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lunedì 6 luglio 2026

Alle scogliere


ÁLVARO MUTIS

LIED MARINO

Sono venuto a chiamarti
alle scogliere.
Ho gridato il tuo nome,
e solo il mare mi ha risposto
con il latte fulmineo
e vorace della sua schiuma.
Nel ricorrente caos
delle acque, il tuo nome passa
come un pesce che lotta e fugge
nella vasta distanza.
Verso un orizzonte
di menta e ombra,
il tuo nome viaggia,
rotolando sul mare estivo.
Con l'arrivo della notte,
ritorna la solitudine,
insieme al suo seguito
di funerei sogni.

(da Summa di Maqroll il Gabbiere, 1997)

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La solitudine, la potente e indifferente vastità dell'oceano, l'erranza, la solitudine: ci sono tutti i temi cari a Maqroll il Gabbiere, l'alter ego letterario del poeta e scrittore colombiano Álvaro Mutis: la voce che chiama (l'amata lontana? la patria distante?) viene inghiottita dal buio, dalle acque ribollenti, lasciando ancora una volta la consueta triste solitudine.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Vivere senza ricordare sarebbe forse il segreto degli dei.
ÁLVARO MUTIS, La nave dell'ammiraglio

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Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013), scrittore e poeta colombiano naturalizzato messicano. Le sue opere, dal linguaggio incisivo, ricco di immagini e fortemente metaforico, hanno come protagonista il marinaio Maqroll, sorta di alter ego dell'autore.


venerdì 13 febbraio 2026

Il mio mai


EDUARDO COTE LAMUS

POESIA IMPOSSIBILE

Lascia che il mio tocco ti conosca un'ultima volta
perché voglio imparare a memoria il tuo volto,
perché voglio iniziare una poesia dicendo:
"A Segovia, una notte di torri, la mia anima non poté,
non le fu possibile..."

Lasciami, sì, lasciami.
Lascia almeno che stanchi le tue impronte
su questo cuscino profumato del tuo volto,
perché voglio fare un uccello con la tua pelle
per risvegliare il mio cuore morto.

Ti ho amata apertamente, interamente,
e ho guardato con desiderio le tue mani,
cercando di dimenticare la mia antica sete di riva.

Con questa tristezza dal volto rosato,
come se il colore portasse il mio dolore a piedi nudi.
A volte il tuo silenzio mi arriva come campane
che sempre, sempre fischiano sotto la tua pelle...

Ti sei avvicinata alla mia vita come una pianta,
solo allungando gli occhi verso la pienezza dell'albero.
La mia vita era semplice, umile,
tenera argilla per un tocco.

Ora non sono altro che una primavera cieca
che fugge dall'ombra nel tuo sguardo.
È vero che tutto mi è stato inutile, doloroso;
È stato un peccato che tu non mi amassi:
è stato il più grande peccato del mondo.

Ma vieni, avvicinati e muori un po' nelle mie parole.
Nonostante tutto, sei il mio amore, il mio te, il mio mai.

E non sopporto più questo vuoto senza meta
che mi pesa dentro come Dio sull'erba.
Perché non sopporto nemmeno questo sapore di te sulle mie labbra.

Sì: a Segovia, la linfa è morta all'improvviso.
E non ho potuto,
non mi è stato possibile.

(da Salvezza del ricordo, 1953)

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La ferita d'amore, quella che Cupido lascia, può essere dolorosa se la relazione diventa unilaterale:  come nel caso del poeta colombiano Eduardo Cote Lamus. L'amore si trasforma in memoria, in desiderio necessariamente frustrato, addirittura nella sua ricusazione.

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HARANI ART, "AMORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Mi sono venduto come schiavo affinché / il mio padrone potesse controllare le mie azioni; / si scopre che l'amore mi ha reso ancora più solo / e il mio padrone non ne ha avuto colpa.
EDUARDO COTE LAMUS, Salvezza del ricordo

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Eduardo Cote Lamus (Cúcuta, Colombia , 16 agosto 1928 - La Garita, 3 agosto 1964), poeta, diplomatico e politico colombiano. La sua poesia è caratterizzata dalla ricerca della narrazione, dalle immagini essenziali, dall'oggettività poetica, da un idealismo epico e umano, ma sempre in conflitto con la sua intuizione disincantata.


venerdì 16 gennaio 2026

Sulla stessa pagina


JUAN MANUEL ROCA

ARTE DEL TEMPO

Il tempo si ferma.
Intrappolato tra i libri.
A causa di questo prodigio di apprensione,
Eraclito continua a fare il bagno
Nello stesso fiume,
Sulla stessa pagina.
Vivrai per sempre
Nuda nella mia poesia.

(da Tre volti della luna, 2013)

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Il poeta colombiano Juan Manuel Roca esplora la natura fugace e permanente della vita e dell'arte, catturando i momenti e i ricordi nei suoi versi, spesso con ironia e una visione umanista. Il tempo rimane intrappolato nei libri e nell'immaginazione, la creazione poetica diventa un sogno per rimanere svegli di fronte alla realtà effimera.

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VLADIMIR KUSH, "I RACCONTI DEL CUSCINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo è ciò che fa la poesia, illumina.
JUAN MANUEL ROCA, Por arte de palabras, agosto 2022

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Juan Manuel Roca (Medellín, 29 dicembre 1946), poeta e romanziere colombiano. Appartenente alla cosiddetta "Generazione disincantata", attua un legame tra vita e poesia attraverso la lente dell'immaginazione. Partendo da un linguaggio vicino all'ermetismo, Roca evolve verso una maggiore trasparenza e verso la riflessione filosofica.

domenica 23 novembre 2025

Vivo per te


JORGE GAITÁN DURÁN

CANTO XIII

Il dolce turbinio di polvere dell'autunno silenzioso
avvolge la tua immagine nel suo fumo vago,
accendendo nel tempo il falò dell'oblio
per cancellare l'ultima cenere dell'assenza.

