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lunedì 10 agosto 2026

Centenario di Blanca Varela


Blanca Varela, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, è considerata una delle voci più importanti e profonde della poesia peruviana del Novecento. Il suo stile si distingue per l'essenzialità, il rifiuto dei fronzoli e l'uso magistrale del silenzio e dell'oscurità come strumenti per esplorare la coscienza. La sua poetica rifiuta il sentimentalismo superficiale per abbracciare l'ironia e la violenza della vita quotidiana in una costante esplorazione del limite corporeo, del dolore e della maternità vissuta in modo viscerale.

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FOTOGRAFIA © CAMERA PERUANA

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CURRICULUM VITAE

Diciamo che hai vinto la gara
e il premio
era un'altra gara,
che non hai bevuto il vino della vittoria
ma il tuo stesso sale,
che non hai mai sentito applausi
ma l'abbaiare dei cani,
e che la tua ombra,
la tua stessa ombra,
era il tuo unico
e sleale concorrente.

(da Canto villano, 1978)

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COSÌ SIA

Il giorno è finito,
appena consumato e già inutile.
La grande luce comincia,
tutte le porte cedono a un uomo addormentato,
il tempo è un albero che non smette mai di crescere.

Il tempo,
la grande porta socchiusa,
la stella abbagliante.

Non è con gli occhi che si assiste alla nascita
di quella goccia di luce che sarà,
che un giorno fu.

Canta, ape, senza fretta,
viaggia attraverso il labirinto illuminato,
in festa.

Respira e canta.
Dove tutto finisce, spiega le tue ali.
Tu sei il sole,
il pungiglione dell'alba,
il mare che bacia le montagne,
la chiarezza assoluta,
il sogno.

(da Canto villano, 1978)

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Altre poesie di Blanca Varela sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Al di fuori della poesia, tutto è caos.
BLANCA VARELA, Quehacer, n. 99 - Gennaio febbraio 1996

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Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.


lunedì 4 maggio 2026

La rosa dei tuoi capelli


CARLOS OQUENDO DE AMAT

COMPAGNA

Le tue dita sapevano acconciare i capelli come nessun altro
meglio degli esperti parrucchieri dei transatlantici
oh, e i tuoi meravigliosi sorrisi, ombrelli contro il caldo
tu, che porti un cinema sulla guancia.

accanto a te, il mio desiderio è un bambino.

quando mi dicevi che
la vita è dritta come un pezzo di carta,

e io annaffiavo la rosa dei tuoi capelli sulle tue spalle.

per questo, e per la magnolia del tuo canto

che peccato
la pioggia cade irregolare come il tuo nome

(da 5 metri di poesie, 1929)

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È surrealismo puro quello di Carlos Oquendo de Amat, poeta peruviano dalla vita breve e tormentata: una poesia d’amore in cui la modernità non nuoce al lirismo, ma lo fa emergere nuovo e diverso dalle immagini, come notò César Vallejo: “Non attira l'attenzione sul fatto che sia moderna o meno” ma solo sul fatto che è pura poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scambierei un arazzo antico / che porta / un cesto di sorrisi / con rose spensierate / e paesaggi sospesi dal mignolo / con fiumi gentili e cieli palpabili.
CARLOS OQUENDO DE AMAT, 5 metri di poesie




Carlos Augusto Luis Humberto Nicolás Oquendo de  Amat (Puno, 17 aprile 1905 – Guadarrama, Spagna, 6 marzo 1936), poeta peruviano. Legato all’avanguardia surrealista, la sua unica opera, 5 metri di poesie, un libro appunto di cinque metri di carta ripiegata a fisarmonica, esplora  la tenerezza femminile, le donne, l'amore, la città e la natura.


venerdì 3 aprile 2026

Innalzato sulla croce


JOSÉ WATANABE

LA CROCIFISSIONE

Innalzato sulla croce, figlio mio,
ti ergi sempre più eretto: il tuo capo, ferito dalle spine,
tocca ora le nubi più alte.

