e giornalista albanese, considerato il più importante poeta del Novecento in patria. Dal 1973, dopo le critiche del regime al Dramma di un anonimo partigiano, non pubblicò più fino al 1989.


venerdì 27 ottobre 2017

Autunno mansueto


SALVATORE QUASIMODO

AUTUNNO

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d’alberi e d’abissi.

Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:

povera cosa caduta
che la terra raccoglie
.

(da Oboe sommerso, 1932)

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La similitudine tra l’autunno e la propria condizione – nella sua concezione di vita – viene facile al Premio Nobel siciliano Salvatore Quasimodo: è la solita pena già espressa non solo dallo stesso autore nella celeberrima “Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole. / Ed è subito sera”, ma cantata nel corso dei secoli da Omero a Leopardi, da Mimnermo a Ungaretti.

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Autunno

FOTOGRAFIA © STOCKSNAP/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu mi vedi: così lieve son fatto, / così dentro alle cose / che cammino coi cieli.
SALVATORE QUASIMODO, Oboe sommerso




Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


domenica 15 ottobre 2017

Il vento dell’autunno


MICHAEL DONHAUSER

E VI ERA UN CULLARE

E vi era un cullare, vi era un
respiro e trascorreva nelle chiome
degli alberi sì che le foglie si
piegavano, si rizzavano, impetuose

e tremanti quando il vento dell’autunno
comprimeva i rami finché lentamente
il fremito si affievoliva e più leggero
fluttuava solo il bordo di un giardino:
io ero vissuto vicino a questo fremere
singhiozzare, precipitare e più fredde erano
ora le notti sì che le dalie erano appannate
di brina bianca, scendevano
le cornacchie dai monti nel villaggio
e stavano sulla sommità dei tetti
però invano si allineava immagine
ad immagine per formare un racconto, ché

del tutto solo restava l’oscuro gorgogliare
della fontana e abbandonati se ne stavano
i luoghi con l’odore del freddo, dei
cavalli – sentivo mettergli la ferratura

nelle stalle, sentivo l’odore del fumo della
ramaglia bruciata, la coperta di nuvole ora
si strappava, ora si ricomponeva e così
se ne andavano i giorni, se ne andava l’anno

(da Poesia, n. 215, Aprile 2007 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Una cronaca dell’autunno, delle sensazioni che esso provoca, delle emozioni poetiche che fa sorgere: questa successione di immagini e di espressioni sensoriali è del poeta austriaco Michael Donhauser, traduttore di Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud.

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Autunno

FOTOGRAFIA DA GOOGLE PLUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Le ore ingialliscono anche esse, come le foglie.
MARIO RIVERO, L’amore e la sua impronta




Michael Donhauser (Vaduz, Liechtenstein, 27 ottobre 1956). Poeta austriaco. Cresciuto in Liechtenstein, nel 1984 ha completato i suoi studi con una tesi sulle traduzioni tedesche di "Les Fleurs du Mal" di Charles Baudelaire. Pubblica prosa, poesia e saggi dal 1986. Inoltre, ha tradotto occasionalmente opere di Arthur Rimbaud e Francis Ponge dal francese.

sabato 23 settembre 2017

Ecco l’autunno


L’autunno è cominciato ufficialmente ieri sera alle 22.02, anche se quest’anno sembra avere anticipato il suo arrivo. Celebriamolo condividendo le sensazioni che questa stagione regala a due poeti: l’italiano Paolo Volponi e il brasiliano Lêdo Ivo


PAOLO VOLPONI

D’AUTUNNO È CON NOI

D'autunno è con noi
ogni foglia e ghianda
ed è raggiunto il cielo.
Fra le avellane svolazza
la palomba ferita,
freme il sottobosco
agli scoppi
dei ricci di castagna.
Dolcissima è l'ultima uva
celata fra i pampini rossi,
sul fianco dei monti sale
il fumo delle carbonaie.
A sera
io provo il caldo smemorato
delle castagne,
del torbido vino,
il più nudo corpo
della mia donna.