Nessuno saprà che vivo per te, che difendo
la tua nuda memoria dalle fiamme tremanti,
che combatto nell'autunno dei venti desolati
e nelle loro onde cupe i miei sogni ti chiamano.

Nessuno saprà che eri mia sotto un autunno
di stelle deliranti e di vaghi crepuscoli,
che hai riempito le mie labbra con il tuo fuoco sempre presente,
che la mia tristezza è caduta su di te come un canto.

Perché niente può resistere all'invasione dell'oblio
quando il suo fumo autunnale raggiunge la mia anima.
Tutto mi lascia, fugge dalla mia vita,
anche tu mi lasci, e io resto solo.

(da Amanti, 1958)

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Lo stato d'animo del poeta colombiano Jorge Gaitán Durán e l'atmosfera autunnale vanno di pari passo: la memoria di un amore finito rivive nelle fiammate del ricordo, come nei giardini che vanno spogliandosi lentamente per cadere nel grigiore dell'inverno, nell'ombra dell'oblio.

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LEONID AFREMOV, "AMORE D'AUTUNNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Il mondo, specchio della mia mano, è passato / come un gioiello opaco attraverso i tuoi occhi.
JORGE GAITÁN DURÁN, Amanti

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Jorge Gaitán Durán (Pamplona, Colombia, 12 febbraio 1924 – Deshaies, Guadalupa, 21 giugno 1962), poeta colombiano. La sua poesia era caratterizzata dalla focalizzazione sull'esperienza erotica, come piacere e come spazio che conduce all’istante eterno. Morì nell’incidente del volo Air France 117 da Parigi a Santiago del Cile.


venerdì 7 febbraio 2025

Ho dimenticato il tuo nome


CARLOS MEDELLÍN

OBLIO

Ho dimenticato il tuo nome,
Non ricordo
Se ti chiamavi luce o rampicante,
ma so che eri acqua
perché mi tremano le mani quando piove.

Ho dimenticato il tuo viso e le tue ciglia
e la tua pelle passata dalla mia bocca
quando cademmo sotto i cipressi
sconfitti dal vento,
ma so che eri luna
perché quando si avvicina la notte
i miei occhi si spezzano
dal volerti così tanto vedere alla finestra.

Ho dimenticato la tua voce e le tue parole,
ma so che sei musica
perché quando le ore si dissolvono
tra le sorgenti del sangue
il mio cuore canta per te.

(da Parole salvate, 1993)

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L'oblio non può essere totale: qualcosa rimane sottotraccia, continua a vivere nei nostri sensi per poi riaffiorare quando le circostanze - le emozioni - lo consentono. Così assume toni malinconici questa poesia di Carlos Medellín, giurista e poeta colombiano assassinato nel novembre 1985 durante l'assalto dei terroristi di M-19 al Palazzo di Giustizia di Bogotá.

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FOTOGRAFIA © WAL172619/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Io sono l'idea / io ero la parola / io sono l'amore / io ero il cuore / io sono la musica / io ero la canzone.
CARLOS MEDELLÍN

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Carlos José Medellín Forero (Pacho, 1928- Bogotá , 6 novembre 1985), poeta, scrittore e giurista colombiano. Morì come magistrato della Corte Suprema di Giustizia durante l' assalto al Palazzo di Giustizia effettuato dal Movimento 19 Aprile (M-19). Con Moradas (Sguardi) vinse il Premio Espiral de Poesía nel 1951.


sabato 18 gennaio 2025

Come una brezza


RAFAEL MAYA

TU

Sei una canzone, sei il leggero vento
che passa attraverso i fiori e i nidi.
Dormono ai tuoi piedi, campi fioriti,
e i tuoi capelli sembrano un torrente.

La mia vita inizia in te. Sei il gennaio
che appare su orizzonti intuiti;
la regione dei fiumi conosciuti,
l'alta costellazione al marinaio.

Tra le mie mani te ne vai come una brezza;
avviluppi un giardino in un sospiro,
il riso un volo di farfalle schiude.

Sei l'intera ombra, sei l'intera luce,
ed io, elevando il cuore, ti aspiro
come il vento che viene da una vetta.

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Di metafora in metafora il poeta colombiano Rafael Maya traccia il ritratto della donna che ama, attingendo dagli elementi naturali: quello che risalta è la forza vivificatrice della donna, il suo sapere trarre la vita dal nulla, il suo essere punto di riferimento attorno a cui girare ed orientarsi.

