sabato 5 giugno 2010

Il ribes dell’infanzia

COLETTE NYS-MAZURE

L’ISOLA


In nome di questo viso intravisto,
immagine effimera di un'infanzia,
faccio appello ai ricordi fuggiti,
oggi liberati:
mai,
mai più, approderemo
alle rive della nostra infanzia;
profumo tenace al centro del nostro essere
di quest'isola abolita.
Grandi ombre nutrici
degli alberi dove ci arrampichiamo,
difendete la vostra freschezza frusciante
nella cavità degli esseri ardenti?
Allora il giorno era più lungo
nello scivolarci tra le dita lisce,
più misterioso
nell'aprirsi sulla notte.
L'erba alta splendeva,
dolce per le nostre gambe nude.
Chi ci restituirà il gusto del vento
e quello dei ribes, sorsi di sole
sotto i nostri denti?
Eravamo quelle piccole bestie calde,
acciambellate nel fraterno sudore
con i visi confusi nello stesso ardore.


(da “Feux dans la nuit”, 2003)

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L’infanzia è una specie di paradiso perduto, ne abbiamo visto il rimpianto in Cesare Pavese e in Guido Gozzano. Ora è il turno di Colette-Nys Mazure, poetessa belga nata nel 1938: esprime tutta la nostalgia, tutto il rimpianto per quell’isola misteriosa che era la vita ai suoi albori, l’infanzia che ci faceva sembrare un giardino il mondo intero e che ci donava le meraviglie dell’esplorazione. Ora, perduto quel paradiso, restiamo con il bagaglio inutile della nostra esperienza a desiderare di correre nel vento con le gambe nude, di arrampicarci temerari sugli alberi. E, se addentiamo le bacche di ribes convinti di ritrovare il gusto di allora, non ne sentiamo lo stesso sapore e ci sembra di essere stati defraudati anche della memoria.

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Dorothy Tennant, “At play”
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LA FRASE DEL GIORNO
L'infanzia non è soltanto l'infanzia vissuta, ma l'idea che ce ne facemmo nella giovinezza, nella maturità, ecc. Per questo appare l'epoca più importante: perché è la più arricchita dai ripensamenti successivi.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere, 10 dicembre 1938

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