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sabato 12 agosto 2023

Posare per Audubon


DEREK WALCOTT

EGRETTE BIANCHE, IV

Questi uccelli che continuano a posare per Audubon,
la Garzetta nivea o l’Airone bianco in un libro
che, quand’ero ragazzo, si apriva come un prato
nella smeraldina Santa Cruz, sanno di essere belli,
perfezione che incede. Punteggiano le isole
lungo i fiumi, nelle paludi di mangrovie o nei pascoli,
planano sugli stagni, poi si equilibrano sul dorso
setoso di una giovenca, o sfuggono al disastro
durante gli uragani, e beccano le zecche
con colpetti elettrici come fosse un puro privilegio
studiarli nella loro mitica pretesa
di aver attraversato il mare in volo dall’Egitto
col faraonico ibis, le sue zampe e il becco arancioni
profilati nella quiete per adornare una cripta,
poi si lanciano con ali che, sbattendo più rapide,
sono sicure come quelle di un serafino quando sbattono.

(da Egrette bianche, Adelphi, 2015 - Traduzione di Matteo Campagnoli)

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The Birds of America è la colossale opera enciclopedica di John James Audubon, pittore statunitense nato ad Haiti da genitori francesi: contiene 435 illustrazioni di uccelli americani. A lui pensa il Premio Nobel di Saint Lucia Derek Walcott osservando dal vivo alcuni di quegli esemplari nelle acque azzurre dei Caraibi.

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JOHN JAMES AUDUBON, "EGRETTA BIANCA"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Eppure ci sono giorni / in cui ogni angolo di strada si trasforma in /
una sorpresa illuminata dal sole, un quadro o una frase, / le canoe attirate dal mercato, l'azzurro del porto, / le baracche.
DEREK WALCOTT, Egrette bianche

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Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930 – Cap Estate, 17 marzo 2017), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


domenica 12 giugno 2022

Il clima della poesia


DEREK WALCOTT

EGRETTE BIANCHE, XI

Forse esiste soltanto su un unico orizzonte,
di mulini a vento e campanili con gru inquisitrici,
campi di pioppi loquaci, una zona temperata,
statue equestri e fontane che intrecciano l’acqua,
e, quando la città s’interrompe e cominciano alberi e siepi,
la campagna esuberante che vediamo dal treno
con mucchi di fieno e stagni d’anatre e corvi su uno steccato
per il funerale di un assessore. Una pioggia deferente
cade cerimoniosa sui tavolini e sui ciottoli
gli ombrelli sbocciano e una foschia decorosa
smalta le strade dove la cattedrale trema
nel suo riflesso, la pioviggine è una lode quieta,
e il prete con la barba sfatta e la tonaca impolverata,
protettore del latino e dei cipressi vedovi,
vede come gli stormi di storni compilano gli annali
che preservano la Storia nel suo immortale grigiore
e le chiatte scivolano in strofe lungo i canali.
Questo è il clima della poesia, la sua vera casa,
non dove le palme applaudono se stesse e le vele danzano
con gioia spensierata e i gabbiani gareggiano con la spuma.

(da Egrette bianche, Adelphi, 2015 - Traduzione di Matteo Campagnoli)

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In Egrette bianche Derek Walcott, poeta di Saint Lucia premiato con il Nobel per la Letteratura nel 1992, esamina l’eredità coloniale e lo spettro dell’impero britannico con gli occhi di un esule ritornato dopo molti anni di viaggio: dopo aver vissuto in altre culture e aver visitato altri luoghi, in particolare l’Italia, di ritorno come un figlio prodigo, può valutare le sue radici confrontandole con le esperienze vissute altrove.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Certe cose non le scegliamo noi, / ma siamo quello che che abbiamo fatto.
DEREK WALCOTT, La voce del crepuscolo




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930 – Cap Estate, 17 marzo 2017), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


sabato 18 marzo 2017

Derek Walcott

 

Il Premio Nobel di Saint Lucia Derek Walcott è morto ieri nella sua casa sull’isola a 87 anni dopo una lunga malattia. Era nato a Castries il 23 gennaio 1930 ed era stato insignito del Nobel nel 1992 per “un’opera poetica di grande luminosità, sorretta da una visione storica, conseguenza di una dedizione multiculturale”, quella che nel discorso per in Nobel lui chiamò “memoria epica” e che lo spinse a costituirsi in un Omero dei Caraibi.