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DIPINTO DI VLADIMIR VOLEGOV

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In questa tersa notte di diamante, / sul tuo seno bianco, la mia testa, / io ho la certezza dell'infinito / solo ascoltando il tuo cuore amorevole.
RAFAEL MAYA

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Rafael Maya (Popayán, 21 marzo 1897 - Bogotá, 22 luglio 1980), poeta, giornalista, saggista, e critico letterario colombiano. Partecipò alla rivista Cromos, che radunava gli intellettuali più prestigiosi del paese. Fece parte del gruppo "Los Nuevos", fondato nel 1925., dedito alla poesia postmodernista.


lunedì 21 ottobre 2024

Le ricerche della Philips


MARÍA MERCEDES CARRANZA

I PREDECESSORI DELLA PHILIPS

“Come nei dipinti di Turner, dove la luce pensa”.
  Octavio Paz

Le ricerche della Philips dimostrano
che la luce non è stata creata da Dio il primo
giorno. Fu Turner – sveglio in una notte
a Venezia – a dire sia la luce e
la luce fu. In principio
fu il suo pennello e perfino le nebbie di
Londra lo riconobbero. Poi
ci fu un uomo di nome Monet che
venne a testimoniare la luce
tra la sua gente e la sua gente
lo accolse. Da allora la luce
abita tra noi piena
di Van Gogh  con la sua tristezza e tutto il resto.

(da Baccelli e altre poesie, 1972)

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La poetessa colombiana María Mercedes Carranza parte da una ricerca della multinazionale olandese Philips sulla luce per lanciarsi nell'elogio dei grandi pittori che ne fecero il segno distintivo della loro opera: la luce atmosferica di William Turner che riempie i paesaggi, gli studi sulle variazioni della luce di Claude Monet, le gradazioni ritmiche e l'evoluzione della luce di Vincent Van Gogh. A rigor di logica, mancano due altri grandi maestri della luce: Jan Vermeer e Caravaggio.

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WILLIAM TURNER, "VENEZIA, LA DOGANA E SAN GIORGIO MAGGIORE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Non c'è stato un inizio per la luce. La luce non è stata e non sarà. La luce è.
MICHEL VAUZELLE, Luci: nella Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra

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CarranzaMaría Mercedes Carranza (Bogotá, 24 maggio 1945 – 11 luglio 2003), poetessa e giornalista colombiana. La sua opera poetica, secondo James J. Alstrum, è “demolitoria, ma sana e necessaria per indirizzare la poesia su percorsi insoliti”.


lunedì 23 settembre 2024

Un posto in ogni stanza


MARÍA MERCEDES CARRANZA

ODE ALL'AMORE

Una sera che non dimenticherai mai
viene a casa tua e si siede al tavolo.
A poco a poco avrà un posto in ogni stanza,
le sue impronte saranno sui muri e sui mobili,
disferà il tuo letto e sprimaccerà il tuo cuscino.
I libri nella libreria, preziosa trama degli anni,
si adatteranno al suo gusto e alla sua somiglianza,
cambieranno di posto le fotografie.
Altri occhi osserveranno le tue abitudini,
il tuo andare e venire tra muri e abbracci
e i rumori e gli odori di tutti i giorni saranno diversi.
E un pomeriggio qualsiasi che non dimenticherai mai
chi ha distrutto la tua casa e ha abitato le tue cose
uscirà dalla porta senza salutare.
Dovrai iniziare a risistemare la casa,
spostare i mobili, pulire le pareti,
cambiare le serrature, strappare i ritratti,
spazzare via tutto per continuare a vivere.

(da Ciao, solitudine, 1987)

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Amore e disamore hanno un posto di riguardo nelle poesie di María Mercedes Carranza. La poetessa colombiana in questa ode punta l'attenzione sul fatto che il fallimento dell'amore alla fine è soltanto una singola esperienza di vita - per quanto possa essere dolorosa e straziante - ma non l'intera vita.

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PAUL SCHULENBERG, "APPARTAMENTO SULLA 68ª STRADA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Non c'è nell'anima / un altro modo di vivere / il disamore?
MARÍA MERCEDES CARRANZA, Ciao, solitudine

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CarranzaMaría Mercedes Carranza (Bogotá, 24 maggio 1945 – 11 luglio 2003), poetessa e giornalista colombiana. La sua opera poetica, secondo James J. Alstrum, è “demolitoria, ma sana e necessaria per indirizzare la poesia su percorsi insoliti”.


domenica 25 agosto 2024

La sua luce


MEIRA DELMAR

IL BAGLIORE

Non ho mai saputo il suo nome.
                                               Poteva
essere amore, un po'
di gioia, o semplicemente niente.

Ma ha illuminato
in tal modo il giorno
che la sua luce
dura ancora.

Dura.
E arde.

(da Incontro, 1981)

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Un colpo di fulmine improvviso, ma quell'effimero bagliore di saetta non si spegne, continua a illuminare la vita della poetessa colombiana Meira Delmar, che ne tiene viva la fiamma come un'antica Vestale: "Come il fiume che unisce / con le sue mani d’acqua / le rive che separa, / come anche il tempo, / come la vita, / che scorrono vivendo, / lasciandoci / ogni volta meno nostri / e più suoi, / questo amore".

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CHRISTIAN SCHLOE, "FONTANA D'AMORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di quell’amore che mai è stato mio / e tuttavia si è preso la mia vita / resta una nostalgia ribadita / all’infinito, che pianga o  che rida.
MEIRA DELMAR, Incontro

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Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 agosto 1922 - 18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.


martedì 16 luglio 2024

Lei, l’innamorata


MEIRA DELMAR

L’ALTRA

Non sono quella che ti ama.

È un’altra,
che vive con la sua anima
dentro di me. A volte, sai,
chiudo gli occhi per
non cadere nei tuoi,
e ti parlo del vento
che scrive la mattina
nel suo diario di viaggio,
e dico sorridendo,
che un giorno me ne andrò.

Lei, l'innamorata,
allora mi attraversa le vene
e mi incendia il cuore.

E ti guarda in silenzio.
Dietro le mie palpebre, ti guarda
dimenticandoti.

