lunedì 18 febbraio 2008

Emily Dickinson

Leggendo le note biografiche di Emily Dickinson (1830-1886) si può comprendere l‘essenza della sua poesia:
C‘è l‘incontro con l‘amore irrealizzabile, nel 1855, a Philadelphia. Il pastore presbiteriano Charles Wadsworth resterà per sempre nel cuore di Emily.
C’è la crisi sopravvenuta alla partenza di Wadsworth per San Francisco, nel 1862. In quell’anno la Dickinson comincia a vestirsi ossessivamente di bianco e si chiude in un isolamento quasi totale, tanto che l’opera della poetessa americana nasce “dentro la stanza”.
Quasi compulsivo è questo suo muoversi costantemente entro un ordine inalterabile di verità, siano quelle spirituali o quelle naturali. Nella reclusione, nella rinuncia alla vita Emily attua una sorta di perenne ricognizione psicologica, in “una gioia perfetta, paralizzante / E quieta come la disperazione”.


*

Quando si abbandona la vita
La separazione da ciò che resta
Appare facile, come quando il Giorno lascia andare
Interamente l'Occidente
I Picchi, che indugiarono per ultimi

Rimangono nel Suo rimpianto
Impalpabili come il Violetto
Su una Cascata -

(1865)


*

Il presagio è quell’ombra che si allunga sul prato,
Indice di tramonti,
Ad avvertire l’erba sbigottita
Che su lei presto scenderà la notte.


(1863)


*

Mi nascondo nel mio fiore
Perché portandolo sul petto -
Tu - senza saperlo, porterai anche me -
E gli angeli sanno il resto!

(1864)



Emily Dickinson


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LA FRASE DEL GIORNO
L'aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e mezzo.KARL KRAUS, Detti e contraddetti

1 commento:

Gianpiero De Tomi ha detto...

La poetica di questa donna, mi ha sempre affascinato, per l'introspezione con cui analizza la realtà. E' la vera capacità di osservare con tutti i sensi, traendone quella grande melodia in versi.

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