CARLO BETOCCHI
PER PASQUA: AUGURI A UN POETA
a Giorgio Caproni
Giorgio, quante croci sui monti, quante,
fatte d’un po’ di tutto, di filagne
che inclinate si spaccano, di scarti,
ma croci che respirano nell’aria,
in vetta alle colline, dove i poveri
hanno anch’essi un colore d’azzurro,
la simile cred’io l’ebbe Gesù,
non già di prima scelta, rimediata
tra’ rimasugli d’un antro artigiano,
commessa con cavicchi raccattati,
eppure estrosa, ed alta, ed indomabile
e tentennante com’è la miseria:
ecco la nostra Pasqua onde ti manda
il mio libero cuore quest’auguri
pensando che non è per l’occasione
ma per quella di sempre, che si salva
dalle occasioni, del cuor che non soffre
che del non amare, e sempre sta in croce
con un cartiglio fradicio che in vetta
dice: È un poveraccio, questi che vuole
ciò che il mondo non vuole, solo amore.
(da L’estate di San Martino, Mondadori, 1961)
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Carlo Betocchi in occasione della Pasqua invia una lirica colloquiale all'amico poeta Giorgio Caproni: una poesia incentrata sulla sacralità delle croci povere e umili sui monti. Betocchi le paragona alla povertà della croce di Cristo, per lui cristiano simbolo di un amore autentico e della condivisione del dolore umano.
Buona Pasqua, lettori del Canto delle Sirene!
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FOTOGRAFIA © DAVID/FLICKR
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LA FRASE DEL GIORNO
La Pasqua è la celebrazione di un mondo che si risveglia. Insieme ad essa, riscoprendo il significato di concentrazione e speranza, cambiamo noi stessi. Traiamo forza, gioia, gentilezza e fiducia gli uni negli altri. Possa la Pasqua, piena di speranza, unire tutti, darci la forza di andare avanti e rafforzare l'unità e l'amore per il prossimo!
DALIA GRYBAUSKAITÉ
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Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.

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