E all’improvviso ti bacia con la mia bocca,
e crede che sia io
quella che ti bacia.

(da Isola segreta, 1951)

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La dicotomia tra cuore e ragione, tra passione e coscienza, tra corporeo e incorporeo, è ben rappresentata dalla poetessa colombiana Meira Delmar: l’opposto si manifesta e si afferma attraverso un unico corpo, l’amore è l’istinto che erompe e fa abbandonare la razionalità.

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RON HICKS, "CAFFÈ E BACI"
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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Questo amore non è di adesso. / Non è in noi che comincia a sentirsi innamorato / questo amore per l'amore, / che non si aspetta nulla.
MEIRA DELMAR, Isola segreta

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Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 agosto 1922 - 18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.


domenica 26 maggio 2024

Domenica senza te


EDUARDO CARRANZA

DOMENICA

Domenica senza te, di te priva,
È come un tunnel di pareti grigie
dove vado e mi illumina il tuo nome;
È una notte chiara senza saperlo
lunedì travestito da domenica;
è un giorno azzurro senza il tuo permesso.
Piove in questa poesia; puoi sentirlo
con la tua anima vicina ai vetri;
la tua assenza piove come acqua triste
e azzurra sulla mia fronte esiliata.

Ho capito come può una parola
piccola, simile a uno spillo lunare
o ad un leggero cuore di farfalla,
innalzare dei muri infiniti,
uccidere un mattino all'improvviso,
evaporare l'azzurro e i giardini,
tagliare il giorno come fosse un giglio,
ridare grani di sale alle stelle.

Ho capito come può una parola
della materia azzurra delle spade
con acuta vocazione di spina,
stare alla luce come una ferita
che ci fa male al centro della vita.
Piove in questa poesia, e la domenica
gira al pari di una giostra lontana;
Sei così vicina che non ti vedo,
fatta delle mie parole e del sogno.

Ti penso dietro la distanza, con
la tua voce che mi inventa la domenica
e il tuo sorriso come un pigro petalo
che cade dal volto sulla mia anima.

Con la sua foglia che vola di notte,
rigata di disincanto e pioviggine,
la domenica senza il tuo permesso
giunge come una lettera sbagliata.

La sera, ragazza, ha quella tristezza
dell'aria dove un tempo fu una rosa;
Sono qui accerchiato dalla tua assenza
fatto d'amore e solo come un uomo.

(da Ombra delle ragazze, 1975)

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"Piove in questa poesia" di Eduardo Carranza. Piove la malinconia, piove l'assenza dell'amata che trasforma una giornata di festa in un grigio lunedì, piove una tristezza che ha in sé l'acuta spina della distanza, il dolore di ciò che era e non è, di ciò che avrebbe potuto essere, insomma "dell'aria dove un tempo fu una rosa": ricordo e disincanto.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei fatta di sogni dimenticati / e io ti dimentico all'improvviso, come un sogno.
EDUARDO CARRANZA

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Eduardo Carranza Fernández (Apiay, 23 luglio 1913 - Bogotá, 13 febbraio 1985), poeta colombiano. Nella sua opera, di tendenza classicista, il mondo dell'infanzia emerge arricchito di nuove esperienze nel quadro del paesaggio americano. La sua poesia si evolve dalla celebrazione della vita, dell'amore, dell'illusione e del fascino dell'esistenza, al riconoscimento, già nella maturità, del disincanto, della delusione del vivere.


lunedì 12 febbraio 2024

Centenario di Jorge Gaitán Durán


Il 12 febbraio 1924 nasceva a Pamplona, città colombiana, il poeta e critico letterario Jorge Gaitán Durán. Sostenitore del leader liberale Jorge Eliécer Gaitán, all’assassinio di questi nel 1948 assunse la direzione della Radio Nazionale per calmare le masse e "organizzare" una rivoluzione intellettuale. Per questo motivo venne perseguitato e si rifugiò a Cúcuta prima e poi a Parigi, rientrando nel 1953. Il 21 giugno 1962, dopo avere incontrato Octavio Paz a Parigi, si imbarcò sul volo 117 dell’Air France diretto a Santiago del Cile: l’aereo si schiantò contro il Dos d'Âne, sull’isola di Guadalupa, senza lasciare superstiti.

L’ossessione della morte e la vocazione amorosa che la affronta senza timore è il segno distintivo dei suoi versi, enunciati con maturo impeto lirico e con una consapevolezza espressiva: l'erotismo è mostrato come un bagliore culminante e la poesia si realizza nel desiderio.

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AMANTI I

Siamo come quelli che si amano.
Spogliandoci abbiamo scoperto due mostruosi
sconosciuti che si avvicinano a tentoni,
cicatrici con cui il rancoroso desiderio
segna coloro che si amano instancabilmente:
la noia, il sospetto che invincibile ci lega
nella sua rete, come nella colpa di due dèi adulteri.
Innamorati come due pazzi,
due stelle assetate di sangue, due dinastie
che avidamente si disputano un regno,
Vogliamo essere giustizia, ci tormentiamo ferocemente,
ci inganniamo, ci infliggiamo i vili insulti
con cui il cielo oltraggia chi si ama.
Solo perché mille volte ci infiammi
l'abbraccio che nel mondo è di chi si ama
moriamo mille volte ogni giorno.