(da L’antica moneta, Vallecchi, 1955)

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Autunno

FOTOGRAFIA © WALLPAPER.NET

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LÊDO IVO

L'AUTUNNO A PARIGI

Ecco l'autunno di puttane e mendicanti.
Nei parchi gli amanti tremano
come se fosse la notte che venisse
a separare le loro mani intrecciate.

Ecco l'autunno degli esseri senza riparo,
delle foglie gialle che si spagliano
nei freddi viali, ecco il vento
che taglia il giorno come un coltello.

Ecco l'autunno assassino negli incroci,
con il suo lento avanzare e la nebbia
che uccide vecchi e cani annoiati.

Ecco l'autunno finale che chiude tutto.
Dopo verrà la morte, e il labbro muto
porterà via, in segreto, le stagioni.

(da Illuminazioni, Multimedia, 2001 – Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira).

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LA FRASE DEL GIORNO
Gioia d’autunno dorato, / Affusolato e diafano, / Come le dita di una tenera fanciulla
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ALEKSANDR PUSKIN




Paolo Volponi (Urbino, 6 febbraio 1924 – Ancona, 23 agosto 1994), scrittore, poeta e politico italiano, senatore della Repubblica Italiana nel corso di due legislature. Partito da una posizione tardoermetica e neorealista, approdò al poemetto narrativo, propedeutico alla sua attività di romanziere.


giovedì 29 settembre 2016

Un’estate ostinata

 

ÁNGEL GONZÁLEZ

L’AUTUNNO SI AVVICINA

L’autunno si avvicina con pochi suoni:
cicale appagate, solo qualche grillo,
difendono il fortino
di un’estate ostinata a continuare,
la cui fastosa coda ancora brilla a occidente.

Si direbbe che qui non succede nulla,
ma un silenzio improvviso illumina il prodigio:
è passato
un angelo
che si chiamava luce, o fuoco, o vita.

E lo abbiamo perso per sempre.

(da Luce, o fuoco, o vita, 1996)

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Il poeta spagnolo Ángel González con il suo stile piano e intimista sviluppa uno dei suoi temi prediletti: lo scorrere del tempo, irripetibile, ogni attimo in fuga a precipizio nel passato, come quel “prodigio” che altro non è che una fiammata del tramonto nella stagione sospesa tra estate e autunno.

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Sunset

FOTOGRAFIA © AUDREY KNIGHTS

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LA FRASE DEL GIORNO
Attraversi il crepuscolo / (…) / Il mondo cambia colore: è come l’eco / del mondo.
ÁNGEL GONZÁLEZ




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


giovedì 22 settembre 2016

Aspettando l’autunno

 

GIOVANNI QUESSEP

MENTRE CADE L’AUTUNNO

Aspettiamo
avvolti dalle foglie dorate.
Il mondo non finisce nel tramonto,
e soltanto i sogni
hanno come limite le cose.
Il tempo ci conduce
nel suo labirinto di fogli bianchi
mentre cade l’autunno
sul cortile della nostra casa.
Avvolti dalla nebbia incessante
continuiamo ad aspettare:
La nostalgia è vivere senza ricordare
da quale parola siamo stati inventati.

(Mientras cae el otoño, da L'essere non è una favola, 1968)

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Aspettiamo, di continuo, mentre “il tempo colleziona farfalle” o le foglie dorate dell’autunno, che il poeta colombiano Giovanni Quessep osserva cadere nel patio della sua casa: le stagioni continuano il loro giro, incessanti come quella nebbia di disincanto che avvolge ogni cosa e dalla quale di tanto in tanto – con i nostri sogni e i nostri tramonti - riusciamo a scorgere un barlume di poesia. 

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Patio

MANUEL GARCÍA Y RODRÍGUEZ, “MADRE E FIGLIA CHE CUCIONO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non tutto è tuo, oblio / qualcosa ci rimane.
GIOVANNI QUESSEP, Durata e leggenda




Giovanni Quessep Esguerra (San Onofre, 6 gennaio 1939), poeta colombiano discendente di nonni libanesi. La sua poesia appare come un potere che redime l'uomo dal mondo quotidiano e gli permette di penetrare l'invisibile e il misterioso.


venerdì 20 novembre 2015

Le rose arrugginite

 

MARIA PAWLIKOWSKA

L’AUTUNNO

Le rose arrugginite dell’autunno
osservano lo spazio bianco dalla pioggia -
la pioggia cuce il cielo alla terra
con mille brividi e punti.

