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sabato 23 novembre 2024

Getterò la chiave


RACHEL BLUWSTEIN

CHIUDERÒ LE PORTE DEL MIO CUORE

Chiuderò le porte del mio cuore,
getterò la chiave in mare
affinché il cuore non abbia a temere
il tuo incontro, la tua voce da lontano.
Le mie mattine sono state grigie,
le mie sere, sospiri,
e, tra le mie consolazioni, una:
è la mia mano quella che lo ha fatto.

(da Poesie, 1985)

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"Nel mio giardino ti ho piantato, / nel mio giardino segreto, il mio cuore. / Intricati son divenuti i tuoi rami / e profonde in me le tue radici". Così scrive la poetessa Rachel Bluwstein. Eppure, accade che l'amore ci deluda, che non sia più sostenibile. La stessa Rachel se ne rende conto e capisce che deve ritrovare se stessa nell'isolamento: "Nella mia grande solitudine, una solitudine di animale ferito / ora dopo ora io giaccio. In silenzio. / La mia vigna l’ha spogliata il destino e non un solo rampollo è rimasto".

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CHRISTIAN SCHLOE, "LA CHIAVE DEL PAESE DELLE MERAVIGLIE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sì, meglio che la mia anima appartenga all'universo, / non un solo uomo, nessuno può dominarla.
RACHEL BLUWSTEIN, Poesie

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Rachel Bluwstein (Saratov, Russia 2 ottobre 1890 - Tel Aviv, 16 settembre 1931), poetessa russa naturalizzata israeliana. Conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: è stata uno dei primi autori a scrivere in ebraico, lingua di cui padroneggiò sia i registri più colloquiali, sia le più complesse sfaccettature del linguaggio biblico.


venerdì 3 maggio 2024

Centenario di Yehuda Amichai


Yehuda Amichai, che in realtà si chiamava Ludwig Pfeuffer nasceva a Würzburg il 3 maggio del 1924. Convinto fautore della pace e della riconciliazione in Palestina, è considerato il più grande poeta israeliano e fu tra i primi a scrivere versi in ebraico colloquiale. Questa “rivoluzione”, che si riflette anche nella tematica - i problemi e le situazioni della vita quotidiana, l’amore e la guerra, il sesso, l’amore per Gerusalemme, Dio – gli valse il Premio Israele nel 1982. Robert Alter, il suo traduttore inglese, nota come “Lo sfruttamento da parte di Amichai delle risorse stilistiche indigene è spesso collegato alla sua sensibilità per i suoni espressivi delle parole ebraiche che usa e ai suoi giochi di parole fantasiosi, che a volte sono giocosi, a volte estremamente seri, e spesso entrambi contemporaneamente”.

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GERUSALEMME

Sul terrazzo,
nella città vecchia,
pende il bucato
all’ultima luce del giorno.
Il velo bianco di una mia nemica
il fazzoletto di un mio nemico
che lui ha usato per asciugarsi il sudore della fronte.
E nel cielo della città vecchia
sta un aquilone
ma all’estremità del filo c’è un bambino
che non vedo per colpa del muro.
Abbiamo fatto sventolare molte bandiere.
Hanno fatto sventolare molte bandiere
perché pensassimo che fossero felici
perché pensassero che fossimo felici.

(da Shirim 1948-1962, 1962)

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MIA MADRE CUOCEVA NEL FORNO IL MONDO INTERO

Mia madre cuoceva nel forno il mondo intero per me
in dolci torte.
La mia amata riempiva la mia finestra
con uva passa di stelle.
E le nostalgie sono racchiuse in me come bolle d'aria
nel pane.
Esternamente sono liscio, silenzioso e bruno.
Il mondo mi ama.
Ma i miei capelli sono tristi come i giunchi nello stagno
che va prosciugandosi.
Tutti i rari uccelli dalle belle piume
fuggono via da me.

(da Ora e in altri giorni, 1955, in Ogni uomo nasce poeta, Di Renzo, 2000)

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Altre poesie di Yehuda Amichai sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivo per il mio piacere, per divertimento. È stato così fin dall'inizio. Non sono mai stato coinvolto in nessun circolo o gruppo. In un certo senso, la mia politica è nella mia poesia; è la mia poesia.
YEHUDA AMICHAI