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SI INCONTRANO NUDI

Due corpi che si incontrano nudi
soli nella città dove vivono le stelle
inventano senza sosta il desiderio.
Non si vedono quando si amano, belli
o atroci ardono come due mondi
che una volta ogni mille anni si incrociano nel cielo.
Solo nella parola, luna inutile, guardiamo
come sono i nostri corpi quando si abbracciano,
penetrano, sputano, sanguinano, rocce che si frantumano,
stelle nemiche, imperi che si affrontano.
Si accarezzano effimeri tra mille soli
che si dilaniano, si baciano fino al midollo,
saltano come due delfini bianchi di giorno,
passano come un unico fuoco di notte.

(da Amanti, 1958)


Altre poesie di Jorge Gaitán Durán sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dobbiamo porre fine all’idea mostruosamente banale che la qualità intellettuale sia indipendente dalla qualità umana. Ogni costruzione estetica poggia su un progetto etico. I fallimenti nella condotta di vita corrompono le possibilità della condotta creativa.
JORGE GAITÁN DURÁN

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Jorge Gaitán Durán (Pamplona, Colombia, 12 febbraio 1924 – Deshaies, Guadalupa, 21 giugno 1962), poeta colombiano. La sua poesia era caratterizzata dalla focalizzazione sull'esperienza erotica, come piacere e come spazio che conduce all’istante eterno. Morì nell’incidente del volo Air France 117 da Parigi a Santiago del Cile.


lunedì 30 ottobre 2023

Maruja Vieira


Per me la poesia accoglie la verità, il senso della vita e delle parole . E, soprattutto, unisce i popoli." Così definiva l'essenza della poesia Maruja Vieira, una delle poetesse più importanti del ‘900 colombiano, scomparsa il 28 ottobre alla soglia dei 101 anni. Lo scrittore Antonio María Florez, amico e allievo, ha commentato: “Maruja Vieira trascenderà come poetessa per i suoi versi chiari, semplici e intimi, perché la sua opera è sempre stata la cronaca sentimentale della sua vita e del paese, dell’emozione e dello straniamento. Senza dubbio, la poetessa più rilevante nella storia di Caldas e della Regione del Caffè e una delle donne più influenti tra gli intellettuali colombiani degli ultimi decenni dal punto di vista giornalistico e poetico”.

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FOTOGRAFIA © BANREPCULTURAL

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MAGRITTE

1897-1967

Magritte
viveva in questa strada.

Qui volano
gli uccelli di pietra
e le nuvole
si riposano
sull'erba.

Fiamme musicali
incendiano i tetti.

Magritte viveva qui
a Bruxelles
con il suo amore,
suo cavalletto
e il suo cane.

Poiché era così felice,
non voleva compiere
settant'anni.

E decise di dipingere
l'immagine surreale
della morte.

(da I nomi dell’assenza, 2006)

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IL RAGAZZO DEL CAMERUN

Il ragazzo del Camerun
si è perso nella nebbia
della stazione francese.
L'alba primaverile
sollevava
presenze trasparenti
che danzavano
sulle pareti del vagone:
erano i sogni
del ragazzo nero
che non entravano
nella piccola valigetta.
I sogni
lasciati indietro
perché non pesassero
sulla speranza.
Sogni orfani
che lo avevano
accompagnato dall'Africa.
Alberi di cacao,
foreste di ebano,
palme, laghi...
Una montagna,
il vento di Guinea...
Il treno ripartì.
Una parola
echeggiava nella marcia:
Douala…Douala…Douala…*

*Città del Camerun

(da Tempo di vivere, 1990)

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Altre poesie di Maruja Vieira sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è un elemento permanente nella nostra vita, è arrivata perché voleva arrivare ed è lì perché continuiamo ad usarla per esprimere i nostri sentimenti.
MARUJA VIEIRA, El Espectador, Luglio 2022

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Maruja Vieira,  pseudonimo di María Vieira White (Manizales, 25 dicembre 1922 – Bogotá, 28 ottobre 2023),  poetessa e giornalista colombiana. "Battezzata" così da Pablo Neruda,  ha pubblicato quindici libri di poesia, uno in prosa, e diverse colonne su vari giornali colombiani e venezuelani. Il suo lavoro evoca la sua città natale e la sua infanzia; la figura di persone care e di amici.


venerdì 25 agosto 2023

Centenario di Álvaro Mutis


Ricorre oggi il centenario della nascita dello scrittore colombiano Álvaro Mutis. C’è già un post a lui dedicato su questo blog, scritto dieci anni fa, in occasione della sua scomparsa. Sull’autore di Maqroll il gabbiere ecco l’autorevole opinione di un altro scrittore colombiano, Gabriel García Márquez: “Maqroll non è solo lui [Álvaro Mutis], come con troppa facilità si dice. Maqroll siamo tutti”. Maqroll è un gabbiere, il marinaio che, situato sulla vela superiore o sulla coffa, scruta l'orizzonte. Vede più degli altri ma non può trasmettere  quello che osservano i suoi occhi, poiché vede tutto in anticipo e da un'altra prospettiva. La voce di Maqroll/Mutis canta allora il mare della vita e dell’immaginazione, il viaggio che è un continuo salpare e arrivare, celebrando la meraviglia perduta.

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FOTOGRAFIA © JIRAFA

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COME SPADE IN DISORDINE

Omaggio minimo a Stéphane Mallarmé

Come spade in disordine
la luce scorre sui campi.
Isole d’ombra svaniscono
e tentano, invano, di sopravvivere più lontano.
Lì, di nuovo, le raggiunge il fulgore
del mezzogiorno che ordina le sue truppe
e stabilisce i suoi dominî.
L’uomo nulla sa di questi combattimenti silenziosi.
La sua vocazione di penombra, la sua abitudine all’oblio,
le sue usanze, infine, e le sue miserie,
gli negano la gioia di questa festa imprevista
che accade per disegno capriccioso
da chi, dall’alto, lancia i dadi muti
la cui cifra mai conosceremo.
I saggi, frattanto, predicano il conformismo.
Solo gli dèi sanno che questa virtù incerta
è un altro vano tentativo di abolire la sorte.