Non posso raggiungerti, non posso
chiudere la tua ferita con la mia mano,
e la sostanza dorata
che il Padre ti ha dato
continua a lasciarti attraverso la lancia.
I profumi
della tua nascita sono tornati nell'aria. Oh, figlio mio,
crocifisso dall'eternità,
il tuo sangue cade
e brucia la terra
e brucia i secoli. Il tempo dei poveri
e il tempo dei re,
con ogni loro ora,
giacciono prostrati, ardenti ai tuoi piedi.

Domani tutto sarà nuovo,
tranne questo infinito dolore. E non c'è consolazione,
solo una domanda che grido,
  e forse tu mi rimproveri:

era necessario
che la carne della mia carne
fosse data come alleanza
tra la terra ingrata e il cielo?

 
(da Abitò tra noi, 2002)

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Il poeta peruviano José Watanabe, che in Abitò tra noi  reinterpreta i passaggi della vita di Gesù attraverso una lente profondamente umana, carnale e materiale, si concentra sulla  sofferenza fisica della crocifissione. Cristo è visto come un uomo che soffre e la sua sofferenza umana emerge attraverso la voce e il dolore straziante di Maria, che osserva il figlio sulla croce e si interroga sulla necessità di quel sacrificio estremo.

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GIOTTO, "LA CROCIFISSIONE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se le avessero detto che stringeva / a sé l'intero mondo e la sua Storia / non l'avrebbe capito. Erano solo / un figlio con sua madre.
MARIA LUISA SPAZIANI, I fasti dell'ortica

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José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


mercoledì 12 novembre 2025

I tuoi occhi


ANTONIO CISNEROS

ANCH’IO HO FATTO IL MIO EPIGRAMMA LATINO

Con la mia lancia di bronzo
non temo cento legioni nemiche,
col mio scudo di bronzo
non temo mille carri da combattimento,
ma sono i tuoi occhi, Claudia,
che mi rendono
un sopravvissuto ferito e senza cavallo
che le fiere si litigano
quando giunge la notte.

(da Il cavallo senza liberatore, Raffaelli, 2015 - Traduzione di Gianni Darconza)

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"Non la violenza, ma la bellezza mi mette paura" scrisse il grande aforista austriaco Karl Kraus. È un po' quello che risalta da questo epigramma alla moda degli antichi latini in cui si cimenta ironicamente il poeta peruviano Antonio Cisneros cercando di ricrearne la caratteristica principale, ovvero quell’espressione fulminea e intensa di sentimenti sfruttata, ad esempio, da Catullo,

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia non è solo parole, ma un modo di relazionarsi con il mondo.
ANTONIO CISNEROS, Proyecto Patrimonio, 2008

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Antonio Alfonso Cisneros Campoy (Lima, 27 dicembre 1942 – 6 ottobre 2012), poeta peruviano. Nelle sue poesie, caratterizzate da frequenti allusioni ad aspetti della letteratura, della cultura e della vita contemporanea, si serve di usano un senso dell'umorismo mai alienante, ricorrendo sia alla satira che all'autoparodia.


martedì 6 agosto 2024

Il colore dei cortili


JUAN GONZALO ROSE

DIMENSIONE ESATTA

Mi piaci perché hai il colore dei cortili
delle case silenziose…

e più precisamente:
Mi piaci perché hai il colore dei cortili
delle case silenziose
quando arriva l'estate…

e più precisamente:
Mi piaci perché hai il colore dei cortili
delle case silenziose nelle sere di gennaio
quando arriva l'estate…

e più precisamente:
Mi piaci perché ti amo.

(da Canzone semplice, 1960)

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Una poesia dallo schema geometrico, quasi prosodico: il poeta peruviano Juan Gonzalo Rose va definendo il suo sentimento semplicemente allargando i dettagli, come se volesse giungere al cuore di una matrioska. Una piccola nota: naturalmente gennaio è l'inizio dell'estate nell'emisfero australe.