E tutto si corrode, si deforma,
cola, gronda madido,
ma non per sempre, dalla disperazione -
per poco, dalla lussuria.

(Jesień, da Seta grezza, 1932)

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L’autunno ci sembra spesso essere una fine, la chiusura del ciclo stagionale della vita – per questo la poetessa polacca Maria Pawlikowska parla di disperazione: “Va con un mantello rosso e d’oro / Si specchia nell’ovale dello stagno. / Ma sta male. Non sa che è condannato, / che in quel mantello lo seppelliranno”. Eppure, c’è in questo deteriorarsi uno sfoggio, un’ebbrezza di colori che ha il carattere dell’abbandono, del cupido desiderio dei sensi.

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autumn-rose

FOTOGRAFIA © LADY FI

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LA FRASE DEL GIORNO
In autunno tutto ci ricorda il crepuscolo, – e tuttavia, mi sembra la stagione più bella: volesse il cielo allora, quando io vivrò il mio crepuscolo, che ci debba essere qualcuno che allora mi ami come io ho amato l'autunno.
SØREN KIERKEGAARD, Diario




Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, nata Kossak (Cracovia, 24 novembre 1891 – Manchester, 9 luglio 1945), poetessa polacca. Autrice prolifica, denominata la “Saffo polacca”, fu la regina della scena poetica del suo paese durante il periodo tra le due guerre.


mercoledì 14 ottobre 2015

Gioia d’autunno dorato

 

ALEKSANDR PUŠKIN

L’UVA

Non starò a rimpiangere le rose
Appassite a una lieve primavera;
Mi è cara anche l’uva sui tralci
A filari maturata su un pendìo.
Bellezza della mia fertile valle,
Gioia d’autunno dorato,
Affusolato e diafano,
Come le dita di una tenera fanciulla.


(виноград, da Opere, Meridiani, 1998 - Traduzione di Giovanni Giudici e Giovanna Spendel)

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L’uva è coltivata da almeno ottomila anni ed è parte di molti proverbi e di molte celebri storie: ad esempio, gli esploratori inviati da Mosè nella terra di Canaan giunsero nella valle di Eshcol e riportarono come prova della fertilità del suolo, un immenso grappolo d’uva. Il poeta russo Aleksandr Puškin eleva un’ode a questo dolce frutto d’autunno, alle gioie che ogni stagione sa dare.

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Gehrman

YURI GEHRMAN, “BEAUJOLAIS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando, in autunno, raccoglierete l’uva dalle vigne per il torchio, dite in cuor vostro: “Anch’io sono una vigna, e i miei frutti saranno raccolti per il torchio, e come vino nuovo sarò tenuto in botti eterne”
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KAHLIL GIBRAN, Il Profeta





Aleksandr Sergeevič Puškin ( Mosca, 6 giugno 1799, – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837) , poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. Passò da un'iniziale fase romantica ad una successiva di più accentuato realismo, culminata nel romanzo Evgénij Onégin. Morì in duello, ucciso dal barone francese George D’Anthès.

mercoledì 23 settembre 2015

D’oro regale

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

STAMPA D'AUTUNNO

Verdeoro il gelsomino,
oro vecchio, il tramonto,
oronere le foglie secche
giacenti sull'acqua dorata; colmo
di sole d’oro il cuore senza nome,
d’oro il nero merlo,
ciechi gli occhi di Diana infranta
e la pura tristezza del suo sesso.

La sera in fiamme
come un tesoro. D’oro regale
è il cammino indolente della carne
e dei sogni l'esilarato errare.

(da Poemas mágicos y dolientes, 1909 – Traduzione di Oreste Macrì)

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L’equinozio alle 10.21 di questa mattina ci porta nell’autunno, la dolce stagione dell’oro e delle nebbie, gonfia di una languida malinconia stemperata nei colori del fogliame, che qui il Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez stende con la tavolozza delle parole.