(da Poesie disperse 1947-1988  - Traduzione di Fabio Rodríguez Amaya)

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“204”

I

Ascolta Ascolta Ascolta
 
la voce degli hotel,
delle stanze ancora da rifare,
i dialoghi nei corridoi bui adorni di un logoro tappeto scarlatto
dove le cameriere accorrono all'alba come pipistrelli spaventati.
 
     Ascolta Ascolta Ascolta
 
i sussurri sulle scale; le voci provenienti dalla cucina
     dove si forgia un odore aspro di cibo che molto presto
     sarà ovunque, il ronzio degli ascensori.
 
     Ascolta Ascolta Ascolta
 
la bella inquilina della "204" che sgranchisce le membra e
     si lamenta e stende sul letto la sua nudità vedova. Dal suo
     corpo esala una calda nebbia di campo dove ha appena piovuto.
 
Oh che traffico quello delle sue tremanti notti
     come le bandiere negli stadi!
 
     Ascolta Ascolta Ascolta
 
l'acqua che gocciola nei lavandini, nei gradini che invade
     un verderame viscido e maleodorante. Non c'è altro che ombra
     un'ombra calda e densa che copre tutto.
 
Su quelle lastre - quando il mezzogiorno semina di monete
     il pavimento sudicio - il suo immenso corpo bianco saprà come muoversi,
     docile alle lotte del talamo e conoscitore delle più svariate
     strade. L'acqua laverà via le impurità e rinnoverà le fonti
     del desiderio.
 
     Ascolta Ascolta Ascolta
 
la viaggiatrice instancabile, apre le finestre e respira l'aria che
     viene dalla strada. Un fannullone le fischia dal marciapiede davanti
     e lei scuote i fianchi in risposta all'ignoto richiamo.

 
                 II
 
Dall'ortica alla grandine
dalla grandine al velluto
dal velluto agli orinatoi
dagli orinatoi al fiume
dal fiume alle alghe amare
dall'alga amara all'ortica
dall'ortica alla grandine
dalla grandine al velluto
dal velluto all'hotel
 
     Ascolta Ascolta Ascolta
 
La preghiera mattutina dell'inquilino
il suo urlo che percorre i corridoi
e risveglia i dormienti nel terrore,
il grido della “204”:
Signore, Signore, perché mi hai abbandonato?

((da Gli elementi del disastro, 1953)

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Altre poesie di Àlvaro Mutis sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Ogni poesia nasce da una sentinella cieca / che urla nel vuoto profondo della notte / la parola d'ordine della propria sofferenza.
ÁLVARO MUTIS, Le opere perdute

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Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013), scrittore e poeta colombiano naturalizzato messicano. Le sue opere, dal linguaggio incisivo, ricco di immagini e fortemente metaforico, hanno come protagonista il marinaio Maqroll, sorta di alter ego dell'autore.


sabato 19 agosto 2023

La sua storia


JUAN GUSTAVO COBO BORDA

LEGGENDO CONRAD

Le pale del ventilatore
smuovono l'aria a malapena
e in qualche stanza remota di questo albergo,
squallido ma nobile,
una donna indugia sott'acqua.
Fu allora che il capitano iniziò
a raccontarci la sua storia.
Era in Oriente
tra isole segrete
e rade dal candore abbagliante.
Apparve un uomo
trafficante d'armi e colpe senza nome.
Anche la pia consolazione di un mulatto.
Questo è tutto. E tuttavia,
dopo che gli ospiti si dispersero,
affaticati da una giornata in spiaggia,
continuava a riecheggiare, indimenticabile.

(da Offerta sull'altare del bolero, 1981)

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Ci sono libri che hanno un fascino che perdura a lungo anche dopo che li abbiamo letti: l’esotismo disseminato tra avventure di mare di spionaggio di Joseph Conrad rivive per il poeta colombiano Juan Gustavo Cobo Borda ben al di là delle pagine, riecheggia nell’immaginazione mentre soggiorna in un hotel di una località di mare.

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HAROLD KNIGHT, "ALFRED MUNNINGS MENTRE LEGGE"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

C'è nel leggere un'attesa che non cerca un esito. Leggere è errare. La lettura è l'erranza.
PASCAL QUIGNARD, Ombre erranti

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Juan Gustavo Cobo Borda (Bogotá, 10 ottobre 1948 - 5 settembre 2022), poeta, giornalista e diplomatico colombiano. Ispirata da Borges e Kavafis, la sua poesia è stata la linea trasversale dei suoi scritti. Ricoprì anche incarichi diplomatici che lo portarono ad essere ambasciatore in Argentina, Spagna e Grecia.


giovedì 6 aprile 2023

Quello che non fosti


ÁLVARO MUTIS

CANZONE DELL’EST

Appena dietro l'angolo
un angelo invisibile ti attende;
una nebbia vaga, uno spettro sbiadito
ti dirà alcune parole del passato.
Come acqua irrigua, il tempo
ti scava dentro l’arduo lavorio
di giorni e settimane,
di anni senza nome o memoria.
Dietro l'angolo
continuerà ad aspettare invano
quello che non fosti, quello che morì
dal tanto essere quello che sei.
Non il minimo sospetto
non la più leggera ombra
ti dice cosa avrebbe potuto nascere
da quell'incontro. Eppure
lì c’era la chiave
della tua breve felicità sulla terra.