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FOTOGRAFIA © HEIDIMARIA/PIXABAY
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  LA FRASE DEL GIORNO   

Non ho inventato nessuna melodia. / Coloro che hanno amato diranno: // “Conosco questa canzone…/ e avevo dimenticato quanto fosse bella…”
JUAN GONZALO ROSE, Canzone semplice

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Juan Gonzalo Rose Gros (Lima , 10 gennaio 1927 – 12 aprile 1983), poeta , drammaturgo, compositore e giornalista peruviano. È considerato uno dei maggiori esponenti della generazione degli anni '50 . Nella sua opera poetica si alternano temi sociali e temi d'amore.


giovedì 29 giugno 2023

Non è la pietra a cadere


JOSÉ WATANABE

ANONIMO (QUALCUNO, PRIMA DI NEWTON)

Dalla cengia della montagna
lascio cadere dolcemente un sasso verso il precipizio,
azione oziosa
di chi si ferma a riposare in questo luogo.
Mentre la pietra cade libera e pulita nell'aria,
sento confusamente che non è la pietra a cadere,
ma che piuttosto scende richiamata dalla terra, attratta
da un potere invisibile e inevitabile.
La mia bocca vuole dare un nome a quel potere, fa smorfie, balbetta
e non dice niente.
La rivelazione, il principio,
è stato come un pesce sfuggente che è affiorato ed è tornato nei suoi abissi
ed è ancora senza nome.
Mi accontento di averlo intravisto.
Non conosco linguaggio e questa mancanza non mi rattrista.
Un giorno un altro uomo, salito su questa montagna
o su un'altra,
dirà di più, e con precisione.
Quell'uomo, senza saperlo, completerà il mio pensiero.

(da Il fuso della parola, 1989)

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Una poesia, questa del poeta peruviano José Watanabe, che mi ha ricordato un bellissimo album progressive del Banco del Mutuo Soccorso, Darwin: il tema è lo stesso, l’evoluzione, la nascita del sentimento e della scienza, la scoperta. Questo anonimo antenato “scopre” la forza di gravità centinaia di migliaia di anni prima di Newton, ma ancora non può rendersene conto e non può esprimere la sua intuizione.

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FOTOGRAFIA © GIDONPICO/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è un concetto di base nella scienza: ogni scoperta, ogni invenzione è sempre il frutto di ricerche precedenti che hanno preparato il terreno.
PIERO ANGELA, Viaggio nella scienza

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José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


sabato 14 gennaio 2023

Gli anni passano e vanno


JAVIER SOLOGUREN

SOLILOQUIO

Un fiore rallegra la casa
           anche l’acqua corrente
indossa il bagliore intenso
           del sole

gli anni passano e vanno
           lasciando case
           silenziose

(gli amati fantasmi ritornano)
il sole si riversa nel patio

dopo essere stata quella che fu
           la nuova vita si dedica
a riprendere la pulizia ancora una volta
           secondo routine e riti

ma pur sempre un fiore
           rallegra la casa
e il sole canta nel vuoto
           degli anni

(da L’amore e i corpi, 1985)

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Ogni fiore mi porta oltre / le stagioni si muovono nelle mie vene / accarezzo senza tregua il volto della natura” scrisse il poeta peruviano Javier Sologuren, sempre sensibile ai cambi di stagione e agli eventi naturali. E questa è una riflessione adatta all’inizio di un anno, quando si fanno bilanci e propositi e si ricomincia con rinnovato entusiasmo per ricadere ancora una volta nel solito trantran.

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HENRI MATISSE, "VASO DI FIORI", 1924

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tra le quattro / mura della routine / gira intorno alla grazia / un eden sempre / uguale alla sua assenza.
JAVIER SOLOGUREN, L’amore e i corpi




Javier Sologuren Moreno (Lima, 19 gennaio 1921 – 21 maggio 2004), poeta, scrittore, traduttore ed editore peruviano. Appartenente alla Generazione del’50, fu un purista, caratterizzando la sua poesia con una combinazione di classicismo, simbolismo e un particolare surrealismo.