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YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


domenica 2 aprile 2023

Meir Wieseltier


Il poeta israeliano Meir Wieseltier è morto lo scorso 30 marzo a Tel Aviv in seguito a una reazione allergica ai medicinali anticancro. Considerato uno dei poeti e traduttori più eminenti e importanti nella storia di Israele, Wieseltier era nato a Mosca nel 1941 ed è stato professore presso il Dipartimento di Letteratura dell'Università di Haifa. Nel 2000 ottenne il Premio Israele per la letteratura e la poesia con la seguente motivazione: “la sua poesia schietta e mista, che combina retorica politica e sociale con dimensioni esistenzialiste, è stata una delle forze principali che hanno plasmato il volto del modernismo nella poesia israeliana negli anni Sessanta e Settanta; tuttavia, ha continuato a svilupparsi e rinnovarsi nei decenni successivi”.  La sua poesia, diretta e provocatoria, non rifugge però dalla compassione e dalla comprensione che deriva dalla saggezza, esplorando vari territori e raggiungendo le vette più elevate nelle sensuali liriche amorose e nelle poesie dedicate a Tel Aviv. Molti suoi testi hanno anche valenza politica, in protesta contro l’occupazione dei territori palestinesi e contro la cultura israeliana della guerra. 

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FOTOGRAFIA © MOSHE SHAI/FLASH 90


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CLIMA

Il mio clima preferito in tutto il mondo
è il clima di Tel Aviv in una notte d'inverno
Tel Aviv, come una donna spinta vestita
in una vasca da bagno. I teppisti le hanno fatto questo e ora barcolla
vergognosa per le strade, implorando pietà

Mostra un po' di misericordia per questa città, dille qualcosa di gentile

L'aria ha inumidito la sabbia e l’ha rinfrescata. Ora questa dolce umidità
vaga insonne, deliziata, per tutta la notte che l’ha preceduta.
Le accarezza la guancia mentre passa, ma non si ferma.
Trilli di umidità scivolano tra i cubi delle case,
scrostano gli intonaci. Tel Aviv si addormenta
in piedi e geme nel sonno

Dille qualcosa di gentile, si merita un po' di pietà

(da Il trionfo dell’anarchia, 2003)

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SOLO IN EBRAICO

Solo in ebraico bello
rima con caffè,
dottore con un fornaio, e così

la poesia si sgretolerà su stuoie
rivolte al sole, diventando
una miriade di semi di zucca tremolanti.

la poesia diventerà bianca sui tetti piani,
svanirà nella leggera brezza
in un debole splendore, che ricorda
ossa umane

(da Uscita in mare, 1981)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni poeta a volte pensa / di essere l'ultimo poeta al mondo. / Come potrebbe essere altrimenti?
MEIR WIESELTIER, Il fiore dell’anarchia

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Meir Wieseltier (Mosca, 8 marzo 1941 – Tel Aviv, 30 marzo 2023), poeta e traduttore israeliano. Fautore del modernismo, assunse il ruolo di un moralista alla ricerca di valori in mezzo al caos, scrivendo  poesie di protesta sociale e politica con  voce alternativamente anarchica e coinvolta, arrabbiata e premurosa, tagliente e lirica.


venerdì 27 gennaio 2023

Sei milioni di anime


EHUD LOEB

KADDISH

Non ho mai pianto la perdita dei miei genitori
Non potrei mai dire Kaddish
Non potrei mai capire la loro inconcepibile morte
Non potrei mai cogliere la disumanità dei loro carnefici
I miei genitori sono sepolti in cielo
Condividono la tomba di sei milioni di anime
Persone semplici mi hanno salvato dalla morte
Le persone generose mi hanno fatto loro figlio
Ho fondato una famiglia che amo e che mi vuole bene
Morirò e dirò Kaddish circondato da angeli
Herbert Odenheimer. Hubert Odenheimer. Hubert Odet. Herbert Löb.
Ehud Loeb. אהוד לב
Nato. Deportato. Internato. Orfano. Nascosto. Sicuro. Adottato
Sposato. Padre. Nonno. Morirà. I suoi figli diranno Kaddish.

Gerusalemme, 19 dicembre 1999

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«Mi hanno portato via tutto: mia madre, mio ​​padre, mia zia Erna, mia nonna Sophie. La nonna è morta tre settimane dopo il nostro arrivo al campo di Gurs. Zia Erna, che si era sposata poche settimane prima della deportazione e si era trasferita in un altro paese, ha perso la vita da qualche parte in Oriente, insieme al marito e al bambino che portava in grembo. I miei genitori sono stati assassinati ad Auschwitz. Ricordo vividamente quella mattina di ottobre del 1940»

“Dire Kaddish" è una locuzione che nella religione ebraica si riferisce in modo inequivocabile ai rituali del lutto. Nonostante la perdita, si continua a lodare Dio. È la poesia che ho scelto per celebrare quest’anno la Giornata della Memoria. L’autore, Ehud Loeb, nato Herbert Odenheimer da famiglia ebrea tedesca, scampò all’Olocausto grazie all’Œuvre de secours aux enfants, che lo ebbe in affido dai genitori, che sarebbero poi morti ad Auschwitz: tenuto nascosto dall’organizzazione francese, fu affidato a Louise Roger, nominata nel 2009 tra i Giusti tra le Nazioni. Herbert vide il suo nome cambiato in Hubert Odet. Nel 1946, finita la guerra e affidato a parenti in Svizzera, assunse il cognome di questi, Löb. Emigrato infine in Israele, dove divenne storico, archivista del Museo di Israele a Gerusalemme e volontario allo Yad Vasheem, assunse il suo nome definitivo.