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walcott

FOTOGRAFIA © SAINT LUCIA NEWS

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CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli,
ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per la via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fame, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.
   

(da La voce del crepuscolo, Adelphi 2013 – Traduzione di Mariana Antonelli)

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NOSTALGIA DEL MARE

Qualcosa di rimosso rimbomba nelle orecchie a questa casa,
Fa pendere le tende senza vento, tramortisce gli specchi
Finché i riflessi perdono sostanza.

Un certo suono pari al digrignare di mulini a vento
Si è fermato di colpo;
Un’assenza assordante, una mazzata.

Accerchia questa valle, pesa su questo monte,
Estrania il gesto, spinge questo lapis
Attraverso un fitto nulla, ora,

Carica di silenzio le dispense, piega il bucato acido
Come i panni dei morti, lasciati esattamente
Dai congiunti come usavano i morti,

Increduli, aspettando occupazione.

(da Mappa del Mondo Nuovo, Adelphi, 1996 – Traduzione di Gilberto Forti)

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SUITE SICILIANA, II

Sono perseguitato da siepi d'oleandro rosa
lungo le strade siciliane, le loro consonanti di ghiaia
sotto le ruote, da pile di pietre, da muri la cui sorpresa
è che non c'era bisogno di andare così distante
per riconoscere ciò di cui mi ero già accorto,
tranne, e ora ritorna, quello strano castello
in rovina con un blu caraibico affacciato alle porte
e il nome Ortigia che tintinna come cristallo
nel suo fragile equilibrio. Nel fruscio del pino,
dell'ontano argenteo e dell'olivo qualcosa iniziava a cambiare,
suoni che andavano tradotti. Il mare era uguale
tranne per la sua storia. La nostra santa patrona
era nata qui. Condividevano un unico nome:
Lucia. La calura aveva l'identica innocenza
di un pomeriggio isolano, ma con una differenza,
l'aspetto degli oleandri e la verde fiamma dell'olivo.

(da Egrette bianche - trad. di Matteo Campagnoli, Adelphi 2015)

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Altre poesie di Derek Walcott sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Cerco di scordare cos'era la felicità, / e quando non mi riesce, studio le stelle.

DEREK WALCOTT, The Schooner Flight




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930 – Cap Estate, 17 marzo 2017), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


domenica 21 agosto 2016

Nel tuo specchio

 

DEREK WALCOTT

L’AMORE DOPO L’AMORE

Verrà il momento
in cui, con gioia,
saluterai te stesso mentre arrivi
alla tua porta, nel tuo specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

dicendo: siediti qui. Mangia.
Amerai di nuovo l’estraneo che era in te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, all’estraneo che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri,

le foto, gli appunti disperati,
sbuccia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.

(Love after love, da Uve di mare, 1976 – Traduzione di Matteo Campagnoli)

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Devo ammettere di essere rimasto affascinato la prima volta che lessi questa poesia del Premio Nobel di Saint Lucia Derek Walcott: era un momento di passaggio nella mia vita e la interpretai forse con maggiore intensità proprio per quello. C’è l’accettazione di se stessi, la possibilità infine di prendersi per quello che si è, di decidere infine di vivere pienamente la propria vita.

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ManInTheMirror

KATHLEEN STEEGMANS, “MAN IN THE MIRROR”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ah, pane della vita, che solo l'amore sa far lievitare!

DEREK WALCOTT, Mezza estate




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


sabato 12 dicembre 2015

Una vela

DEREK WALCOTT

ARCIPELAGHI


Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia una vela.


Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.


La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.


Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea.