venerdì 13 gennaio 2023

Versi non miei


BLANCA VARELA

A MEZZA VOCE

La lentezza è bellezza
copio questi versi non miei
respiro
accetto la luce
nella sottile aria di novembre
tra l'erba
incolore
sotto il cielo screpolato
e grigio
accetto il dolore
e la festa

non l'ho imparato
non lo imparerò mai
al centro di tutto
c'è la poesia
sole intatto
notte inevitabile

senza voltare la testa,
mi aggiro per la sua luce,
la sua ombra
animale di parole
fiuto il suo splendore
la sua traccia
            i suoi residui

Tutto per dire
che talvolta sono stata
attenta
disarmata
sola

quasi nella morte
quasi in fiamme

(da Vuelta, n. 14, 178)

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Quante volte sarà capitato di leggere dei versi e di ricopiarli? Moltissime.  Da ragazzo avevo un'agenda apposita per questa operazione. È quello che fa la poetessa peruviana Blanca Varela: "la lentezza è bellezza". Come teorizzò il Premio Nobel messicano Octavio Paz, "aperto o chiuso, il testo esige l’abolizione del poeta che lo scrive e la nascita del poeta che lo legge". Ed ecco che Blanca Varela fa suoi quei versi ricopiati, li adatta alla sua vita, ai suoi sentimenti al suo hic et nunc del giorno di novembre con l'erba secca e il cielo grigio, fiutando nella poesia la verità.

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LYNN SANGUEDOLCE, "IL DIARIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutti siamo la stessa persona; le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente – il sospettoso e appassionato scrivente dei miei versi.
JORGE LUIS BORGES, Fervore di Buenos Aires

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Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.


venerdì 11 febbraio 2022

Le gambe sullo scoglio


JOSÉ WATANABE

IL MIO SGUARDO HA LE SUE RAGIONI

Credo che il mio sguardo abbia un criterio di selezione arbitrario.
Ovviamente c’era molto più paesaggio intorno,
è impossibile che fossimo solo io e lei sul frangiflutti.

Ci ripenso, come tutti. Allora posso supporre che
se c’era nebbia
le dissi: le barche nella nebbia possono essere solo riflessi, miraggi,
e le citai un vecchio haiku di Harumi:
                                 “Nella nebbia
                                  sfioro la barca scomparsa.
                                  E poi mi imbarco".

Se c’era il sole
le scattai fotografie con il cavo della mano e forse l’ho messa in imbarazzo
dicendole: posa con il seno al vento.
Se passavano gabbiani e lei li guardava, le rammentai
che sono uccelli crudeli e che solo il loro canto è sincero.
Il mio sguardo vedeva tutto, non tralasciava nulla.
Entrammo in mare dal frangiflutti di rocce tagliate.
Su  uno scoglio sporgente raccolse la gonna
                            e mise i piedi nell’acqua.
Sistemò comodamente le gambe nude sul masso.
Era così strano
il contrasto delle sue gambe bianche sulla pietra grigia:
le sue gambe erano vive come un animale nel letargo invernale,
lo scoglio era troppo corporeo e definito.

Avrei voluto inserire la mia poesia nell’intero scenario,
ma il mio sguardo, arbitrariamente, lo ha escluso
e torna solo con ossessiva precisione
a quel bellissimo estremo problema di consistenze
                                                              le gambe
                                                              sullo scoglio.

(da Il fuso della parola, 1989)

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Il ricordo è selettivo, spesso sceglie un dettaglio e cancella tutto lo sfondo, la memoria concentra il suo obiettivo su quello che riteniamo più importante per noi. Il poeta peruviano José Watanabe della giornata trascorsa con una ragazza sul frangiflutti di un molo ricorda solo il contrasto delle gambe nude di lei sulla pietra grigia della diga foranea, tutto il resto altro non può essere che ricostruzione arbitraria e provvisoria, compreso il bellissimo haiku del padre Harumi Watanabe.