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RASTRELLAMENTI NEL GHETTO DI VARSAVIA, 1943 - PUBBLICO DOMINIO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il dovere del sopravvissuto è quello di testimoniare ciò che è accaduto… Devi avvertire le persone che queste cose possono accadere, che il male può essere scatenato. L'odio razziale, la violenza, le idolatrie: fioriscono ancora.
ELIE WIESEL




Ehud Loeb, nato Herbert Josef Odenheimer (Bühl, Germania, 26 marzo 1934 – Gerusalemme, 25 gennaio 2018), storico israeliano. Sfuggito all’Olocausto grazie all’Œuvre de secours aux enfants, che lo nascose in Francia, divenne in seguito archivista del Museo di Israele a Gerusalemme e volontario allo Yad Vasheem.


mercoledì 12 ottobre 2022

Il suo amaro ricordo


RACHEL BLUWSTEIN

SÌ, MEGLIO CHE CADA NELL’OBLIO

Sì, meglio che cada nell'oblio il suo amaro ricordo,
così la libertà mi chiamerà di nuovo.
Non desidererò il bagliore del fuoco del passato
né mendicando tenderò la mano.

Sì, meglio che la mia anima appartenga all'universo,
non un solo uomo, nessuno può dominarla;
Ho rafforzato e siglato come un tempo il mio patto
con il cielo e il campo.

(da Poesie, 1985)

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La poetessa israeliana Rachel Bluwstein abbandona come una muta di serpente il ricordo del passato, rinuncia a tutto ciò che è stato di un amore, persino al suo calore, per rituffarsi nel presente, per ridonarsi all’universo, per tornare a essere parte del futuro.

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EDWARD HOPPER, "AUTOMAT"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Una donna, sono solo una donna, una vite / che sale avviticchiandosi e che quando arriva al culmine, / già senza sostegno, afflitta e pallida / torna verso terra.
RACHEL BLUWSTEIN, Poesie




Rachel Bluwstein (Saratov, Russia 2 ottobre 1890 - Tel Aviv, 16 settembre 1931), poetessa russa naturalizzata israeliana. Conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: è stata uno dei primi autori a scrivere in ebraico, lingua di cui padroneggiò sia i registri più colloquiali, sia le più complesse sfaccettature del linguaggio biblico.


giovedì 26 maggio 2022

Una vite che sale


RACHEL BLUWSTEIN

LE TUE MANI

Le tue mani sono dolci come il grembo di una patria,
come questa, il loro contatto è piacevole, è oblio e calma.
Aggrapparsi ad esse e sapere:
Non avrò paura qui!

Una donna, sono solo una donna, una vite
che sale avviticchiandosi e che quando arriva al culmine,
già senza sostegno, afflitta e pallida
torna verso terra.

(da Poesie, 1985)

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La poetessa israeliana Rachel Bluwstein si affida alle mani dell’amato, torva in esse protezione come nel cuore della terra patria, ne ricava la sicurezza di cui ha bisogno. E quelle mani possono sostenerla quando non avrà sostegno – come dal bellissimo paragone dal sapore biblico della vite che si arrampica sul palo.

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FOTOGRAFIA © JACKSON DAVIS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Saprà il tuo orecchio cogliere, anche dal silenzio, / il mio umile parlare? / Saprai proteggerlo come un amico, un fratello, / come una madre in seno?
RACHEL BLUWSTEIN




Rachel Bluwstein (Saratov, Russia 2 ottobre 1890 - Tel Aviv, 16 settembre 1931), poetessa russa naturalizzata israeliana. Conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: è stata uno dei primi autori a scrivere in ebraico, lingua di cui padroneggiò sia i registri più colloquiali, sia le più complesse sfaccettature del linguaggio biblico.


sabato 4 settembre 2021

Quel tale con le sporte


YEHUDA AMICHAI

TURISTI

1

Vengono a farci visite di condoglianze,
li trovi al Mausoleo dell’Olocausto, contegnosi al Muro del Pianto
e ridono dietro pesanti tende in camere di hotel,

si fanno fotografare con morti di riguardo, alla tomba
di Rachele e a quella di Herzl, al Colle delle Munizioni,
piangono il bell’eroismo dei nostri giovani
e la dura scorza delle nostre ragazze li eccita
e appendono le mutande
ad asciugare in fretta
in un gelido bagno azzurro.