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Afremov

LEONID AFREMOV, “SILENCE OF THE FALL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non passa l'estate, no. / Arde, piuttosto, in mille braci: / l'autunno è la sua umida fiamma
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EDUARDO MITRE, Versi d’autunno




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


mercoledì 19 novembre 2014

I baci più fitti

 

ATTILIO BERTOLUCCI

QUESTO È IL CARO AUTUNNO

Questo è il caro autunno.
Una stradetta conosciamo
Da alberi alti nel fondo
Limitata.
A una svolta un’acqua limpida
Fa chinare gli occhi,
Scorre tra folta erba
Invita al riposo.
Così, seduti in silenzio, si stava.
Veniva la sera
Con una sua tonda lucerna
Ad ammonirci di tornare a casa.
Ora la stradetta era più buia
E i baci più fitti,
Fitti e dolci come grappoli d’uva.

(da Il fuoco e la cenere, Diabasis, 2014)

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Due giovani innamorati nella dolcezza del primo autunno per le strade di campagna, sostano su uno spiazzo erboso, si gustano il momento e solo quando è ora di ritornare scoprono che ad essere più dolci sono gli ultimi baci, quelli che già sanno di rimpianto. È una poesia del giovane Attilio Bertolucci (1911-2000) rimasta finora tra gli inediti dell’Archivio di Stato di Parma e ora in pubblicazione - con testi mai editi degli Anni Trenta e Quaranta, capitoli esclusi dalla Camera da letto e brani in prosa - da Diabasis, in una raccolta intitolata Il fuoco e la cenere, curata da Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni.

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Couple

FOTOGRAFIA © PAUL GRANT

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LA FRASE DEL GIORNO
Questa passione [la poesia], per la grande sua forza, ha di continuo impresso al mio modo di vivere una singolare fisionomia, direi singolarissima; mi ha condotto per vie traverse, quando potevo prender le più dritte.
ATTILIO BERTOLUCCI, Il fuoco e la cenere




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


sabato 8 novembre 2014

Questa stagione pallida

 

PIERRE REVERDY

COLUI CHE ATTENDE

È davvero l'autunno che ritorna
e si inizia a cantare
Ma nessuno
ci tiene
più di me
io sarò l’ultimo

Ma non è così triste
come avevano detto
questa stagione pallida
Un po' più di malinconia
Per darvi ragione

Il fumo interroga
Sarà lui oppure tu
a tesserne l'elogio
prima che arrivi il freddo

E aspetto
L’ultima luce
che sale nella notte
Ma la terra discende
E non tutto è finito

Un’ala la sostiene
Per tutto questo tempo
In fin dei conti io verrò con te
A chiudere la porta
Se tira troppo vento

(Celui qui attend, da Grande nature, 1925 - Traduzione di Valerio Magrelli)

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Nell’orbita del Cubismo e del Surrealismo ruotano le poesie di Pierre Reverdy – “scrive come un pittore” disse di lui Picasso: si può capire perché da questi versi che evocano l’autunno, creando una suggestione della realtà attraverso le immagini, cercando di penetrare nel profondo “la sublime semplicità del reale”.

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Malinconia

IMMAGINE © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Ah, sono sere di una indifferenza così triste che l’autunno, prima di cominciare nelle cose, inizia dentro di noi.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine




Pierre Reverdy (Narbona, 11 settembre 1889 – Solesmes, 17 giugno 1960), poeta e aforista francese. Legato al cubismo e al dadaismo, fu uno dei precursori del surrealismo. Le sue opere tendono a privilegiare la verità poetica sulla realtà, a ridurre, in un linguaggio semplice e rigoroso, il divario fra sentimento ed espressione.


martedì 28 ottobre 2014

Autunno dalle mani d’oro

 

JOSÉ HIERRO

AUTUNNO

Autunno dalle mani d'oro.
Cenere d'oro le tue mani lasciarono cadere per strada.
Torni a percorrere i vecchi paesaggi deserti.
Cinto il tuo corpo da tutti i venti di tutti i secoli.