(da Omeros, 1990 – Traduzione di Andrea Molesini)


Ci sono opere che segnano un’intera civiltà: penso a Dante e a Omero, alla base della cultura di tutto l’Occidente e non solo. Omero e i suoi eroi rispuntano ovunque qua e là nella letteratura mondiale (Virgilio, Joyce, Tennyson, lo stesso Dante). Il Premio Nobel antillano Derek Walcott trascrive le storie omeriche come se fossero ambientate ai nostri giorni e nei suoi luoghi, in quegli arcipelaghi che formano le Piccole Antille di cui fa parte Saint Lucia, la sua patria. Così nel poema si intrecciano le storie dei moderni, Achille ed Ettore, innamorati della medesima cameriera, Elena. E a loro volta si confondono con le vite di altri pescatori e viaggiatori che si muovono tra le isole, con le vicende dello stesso narratore: come scrive Andrea Molesini “l’isola, a lungo contesa dagli imperi rivali di Francia e Gran Bretagna, è stata infine consegnata ai turisti; ma se Ettore, un tempo capace di intagliare una canoa nel cedro, è diventato un tassista, Achille, fedele all’arte dei padri, glorifica la presenza del mare nella storia della tribù. E su tutto veglia, pietosa, la poesia, che contempla l’umiliazione imposta all’uomo dalla volgarità dei tempi e lo riscatta”.

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FOTOGRAFIA © HALLGRIMUR P. HELGASON
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LA FRASE DEL GIORNO

Noi viviamo come i nostri nomi.
DEREK WALCOTT




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


venerdì 23 ottobre 2015

Riluttante leopardo

 

DEREK WALCOTT

PRELUDIO

Io, con le gambe incrociate alla luce del giorno, guardo
i pugni variegati di nuvole che si raccolgono sopra
gli sgraziati lineamenti di questa mia isola prona.

Intanto i piroscafi che dividono orizzonti dichiarano
noi perduti;
trovati solo
in opuscoli turistici, dietro ardenti binocoli;
trovati nel riflesso blu di occhi
che hanno conosciuto metropoli e ci credono felici, qui.

Il tempo striscia sui pazienti che da troppo sono pazienti,
così io, che ho fatto una scelta,
scopro che la mia fanciullezza se n’è andata.

E la mia vita, troppo presto, certo, per la profonda sigaretta,
la maniglia girata, il coltello che rigira
nelle viscere delle ore, non deve essere resa pubblica
finché non ho imparato a soffrire
in accurati giambi.

Vado, certo, attraverso tutti gli atti isolati,
faccio di situazioni una vacanza,
mi aggiusto la cravatta e fisso mascelle importanti,
e noto le vive immagini
di carne che passeggiano per l’occhio.

Finché da tutto mi allontano per pensare come,
nel mezzo del cammin della mia vita,
oh come giunsi a incontrare te, mio
riluttante leopardo dai lenti occhi.

(Prelude, da 25 Poems, 1948 – Traduzione di Barbara Bianchi)

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Il premio Nobel antillano Derek Walcott fu un poeta precoce: pubblicò la sua prima poesia a 14 anni e la sua prima raccolta, 25 Poems, pagata da sua madre, a 18 anni: è da questa plaquette che sono tratti i versi proposti, dai quali traspare già l’aura metafisica che caratterizzerà la sua poetica, un visionario realismo che lo avvicina a Dante – non a caso citato dallo stesso Walcott – e, per sua ammissione, a Eliot, a Auden, a Dylan Thomas.