2

Una volta sedevo sui gradini all’entrata della Rocca di Davide, le due pesanti sporte posate lì vicino a me. Un gruppo di turisti circondava la sua guida, ed io ero il loro punto di riferimento. “Lo vedete qual tale con le sporte? Un po’ a destra della sua testa, c’è un’arcata di epoca romana. Un po’ a destra della testa.” Ma si sposta, si sposta! E mi dicevo: noi saremo redenti solo quando invece gli diranno così: quell’arcata di epoca romana, la vedete? Non importa: ma lì vicino, un po’ in basso a sinistra, c’è un uomo che ha comprato frutta e verdura per la sua casa.

(da Una grande tranquillità, 1980, in Poesie, Crocetti, 2021 – Traduzione di Ariel Rathaus)

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I turisti, si sa, seguono certi percorsi obbligati, non si perdono ad esempio tra le calli di Venezia per respirare la vita della città, ma si affollano al Ponte dei Sospiri o a Rialto – lo stesso vale per Roma, Firenze e ogni altra città. Succede anche a Gerusalemme. Il poeta israeliano Yehuda Amichai punta il dito su questo modo di vivere il viaggio: sarebbe molto meglio interessarsi delle persone, dell’atmosfera che si respira nei mercati, nelle strade piuttosto che farsi fotografare davanti ai monumenti come se quelle immagini fossero i punti-omaggio del supermercato.

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ANDREW JAMES, "UOMO CON LA BORSA IN KING ROAD"

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LA FRASE DEL GIORNO
Conosco un uomo / che fotografava la vista / dalla finestra della camera dove aveva fatto l’amore / e non il viso della donna che aveva amato lì.
YEHUDA AMICHAI, Anche il pugno una volta era il palmo e le dita di una mano aperta




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


giovedì 10 giugno 2021

Raddrizzare qualche stortura


NATHAN ZACH

DEVO RASSEGNARMI A NON POTERE, QUI

Devo rassegnarmi a non potere, qui,
raddrizzare nulla. I giorni distorceranno

quanto e come vorranno. Uomini, ed io fra loro,
ameranno. Ti ho forse più amata
perché volevo raddrizzare
qualche stortura, redimere

ciò che non venni a redimere?
E non me ne vado ancora.
E certamente non finisce qui.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 – Traduzione di Ariel Rathaus)

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“Zach è un romantico che si dissimula, che capovolge l'emozione nel suo parodistico contrario” scrive il traduttore e curatore della raccolta Sento cadere qualcosa. È vero: il poeta israeliano Nathan Zach finge di non combattere contro l’ineluttabile, si vuole dimostrare fatalista, ma alla fine si erge ancora a baluardo, continua nella sua forse inutile battaglia.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è parole, né un’azione / Che culmini in fatti, ed è una difficile cosa / E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura.
NATAN ZACH, Sento cadere qualcosa




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930 – Ramat Gan, 6 novembre 2020), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.


mercoledì 27 gennaio 2021

Una nuova teologia


YEHUDA AMICHAI

GLI DEI CAMBIANO, LE PREGHIERE SONO ETERNE

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo:
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

(da Aperto chiuso aperto, 2000)

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“Dopo Auschwitz non può esistere più la poesia” scrisse il teologo tedesco Theodor W. Adorno. Gli rispose un altro tedesco, Hans Sahl: “Noi crediamo che le poesie / siano ridiventate possibili / ora più che mai, per la semplice ragione che / solo in poesia si può esprimere / ciò che altrimenti / sarebbe superiore a ogni descrizione”. Un altro poeta, l’israeliano Yehuda Amichai, ribatte invece che non può esistere più teologia: nel fumo nero di Auschwitz anche Dio è stato ucciso dalla folle furia umana, da quel male che si è rivelato.

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LA FRASE DEL GIORNO
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
ELIE WIESEL, La notte




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


mercoledì 18 novembre 2020

Zenzero e curcuma


MAYA TEVET DAYAN

VENTESIMO GIORNO DI LOCKDOWN

Un astrologo indiano
su internet
pronostica che stanotte
raggiungeremo il picco.
Consiglia di bollire
zenzero e curcuma,
di coprirsi la testa con un asciugamano
e inalare il vapore.
Come può far male
mettere a bollire un altro calderone
in Terra Santa?

“E che male può farti
bere tre tazze di tè nero al giorno?"
— mi domanda papà.
È qualcosa che leggi su Whatsapp.
Non mi interessa niente.