Autunno dalle mani d'oro:
con il canto del mare che rimbomba nel tuo petto infinito,
senza spighe né spine che possano ferire il mattino,
con l'alba che bagna il suo cielo nei fiori del vino,
per dare gioia a colui che sa di vivere
sei venuto di nuovo.
Con il fumo ed il vento ed il canto e l'onda tremante,
nel tuo grande cuore acceso.

(Otoño, da Quinta del ‘42, 1952 – Traduzione di Oscar Macrì)

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La poesia dello spagnolo José Hierro è spesso una poesia sociale. Ma se, come egli stesso precisò, poesia sociale significa che all’io della poesia intimista si è sostituito il noi, ogni poesia è sociale perché il lettore altro non fa che sostituire l’io del poeta con il suo “noi”, ovvero si appropria della medesima emozione. Tutto questo preambolo per commentare invece una scena autunnale di quelle che ci troviamo davanti adesso: i viali di piante dorate che si sfogliano al vento, i cespugli rossi che sembrano in fiamme, la dolce malinconia di questa stagione.

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FOTOGRAFIA © SONJA EHLEN/500PX

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LA FRASE DEL GIORNO
L’autunno è quel che resta d’una foglia.
DIEGO VALERI, Poesie




José Hierro del Real (Madrid, 3 aprile 1922 – 21 dicembre 2002), poeta spagnolo della generazione detta “sradicata” influenzato dalla poesia di Gerardo Diego. Incarcerato per quattro anni dopo la guerra civile, divenne araldo della “poesia testimoniale”, passando nel tempo a temi esistenziali.


giovedì 23 ottobre 2014

Sera d’autunno sul lago

 

JAN WAGNER

CANTO SERALE, LAGO DI COMO

Autunno, quando le castagne depongono le armi,
mazze ferrate disseminate sul suolo tutt’intorno,
nei rami le sorbe
              si gloriano del loro

veleno. Ora tutti gli ami poggiano
sul fondo e le barche nei capannoni.
Mentre le foglie si trasformano in fumo,
              si riposano le ville

dallo sfarzo e un orlo di lampioni
separa la passeggiata dal lago.
Il traghetto vuoto d’auto trasporta sull’acqua
              un ultimo carico di luce.

(da Australia, 2010 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Jan Wagner, poeta tedesco, è un cantore degli oggetti: risulta chiaro anche qui, nella descrizione di una sera autunnale sul Lago di Como, dove sono gli incastri di cose e le loro analogie a costruire la poesia, a dire le impressioni del poeta nel riverbero delle luci sull’acqua.

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Lago

FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Lezione dell'autunno: / barbicarsi alla terra / o staccarsi da tutto?
EDUARDO MITRE, Versi d’autunno




Jan Wagner (Amburgo, 18 ottobre 1971) è un poeta tedesco. Dalla pubblicazione del suo primo volume di poesie nel 2001, ha lavorato come scrittore, editore e traduttore freelance dall'inglese e dall'americano. Poesie sono state pubblicate in numerose antologie e riviste letterarie. Come critico scrive recensioni per la Frankfurter Rundschau


giovedì 16 ottobre 2014

Perché in essa io abito

 

FRANCISCO BRINES

PALAZZO D’AUTUNNO
(Frammento)

Parlare di questa città, nella quale alloggio
il mio spirito e il mio corpo,
sarebbe come parlare di solitudine e povertà.
E c’è un sibilare di vento che si alza,
senza luce, ondate di luce (la vita simulata
delle foglie).
Nel riposo della terra
giace, bagnata dalla pioggia,
la bellezza del mondo.

Nella città vecchia, palazzo d’autunno,
risiedono i generosi sogni d’amore,
e l’entusiasmo dello spirito;
da secoli albergano la loro fiamma
nel corpo dei giovani.
Ardono i loro cuori tra le mura;
fuori, la notte circonda silenziosa
la musica del sogno.
Parlo di questa città, e sto parlando
di solitudine e di povertà.
Perché in essa io abito.

(da Palabras a la oscuridad, 1966)

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L’autunno è una stagione che con la sua malinconia si addice alla scrittura intimista di un poeta attento allo scorrere del tempo come lo spagnolo Francisco Brines. Qui la tristezza autunnale inglese – Brines insegnava letteratura spagnola ad Oxford - si trasforma in una bellezza inarrivabile perché destinata ad altri. Il poeta assume ancora una volta il ruolo di osservatore, ma questa volta si trova all’interno e l’astrazione non è contemplata.