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Derek Walcott

DIPINTO DI DEREK WALCOTT

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LA FRASE DEL GIORNO
I versi che amo sono quelli dove ho lasciato tutti i nodi.
DEREK WALCOTT




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


lunedì 20 febbraio 2012

Il bel viaggio


KONSTANTINOS KAVAFIS

ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d’ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va’ in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

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La poesia che propongo oggi è molto famosa e ancora una volta rende omaggio al mito di Odisseo: non è certo un caso che questo blog prenda il nome da uno degli episodi che vedono protagonista l’eroe omerico. Konstantinos Kavafis, da poeta greco non poteva esimersi dal confrontarsi con un così alto retaggio. E, come abbiamo visto anche in una poesia di Derek Walcott, trasporta Odisseo in ognuno di noi: quando all’ultimo verso leggiamo “Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare” ormai sappiamo che non è la meta agognata quello che conta ma il viaggio per raggiungerlo, la lunga strada della conoscenza. E, del resto, avevamo già incontrato un Odisseo deluso una volta raggiunta la casa, in una poesia di Giovanni Quessep. Itaca incarna il senso della vita, è ciò a cui miriamo nella nostra vita, un punto d’arrivo che non necessariamente dunque ci può soddisfare. Ma quello che ci deve intimamente soddisfare è l’aver esplorato il mondo, l’essere venuti in contatto con altri, l’aver saputo affrontare i mostri delle nostre paure – i Lestrigoni sono giganti antropofagi che sterminano tutta la flotta dell’eroe greco, lasciando salvo solo lui, i Ciclopi sono i giganti con un solo occhio, tra i quali Polifemo, beffato da Odisseo. E leggendo Itaca, non si può fare a meno di concordare con Pietro Citati: Kavafis “in pochi versi condensava un libro intero”.

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FOTOGRAFIA © THE GREEK VILLA

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LA FRASE DEL GIORNO
Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza.
DANTE ALIGHIERI, Inferno, XXVI, 118-120




Konstantinos Petrou Kavafis, (Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all'antichità ellenistica, romana e bizantina, percorre, mirando al sublime, i vari gradi di un'esperienza estetica congiunta alla pratica dell'amore omosessuale.


mercoledì 8 febbraio 2012

Potrebbe essere Odisseo

 

DEREK WALCOTT

UVE DI MARE

Quella vela che s’appoggia alla luce,
stanca delle isole,

una goletta che percorre i Caraibi

verso casa, potrebbe essere Odisseo,
diretto a casa sull’Egeo;

quella brama di marito

e padre, sotto acini aspri e raggrinziti,
è come l’adultero che sente il nome di Nausicaa

in ogni grido di gabbiano.

Questo non porta pace a nessuno. L’antica guerra
fra ossessione e responsabilità

non finirà mai ed è stata la stessa

per il navigante o per chi è a terra
e ora calza i sandali per incamminarsi verso casa,

da che Troia emise la sua ultima fiamma,

e il masso del gigante cieco sollevò la marea
dalla cui onda lunga i grandi esametri arrivano

alle conclusioni della risacca esausta.

I classici consolano. Ma non abbastanza.

(da Uve di mare, 1976 – Traduzione di Matteo Campagnoli)

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Siamo tutti Odisseo: i nostri giorni sono come quelli dell’eroe greco. Ci comportiamo allo stesso modo, navigando per le secche e per i mari aperti della vita, nelle bonacce e nelle tempeste. Siamo chi più chi meno e di volta in volta adulteri, esploratori, coraggiosi, titubanti, astuti, ammaliati… proprio come Odisseo. È quello che ci dice anche il Premio Nobel 1992 Derek Walcott: ne è intimamente convinto, tanto da avere disegnato altre figure di questo navigante sulla goletta, soprattutto nel poema Omeros, dove trasporta l’eroe omerico dai mari greci a quelli caraibici. Siamo tutti Odisseo, dunque, e l’eterna guerra del vivere ci segue…

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DIPINTO DEL BRIGANTINO MERCATOR © GEORGES JANSOONE

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LA FRASE DEL GIORNO
L’arte è la nostalgia della storia.
DEREK WALCOTT