Tagliamo un limone in acqua bollente,
facciamo gargarismi con sale grosso,
disinfettiamo gli spazzolini da denti,
evitiamo di toccare il corrimano
delle scale.
Il corpo può essere grande
ma la pelle

è tempestata di infinitesimi fori.
Mi avvolgo in una sciarpa,
due tre volte intorno alla bocca
(nessuna efficacia, così diceva il giornale).
Cammino per il quartiere
da qui a lì, venticinque volte.
Incrocio andata e ritorno
il vicino rumeno.

Perché ho scoperto adesso che avevo
un vicino rumeno, che la lesbica
che vive al piano di sotto
la notte russa,
che anche le mie figlie sono disposte
a cenare al tramonto.
Contemplo preoccupata le stelle
e porto le bambine a dormire con me.

"L’umanità necessita di superare queste tenebre"
— dice l’astrologo. Allungo le mani,
cerco di riparare
con un braccio lunghissimo
noi tre.

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Dopo la lunga quarantena della scorsa primavera, siamo di nuovo in “lockdown”, perlomeno in gran parte delle regioni d’Italia classificate come zona rossa. E probabilmente ci capita di fare come la poetessa israeliana Maya Tevet Davan (la poesia è dello scorso aprile): preoccuparci per la situazione, cercare di proteggerci, cazzeggiare sui social e su Whatsapp, e - perché no? - interagire maggiormente con i vicini.

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RACHEL PETRUCCILLO, "TÈ AL GINGER"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il virus non deve essere associato a un Paese o a una nazionalità. In una comunità globale, ciascuno di noi deve essere il custode dell'altro. Non permettiamo alla paura di derubarci della nostra umanità.
ABIY AHMED ALI, Agi, 28 marzo 2020




Maya Tevet Dayan (Ashkalon, 1977), poetessa israeliana-canadese che vive tra Tel Aviv e Vancouver. Premio Kugel nel 2016  e Premio del Primo Ministro israeliano nel 2018, è insegnante di poesia e letteratura indiana e traduttrice dal sanscrito Il suo romanzo Mille anni di attesa è stato un bestseller in Israele.


giovedì 12 novembre 2020

Natan Zach


Un altro poeta che se ne va: venerdì scorso è morto a Ramat Gan il poeta israeliano Natan Zach. Nato a Berlino nel 1930 da padre ebreo tedesco e madre cattolica italiana, già nel 1936 era con la famiglia ad Haifa in fuga dal regime nazista. Shirim Rishonim, raccolta edita nel 1955 lo fece emergere tra l’avanguardia del nuovo stato ebraico come la voce più eloquente di quei giovani poeti del movimento modernista israeliano. Il presidente di Israele, Reuven Rivlin, ha salutato così Zach: “Ora chi racchiuderà per noi l’essenza del dolore? Chi impasterà la lingua ebraica con una mano così originale e precisa? Chi ci descriverà la vita che potremmo ancora condurre? Riposa in pace, caro Natan, poeta della vita quotidiana, poeta del presente”.

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FOTOGRAFIA © MOSHE SHAI/FLASH90

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PER LA PRIMA VOLTA

Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiù
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti.

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FORME DI PENSIERI, 7

La poesia non è parole, né un’azione
Che culmini in fatti, ed è una difficile cosa
E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura
Ed è la tua patria, promessa oppure no.
E lei ti misurerà sul palmo della sua mano,
ti sedurrà col bene e anche col male, in essa
costruirai la tua casa, altra casa no avrai
anche se il fuoco la divorerà o se d’un tratto sarà distrutta.

Tu senti ancora ciò che dicono nella stanza accanto
o di là dalla finestra
e ascolti o tiri su una tenda
e non c’è nulla là tranne l’eco
e questa è la via del mondo
e questo è il chiuso
oltre cui non passerai.

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ISTRUZIONI PER LA CHIUSURA DELLA PORTA

La porta va chiusa lentamente e con cautela.
Bisogna stare attenti che una mano, un piede estraneo
non si trovino nel raggio di chiusura.
Poi bisogna assicurarsi che nessun amico
o ospite o anche semplice sconosciuto non stiano,
casualmente o per errore, davanti alla porta
che tu sbatti loro direttamente in faccia. Giacché
non solo ti sveleresti
maleducato a casa tua, luogo dove il mondo

si aspetta da te tipici gesti di cortesia,

ma potresti anche perdere
qualche notizia importante che avessero da comunicarti

il visitatore o la visitatrice,
o qualsivoglia altra entità.