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Oxford

OXFORD DI SERA – FOTOGRAFIA © MAY CHAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Se non c’è conoscenza nella cenere, / lasciamola cadere nella bellezza fragile / della rosa che trema in autunno.
FRANCISCO BRINES, Parole all'oscurità




Francisco Brines Bañó (Oliva, 22 gennaio 1932),​ poeta spagnolo. Inquadrato nel gruppo della Generazione dei ‘50, se ne distaccava per la sua poesia elegiaca attenta alla bellezza, al malinconico scorrere del tempo e alla caducità del vivere. Ê stato insignito del Premio Cervantes per il 2020.


sabato 11 ottobre 2014

L’oro dei giorni

 

MARIO RIVERO

LE FOGLIE DORATE DELL’AUTUNNO

Le foglie dorate dell'autunno cadono,
in un batter d'occhio giallo e sussurrante.
Gli ori scuri s'innalzano, e si cullano.

Io ascolto e taccio, nel rifiuto
d'ogni altro suono che non sia quello
che soltanto d'autunno si ricrea.

Mi raccolgo in silenzio per sentire l'agonia,
quel sospirare lieve delle foglie che cadono
come lo sfilacciarsi dolce della malinconia.

Mentre girano in cerchi di noia e di vita,
in riparati giorni, nella stanza ben chiusa,
e un aroma d'oro vecchio e freddo passa
- l'oro dei giorni in estasi rapiti -,
le ore ingialliscono anche esse, come le foglie.

(da Del amor y su huella, 1992 – Traduzione di Martha Canfield)

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Con il passare degli anni il poeta colombiano Mario Rivero ha adottato toni più lirici, più adatti ai temi intimisti trattati rispetto alla voce secca e tagliente delle sue poesie “sociali” e “urbane”: un tono adattissimo allo scorrere del tempo, alla dolce malinconia dell’autunno descritto in questi versi, alla musica triste delle foglie che ingialliscono e cadono, al passaggio dorato delle ore languidamente accarezzate dal sole ormai più basso.

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autumn_window717

ROBERT STRONG WOODWARD, “AUTUMN WINDOW”

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LA FRASE DEL GIORNO
Autunno. Il post-scriptum del sole.
PIERRE VÉRON, Il carnevale del dizionario




Mario RiveroMario Rivero (Envigado, 1935 -  Bogotá, 13 aprile 2009), poeta, giornalista e critico d’arte colombiano, fu definito “poeta urbano” per le sue tematiche relative alla vita in città e alla malinconia delle periferie narrate con linguaggio popolare. Fondò la rivista poetica Golpe de Dados.


martedì 23 settembre 2014

Veder cadere le foglie

 

NAZIM HIKMET

FOGLIE MORTE

Lipsia, settembre 1961

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d'accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d'ippocastani.

(da Poesie d’amore, Mondadori, 2002 – Traduzione di Joyce Lussu)

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“I lunghi singulti / dei violini / d'autunno / mi lacerano il cuore / d'un languore / monotono” scriveva Paul Verlaine. È la stessa lacerazione che prova il poeta turco Nazim Hikmet davanti al primo cadere delle foglie nei viali di settembre, all’annuncio di quell’autunno che è cominciato alle 4.29 di questa mattina con l’equinozio e che invaderà lentamente l’animo con la sua dolce malinconia – quella è la lacerazione, la consapevolezza del destino umano  che le foglie che cadono richiamano: dal “Quale è la generazione delle foglie, / tale è anche quella degli uomini”  dell’Iliade al “Si sta come / d’autunno / sugli alberi  / le foglie” di ungarettiana memoria.

