mercoledì 19 maggio 2010

Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti, genovese, classe 1930, è morto ieri all’ospedale Villa Scassi del capoluogo ligure. Poeta, letterato, intellettuale, teorico del “Gruppo ‘63”, professore di letteratura all’Università di Torino, saggista, critico letterario, politico nell’ambito dell’ultrasinistra e famoso per una recente polemica in cui teorizzava “l’odio di classe”: la sua attività è stata multiforme ed è durata fino all’ultimo.

La sua area è stata quella della neoavanguurdia, della poesia sperimentale che prende il linguaggio quotidiano e lo disintegra come uno specchio dell’incomunicabilità della società consumistica (si era parlato di questo proprio ieri, guarda caso, a proposito di Nelo Risi). Con Sanguineti il linguaggio esplode, si riforma, si ridispone disegnando versi che si vestono di satira fino a raggiungere i toni del grottesco e a penetrare nei territori della psicanalisi.

L’esordio avvenne nel 1956 con Laborintus cui seguirono raccolte di singole poesie precedentemente pubblicate: Segnalibro. Poesie 1951-1981 (1982), Il Gatto lupesco. Poesie 1982-2001 (2002) Mikrokosmos. Poesie 1951-2004 (2004). Sanguineti si cimentò anche con il romanzo: Capriccio italiano, 1968 e Il giuoco dell’oca, 1971. E con la musica: famose sono le collaborazioni con Luciano Berio, Andrea Liberovici e Luca Ronconi (per il quale riscrisse l’Orlando furioso). La critica letteraria fu un’altra delle sue molteplici passioni: Dante e Moravia oltre all’amore per Gozzano e la poesia crepuscolare.

Edoardo Sanguineti in una fotografia di Giovanni Giovannini

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BEVEVA, E RIDEVA, E BEVEVA, LA GIORNALISTA GISELA

beveva, e rideva, e beveva,
la giornalista Gisela:
si è divertita enormemente,
alla dotta boutade del mio primogenito malizioso:
un "ist mir vergällt,"

(seguirono chiarimenti intorno all'etimologia
della poesia, figlia della memoria:
perché scrive soltanto chi non sa ricordare,
per non dimenticare).

si è entusiasmata di fronte alle mie lunghe dita,
alla salute di mia moglie,
alla bellezza sensibile del mio terzogenito
che ha fatto la sua minima epifania
nel pieno di una storia di couvades:

(e il secondogenito è rimasto in secondo piano,
un po' in ombra, in un atteggiamento
terremotato, e dolente).

ma nel rapido addio,
quando io, un Liebling der Schnaken,
mi sono travestito come un Liebling der Götter,
è scoppiato il suo complimento di commiato
ma con delicatissime censure:

(per un ipotetico Liebling der Frauen,
in sospensione prematrimoniale);
(e il momento più felice della mia vita,
ho risposto, sono stati tre momenti:
e ho detto quali).

(da “Reisebilder”, 1972)

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QUATTRO HAIKU

1.
sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca:


2.
l'acquario acceso
distribuisce le rane
tra le cisterne:


3.

è il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua:


4.
pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova:

(da “Corollario – Poesie 1992-1996”, 1997)

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivendo per capire perché vivo, / scrivo anche per capire perché scrivo: / e vivo per capire perché scrivo, / e scrivo per capire perché vivo.

EDOARDO SANGUINETI, Il gatto lupesco

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