Soltanto dopo che avrai seguito tutte
le istruzioni, e qualcun’altra, inoltre, del tutto ovvia,
potrai chiudere la porta in faccia a tutti,
compreso l’Onnipotente,
o in faccia all’Ignoto
il quale naturalmente
non è in attesa proprio di te
e proprio davanti alla tua porta.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 – Traduzione di Ariel Rathaus)

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Altre poesie di Natan pubblicate sul Canto delle Sirene:



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LA FRASE DEL GIORNO
Sii prudente. La tua vita apri / solo a venti che portano carezza / di lontananza.
NATAN ZACH, Sfavorevole agli addii




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930 – Ramat Gan, 6 novembre 2020), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.


venerdì 5 giugno 2020

Nonostante io non sia la luna


ELI HIRSCH

UN INSETTO SPAZIALE

La terrà continuerà a girare sul suo asse
anche in assenza di poesia.
Sorprendente, vero?
Non le serve per vagare per l’etere.

La luna è un’altra storia
molto più antica
e quello che ci dice risulta affascinante.
Sconvolgente, persino.

Perché cosa – se non la poesia -
mi domando,
cosa, se non è questa follia
che mi lacera dentro

nonostante io non sia la luna
(questo, almeno, lo capisco),
e nemmeno una scheggia lunare
ma piuttosto un insetto spaziale.


(da I giardini pensili di Tel Aviv, 2012)

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Il poeta e critico letterario israeliano Eli Hirsch si domanda che cosa sia la poesia: non appartiene alla terra, dice, essa non ne ha bisogno ed è comunque qualcosa che la trascende, qualcosa che va oltre, è un sentire estraneo che proviene dalla notte dei tempi, una necessità spirituale che eleva l’uomo.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è essere, non fare.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS




Eli Hirsch (Petaj Tikva, 1962), poeta, traduttore e critico letterario israeliano. Esordì nel 1979 pubblicando sulla rivista Simán Kryiá, per la quale fua anche critico letterario, così come per i quotidiani Maariv e Yediot Ahronot. Hirsch insegna Scrittura creativa all’Università di Tel Aviv.


lunedì 10 giugno 2019

Quando il giorno finisce


RACHEL BLUWSTEIN

PIÙ DI UNA VOLTA, D’ESTATE

Più di una volta, d’estate, quando il giorno finisce,
alla fievole luce del tramonto,
venivo da te per lunghi periodi
e ascoltavo la voce del tuo canto:
"Piccola e povero è la mia casa
e in essa vivo solitario… "


Quel ricordo splende e vive in me,
quel silenzio, la tenerezza
e la triste dolcezza che il tuo canto
sapeva versare sull'anima.
"Piccola e povera è la mia casa
e in essa vivo solitario… "


E a volte mi sembra, quando il giorno finisce,
quando la malinconia delle ombre mi sovrasta,
che ancora come un tempo mi giunga all’orecchio
quell’ingenua melodia:
"Piccola e povera è la mia casa
e in essa vivo solitario…"


(da Poesie, 1935)

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La nostalgia, dolce e triste al contempo, che ci colpisce quando siamo più sensibili, nella luce arancione di un tramonto, nell’ultimo oro del crepuscolo: ne cade preda anche la poetessa russa naturalizzata israeliana Rachel Bluwstein, ed è un ricordo ormai perduto di un tempo quando bastava un canto udito, un’ingenua melodia, a sentirsi felici.

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FOTOGRAFIA © FREE PHOTOS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Catturerò lo sguardo dei tuoi occhi, / lo catturerò e lo rinchiuderò in una poesia.
RACHEL BLUWSTEIN




Rachel Bluwstein (Saratov, Russia 2 ottobre 1890- Tel Aviv, 16 settembre 1931), poetessa russa naturalizzata israeliana. Conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: è stata uno dei primi autori a scrivere in ebraico, lingua di cui padroneggiò sia i registri più colloquiali, sia le più complesse sfaccettature del linguaggio biblico.


sabato 5 maggio 2018

Raziocinio di lombrico


NATHAN ZACH

SII PRUDENTE

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l'attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L'ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

(da Sfavorevole agli addii, Donzelli, 1996 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Una serie di consigli dal poeta israeliano Nathan Zach. Ricordano un po' i precetti della sua traduzione, quella ebraica, disseminati nel Vecchio Testamento e nel Talmud. Ma sono consigli per l’uomo moderno, per l’uomo che soffre la solitudine e la lontananza dell’amata.