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DIPINTO DI VLADIMIR VOLEGOV

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LA FRASE DEL GIORNO
I nostri ricordi sono schedari consultati e poi restituiti in disordine da autorità che noi non controlliamo.
CYRIL CONNOLLY




José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


giovedì 30 settembre 2021

La lampada dimenticata


MANUEL SCORZA

LA LAMPADA

Come la lampada dimenticata
arde invisibile nel giorno,
così il mio cuore si è consumato
senza che tu lo vedessi.

Ma già trascorsero i raccolti,
e lenti gli anni,
io so che adesso
i tuoi occhi cercano
le tracce rosse della mia passione.

È sera:
il mio cuore bruciato
sopporta a stento le sue ceneri,
e anche se sei vicina,
e voglio chiamarti
restano muti i fuochi
dove un tempo arsero
dolci voci furiose.

La mia tristezza ora non sopporta
nemmeno il peso della rugiada.

È sera:
la vita si spende in atti vani.

È sera:
dietro i miei occhi non c’è nessuno.

(da Gli addii, 1960)

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Sono versi pieni di disillusione e di amarezza quelli che il poeta peruviano Manuel Scorza dedica dopo tanti anni ad un amore perduto. La vita è trascorsa invano nella sua adorazione: “Come tutte le ragazze del mondo, / anche Lei, / gli uomini che la amavano / l'hanno inventata con i loro sogni. // E io la amavo”. Ma alla fine a prevalere è  la constatazione che il tempo si è interposto tra l’innamorato e la sua amata e che troppo ampio è divenuto lo spazio che li separa: “Ho perso miseramente / la mia giovinezza; / In attesa che venissi agli appuntamenti nei parchi / ho passato gli anni veloci. / Oh caffè fumosi dove fingevo / di leggere i diari della mia feroce malinconia! // Aspettandoti ho perso la giovinezza, / e mi pesa.  / Sono le sette: / e sono solo”.

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LEONID AFREMOV, "PERDUTO AMORE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Come la sentinella / che nella torre selvaggia / lotta perché gli occhi non si arrendano all’invincibile sonno / io resisto all’oblio.
MANUEL SCORZA, Gli addii




Manuel Escorza Torres, noto come Manuel Scorza (Lima, 9 settembre 1928 - Madrid, 27 novembre 1983), scrittore, poeta e politico peruviano. Appartenente alla Generazione del ‘50, pose la sua attenzione sui fenomeni sociali e sul recupero del mondo mitico andino. Morì nel disastro del volo Avianca 011 Francoforte-Bogotá, precipitato nei pressi di Madrid.


venerdì 11 giugno 2021

La parola esatta


JOSÉ WATANABE

I VERSI CHE CANCELLO

Le parole non ci riflettono come specchi, esattamente,
ma lo vorrei.
Scrivo con una domanda ossessiva nelle orecchie:
è questa la parola esatta o è il tranello di un’altra
che verrà
                  non più bella ma più speculare?
Per questa incertezza
cancello,
tutta la notte cancello, e nello specchio davanti al quale insisto
resta solo una figura sfocata, incompleta, sventurata.
È come se si compisse la minaccia sibillina
della madre
al figlio che si stava scoprendo, curioso,
nella sua immagine:
“Ti guardi così tanto nello specchio
che un giorno finirai con il non vederti più”.
I versi che irrefrenabile cancello
        si prenderanno sempre la mia poesia.

(da Il fuso della parola, 1989)

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Jorge Luis Borges, uno che di specchi se ne intendeva non poco, scrisse: “Non senza una certa logica amarezza / penso che le parole essenziali / che mi esprimono sono in quelle pagine / che non sanno chi sono io, non in quelle che ho scritto”. È un po’ anche l’essenza di questi versi del poeta peruviano José Watanabe sulla costruzione della parola poetica,  sulla consonanza tra senso e significato per un uomo in profonda crisi: “Di notte piangevo pensando di aver deciso di fare il poeta, lasciando gli studi, tutto, e improvvisamente non avevo più il linguaggio. Quando uno è depresso pensa che la depressione non passerà mai, tende a pensare che questo stato non passerà mai, e io piangevo, è come se da pittore fossi rimasto senza mani”.

