domenica 3 luglio 2011

Della nostalgia


“Sino a quel momento, il tempo ha avuto per lei le sembianze del presente che avanza e inghiotte il futuro; ne temeva la velocità (se c’era in vista qualcosa di spiacevole) oppure si ribellava di fronte alla sua lentezza (se c’era in vista qualcosa di bello). Adesso il tempo le appare in maniera del tutto diversa; non è più il presente vittorioso che s’impossessa del futuro; è il presente vinto, prigioniero, travolto dal passato. Vede un giovane che si stacca dalla sua vita e se ne va, per sempre inaccessibile. Ipnotizzata, non può che contemplare questo brandello della sua vita che si allontana, non può che contemplarlo e soffrire. Prova una sensazione del tutto nuova che si chiama nostalgia”. Il romanzo da cui è tratto questo stralcio è L’ignoranza di Milan Kundera: il protagonista Josef, esule in Danimarca dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, caduto finalmente il regime comunista, è tornato in patria e sta leggendo dopo molti anni il diario che teneva al liceo. All’improvviso emerge il ritratto di una ragazza da lui appena lasciata: nella vita di lei entra prepotente per la prima volta la nostalgia.
Nostalgia, letteralmente dal greco “dolore per il ritorno”. Ma più che il ritorno in un luogo – e allora è la patria perduta, è l’Itaca agognata da Odisseo – è il ritorno in un tempo passato, impossibile e dunque proprio per questo doloroso. È il rimpianto che si fonde con il desiderio, la malinconia con la dolcezza. Ancora le parole di Kundera, nello stesso romanzo, possono spiegarne il motivo: “Perché la nostalgia non intensifica l’attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a se stessa, alla propria esistenza, assorbita com’è dalla sofferenza”. La nostalgia è dunque un piacere masochistico, come si può leggere in questo paragrafo da Seni di Ramón Gomez de la Serna: “I seni della vedova divennero più splendidi che mai, perché dimentichi del desiderio nel tempo in cui erano in uso, ora ch’erano in disuso, conoscevano quel che di più intenso c’è nel piacere: la nostalgia”.
“La nostalgia è una seducente bugiarda” disse in un’intervista a Newsweek nel 1971 il diplomatico americano George Wildman Ball. Ci dà quello che chiediamo, ci nasconde dettagli e ne ingigantisce altri. Perché “La nostalgia già non è quello che era” come nota il romanziere statunitense Peter De Vries: come certi regimi riscrive il passato, sfuocando qua e là, ritoccando i colori dove necessario, costruendo una storia alternativa e “ufficiale” a quella reale.
Insomma, alla fine la nostalgia è come un farmaco: in piccole dosi può essere un curativo alle ansie e alle angosce dei nostri giorni, una gustosa pasticca dolceamara che ci fa riprovare le emozioni di un tempo e ci intenerisce il cuore – quando portavo le espadrillas, quando la sera andavamo in pineta, quando ballavamo ascoltando alla radio gli Spandau Ballet – ma in dosi massicce diventa un veleno.
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Mirjana Gotovac, “Nostalgia”
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LA FRASE DEL GIORNO
Quanto più esteso è il tempo che ci siamo lasciati alle spalle, tanto più irresistibile è la voce che ci invita al ritorno. Questa massima sembra un luogo comune, eppure è falsa. L’uomo invecchia, la fine si avvicina, ogni istante diventa più prezioso e non c’è tempo da perdere con i ricordi.
MILAN KUNDERA, L’ignoranza

2 commenti:

Vania ha detto...

...sono alle prese con la marmellata ....quindi le citazioni non le cito...ma le espadrillas....si....:))))

...di 1000 colori.. per ciabatte a casa e per festa...che meraviglia !!!:))
ciaooo Vania

DR ha detto...

le espadrillas sono la cosa che probabilmente mi manca di più degli anni '80, comode e informali, tipicamente estive

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