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Apple

LINDA APPLE, “UOMO CHE PENSA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Un occhio di donna / una promessa quale / non s’è mai realizzata, dolce più / di ogni promessa. / E sono / ancora qui che scrivo. E non c’è / altro luogo in cui vorrei  essere. / E amo ancora.
NATAN ZACH, Sento cadere qualcosa




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.


giovedì 26 aprile 2018

Il raggio di luce


LEAH GOLDBERG

STANOTTE

Come il raggio di luce, che fende
il calice di cristallo nel suo cuore
animandosi nei giochi di colori
e nelle danze di bagliori addormentati,
ha attraversato la mia mente il ricordo
del tuo sguardo di allora.
Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.

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“Di memorie d'amore / gli anni hanno adornato il mio viso / segnandomi i capelli di  lievi filigrane grigie: / son diventata così bella” scriveva la poetessa israeliana di origini lituane Leah Goldberg: un raggio di sole che attraversa un cristallo riesce a trarne magicamente i vividi colori dell’arcobaleno, così il sopito ricordo amoroso riprende vita e si rianima.

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Tokujin

INSTALLAZIONE DI TOKUJIN YOSHIOKA

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LA FRASE DEL GIORNO
Paesaggi riflessi / nel mio sguardo / strade percorse / han marcato i miei passi.
LEAH GOLDBERG




Leah Goldberg o Lea Goldberg (Kaliningrad, Lituania, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970), poetessa, scrittrice, drammaturga e traduttrice di lingua ebraica. Nel 1935 emigrò nel Mandato britannico della Palestina. Dal 1954 insegnò all’università Ebraica di Gerusalemme. Padroneggiava sette lingue, e tradusse dal russo, dal tedesco e dall’italiano.


mercoledì 14 marzo 2018

Centenario di Abba Kovner


Il 14 marzo 1918 nasceva a Sebastopoli, in Ucraina, il poeta israeliano Abba Kovner. Trasferitosi con la famiglia in giovane  età a Vilnius, in Lituania, all’atto dell’invasione tedesca, fuggì nei boschi e si unì alla lotta partigiana, ponendosi a capo di una numerosa serie di sabotaggi e fondando Nakam, un’organizzazione segreta che aveva come scopo la vendetta sui tedeschi. Nel 1947 si trasferì nel neonato Stato di Israele, nel kibbutz di Ein HaHoresh. Tra le sue opere poetiche vanno segnalate Ad Lo-Or, del 1947, che racconta le drammatiche esperienze della resistenza antinazista e Sloan Kettering, del 1987, un resoconto della lotta contro il cancro alle corde vocali che lo portò al ricovero nell’ospedale newyorkese.

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Kovner

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COME UN SIGILLO

1.

Quanto poco ci serve
per essere felici:

un aumento di peso di mezzo chilo,
due giri dei corridoi
dello Sloan-Kettering*
in ciabatte
un mattino senza aspirina
il silenzio dolce come un pozzo,
una lontana
duna di sabbia
dietro il ponte verde
un pezzo di prato
e tu dietro di me che cominci
a sferruzzare una nuova maglia.


2.

Il ritmico movimento
dei ferri tra le tue dita
ha qualcosa del ritmo ai-li
lu-lu-li-
suoni che vivono in un uomo
con tutte le altre irrealtà
non ancora spazzate
dai massacri.

* Il Il Memorial Sloan–Kettering Cancer Center (MSKCC) è un centro newyorkese per la ricerca e il trattamento del cancro

(da Sloan-Kettering, 1987)

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UNA SCATOLA DI SPEZIE

Non sai mai dove comincerai -
da una semplice parola, un suono, una porzione chiusa -
Non sai mai se la causa immediata
è il profumo dell’erba falciata,
o il gruccione avvelenato
caduto tra i gerani
come concausa
al suono di una campana nascosta -

Non lo sai mai. Quella che chiamiamo anima
è come una scatola di spezie sigillata.
Finché è chiusa il senso dell’olfatto resta in attesa
impotente. Aperta –
beati gli anosmici che non conoscono
il brivido delle narici riempite
dall’aroma della resina
il fremito sottile
di inghiottire la prima vocale
prima che cali e si mescoli
con il caos.
E il suo penetrare.
Il sudore.
Il piacere.
E il dolore.

(da Shirat Rosa, 1987)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il muro di un chiostro è alto. / Un muro di silenzio / ancora di più.
ABBA KOVNER



abba-kovner-hpAbba Kovner (Sebastopoli, Ucraina, 14 marzo 1918 – Ein HaHoresh, Israele, 25 settembre 1987) è stato un poeta, scrittore e partigiano israeliano di natali ucraini. Divenne uno dei più importanti poeti del moderno Israele. Nel 1961 fu testimone d’accusa al processo contro il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.


martedì 6 marzo 2018

Autobus notturno


YEHUDA AMICHAI

MI HA ASSALITO UN’ACRE NOSTALGIA

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che più non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

(da Poesie, Crocetti, 1993 -Traduzione di Ariel Rathaus)

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“È intollerabile che le persone che conosciamo si trasformino in ricordo” scrive Javier Marías in Domani nella battaglia pensa a me: questo fatto che ci riesce difficile tollerare torna anche nei versi del poeta israeliano Yehuda Amichai, che ripesca la memoria di un antico amore.