(da Le opere perdute, 1965)

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Così, come laviamo il corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria” scrive Fernando Pessoa nel Libro dell’inquietudine. Difficile. Impossibile addirittura, ci dice il poeta colombiano Álvaro Mutis, pur consapevole che siamo noi stessi gli artefici del nostro destino, ma che siamo altresì tranquilli e abitudinari, pavidi e codardi quando non colpevolmente dissennati.

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RAFAL OLBINSKI, "FERROVIA A CAVALLI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Impara, soprattutto, a diffidare della memoria. Ciò che pensiamo di ricordare è completamente estraneo e diverso da ciò che è realmente accaduto.
ÁLVARO MUTIS, La neve dell’ammiraglio

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Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013), scrittore e poeta colombiano naturalizzato messicano. Le sue opere, dal linguaggio incisivo, ricco di immagini e fortemente metaforico, hanno come protagonista il marinaio Maqroll, sorta di alter ego dell'autore.


mercoledì 15 febbraio 2023

Dal tanto amarti, mare


MEIRA DELMAR

VERDE MARE

1

Dal tanto amarti, mare,
il mio cuore è divenuto
marinaio.
E mi inizia a cantare
sui pennoni d'oro
della luna, nel vento.
Qui la voce, il canto.
il cuore lontano
dove risuonano i tuoi passi
lungo le rive del porto.
Dal tanto amarti, mare,
la tua assenza mi fa soffrire
fin quasi a farmi piangere.

2

Mare!
Ed è come se, all'improvviso,
fosse tutto chiaro.
Angeli nudi. angeli
di brezza e luce. Il canto
dell'acqua che danza
sarabanda di cristallo

Isole, onde, conchiglie.
Bianco grido di sale…

E il cuore, battito
dopo battito, dice Mare!

(da Verità del sogno, 1946)

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Il mare è un retaggio che portiamo dentro. La poetessa colombiana Meira Delmar – non ha evidentemente scelto a caso questo pseudonimo – lo ama, lo canta, lo chiama: “Queste onde che arrivano lentamente / una dopo l’altra, come / le note di una scala, / sono forse quelle che mi venivano / incontro sulla spiaggia / lontana dell’infanzia?”  Di più: lo sente dentro di sé, in ogni battito del cuore, perché “il mare è uno solo” anche se cambia di nome e di aspetto.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dico il tuo nome, mare arroventato / dal sole e da questa gioia crescente / e il mio cuore innamorato sente /del palpito più chiara la presenza.
MEIRA DELMAR, Passa qualcuno




Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 agosto 1922 - 18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.


martedì 7 febbraio 2023

Centenario di Julio Flórez


Bizzarra figura quella del poeta colombiano Julio Flórez, del quale ricorre oggi il centenario della morte: amico di José Asunción Silva, che fu tra i fondatori del Modernismo ispanoamericano, non ne seguì la nuova lezione, restando  fedele ai modelli romantici dell’Ottocento, tanto da essere definito “un romantico tardivo”. Il suo carattere di bohémien blasfemo e ateo (a quello si riferisce l’«empio scontro» citato in Ego sum) lo pose in rotta di collisone con le autorità colombiane e, su consiglio del generale Reyes, abbandonò il paese per un tour nelle Americhe che lo vide infine trovare asilo in Messico e poi in Spagna e Francia con incarichi diplomatici trovatigli dallo stesso Reyes.

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FOTOGRAFIA © POESÍAS


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EGO SUM

È questo il freddo volto
di un poeta stravagante,
che senza forze di gigante
sognò di esser gigante un giorno;
ma che dopo un empio scontro
pallido si arrese e fallì,
Beh, a malapena riuscì
a ravvivare il desiderio,
e rimane solo un pigmeo
che sogna ancora ciò che sognò…

(da Oro e ebano, 1943)

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VISIONE

Sei cosa impossibile? Una chimera?
Un sogno fatto carne, bella e viva?
Esplosione di luce? Dillo, schiva
maga in cui si incarnò la primavera.
 
La tua fronte è un giglio, l'occhio un tizzone,
la bocca un fiore cui nessuno beve
tra i suoi petali l'ammaliante miele
Per il colibrì dell'attesa passione.

Perché incessante il tuo amore sospiro,
Se non posso raggiungere il traguardo?
Perché riempi l'aria che respiro?

Ovunque del tuo desiderio ardo:
apro gli occhi e dovunque ti guardo;
io chiudo gli occhi e dentro me ti ammiro.

(da Poesie scelte, 1912)

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Altre poesie di Julio Flórez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ma il mio grido si perde nell'oscurità / e ascolto solo, nel cuore della notte, / del silenzio il monologo infinito.
JULIO FLÓREZ, Mazzo di rovi

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Julio Flórez (Chiquinquirá, 22 maggio 1867 – Bogotá, 7 febbraio 1923), poeta colombiano. Fu uno dei più popolari poeti romantici della sua epoca, opponendo il suo lirismo prolisso e il suo esagerato scetticismo ai dettami delle nuove correnti in ascesa: il Modernismo, il SImbolismo e il Parnassianesimo.


lunedì 12 settembre 2022

L’amore non aspetta


DORA CASTELLANOS

UN GIORNO

Un giorno arriverai;
l'amore non aspetta.
E mi dirai:
cara, è arrivata la primavera.

