mercoledì 4 novembre 2009

Simonide di Ceo

Poeta lirico greco vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo, Simonide di Ceo ottenne la fama cantando le vittorie sportive alle Olimpiadi, ma scrisse anche carmi patriottici alla memoria dei morti nella battaglia di Maratona, e degli Spartani caduti alle Termopili. Gli studiosi alessandrini lo collocarono nella lista canonica dei nove grandi lirici, con Saffo, Pindaro e Bacchilide. A trent’anni, nel 526 a.C. fu chiamato alla corte del tiranno ateniese Ipparco. Quando questi fu assassinato, dodici anni dopo, si trasferì in Tessaglia, alla corte degli Scopadi, di lì torno ad Atene durante le guerre persiane per passare poi in Sicilia, a Siracusa e Agrigento, dove morì a ottantatré anni. Un poeta di corte dunque, capace di lavorare su commissione e di piegare la poesia al vento politico del momento.

Simonide canta la “nobile fine” come mezzo per affrancarsi da una vita vissuta con le sue angosce e i suoi rovesci. E lo fa con un pessimismo di fondo quasi leopardiano ed uno scetticismo da filosofo sofista. Celebre è la sua definizione della poesia, citata da Plutarco: “La poesia è una danza cantata, la danza è una poesia muta”.

DUE POESIE DI SIMONIDE

LAMENTO DI DANAE

Quando nell'arca regale l'impeto del vento
e l'acqua agitata la trascinarono al largo,
Danae con sgomento, piangendo, distese amorosa
le mani su Perseo e disse: "O figlio,
qual pena soffro! Il tuo cuore non sa;
e profondamente tu dormi
così raccolto in questa notte senza luce di cielo,
nel buio del legno serrato da chiodi di rame.
E l'onda lunga dell'acqua che passa
sul tuo capo, non odi; né il rombo
dell'aria: nella rossa
vestina di lana, giaci; reclinato
al sonno del tuo bel viso.
Se tu sapessi ciò che è da temere,
il tuo piccolo orecchio sveglieresti alla mia voce.
Ma io prego: tu riposa, o figlio, e quiete
abbia il mare; ed il male senza fine,
riposi. Un mutamento
avvenga ad un tuo gesto, Zeus padre;
e qualunque parola temeraria
io urli, perdonami,
la ragione m'abbandona.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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*

Uomo tu sei: e dunque non dire quel che accadrà domani; e se un uomo tu vedi felice, non dire per quanto tempo lo sarà: ché
neanche il volo di una mosca alata è rapido come il destino.
Neppure quelli che vissero un tempo, e furono semidei figli di
dei, giunsero a vecchiaia dopo una vita senza pene e pericoli e
malattie.
Tenue è la forza degli uomini, vani gli affanni: nella breve
vita fatica segue a fatica, e inevitabile su tutti sovrasta la
morte: buoni e cattivi ugualmente l'ebbero in sorte.
Non vi è male che un uomo non debba attendersi: in breve tempo
il dio tutto sovverte.

(traduzione di Giovanni Pascoli)

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Anonimo, “Odisseo segue il carro di Nausicaa”

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LA FRASE DEL GIORNO
La realtà non si rivela che quando è illuminata da un raggio poetico. Tutto è sonno intorno a noi.
GEORGES BRAQUE, Quaderni

2 commenti:

Calogero Mira ha detto...

Grazie per questi riferimenti e queste poesie di Simonide di Ceo.

DR ha detto...

Prego. Questo blog segue con attenzione la poesia meno conosciuta: i lirici greci non lo sono di certo, ma è doveroso mantenere vivo il loro ricordo dopo due millenni e mezzo...

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