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KATHLEEN STEEGMANS, "UOMO ALLO SPECCHIO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Chiunque scrive si chiede perché scrive, cosa lo motiva, cos'è veramente, in sostanza, poesia. E mi sono posto questa domanda e ho cercato di dare diverse risposte, ma se devo sceglierne una, è questa: Bandiere nella nebbia, dove la realtà si apre all'improvviso – come se ci fosse una fessura nella realtà - e tu vedi che c'è qualcosa lì, c'è un messaggio, qualcuno che vuole dirci qualcosa.
JOSÉ WATANABE, La Primera, Gennaio 2007




José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


martedì 19 gennaio 2021

Centenario di Javier Sologuren


Il 19 gennaio di cento anni fa nasceva a Lima il poeta, scrittore e traduttore peruviano Javier Sologuren.  Appartenente alla cosiddetta Generazione del’50, fu un raffinato estimatore della “poesia pura” e ha sempre cercato di manifestare nei suoi versi un simbolismo essenziale capace di opporre la sua estetica alla retorica. La poesia torna alla sua funzione originaria di evocazione, di creazione di un nuovo linguaggio, per esplorare attraverso la sua illuminazione il senso dell’esistenza.

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FOTOGRAFIA © ARCHIVIO POESÍA PERUANA

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L’ADATTAMENTO

Il giorno separa
la notte unisce
(ecco una differenza)
la mano che si apre
la mano che si chiude
(ecco una metafora)
e siamo dentro di essa
usciamo ed entriamo
entriamo e usciamo
(ecco un’abitudine)
ma
una volta
una
sola
volta
saremo
soli
nell’unirsi
della notte

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IL PASSARE DEGLI ANNI

                      per mia figlia Viveka

Perché ho catturato la farfalla
non nel giardino
ma nel sogno
perché sul mio cuscino
ho sentito il fiume cantare
e pregare al crepuscolo
perché il cielo breve
del fiore
mi ha portato lontano
perché ancora il bambino
(che sono stato e che talvolta sono)
si sveglia e vede
la farfalla
volare nel giardino
che più non sogno.

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STANZA 19

Che sapore ha il pane!
Come sono facili i passi,
come tutto è sopportabile
sapendoti al mio fianco,
Amicizia, quanta gioia
nella tua stretta di mano!

(da Vita continua, 1989)

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Di Javier Sologuren sul Canto delle Sirene anche:

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LA FRASE DEL GIORNO
Non vedo /che il mare / io sono il mare.
JAVIER SOLOGUREN, Vita continua




Javier Sologuren Moreno (Lima, 19 gennaio 1921 – 21 maggio 2004), poeta, scrittore, traduttore ed editore peruviano. Appartenente alla Generazione del’50, fu un purista, caratterizzando la sua poesia con una combinazione di classicismo, simbolismo e un particolare surrealismo.


lunedì 6 luglio 2020

L’acqua trema


JOSÉ WATANABE

BASHŌ

L’antico stagno,
nessuna rana.
Il poeta scrive sulla superficie con il bastone
l’acqua trema da quattro secoli.


(da L’uso della parola, 1989)

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La poesie resiste nel tempo, anche quando il suo autore non esiste più da tempo: quella di Bashō, ad esempio, il più grande maestro degli haiku morto nel 1694. Ce lo ricorda il poeta peruviano José Watanabe con questa immagine che ne riscrive un celebre haiku: “In uno stagno antico / salta una rana / suono d’acqua”. I cerchi concentrici di quel colpo di bastone arrivano ancora oggi, muovono quell’acqua con i loro versi, cosa che in realtà vale ora anche per lo stesso Watanabe, scomparso nel 2007.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER HD

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è un dito che punta alla mente di ciascuno per mezzo del poeta.
JOSÉ WATANABE




José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


martedì 5 febbraio 2019

Perfezione dell’effimero


BLANCA VARELA

A ROSE IS A ROSE

Immobile divora luce
si apre oscenamente rossa
è la detestabile perfezione
dell’effimero
infesta la poesia
col suo arcaico profumo

