sabato 14 novembre 2009

Agazia lo Scolastico

Avvocato (scholasticus) a Costantinopoli al tempo di Giustiniano, nel VI secolo dopo Cristo, Agazia lo Scolastico, genero del funzionario di corte e poeta Paolo Silenziario, raccolse un’antologia di epigrammi di contemporanei, confluiti nell’Antologia Palatina con il nome di Ciclo di Agazia. Oltre agli epigrammi, dei quali un centinaio sono contenuti nell’antologia, Agazia scrisse la Δαφνιακά, un poema elegiaco in nove libri, brevi descrizioni di miti eroici e cinque libri di “Storie” che registrano gli avvenimenti accaduti tra il 552 e il 558, fonte importante per la conoscenza dell’Iran pre-islamico.

Delle due poesie qui riportate, la prima è una considerazione sulla fugacità dei poteri umani cui solo la gloria è in grado di resistere, l’altra è il grido di nostalgia di un uomo che si trova lontano da casa per lavoro e si sente infelice pur nel rigoglio della primavera in un luogo molto bello. Le mirabili traduzioni sono di Salvatore Quasimodo: non rispettano appieno la filologia del testo greco, ma lo rendono con una modernità apprezzabile per noi lettori del XXI secolo.

 

IX, 153

O città, dove sono le tue mura,
i ricchi templi, le teste dei buoi
sacrificati? E il peplo tutto d’oro,
gli alabastri di Pafo? Dov’è più
il simulacro di Atena? Ogni cosa
ti fu tolta dalla guerra, dal lungo
scorrere del tempo e dalla potente
Moira, mutando così la tua sorte.
L’invidia vinse anche te: solo il nome
e la tua gloria non riuscì a oscurare.

 

V, 292

a Paolo Silenziario

La terra verdeggiante sotto i rami
in fiore mostra qui grazia di fronde
ricche di frutti. Qui cantano all’ombra
dei cipressi gli uccelli ai loro teneri
nati, il fringuello gorgheggia e la tortora
si lamenta tra le spine
del roveto. Ma io non sono felice;
vorrei sentire la tua voce dolce
più del suono della cetra di Delo.
Anzi due desideri mi tormentano,
vedere te, mio caro, e la fanciulla
che nel ricordo
mi consuma. Ma il lavoro mi tiene
lontano dalla mia agile gazzella.

 

Mosaico bizantino, Ravenna, S. Vitale

.

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni uomo in buona salute può fare a meno di mangiare per tre giorni; della poesia, mai.
CHARLES BAUDELAIRE, L’art romantique

3 commenti:

concetta t. ha detto...

bello il contrasto tra la dolcezza della natura e la struggente tristezza del poeta e mi ritrovo nella frase di Baudelaire.

DR ha detto...

seguendo l'assioma che l'amore è vita, naturalmente anche la primavera più rigogliosa senza amore diventa un crudo inverno...

Baudelaire era di parte,come me: logico che senza poesia non si può stare, ma c'è gente che ci riesce benissimo, quelli che guardano il GF, per esempio

concetta t. ha detto...

e sono tanti................
purtroppo!

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