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LEONID AFREMOV, “SILENCE OF THE FALL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le foglie ingiallite rappresentano l'autunno con tutta l'incertezza e la malinconia delle creature che ci abbandonano per sempre.
ROMANO BATTAGLIA, Foglie




Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


domenica 6 ottobre 2013

Un bosco in pieno autunno

 

BORIS SLUCKIJ

BOSCO D’AUTUNNO

A che somiglia un bosco in pieno autunno?
Soprattutto ad un sommesso incendio.
Lambiscono mute la coppa dei cieli
gialle lingue di fiamma.
Più d'uno scialle zingaro è screziato
il bosco ancora un po' verde.
Ad ogni albero, come a un falò,
puoi riscaldarti l'anima.

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Mi piace davvero tanto passeggiare per i boschi: qui nella vallata dell’Adda e sulle colline disseminate qua e là cammino in mezzo alla natura isolandomi dal mondo, salendo, scendendo, osservando, meditando. È uno spettacolo sempre nuovo: ogni mese, ogni stagione ci sono fiori differenti e diverse tonalità. L’autunno, come la primavera, è una festa di colori: e posso confermare, come nota il poeta russo Boris Sluckij, che passeggiando tra le fiammate di un bosco in autunno ci si riscalda l’anima.

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Bosco d'autunno

FOTOGRAFIA © DAVID WAGNER

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LA FRASE DEL GIORNO
L’autunno è una dimora d’oro e di pioggia.
JACQUES CHESSEX, Battaglie nell’aria




Boris Abramovič Sluckij (Slavjansk, Ucraina, 7 maggio 1919 - Tula, 23 febbraio 1986). Poeta russo, studiò a Char’kov e a Mosca. Ebbe formazione giuridica e letteraria. Allo scoppio della guerra contro i nazisti, partì volontario per il fronte, dove fu ferito. Ricoprì l’incarico di commissario politico e fu anche corrispondente per i giornali. La sua è una poesia fortemente prosastica, vicina al linguaggio parlato.


lunedì 23 settembre 2013

Il verde tappeto acquarello

 

EMILIO GAY

PIAZZA MARIA TERESA

Quando improvviso
un gran vento d’autunno
stacca dai lecci
foglie appena appassite
il verde tappeto acquarello
che svaria tra giallo e
tabacco
è letto di anime vive
che ridono all’ultimo sole.

(da Le Ali di Pegaso, GET, 2001)

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Primo giorno d’autunno oggi: gli occhi allenati già colgono le prime avvisaglie della nuova stagione. Il verde delle piante è ancora lì, ma sotto, sull’asfalto dei viali, nelle aiuole, nei giardini, c’è un piccolo strato di foglie gialle, staccatesi dai rami. Quello che notano gli occhi del poeta piemontese Emilio Gay, in Piazza Maria Teresa a Torino, un quadrato verde circondato da lecci nel quartiere di Borgo Nuovo, a due passi dal Po e dalla grande Piazza Vittorio Veneto.

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FOTOGRAFIA © COMUNE DI TORINO

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LA FRASE DEL GIORNO
L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore.

ALBERT CAMUS




Emilio Gay (Torino, 1933 - 2004), poeta e scrittore italiano. La sua poesia è nota per i suoi temi introspettivi e filosofici, che spesso esplorano la condizione umana e la natura dell'esistenza. I suoi lavori sono stati pubblicati in diversi volumi, tra cui Rivoluzione artificiale (1973), Unicorno (1998), e Ali di Pegaso (2001).


venerdì 20 settembre 2013

Alle soglie d’autunno

 

ANTONIA POZZI

LA VITA

Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.

18 agosto 1935

(da Parole, 1939)

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Ora che l’autunno si approssima – contrariamente a quello che in tanti credono non comincia il 21, ma il 22 o 23 settembre, con l’equinozio: quest’anno la sera del 22 – si sviluppano anche riflessioni del genere di quella che ha ispirato la poesia di Antonia Pozzi: è un momento dell’anno in cui sentiamo lo scorrere del tempo, il fluire delle nostre vite; la fine dell’estate è ancora più intensa, da questo punto di vista, della fine dell’anno: là è più questione di bilanci, è un mero dato del calendario, adesso invece vi siamo immersi con i nostri bioritmi e i nostri sensi.

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LEONID AFREMOV, “END OF SUMMER”

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LA FRASE DEL GIORNO
Inizio d’autunno: / nel mare e nei campi / un verde solo.

BASHŌ




Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.