(da Canto villano, 1986)

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La rosa “infesta” la poesia già dai tempi di Omero, presente sugli scudi degli eroi, e viene giù lungo i secoli da Archiloco a Saffo al Roman de la Rose fino a D’Annunzio, Rilke e Bertolucci. Anche la poetessa peruviana  Blanca Varela, che pure la trova “oscena”, deve inchinarsi alla sua perfezione.
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RENÈ MAGRITTE, “LA TOMBA DEI LOTTATORI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho visto la rosa: chiusura / sublime dell’armonia, / quietamente futura.
JORGE GUILLÉN




Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.



mercoledì 30 gennaio 2019

Indossa un’anima



BLANCA VARELA

STRIP-TEASE

Togli il cappello
se ce l’hai
togli i capelli
che ti abbandonano
togliti la pelle
le viscere gli occhi
e indossa un’anima
se la trovi

(da La falsa tastiera, 2000)

Spogliarsi, denudarsi di ogni artificio, mostrarsi come veramente si è non è facile: ma in realtà è propriamente questo che fa il poeta – in questo caso la poetessa peruviana Blanca Varela – mettersi a nudo fino a mostrare le sue emozioni, l’anima stessa.
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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI



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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è il mio corpo / questo è la poesia.

BLANCA VARELA, La falsa tastiera




Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.



venerdì 13 ottobre 2017

Come una fiamma


BLANCA VARELA

RACCONTO

Puoi raccontarmi qualsiasi cosa
crederci non è importante
ciò che importa è che l’aria muova le tue
labbra

o che le tue labbra muovano l’aria
che inventi la tua storia il tuo corpo
sempre instancabile
come una fiamma che non somiglia
ad altro che a una fiamma

(da Valzer e altre false confessioni, 1972)

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“Appena ti guardo, / la voce mi vien meno; / mi si spezza la lingua, sottile / improvviso il fuoco mi corre sotto la pelle; / con gli occhi non vedo più nulla, /  gli orecchi mi rombano. / Mi cola il sudore, un tremito / mi prende tutta, e sono più pallida dell’erba. /  Già quasi vicino a morire, / senza respiro io sembro”: nelle condizioni della Saffo dell’Ode del Sublime si trova di fronte all’amato la poetessa peruviana Blanca Varela, obnubilata dal suo fuoco d’amore.

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Perez

DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore mio, / adoro tutto quello che non è mio, / tu, per esempio.

BLANCA VARELA, Valzer e false confessioni




Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.


domenica 18 giugno 2017

Io sono il mare


JAVIER SOLOGUREN

IL MARE CIECO

Non vedo
mi trapianto
la bocca di un fiore
è un vulcano femmina
ore e minuti
sfilano verso l’interno
ma io sono nel mare

non vedo
bevo
un cielo a rovescio
un turbine bianco
si gonfia fin nelle mie ossa

non vedo
che braccia trasparenti
il colore asseconda a stento il suo crepuscolo

non vedo
che il mare
io sono il mare

(da Poesie, 1988)

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Il poeta peruviano Javier Sologuren era un raffinato estimatore della “poesia pura”, che ha sempre cercato di manifestare nei suoi versi: un simbolismo essenziale capace di opporre la sua estetica alla retorica. Così la descrizione del mare diventa infine, dopo una serie di eleganti metafore, l’immedesimazione con esso.

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MIHAI CRISTE, “IMPRONTE DI VOLO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni parola è mia quando sono al limite / dei tuoi occhi, mare, ogni silenzio è mio.