Un giorno mi amerai.
Sarai così vicino al mio petto,
che non saprò se il fuoco che mi brucia
viene dal tuo cuore o dall'estate.

Un giorno mi avrai.
Ascolteremo in silenzio
battere le nostre arterie
e singhiozzare gli alberi spogli.

Un giorno. Un giorno qualsiasi.
Breve ed eterno
l'amore è lo stesso in primavera,
in estate, in autunno e in inverno.

(da Verità d’amore, 1952)

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La poetessa colombiana Dora Castellanos eleva un inno all’amore, quello eterno, quello vero, quello che non ha stagione e che prima o poi si manifesta, quello che fa battere il cuore e che travolge con la sua marea di emozioni: “dannato amore, benedetto amore, /  chiarezza della mia disperazione, /  mia speranza che grida all'infinito”.

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JACK VETTRIANO "LA ROSA DI SAN VALENTINO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Amore, per te gioisco e per te soffro, / per te la luce che illumina il mondo / e la sete di luce in cui tramonto.
DORA CASTELLANOS




Dora Castellanos (Bogotá, 1924), poetessa e giornalista colombiana. Addetta culturale dell'ambasciata colombiana in Venezuela e segretaria di 13 ministri, nel 1978 fu la prima donna ad entrare nell'Accademia colombiana della Lingua Spagnola. La sua poesia ruota attorno alla vita e all'amore e le ha fruttato il Premio Simón Bolívar.


mercoledì 7 settembre 2022

Juan Gustavo Cobo Borda


Juan Gustavo Cobo Borda, scrittore e poeta colombiano, è morto lunedì scorso all'età di 73 anni a Bogotá, vinto dalla sclerosi multipla. L’ex presidente Ernesto Samper, di cui fu consigliere, lo ha ricordato come “caro amico, insegnante, complice letterario, vate preferito, commensale infinito”. Cobo Borda era uno degli intellettuali colombiani più noti e ricoprì anche incarichi diplomatici che lo portarono ad essere ambasciatore in Argentina, Spagna e Grecia.

Cobo Borda rifugge deliberatamente dal lirismo recuperando alla lingua poetica la vivacità della lingua discorsiva: "La poesia nasce da tutto, dalla strada, dal cinema, dalla pittura, dallo sguardo... E nasce sempre un po' dalle muse, nel senso che sono loro che si rifiutano e poi ti fanno «Non rispondi al telefono»”.

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FOTOGRAFIA © RTVC

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OFFERTA SULL’ALTARE DEL BOLERO

Ci sarà allora un altro cielo più grande
dove Agustín Lara canta meglio ogni notte?
O saremo solo il volto fugace
intravisto nei corridoi all’alba?
Quel bolero, mentre il buttafuori sbadiglia
e i clienti rincasano ubriachi;
quello che parla di amori morti
e lacrime sincere… Gli amanti
si chiamano al telefono per ascoltare,
anche solo, i propri respiri.
Ma qualcuno, un giorno, nel disordine del trasloco,
troverà  un po’ di quei baci
e mentre canticchierà
“Lascia bruciare l’anima nell’alcol del tuo ricordo”,
sentirà una voce dire: “La realtà è superflua”.

(da Offerta sull’altare del bolero, 1981)

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KAVAFIS

Le strade di Alessandria sono piene di polvere,
lo sbuffo delle vecchie automobili
e un clima caldo e secco assediano ogni cosa viva.
Perfino la brezza porta il sapore del sale.
Nel torpore delle due del pomeriggio
c’è una sete segreta di umidità
e il droghiere cerca nel sogno, con ostinazione,
l’aspra dolcezza di una lingua che gli ricrei la pelle.
Beve con avidità l’acqua amara del riposo
e si sveglia stanco per quell’insetto che ronza insistente.
Anche il refrigerio della sera scompare
e la sua unica traccia è questo sudore nervoso
e il chiasso che di minuto in minuto si espande nei caffè.
Passano i ragazzi, in gruppo, schiamazzando
e quell’uomo capisce
che nessuna parola riuscirà a catturare le loro sagome.
La notte divora e confonde
aumentando la sua insonnia,
più cupi i suoi passi nei vicoli sporchi.
L’alba lo troverà a contemplare
quel veliero che lascia il molo
e attraversa la baia, in rotta verso il mare.

(da Tutti i poeti sono santi e andranno in paradiso, 1983)

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POETICA

Come scrivere ancora poesie,
perché non tacere definitivamente
e dedicarci a cose molto più utili?
Perché aumentare i dubbi,
far rivivere antichi conflitti,
dolcezze impreviste;
quel po’ di rumore
aggiunto a un mondo
che lo sorpassa e lo cancella?
Si dipana qualcosa da tale gomitolo?
nessuno ne ha bisogno.
Residuo di vecchie glorie,
chi accompagna, quali ferite cura?

(da Consigli per sopravvivere, 1974)

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Altre poesie di Juan Gustavo Cobo Borda sul Canto delle Sirene:



   LA FRASE DEL GIORNO   

In poesia, grazie a Dio, non ci sono frontiere: la patria è il testo.
JUAN GUSTAVO COBO BORDA




Juan Gustavo Cobo Borda (Bogotá, 10 ottobre 1948 - 5 settembre 2022), poeta, giornalista e diplomatico colombiano. Ispirata da Borges e Kavafis, la sua poesia è stata la linea trasversale dei suoi scritti. Ricoprì anche incarichi diplomatici che lo portarono ad essere ambasciatore in Argentina, Spagna e Grecia.