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FOTOGRAFIA © NICK TURPIN

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LA FRASE DEL GIORNO
La nostalgia non intensifica l'attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a se stessa, alla propria emozione, assorbita com'è dalla sofferenza.
MILAN KUNDERA, L’ignoranza




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


venerdì 2 marzo 2018

Un germoglio di vita


YEHEZKEL RAHAMIM

VERSO ME STESSO


Vai verso te stesso, qualunque terra tu scelga,
e spogliati di genti e luoghi. Strappa
la vecchia pelle indurita e bruciala nel fuoco
per liberarti dalla furia della fame e della paura.

Vai verso te stesso, qualunque terra tu scelga, e
lava l’impurità attaccata alle ossa. Espelli
e strappa tutto quello che si è unito a te – e non era tuo.

Vai verso te stesso, qualunque terra tu scelga,
raccogli pezzi e detriti tra le macerie
e scala il versante della montagna, qualunque terra tu scelga,
ed entra nel silenzio spesso come una mummia viva.

Un giorno sentirai alcuni colpetti dentro di te.
Un  germoglio di vita spunterà ostinato dal seme
congelato sotto i tuoi strati.

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Un percorso di purificazione, tipico non solo della cultura ebraica, ma di ogni religione – la Quaresima, il Ramadan, la meditazione buddhista: un modo di non essere più una “mummia viva” ma di germogliare come un virgulto a primavera, di sentirsi finalmente vivi:è quello che propone il poeta israeliano Yehezkel Rahamim.
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Criste
DIPINTO DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita non è ricerca di esperienza, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere




RahamimYehezkel Rahamim (Giaffa, 1971) è uno scrittore, poeta ed editore israeliano. Beneficiario del Premio del Primo Ministro per gli autori ebraici per il 2012 e Premio del Ministro della cultura per i poeti 2016. Di lui in italiano è tradotto il libro per ragazzi “Leno, il piccolo baleno”.

sabato 9 dicembre 2017

Il cammino dei fiori


YEHUDA AMICHAI

VEDI, PENSIERI E SOGNI

Vedi, pensieri e sogni in un intrico
di fili ci ravvolgono, in una rete mimetica,
e né Dio né i caccia in ricognizione
potranno mai sapere
ciò che vogliamo realmente
e dove il nostro passo è diretto.

Solo la voce che interrogando guizza
si alza ancora sulle cose e resta in aria sospesa,
anche se le granate l’hanno ormai ridotta
come una lacera bandiera,
come una nuvola squarciata.

Vedi, anche noi compiamo rovesciandolo
il cammino dei fiori:
da un calice iniziare tripudiante di luce,
scender giù con lo stelo sempre più cupo,
arrivare nella chiusa terra e attendere un poco,
e finire, radice, nel grembo, nell’oscuro.

(da Poesie, Crocetti, 1993 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Il poeta israeliano Yehuda Amichai amava trasformare il privato, la situazione personale, la sua stessa sensibilità, in un’esperienza comune. Considerava che “le poesie offrono una risposta umana alla realtà”. Così la libertà dei pensieri e dei sogni resta viva e resiste in un mondo di aerei militari e di granate: la voce dell’umano sentire continua a levarsi mentre la vita scorre.

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Fiore

FOTOGRAFIA DA “WHAT’S IN YOUR GARDEN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pensiero costituisce la grandezza dell'uomo.
BLAISE PASCAL, Pensieri



YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.



lunedì 27 novembre 2017

Nel miele delle cinque


NATAN ZACH

IL MIELE DELLE CINQUE

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E così fu sempre e così sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Ora che le giornate si accorciano sensibilmente, capita spesso di vedere la calda luce del tramonto tingere con le sue tonalità riflesse le case e i palazzi di città, come la romana Piazza Navona cantata dal poeta israeliano Natan Zach: ed è incredibilmente vero che tutto sembra indugiare, rimanere sospeso, indefinito nel crepuscolo.

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Piazza Navona

FOTOGRAFIA © 4KWALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Credo che i momenti perfetti durino soltanto un istante, un dono dell'Universo che potrò conoscere e sperimentare molte volte nella vita, senza mai possederlo. Questo è ciò che provo quando contemplo un tramonto.
SERGIO BAMBARÈN, Il vento dell’Oceano




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.