JAVIER SOLOGUREN, Vita continua




Javier Sologuren Moreno (Lima, 19 gennaio 1921 – 21 maggio 2004), poeta, scrittore, traduttore ed editore peruviano. Appartenente alla Generazione del’50, fu un purista, caratterizzando la sua poesia con una combinazione di classicismo, simbolismo e un particolare surrealismo.


lunedì 5 dicembre 2016

I muri dolci e luminosi

 

 

JAVIER SOLOGUREN

CORONA D’AUTUNNO

Come questa foglia rossa
che l’acqua della sera spegne
e leggero e triste il vento trascina,
sono i passi larghi, pesanti,
di quanti cercano il piacevole
suono del calore, i muri
dolci e luminosi delle proprie case:
vecchi tessuti spessi, sete profumate
dove l’amore lavora e riposa.

(da Vita continua, 1989)

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Casa dolce casa, quella che in questi giorni d’autunno inoltrato tutti quanti desideriamo: tutti noi siamo come i passanti di questi versi del poeta peruviano Javier Sologuren, pronti a rincasare nella pioggia per ritrovare l’incanto del proprio soggiorno, la calda atmosfera di una taverna, il fascino di un caminetto, la tranquillità di una cucina.

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Gordeev

FOTOGRAFIA © EDUARD GORDEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia.
JOHN RUSKIN, Sesamo e gigli




Javier Sologuren Moreno (Lima, 19 gennaio 1921 – 21 maggio 2004), poeta, scrittore, traduttore ed editore peruviano. Appartenente alla Generazione del’50, fu un purista, caratterizzando la sua poesia con una combinazione di classicismo, simbolismo e un particolare surrealismo.


martedì 5 luglio 2016

Il raro privilegio

 

ELQUI BURGOS

GLI INNAMORATI

Gli innamorati
hanno il raro privilegio
di vivere nell’aria
di respirare aria
di essere circondati dall’aria
un fuoco immenso brucia gli innamorati
si baciano si riconoscono come i ciechi
e con gioia incredibile
ignorando il terreno
tornano a guardarsi negli occhi
ma - cosa insospettata -
                       gli innamorati
                             sanno di essere sconfitti in partenza
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(da Cacciatore di fantasmi, 1974)

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L’amore fa vivere al settimo cielo, fa camminare leggeri tra le nuvole ignorando il mondo. Ma, come nota il poeta peruviano esule in Francia Elqui Burgos, chiede un prezzo per quella felicità, per quella chiusura nei confronti degli altri. E sono proprio gli innamorati i soli a saperlo.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
È più grande l’amore che l’infinita somma dei baci.
ELQUI BURGOS, Cacciatore di fantasmi




Elqui Burgos (San Pablo, 1947), poeta peruviano. La sua poesia raggiunge un equilibrio costante tra il vigore della protesta e il controllo della forma che si instaura forzando i confini di dissociazione del discorso, ma senza rompere la struttura unitaria della poesia. Appartiene ai movimenti Hora Zero e Estación Reunida.


domenica 23 settembre 2012

I fiori del tuo corpo


RICARDO PEÑA BARRENECHEA

DOVE

Dove i fiori del tuo corpo,
il profumo che esalano e che raccoglie l’alba?
Dove il tuo sorriso che va da labbro a labbro?

Come una luna morta si apre il tuo sguardo.
E sono le tue mani, timide come due rondini
che si muovono perdendosi nell’aria.

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Un semplice veloce ritratto questo che traccia il poeta peruviano Ricardo Peña Barrenechea, modernista attento nei primi decenni del secolo scorso alle nuove tendenze letterarie: la raffinatezza estetica tipica del movimento appare chiarissima nelle immagini scelte per dipingere la donna: sembra quasi emergere dalla pagina bianca – dallo schermo del monitor – come un dipinto di Picasso.

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image

PABLO PICASSO, “RITRATTO DI DORA MAAR”

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LA FRASE DEL GIORNO
La bellezza femminile è il punto più vicino fra il genere umano e l'eternità.

EMIR KUSTURICA, Dove sono in questa storia




Ricardo Peña Barrenechea (Lima , 1896 - 29 luglio 1939), poeta e drammaturgo peruviano. Con una tendenza all'avanguardia , apparteneva alla Generazione dei '30. Nel corso della sua vita pubblicò alcune raccolte di poesie, molto brevi, orientate al surrealismo prima e al modernismo poi.