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


martedì 31 gennaio 2012

Per via delle poesie


DEREK WALCOTT

RISSA CON LA CIURMA

C'era un bastardo a bordo, manco m'avesse marchiato -
era il cuoco, un idiota di Saint Vincent
con la pelle rossiccia come una corteccia spelata,
e gli occhi azzurri stinti; non mi mollava un secondo,
tipo che si credeva bianco. Avevo un quaderno,
questo che vedi, in cui scrivevo i miei versi,
bene, un giorno quello me lo strappa di mano
e inizia a lanciarlo a destra e a manca
al resto della ciurma, strillando: «Piglialo»,
e si mette a farmi il verso quasi fossi una dama
per via delle poesie. Certi casi sono da pugni,
altri da scalmiera, altri ancora da lama -
questo era da lama. Be', prima lo prego,
ma quello non smette di leggere: «O figli miei, o moglie mia»,
e fa finta di frignare, per far ridere gli altri:
guizza come un pesce volante, il coltello d'argento
che gli infilza il polpaccio, e lui che va giù lento,
lento, e mi diventa più bianco di quanto
si credeva di essere. Mi sa che certe cose
tra uomini servono. Non è giusto, ma è così.
Non gli ho fatto un gran male, solo un fottio
di sangue e Vincie e io fratelli,
ma nessuno fa più il coglione con la mia poesia.

(da The Star-Apple Kingdom, 1980 - Traduzione di Matteo Campagnoli)

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Quanti ne abbiamo conosciuti di idioti come quello con cui ha a che fare Shabine, il creolo che un giorno di agosto lascia la moglie Maria Concepcion e si imbarca come mozzo sulla goletta Flight, in un poema di  Derek Walcott, Premio Nobel di Saint Lucia: ce ne sono in giro ancora di tipi simili, sono sempre esistiti, imbottiti di pregiudizi e preconcetti. Sono quelli che quando gli dici che scrivi poesie ti guardano in modo strano come se gli avessi confessato che sei uno psicopatico o che torturi i fiordalisi. Sono quelli che scambiano la sensibilità che serve per interpretare il mondo e coglierne la poesia con la debolezza o, peggio, la giudicano uno spreco di tempo. Quelli che ti chiedono “Ma che cosa ci guadagni?”. È un discorso già affrontato altre volte in questo blog. Ora ritorna grazie alla poesia di Walcott: e tutti noi che ci siamo sentiti chiedere “Ma a che cosa serve la poesia?” proviamo l’orgoglio di chi si sente vendicato da quel coltello d’argento che plana come un pesce volante sul polpaccio di un cuoco insensibile e pure un po’ scemo.

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JACK L. GRAY, “SCHOONER BLUENOSE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, che è il sudore della perfezione ma che deve sembrare fresca come le gocce di pioggia sulla fronte di una statua, combina naturale e marmoreo, ma coniuga entrambi i tempi contemporaneamente: il passato e il presente, se il passato è la scultura e il presente le perline di rugiada sulla fronte o la pioggia del passato.
DEREK WALCOTT, Discorso per il Nobel, Accademia Svedese, 1992




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.


lunedì 17 ottobre 2011

Così almeno vivi

 

DEREK WALCOTT

IL PUGNO

Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io respiro ansioso
luce; ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è spinta

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la forte stretta del demente, questa
si aggrappa alla cornice della non-ragione, prima
di sprofondare urlando nell’abisso.

Tieni duro allora, cuore. Così almeno vivi.

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Finché c’è vita c’è speranza, recita il vecchio proverbio. Si può parafrasarlo così, a commento di questa poesia: finché c’è amore, c’è vita. L’amore, in tutte le sue manifestazioni: quella gioiosa dell’appagamento, quella fisica dei sensi, quella ansiosa del desiderio, quella dolorosa dell’assenza. Finché si ama e si soffre per amore e si gode per amore e ci si interroga e ci si arrovella per esso, si è comunque vivi. I versi sono di Derek Walcott, poeta di lingua inglese della piccola isola caraibica di Saint Lucia, premiato con il Premio Nobel per la Letteratura nel 1992.

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FOTOGRAFIA © DELACORR

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è vita. Tutto, tutto ciò che io capisco, lo capisco solamente perché amo. È solo questo che tiene insieme tutto quanto.
LEV TOLSTOJ, Guerra e pace




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.